Revenge porn: come ti rovino la vita

Buongiorno piccoli batuffoli infreddoliti. Dopo una settimana di assenza causa scleri vari, oggi torno qui a parlarvi di un argomento che per quanto mi riguarda viene affrontato troppo poco: il revenge porn. Sì, qui a Milano amiamo utilizzare anglicismi per qualunque cosa. Sono sicuro però che sappiate benissimo di cosa sto parlando. Sit back, relax and enjoy your flight.

 

Come al solito amo cominciare chiedendo se i miei follower sanno di cosa stiamo parlando.

Dai che invece lo sapete! Facciamo che vi aiuterò con una citazione: “Stai facendo un video? Bravo!” Vi è tornata in mente la storia della povera Tiziana Cantone? Ecco, il revenge porn è esattamente quello. Diffondere immagini o video di atti sessualmente espliciti senza il consenso della persona in questione. I motivi possono essere tanti, ma lo scopo è sempre denigrare qualcuno ed esporlo al pubblico ludibrio e alla pubblica umiliazione.

Non appena le immagini finiscono on line è un attimo. Tutti le condivideranno nei gruppi whatsapp o su altri social, tutti ne rideranno, faranno commenti più o meno ripetibili. Allo stesso tempo spereranno di non trovarsi mai in una situazione del genere. Perché credetemi se vi dico che non è piacevole sapere che dei tizi totalmente sconosciuti sanno che forma abbiano i tuoi genitali.

Qualcuno obietterebbe: “Sì però se hai paura che vengano viste allora non farle. Te la sei cercata“. Che dopotutto è un evergreen no? Ti stuprano e te la sei cercata. Ti picchiano e te la sei cercata. Ti ammazzano e te la sei cercata. È sempre colpa della vittima, non importa quale sia l’argomento. Ed è da questa cultura della giustificazione del carnefice che dobbiamo dissociarci. L’affermazione giusta infatti è un’altra:  “Se fai delle foto esplicite è giusto che vengano viste solo ed esclusivamente dalle persone a cui tu hai dato il consenso”.

Ricordo inoltre che diffondere materiale non proprio senza permesso costituisce un reato. Ma al di là di questo, dovremmo tenere in considerazione le conseguenze a cui può portare un gesto del genere. È statisticamente dimostrato infatti che una vittima del revenge porn possa cambiare radicalmente le proprie abitudini quotidiane, isolarsi dal resto del mondo, arrivare persino al suicidio come ha fatto Tiziana Cantone. A quel punto tutti l’hanno pianta, nonostante in precedenza l’avessero pesantemente offesa.

Questa volta non c’è stata tantissima partecipazione al sondaggio. O perché su twitter le foto porno sono talmente sdoganate da non costituire un problema oppure perché l’argomento non è così sentito. Eppure vi assicuro che prima o poi potrebbe toccare a chiunque di noi e come ho detto prima è bene che venga cambiata la logica che si segue in questi casi. Tu non sei una troia perché hai fatto delle foto esplicite e non te la sei andata a cercare. Semmai chi le ha diffuse è un criminale e non ha giustificazioni di nessun tipo!

Dedalus

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