Aggressione omofoba a Pisa

La violenza omofoba in Italia continua, questa volta a Venezia, dove due ragazzi sono stati insultati e minacciati con un coltello martedì sera.

La denuncia sempre su Facebook, come per molti degli altri casi, di uno dei due ragazzi, che non rivela l’identità del compagno alla stampa ma che racconta in dettaglio i momenti di terrore vissuti nel centro storico della loro città quando quattro uomini (ventenni) li hanno approcciati.

“Uno di loro inizia a urlarci contro: “Guarda questi qua! Sicuramente sono due froci di merda”. – racconta la vittima – “Dopo aver girato istintivamente lo sguardo per vedere chi ci stava “parlando” e dopo avergli risposto che eravamo fieri delle persone che siamo, senza neanche avere il tempo di riprendere il nostro passo subito uno di loro ci viene incontro e prende di mira Luigi (ndr, nome di fantasia), dicendogli che gli romperebbe la faccia se non ci fossero state altre persone per strada e offendendoci con le più fantasiose espressioni omofobe. Fino a qui tutto “normale”: un classico esempio di omofobia che purtroppo dilaga nella nostra società.

“Tutto normale fino a quando uno dei quattro ragazzi tira fuori un coltello, minacciando Luigi nei peggiori modi possibili”. “Frocio, vieni qui se hai coraggio”. “Oggi sei fortunato, stai attento”. Il ragazzo continua a ricordarci numerose volte che siamo fortunati perché non siamo i soli per strada, prima di andarsene a passo veloce con i suoi compagni.”

Sottolinea poi il completo disinteresse delle persone attorno a loro, come nessuno sia intervenuto o abbia perlomeno chiamato le forze dell’ordine: come in molti altri casi la folla non ha voluto prendere le parti delle vittime, nonostante la pericolosità della situazione.

Le minacce non hanno avuto seguito, ma l’effetto di quelle parole e di quel terrore rimane, terrore di due ragazzi che si sono visti minacciare ed aggredire semplicemente perché osavano esistere come coppia gay in Italia (i due, in realtà, secondo il racconto stavano semplicemente camminando l’uno accanto all’altro di ritorno dalla biblioteca).

“In quel momento eravamo due semplici persone che tornavano a casa dalla biblioteca, come ogni sera. Non parlavamo, non facevamo altro se non camminare e fumarci la nostra ultima sigaretta di quella lunga giornata. I quattro ragazzi sembravano perfettamente lucidi e coscienti di cosa stavano dicendo e facendo. Da parte nostra non hanno ricevuto alcun segnale per spingerli ad agire in questo modo, e il gruppo sembrava divertito dalla situazione che aveva creato il loro compagno”.

Un attacco, dunque, basato su null’altro se non le supposizioni degli aggressori, da cui sorge spontanea la riflessione di uno dei due ragazzi:

“Ora, offese e questioni ideologiche (che si commentano da sole) a parte, io mi chiedo com’è possibile che nel 2018, in pieno centro storico di Venezia, città d’arte, città studentesca, luogo dove una miriade di culture, credenze, religioni e usanze si incontrano da secoli, possano accadere episodi di un livello di ignoranza del genere (perché questa è ignoranza allo stato puro, altra espressione per descrivere il tutto non mi viene in mente).

E mi chiedo ancora,  com’è possibile venire minacciati per strada con un coltello per puro divertimento? Com’è possibile che nessuno dei passanti abbia accennato a prendere le nostre difese anche solo chiamando le forze dell’ordine?”.

Una domanda che rimane senza risposta, in mesi che hanno visto la penisola teatro di numerosissimi crimini d’odio contro numerosissime minoranze, tra cui un aumento esponenziale delle aggressioni omofobe, fomentate da forze politiche al potere che sin dalla campagna elettorale hanno portato avanti una crociata contro la comunità LGBT+.

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