Berlino Folsom Festival. Noi c’eravamo!

Sei un grazioso cucciolo di gay italiano capitato in Fuggerstraße, più o meno spontaneamente. I dieci minuti iniziali ti sembra di essere stato teletrasportato in una serie tv ma fatta da Real Time, tipo “Crucco Horror Story Freak Show: vite in pelletteria”. Sei incuriosito da tutto e non sai da che parte girarti, perché due si stanno spankando dietro di te, di fianco ci sono 7 tori tedeschi grossi come una vagonata di armadi IKEA che ti guardano come a dire “se ti prendo ti scucio l’intestino tenue” e davanti passa uno vestito da Carabiniere, per qualche motivo. L’atmosfera si fa sempre più rilassata man mano che passa il tempo e tu inizi ad abituarti, persino a non guardare i tuoi vicini come se fossero scimmie allo zoo. Benvenuto al Folsom Festival. Sit back, relax and enjoy your flight.

Il Folsom Street Fair prende vita nel 1984 a San Francisco ed è attualmente il terzo evento più seguito in California. L’associazione nasce con lo scopo di raccogliere fondi da devolvere in beneficenza promuovendo attività legate al leather, al BDSM e al fetish in generale. Ovviamente noi europei non potevamo tollerare di lasciare tutto il divertimento a quelle baraccone americane da quattro soldi, per cui dal 2003 si tiene ogni anno anche in Europa e specificamente a Berlino. I maligni diranno che il festival californiano sia molto migliore ma io francamente non ci sono mai stato credo che si sbaglino.

Il culmine della manifestazione è concentrato nel primo week end di settembre, sebbene ci siano già alcuni eventi nei giorni precedenti. Il venerdì degli omoni che fanno colazione con birra e steroidi per elefanti iniziano a montare gli stand e i palchi sollevando camion a mano libera. Dopodiché Fuggerstraße viene chiusa al traffico e ci si riaggiorna al giorno dopo. Non troppo presto però, perché la notte si resta tutti lì a girare per locali e poi si va al Revolver Party a smignottare a divertirsi.

Ma andiamo con ordine. Per tutta la settimana Berlino è letteralmente invasa da uomini che girano per la città vestiti di pelle o in completini di latex attillatissimi, tipo che ci devi entrare dentro col borotalco. Gli harness tirano i pettorali nudi (perché notoriamente i nordici non percepiscono il freddo) e le braccia sono strette da anelli di cuoio. I più timidi tirano fuori l’abito di rappresentanza solo durante la fiera o indossano solo il polsino. O solo l’harness. Cosa che fanno anche quelli che non possono permettersi il loro bel completino leather. Sì perché se la pelle è autentica e se la marca è quella giusta (Mr B) puoi arrivare tranquillamente a spendere 3000 Euro per giacca, pantaloni, anfibi e annessi vari. Io consiglierei anche a chi non ama il genere di farsi un giro, magari si trova il marito non dico ricco ma sicuramente disposto a tirar fuori i soldi. Anche se notoriamente siamo tutti di sani principi e lo sappiamo che ciò che conta davvero è la bellezza interiore.

La parola d’ordine del Folsom è: no judgement. Ognuno può e deve essere libero di vivere i propri fetish come meglio crede, qualunque essi siano. E ce n’è davvero per tutti i gusti: oltre al sopraccitato leather troviamo i cultori delle divise (va molto di moda la polizia di New York, ma quella del Carabiniere non me la sono certo inventata), gli amanti del pissing (un evergreen; anzi, un everyellow), i palombari, i cani e i lupi umani (per gli amici puppies), quelli con la maschera antigas, i master che tirano gli slave al guinzaglio. Davvero, qualunque cosa, anche la più estrema. Perfino gli scatter e i bug chaser trovano posto nella mischia. Occasionalmente arriva anche qualche animalista ad urlare che “LEATHER IS MURDER!”. Quest’anno c’erano anche delle lesbiche che fustigavano una trans MtF. Con le fruste? No, con i gambi della verdura e con rametti di piante tirate fuori a caso.

Dopo tutto lo spiegone tu, grazioso cucciolo di gay italiano, avrai pensato: “Semplice, un mucchio di feticisti vestiti di nero si incontrano per strada”. Giusto? Sbagliato. Perché il mondo del leather è colorato. Un completo di pelle significa che ti piace il genere ma nella maggior parte dei casi ciò che conta è la profilatura, che si rifà grossomodo al codice Hanky. In breve, se hai un harness con i bordi rossi significa che ti piace il fisting. Un polsino con la riga blu indica la voglia di hard fucking, mentre un pantaloncino a righe gialle ti rende un cultore del pissing. Arancione è ndo cojo cojo (per gli amici del nord: everything). Vediamo se indovini: a cosa si riferisce il marrone? Esatto. Ogni oggetto del vestiario, accessori compresi, può comunicare al resto dei presenti what you are into. Tecnicamente esisterebbero anche delle sfumature di colore e la posizione dell’accessorio è importante (destra passivo e sinistra attivo) ma eviterei di addentrarmi nelle sottigliezze, altrimenti facciamo notte.

Sono sicuro che la tua espressione è pressappoco questa ora

O questa

Niente paura, è normale sentirsi un po’ spaesati. Quindi, in sostanza, cosa si fa al Folsom? Ci si riunisce in una strada chiusa al traffico ma aperta alla diversità. Si fanno nuove amicizie, si fa shopping selvaggio di oggetti che Maggie Smith non approverebbe, si beve tantissima birra e tanto alcol in generale (e gli amanti del genere assumono anche molta droga), ci si può testare per la maggior parte delle MST in mezz’ora, si assiste a spettacoli di vario genere (dall’erotico al comico), si dorme poco o niente, si prendono le giornate alla leggera, ci si fa trasportare dall’atmosfera festosa, si tromba parecchio. Durante la fiera in genere ci sono degli show. Alcuni sono totalmente spontanei, tipo un master che lega il suo slave ad un albero e comincia a riempirlo di frustate sulla schiena. Altri invece sono preparati ad hoc, come i vari bondage o gli spettacoli live. A proposito di questo meritano una menzione due eventi specifici. Il primo è l’angolo dei puppies, in cui i cagnolini umani vengono portati dai loro padroni e giocano con gli altri cani, si fanno accarezzare, ringhiano, si mettono in mostra. Sì, parlo sul serio, togliti quell’espressione what the fuck dalla faccia.

Il secondo è lo show di Miss Natasha Enquist, una cantante che abbiamo scoperto l’anno scorso e che è assolutamente divina. Non solo ha una voce che a me piace particolarmente, ma è anche dotata di uno stile che ti fa pensare “sono proprio una povera sfigata e non sarò mai figa come lei”. Al contempo è brillante e divertente, gioca molto sull’ambiguità sessuale (è solita esibirsi portando un fallo tra le gambe ben visibile), ama il leather, sta benissimo con i capelli rasati e/o colorati, ha due tette che sfidano la forza di gravità e cammina su un tacco 15. Ah sì, suona anche la fisarmonica mentre canta. Insomma, ce le ha tutte.

A questo punto, grazioso cucciolo di gay italiano, ti starai facendo almeno due domande. La prima cosa che hai pensato è:

La seconda è:

E lo so perché per quanto noi, come popolo, vogliamo atteggiarci a gente international, sotto sotto rimaniamo sempre un pelo provinciali. Ti chiarisco subito le idee. Come regola generale i berlinesi non ti cagano, in nessun caso. Berlino è sul serio una città tendenzialmente libera. Con questo non voglio dire che nessuno guarderà stupito un orsone in latex o un vichingo in harness e pantaloncini o che non succedano mai episodi di omofobia da far invidia a Baghdad, ma queste persone costituiscono la minoranza. Mi è capitato di vedere uno che sculacciava il compagno per strada e sul balcone una signora annaffiava le piante. Quando ha finito è rientrata in casa come se il giardinaggio e una scena BDSM le fossero indifferenti allo stesso modo. La seconda questione è sempre più delicata, soprattutto perché si crea una tifoseria da stadio che nemmeno durante la finale dell’Eurovision. Allora. I bambini si divertono un mondo quando vedono questi omoni in giro per la città, perché per loro è tutto un cartone animato. E più di una volta li ho visti correre incontro ai puppies per accarezzarli, come se fossero dei cani veri. E i genitori ridevano insieme a loro, tranquilli e senza scomodare il MOIGE. Certo, magari tutta la famiglia ignorava che la coda che scodinzolava fosse in realtà un dildo ficcato nel culo, ma questi sono dettagli.

Io credo fortemente che in una città che voglia definirsi cosmopolita debba esserci spazio per tutti. Per i single, per le famiglie, per i normali, per quelli strani e per le persone non canoniche. La vera libertà è scegliere di andare in un posto in cui sai che troverai una certa atmosfera o, al contrario, scegliere di non andarci e fregartene di cosa potrebbe succedere, dato che a te non cambia fondamentalmente niente. Perché appunto la libertà, anche quella sessuale, non fa male a nessuno e i gusti altrui dovrebbero essere ingiudicabili. Si vive anche più sereni. Ora che ti sei addentrato un po’ in questo fenomeno urbano, cosa ne pensi? Verrai con me e i miei amici a festeggiare il nostro quarto festival? Oppure hai già chiamato l’esorcista?

P.S.

In tutto ciò ho volutamente tralasciato la terza domanda che ti sei fatto. “Ma quindi come sono i locali e le feste durante il Folsom?” Ne parliamo un’altra volta. Oggi ti ho servito fin troppa depravazione, grazioso cucciolo di gay italiano.

 

 

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