Bondage: l’arte della guerra (a letto!)

Bondage, bellezza pericolosa: tra ricerca dell’estetica e prigionia

Esiste nel sesso una perversione eroticabizzarra, eppure tanto apprezzata: il bondage, l’arte di legare. Perché bizzarra? Bé, ci arriviamo. Ma partiamo dal principio.

Il bondage è una pratica sessuale in cui, attraverso legature e costrizioni fisiche, si immobilizza il partner. E’ il momento del “Ti faccio mio” per antonomasia. Strettamente correlato al gioco di ruoli master/slave, il bondage si basa sull’impedimento consensuale della libertà fisica di muoversi, vedere, parlare o sentire.

3bec8b818bbd5858d70259a626161329I principali strumenti del mestiere sono per tanto corde, catene e legacci, ma anche bende, bavagli, corpetti, cappucci e cravatte. Complementi utili a privare il partner di una/più libertà, appunto. In primis, quella di muoversi, e quindi reagire, stabilire il ritmo, ribellarsi o partecipare attivamente all’atto sessuale. Ed è proprio da questa privazione che provengono le emozioni fisiche più intense in una sessione di arte dell’annodamento.

Arte, sì. Il bondage nasce in forma d’espressione artistica. Come, drammaticamente parlando, ogni aspetto coreografico della guerra. Sembra infatti che gli articolati nodi e intrecci tipici di questa pratica siano la derivazione di un’antica tradizione giapponese. Questa prevedeva speciali tecniche di legatura per immobilizzare nemici nobili o particolarmente rispettabili.

L’elemento della prigionia, del fare prigioniero il partner per poi ab-usare del suo corpo, ma anche il risvolto estetico che discende dai suggestivi intrecci di nodi e materiali, sono gli aspetti più potenti di questa pratica, che può essere svolta attraverso almeno sei differenti tecniche:

  • la restrizione/immobilizzazione forzata di alcune parti del corpo
  • il raggruppamento di parti del corpo tra loro (braccia e gambe, ad esempio) e la loro costrizione
  • il collegamento di parti del corpo a strutture e sostegni esterni (pareti, testate del letto)
  • la separazione/divaricazione di parti del corpo fino a limiti estremi
  • la sospensione di parti del corpo a soffitti/sostegni
  • l’immobilizzazione completa del corpo (mummificazione) e la deprivazione sensoriale.

c24e16901037b91c1918e4f057ea8581Alcune di queste tecniche richiedono un tempo infinito per essere realizzate, a causa del complesso groviglio di nodi e regole da seguire. Insomma, non si tratta esattamente di prendere una corda, insaccare il salame di turno, due sculacciate e tre pisellate in faccia.

Il bondage è una delle pratiche sessuali che richiede più cultura e conoscenza in assoluto, a causa dei rilevanti rischi per l’incolumità del partner sottomesso. Rischi che aumentano esponenzialmente quando si è legatori amatoriali, quando non si è convinti di volerlo fare, non si è totalmente lucidi o presenti a se stessi – ‘a cannetta la rimandiamo, eh? – o non ci si fida ciecamente della persona con cui si sta facendo sesso. La possibilità di coinvolgere zone altamente sensibili, come i genitali, parti del corpo di snodo del sistema sanguigno e – soprattutto – il collo è reale!

Senza contare che i bavagli, le maschere e i cappucci mettono a dura prova la regolarità della respirazione, e non sempre si è nelle condizioni di poterlo dire al partner. Per questo sono fondamentali la fiducia e la consensualità. Ma soprattutto stabilire una parola d’ordine (o un gesto) che stabilisca la sospensione della pratica.

Per i meno esperti, il light bondage forse è il modo migliore di avvicinarsi a questa pratica. Legare mani e piedi, intanto, per sperimentare il piacere sadomasochistico dell’annodamento (bondage significa letteralmente schiavitù).

Tecniche più estreme e eccitanti, sono, però:

  • metal bondage: prevede l’utilizzo di oggetti metallici (manette e catene);
  • hishi: una volta realizzato – con nastri in seta! – è possibile visualizzare sul corpo del soggetto sottomesso una ragnatela geometrica di rombi e figure che immobilizza l’intero suo corpo;
  • shingiu: legatura del seno;
  • shibari: avvolgimento del torace;
  • surakambo: annodamento della zona inguinale;
  • sospensioni: la più scenografica e pericolosa, poiché il partner è letteralmente sospeso da terra, e la forza peso provoca ulteriore pressione sui punti di annodamento del corpo.

2a2c10d8f13e7d03fabbe0e5445f9b25Ma al di là delle implicazioni da ‘o fa mo strano e c’ho voglia di sporcellate, quando c’è connessione tra chi lega e chi è legato, crea un legame tra due persone e offre profondi stimoli sensoriali e emotivi: la sensazione di “abbraccio”, quella di costrizione, il piacere dello scambio reciproco, l’odore delle corde, il loro crepitio quando scorrono, il calore che producono, la vicinanza – quasi un abbraccio – tra i partner, il piacere visivo del disegno che si crea, le sensazioni che provocano le legature, il suono del respiro di chi lega e di chi è legato.

Alla base del bondage c’è una volontà di scambio, di accudimento e di gratificazione. Il bondage deve essere un arricchimento all’interno di un rapporto e le corde diventare un mezzo di comunicazione che amplifica le sensazioni fisiche e le emozioni che nascono dall’incontro intimo di due persone.

Bizzarro, dicevo, però. Ora, seriamente, pensateci. Ma voi vi ci vedete dondoloni dal soffitto, come salami, con le corde che vi segnano l’adipe e magari una mela in bocca? Che poi chi cell’ha le catene? Al massimo quelle della neve… a me toccherebbe usare i nastri delle tapparelle e non so quanto risulterebbe saggio.

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