Autore: Anonimogay

Cosa significa per me il “gender” come pastore transessuale

È di certo una storia insolita quella che ci racconta Andrew Tobias Nelson dalle pagine dell’HuffPost Queer. Pastore luterano, Andrew è nato nel corpo di una ragazza, ma, dice, “era il some del mio ‘sesso’, diverso dal mio ‘genere’”.

Tante le polemiche intorno ad una teoria, nemmeno più teoria, che cerca semplicemente di liberare soprattutto i giovanissimi in età scolare dal concetto schematico di maschio/femmina, asserendo che non c’è niente di male se si prova attrazione fisica per il proprio sesso: «Etichettarmi con un genere in certi giorni è più facile che in altri» racconta il pastore, che porta la propria testimonianza:

«C’erano delle aspettative per il mio comportamento che ho mantenuto solo in parte. Mia nonna mi riportava all’ordine chiamandomi “Signorina”, mio padre aggiustava la mia postura al pianoforte, e naturalmente sono andata al ballo scolastico indossando un abito da sera. Ma quando si trattava di arrampicarmi sugli alberi, ascoltareAndrew Tobias Nelson - intervista ilpuntoh musica o fare sport io ero semplicemente un “ragazzo”, e non importava se ero maschio o femmina.

Quando un anno e mezzo fa ho fatto coming out come transgender, alcuni miei amici mi hanno detto che avevo molto più senso come maschio che come femmina. Questa per me è stata una grande affermazione, e non mi chiedo cosa intendiamo nel mondo quando percepiamo le persone come maschio o femmina, o come ci comportiamo quando incontriamo qualcuno che è androgino, o perché importi tanto.

Ognuno vive una moltitudine di spazi: età, sesso, sessualità, classe, razza, salute mentale, capacità fisica, l’educazione, la politica, i sistemi della famiglia, la cultura, Star Trek o Star Wars… nessuno di noi è una cosa sola, ma quella di maschio/femmina sembra che sia la prima cosa cui diamo importanza. È noto che quando si ha un figlio o si aspetta un bambino, una delle prime cose che facciamo per decidere cosa regalargli o quali sogni iniziare a sognare è quello di conoscerne il sesso (che noi chiamiamo “gender” [genere, ndr] ma non sono la stessa cosa).

Il genere gioca un ruolo importante all’interno delle nostre strutture di potere, cosa è culturalmente consentito fare nei momenti di rabbia o se piangere e in che modo, prendersi cura della famiglia o essere il capofamiglia. Anche quando una coppia eterosessuale conduce una vita “paritetica”, il divario dell’attribuzione dei compiti e la cultura circostante non consentono l’uguaglianza all’interno del matrimonio».

Cristiano Ronaldo, il “frocio” della partita Real Madrid/Barcellona

Cristiano Ronaldo sexy - ilpuntoh

Da dove veniamo? Esiste un aldilà dopo la morte? Ma Cristiano Ronaldo è gay? Tra i grandi quesiti della vita è probabilmente questa una delle domande che da anni si rincorrono nel mondo del calcio e non solo. Tifosi o semplici fan del calciatore portoghese si chiedono di continuo se al loro idolo piacciano le donne o i maschietti. E a nulla valgono le (presunte) liaison con note top model, spesso messe in ombra da paparazzate in teneri abbracci con altri uomini troppo teneri per essere considerati virili strette tra maschi.

A gettare altra legna sul fuoco il solito coro omofobo da stadio durante la partita Real Madrid – Barcellona, durante la quale è stato fortemente gridata la parola spagnola “MARICON”, frocio.

Il punto però non è tanto il quesito se il calciatore, oggi trentunenne, sia o meno omosessuale, ma che la parola “frocio” sia ancora utilizzata come insulto. Lo spiega Francisco Ramirez, direttore dell’Osservatorio Spagnolo LGBT, dalle pagine di Out Magazine, che ha detto: «Per mesi Cristiano Ronaldo è stato oggetto di insulti e illazioni anche dai tabloid, da giornalisti sportivi e altri calciatori, per umiliare, offendere e denigrare un grande calciatore».

Il portoghese infatti ad oggi è uno dei più grandi calciatori del mondo, è il calciatore più pagato al mondo.

Bisogna chiarire, continua Ramirez: «Che l’omofobia non significa necessariamente che le persone che ne sono vittime siano omosessuali, ma soltanto che altri lo credono e ne fanno uso per insultare, molestare e umiliare gli altri».

Sì, perché la parte più grave, orientamento sessuale del calciatore a parte, è proprio questa. Si dà del “frocio”, della “checca”, del “ricchione”, o generalmente del “gay” a qualcuno con il solo scopo di “denigrare” la sua immagine, come se la grandezza di una persona derivasse dal fatto che va a letto con un altro uomo o un’altra donna.

Ma l’Italia non è immune da atteggiamenti simili. Qualche mese fa fece molto discutere il “frocio” gridato a gran voce dall’allenatore del Napoli Sarri all’allenatore Mancini, durante il match calcistico Napoli-Inter.

Anche gli stessi gay in modo goliardico fanno uso della parola “frocio”, per demonizzarla e farla propria, è vero, ma spesso non si accorgono che continuano a perpetuare un comportamento che permea nel DNA dell’uomo. Si insulta, si mette in dubbio una virilità che, anche in chiave omosessuale, resta. Sì, perché non è l’andare a letto con una persona del proprio sesso che rende meno uomini, ma trasformarsi in trogloditi ignoranti che pensano che lo sia, che pensando di mettere in dubbio quella mascolinità che invece è lì, intatta, come i due Palloni d’Oro vinti (individualmente) da Cristiano.

Le dieci volte in cui la scuola è stata omofoba

scuola omofobia - ilpuntoh

Primo nucleo di aggregazione che non sia strettamente familiare, la Scuola ha il compito, o almeno dovrebbe, di educare alla vita e al buon senso del vivere civile, e non soltanto date di eventi storici e grammatica italiana. Ma spesso la Scuola, anziché educare, non fa altro che confondere ulteriormente le idee di una giovane mente, che si lascia plasmare come argilla tra le mani di docenti e normative che non tengono conto delle esigenze dei tempi che cambiano.

Lo sanno bene ad advocate.com, dove hanno analizzato le volte in cui la scuola, statunitense questa volta, è stata omofoba. Ecco un decalogo di ciò che anche gli omologhi italiani farebbero bene ad evitare:

Divieto di esibire simboli alla lotta anti-gay: nell’Idio almeno una dozzina di scuole hanno ordinato agli studenti di non esibire simboli alla lotta contro la discriminazione, e di non poter indossare spillini, magliette o altro a supporto anti-gay.

  1. Non punire gli studenti per lo “Straight Pride”. Gli omosessuali, e una parte di eterosessuali colta, lo sanno bene: il (Gay) Pride nasce come manifestazione per la difesa dei propri diritti, e pertanto quell’“orgoglio” non vuole essere ostentazione del proprio orientamento sessuale, ma libertà di poter essere ciò che si sente.
  2. In Tennessee invece gli studenti non vengono puniti per l’organizzazione di uno “Straight Pride”, letteralmente “orgoglio etero”, organizzato per protestare contro l’alleanza di alcuni gruppi studenteschi eterosessuali con quelli omosessuali.

  1. Se in “Mean Girls” il mercoledì si vestono di rosa, in una scuola della Pennsylvania avevano un “Giovedì NO Gay”, giorno in cui, come in una sorta di nepotismo accademico, si era liberi di molestare gli omosessuali.

  1. Nel Suth Carolina una ragazza è stata espulsa per aver indossato una t-shirt con scritto “Nessuno sa che sono lesbica” finché non avesse smesso di indossarla.

  1. Una scuola media della California ha proibito ad un ragazzo di indossare il costume della Principessa Elsa del cartoon Frozen, anche se ufficialmente incoraggiava gli studenti a indossare costumi dei film Disney durante un ballo.

  1. Una scuola cattolica privata di San Diego non ha ammesso una ragazza nel proprio istituto poiché aveva due mamme, ed ha espulso la bambina di appena cinque anni.

  1. A Nashville invece un’altra scuola cattolica ha rifiutato un bambino poiché appartenente ad un nucleo familiare composto da due papà, ritenendo sessualmente immorale lo stile di vita in cui era educato il piccolo.

  1. Un liceo in Arkansas invece ha rifiutato di pubblicare all’interno del proprio annuario la foto di un proprio studente dichiaratamente omosessuale, sostenendo che la sua pubblicazione poteva comportare atti di bullismo.

  1. Una scuola in Mississippi invece ha addirittura annullato il tradizionale ballo di fine anno piuttosto che permettere a Constance McMillen di prendervi parte con la propria fidanzata. La storia ha attirato l’attenzione dei media nazionali, e Constance si è vista risarcire con 35.000 dollari oltre che delle spese per il procedimento legale.

  1. Quando uno studente dell’Arkansas aveva espresso il desiderio di parlare pubblicamente del proprio coming-out a casa, la scuola ha cancellato l’intero programma dei discorsi degli studenti, benché, in un secondo momento, si fosse deciso che non si sarebbe affrontato il tema omosessualità, ma, forse temendo in una sorpresa dell’ultimo minuto, la scuola ha ritenuto che fosse meglio non aprirsi al dialogo.

Maria De Filippi annuncia: «Un trono gay a “Uomini e Donne”»

Nostra Signora della Televisione Italiana, Maria De Filippi, ha trasformato C’è Posta per Te nella versione catodica di un Adamo cui staccare costole per dare vita a nuove Eva per il suo programma pomeridiano Uomini e Donne. Se le storie degli anziani il sabato sera hanno infatti portato alla “creazione”, è proprio il caso di dirlo, di un trono ‘over’, dove non sono più soltanto i giovanissimi a cercare l’amore, l’edizione di quest’anno, che non poche storie arcobaleno ha visto, culminando con una proposta di matrimonio omo con tanto di benedizione della neo-icona gaia Alessandra Amoroso, pare che genererà un Trono Gay per U&D, abbattendo così anche la frontiera della fascia oraria della seconda serata per le storie arcobaleno.

Questa volta non è la solita indiscrezione che si rincorre sul web già da un bel po’ di anni. A rivelarlo è la stessa Maria De Filippi, intervistata, manco a dirlo, da Chi di Alfonso Signorini: «Non cerco lo scandalo – dice la conduttrice dalle pagine del magazine italiano – ma la normalità di un amore vissuto nella sua piena quotidianità».

Un grande passo contro l’omofobia, che mostra finalmente la normalità di un amore, normale, banale forse, come qualsiasi altro amore.

Già da qualche tempo, Maria De Filippi ha portato con successo e senza clamore sensazionalistico storie omosessuali nella sua trasmissione del sabato sera: «Ho visto che il pubblico ha apprezzato la ‘normalità’ dell’argomento» dice, annunciando che dal prossimo settembre, segnando una vera svolta nei palinsesti televisivi del nostro paese, arriverà un trono arcobaleno, per la gioia del pubblico che lo richiedeva da tempo.

Almeno così le tante starlette e diveh dei siti d’incontro gay possono provare a presentarsi come tronisti, ed essere così legittimati a tirarsela.

Al CERN di Ginevra la “particella dell’omofobia”

CERN Ginevra - ilpuntoh

Noto ai cinefili come location delle riprese del film Angeli e Demoni, tratto dall’omonimo romanzo di Dan Brown, il CERN di Ginevra è il laboratorio di fisica europeo per la ricerca sulle particelle più noto al mondo.

Se qui si trovano alcuni dei luminari che provano ad indagare le leggi del mondo materiale e dell’universo, è qui che vi si trovano anche menti così bigotte, che hanno fatto del noto laboratorio di ricerca, oltre che scenario da film, anche la scena di un crimine, quello dell’omofobia.

Gli scienziati gay, lesbiche, bisessuali che appartengono alla community LGBT o iscritti club arcobaleno, infatti, sono vittime di e-mail minatorie e rancorose, e graffiti anti-gay sulle proprie bacheche.

Episodi che si ripetono già da alcuni anni, come si legge dalle pagine del The Sunday Times. Almeno uno il ricercatore formalmente indagato, dopo essere stato ripreso a deturpare manifesti LGBT dalle videocamere di sorveglianza, ma si crede che molti altri siano coinvolti in questi atti di vandalismo e bullismo all’interno del centro.

LGBT CERN poster - ilpuntoh

I membri LGBT denunciano che tale comportamento si protrae ormai già da diversi anni, con manifesti di eventi sociali e riunioni a favore della causa brutalmente strappati o resi illeggibili dalla parola tedesca SCHWEIN, porco.

Un altro poster invece è stato deturpato con citazioni bibliche dell’Antico Testamento, e in particolare dal libro del Levitico, che considera “abominio” l’unione sessuale di due uomini, suggerendo che dovrebbero essere “messi a morte”.

Insomma che si tratti di liceali che fanno gruppo contro il più debole, o di brillanti menti dai più alti titoli di studio, la particella, è proprio il caso di dirlo, dell’omofobia a quanto pare non scaturisce dalla cultura acquisita o dal contesto in cui ci si trova, ma da un background socio-familiare che probabilmente nasce tra i banchi di scuola e continua a protrarsi in silenziose forme d’odio che si possono manifestare anche infantilmente in questo modo, trasformando persino un autorevole scienziato in un omofobo ignorante che, anziché ricercare la “particella di Dio” che avrebbe dato vita all’intero Universo, farebbe bene a preoccuparsi per il neurone malandato che ha dato vita alla massa di stupidità che continua ad espandersi nel suo (piccolo) cervello.

Strumentalizzazione omofoba di un caso di cronaca

Mario Adinolfi facebook - ilpuntoh

Roma. In un appartamento del quartiere Collatino tre ragazzi si ritrovano per passare un venerdì di divertimenti, tra sesso, alcol e droga. Un festino privato, uno dei tanti tra ragazzi della Roma Capitale che hanno soltanto voglia di sballarsi, fino a quando i bagordi si trasformano in omicidio. Due contro uno. “Volevamo vedere che effetto facesse uccidere” diranno poi gli assassini agli inquirenti. Sembra la trama del remake di Arancia Meccanica, e invece è quello che è successo lo scorso venerdì 4 marzo, quando i trentenni Manuel Foffo e Marco Prato decidono di uccidere il 23enne Luca Varani, attirato nella trappola con la promessa di un po’ di sballo, trasformatosi subito nella vittima sacrificale di un macabro gioco senza senso. Silenziato e torturato a martellate e coltellate fino al momento della morte.

Secondo le indagini i due sarebbero, il condizionale in una vicenda ancora tutta da chiarire è d’obbligo, rimasti in casa col cadavere del giovane per diverse ore. La confessione arriverà il giorno dopo da Foffo, che in un primo momento aveva addotto l’episodio all’effetto delle droghe e dell’alcol. Prato nel frattempo, mosso dai sensi di colpa, aveva tentato il suicidio con una dose di barbiturici.

L’accusa per loro sarebbe omicidio preterintenzionale con l’aggravante di sevizie e crudeltà per futili motivi. E mentre gli inquirenti attoniti continuano a cercare un senso alla follia di questo gesto, spunta la pista gay: Varani avrebbe rifiutato un rapporto a tre con i due, e per questo motivo sarebbe stato ucciso. Ad avallare la tesi alcuni link e commenti sulla pagina facebook del giovane contro le unioni civili e gli omosessuali.

Immediata la strumentalizzazione della notizia di Marione Adinolfi, che dall’alto della sua pagina facebook ha subito puntato il dito, bollando i gay come depravati assassini, e trovando analogie con il caso Rosboch, in cui, ancora una volta, ad uccidere la donna era stata una coppia gay. E beh, se a dirlo è Mario Adinolfi, uno che di famiglia tradizionale se ne intende, avendone ben due, c’è probabilmente da credergli. Ma, pessimo umorismo a parte, quello che il giornalista dimentica è che la cronaca nera italiana negli ultimi dieci anni ci ha insegnato che spesso ad uccidere sono soprattutto gli uomini, quelli che i giornali non si premurano di etichettare come etero, perché per molti è l’eterosessualità la normalità sottintesa. Quegli uomini (?) che maltrattano, tradiscono, trascurano e poi uccidono le donne che dicevano di amare e cui avevano giurato fedeltà e rispetto per tutta la vita. Roberta Ragusa, Guerrina Piscaglia, Melania Rea, Elena Ceste. Sono soltanto alcune delle tante donne che vengono uccise con così tale frequenza da aver coniato il termine femminicidio, laddove, Google, che oggi celebra la donna con un doddle, intende: «Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte». E non sono di certo gli omosessuali ad uccidere e torturare donne che da sempre ammirano fino a farne delle vere e proprie ICONE, manifesto di una generazione in cui vi si identificano. Ed è un bene poterne parlare oggi, nel giorno della Festa della Donna, quello in cui dovremmo ricordarci che la maggior parte dei delitti e maltrattamenti avviene tra le mura domestiche di quelle famiglie “tradizionali”, tra quegli uomini e quelle donne che davanti a Dio si sono promessi amore eterno.

La perversione e la crudeltà non appartengono ad un solo genere o orientamento sessuale, ed è abietto specularci su, veicolando consapevolmente un messaggio sbagliato. Appartiene all’Uomo, all’intera umanità, che sin dalla notte dei tempi, sin dalle prime pagine di quel Libro Sacro in cui Adinolfi e i cattolici credono, annovera l’omicidio nella sua storia. Fu Caino il primo ad uccidere e da allora l’uomo non si è più fermato. Se si considera che fino agli inizi degli anni ’80 vigeva il delitto d’onore, che addirittura legittimava ad uccidere la propria donna o sorella per difendere il proprio nome o quello della famiglia, è facile dunque comprendere quanto uccidere sia un’attitudine di quell’uomo eterosessuale cui quell’etichetta i giornali proprio non la aggiungono.

Oggi per fortuna le cose sono in parte cambiate, e se gli uomini continuano ad uccidere le proprie moglie, se non altro la legge non concede più sconti di pena.

È abietto strumentalizzare con così tanta superficialità la notizia di un omicidio, bollando tutti gli omosessuali come “gay impazziti”, soprattutto perché, statistiche alla mano, sono molte di più le donne che muoiono per mano degli uomini “normali”, quelli cui (paradossalmente) le donne piacciono, che le persone uccise dai gay.

Adinolfi, da cattolico, ha pensato più alla mano che ha ucciso che a chi ha perso la vita. Ciò che spaventa maggiormente e dovrebbe invece far riflettere, è soprattutto quanto la nostra si sia trasformata in una società così annoiata che uccide per provare l’ebbrezza di un nuovo brivido.

L’omofobia di Google che censura la community LGBT

Kiddle omofobia - ilpuntoh

È il motore di ricerca più utilizzato al mondo, nonché cuore delle principali funzioni quotidiane di posta elettronica, archiviazione cloud, blogging. Google accompagna le nostre vite da quasi vent’anni, festeggiando spesso le vittorie della comunità LGBT con i suoi doodles. Questa volta però il colosso di Mountain View è finito nell’occhio del ciclone per la sua omofobia. Se negli anni addietro il motore di ricerca ha festeggiato nascite e anniversari di personaggi di spicco dichiaratamente omosessuali, pare che tale normalità non sussista per i bambini.

L’omologo Kiddle, motore di ricerca Google pensato appositamente per i più piccoli, sembra infatti escludere dalla lista di parole da ricercare termini come “transgender” e “bisexual” perché ritenute inappropriate.

Digitando la parola query gay, infatti, kiddle darà il seguente messaggio: «Hai inserito una chiave di ricerca riguardante la community LGBT. Per favore considera che mentre Kiddle non ha nulla contro la community LGBT, è difficile garantire la sicurezza di tutti i risultati di ricerca per alcune richieste. Ti raccomandiamo di parlare con i tuoi genitori o tutori a riguardo».

Kiddle omofobia censura - ilpuntoh

In realtà anche inserendo nella stringa il nome di “Pamela Anderson” bollata come “parolaccia” da parte di questo “Google for Kids”, probabilmente ha più motivo di risentirne l’ex bagnina di Baywatch che la community arcobaleno. Tuttavia la finalità del motore di ricerca è naturalmente, o almeno dovrebbe essere, quella di mantenere i bambini, alle prese con la rete, lontani da contenuti per gli adulti, benché pare, secondo le restrizioni attuali, che i minori siano praticamente allontanati da una qualsiasi potenziale educazione sessuale.

I più piccoli infatti saranno inabilitati a qualsiasi tipo di informazione, anche scolastica, su tematiche che, anche tra i banchi, potrebbero ritrovarsi ad affrontare già nella loro giovane vita. Tale censura non farà altro che alimentare ulteriormente ignoranza e disinformazione per generare adulti inclini alla chiusura mentale e l’intolleranza al diverso da sé.

Non sarebbe meglio censurare i soli contenuti espliciti per adulti, come il porno e il gioco d’azzardo, lasciando ai più piccoli la libertà di scoprire quello che, da giovani adolescenti, inizieranno a guardare in un qualsiasi videoclip in onda distrattamente su MTV?