Botswana, depenalizzata l’omosessualità

L’Alta Corte del Botswana ha depenalizzato l’omosessualità, eliminando una legge di epoca coloniale poi passata nel Codice Penale del 1965.

La sentenza è giunta a seguito del ricorso contro la legge stessa, per cui “la conoscenza carnale di ogni persona contro l’ordine della natura” era punibile con fino a sette anni di detenzione, da parte di uno studente ventunenne, Letsweletse Motshiediemang, per il quale la società è cambiata abbastanza da accettare l’omosessualità, aiutato dall’associazione LEGABIBO, che si batte da anni per l’ottenimento dei diritti civili.

I giudici hanno unanimemente espresso che il diritto alla privacy include la libertà di scegliere un compagno di vita e “scelte private fondamentali, comprese quelle legate alla condotta sessuale”.

“L’orientamento sessuale non è una moda, è un importante attributo della personalità di qualcuno. Tutte le persone hanno diritto all’autonomia sulla propria espressione sessuale. […] L’opinione del pubblico su casi del genere è importante ma non decisiva. Questo riguarda i diritti fondamentali più che l’opinione pubblica. Non è nel pubblico interesse criminalizzare le relazioni tra persone dello stesso sesso. Quale schiacciante pubblico interesse porta alla necessità di una legge simile? Non ci sono vittime” ha dichiarato il giudice Leburu, sottolineando non solo la malvagità ma anche l’inutilità di una legge che criminalizzi l’omosessualità.

Il cambiamento non è stato improvviso, e già da mesi si era assistito ad un miglioramento della condizione sociale della comunità LGBT+, al punto che il presidente stesso, Mokgweetsi Masasi, si era schierato a favore, in occasione dell’ennesima aggressione brutale nei confronti di una persona transgender:

“Ci sono molte persone in questo Paese che hanno relazioni omosessuali e che soffrono in silenzio per paura di essere discriminate. Queste persone meritano di vedere protetti i loro diritti, come gli altri cittadini”.

Il percorso in sé è cominciato già nel 2016, con la condanna del governo da parte della Corte d’Appello per non aver accettato la registrazione della LEGABIBO come associazione riconosciuta, ma ad oggi i suoi volontari operano senza riconoscimento ufficiale.

La situazione nel continente, per quanto concerne i diritti LGBT+, è migliorata molto negli ultimi anni, con la depenalizzazione dell’omosessualità in molti Paesi, e battaglie per ottenere pari diritti in altrettanti, ma vi è ancora molta strada da fare, con 32 Paesi su 54, secondo l’associazione internazionale ILGA, in cui l’omosessualità è ancora illegale, con pene dalla reclusione, all’ergastolo fino alla morte.

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