Amministrazione Trump: sì ai transgender nell’esercito ma solo se non cominciano il processo di transizione

Portati in sede giudiziaria dalle numerose ingiunzioni di giudici e corti di diversi stati membri riguardo al divieto per le persone trans di servire come militare, gli avvocati dell’amministrazione Trump hanno tentato di provare che il divieto non fosse discriminatorio sostenendo che le persone trans possono servire, a patto che non incomincino il percorso di transizione e non abbiano una storia di disforia.

Davanti alla corte d’appello di D.C. Brinton Lucas, rappresentante legale del Dipartimento di Giustizia ha affermato che tecnicamente i soldati non sarebbero congedati “sulla base del loro status di transgender”, per cui non si tratterebbe di discriminazione.

Alla domanda del giudice “Ma secondo la policy Mattis, dovrebbero necessariamente identificarsi con il loro sesso biologico per rimanere nell’esercito, giusto?” Lucas ha confermato.

Il giudice Thomas B. Griffith ha quindi risposto “Ma non sono costretti a sopprimere la vera natura della loro condizione di transgender per fare ciò?”

“Esistono individui transgender che si identificano come non-binary o genderfluid e quindi il concetto di transizione non ha significato per questi individui” è stata la risposta di Lucas, risposta che sottintende che la transizione sia l’unico modo per identificarsi con un genere diverso dal sesso biologico, che le identità fuori dai generi binari facciano parte dell’identità transgender, che le persone non-binary in realtà si rivedano nel sesso assegnato loro alla nascita e che manca di rispondere direttamente alla domanda del giudice.

A fine novembre l’amministrazione aveva richiesto una sentenza da parte della Corte Suprema sulla questione, bypassando il normale processo legale che prevede il passaggio attraverso le corti minori prima che si arrivi alla Corte Suprema (probabilmente a causa della maggioranza repubblicana nella corte stessa dall’ingresso di Kavanaugh), ma non ha ancora ottenuto risposta. La richiesta aveva probabilmente l’intenzione di dimostrare che l’amministrazione non ha intenzione di lasciar andare la questione, nonostante la forte opposizione di quasi tutte le corti fino a questo momento per gli ovvi intenti discriminatori.

“La richiesta che qualcuno sopprima la propria identità non è un’eccezione al bando” ha commentato Jennifer Levi, direttrice del Progetto per i diritti transgender di GLAD ed avvocato nel caso, “il governo sta giocando con le parole affermando che le persone transgender possono servire con il loro sesso biologico. È una contraddizione di termini. Questo non è un gioco. In ballo ci sono le vite di membri dedicati delle forze armate americane, che sono disposti e capaci di servire – e sono pronti a sacrificare la propria vita per il paese”.

Se il governo non riesce a convincere la corte d’appello di DC i soldati transgender potranno continuare a servire fino alla decisione della Corte Suprema.

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