Brasile, più di 300 persone LGBT+ uccise nel 2018

Secondo la più antica associazione per la difesa per i diritti umani degli omosessuali in Brasile, il Grupo Gay de Bahia, più di 300 persone lgbt+ sono state uccise in Brasile dall’inizio del 2018 e 713 sono state vittime di crimini d’odio fino a metà settembre.

Secondo l’associazione questi numeri indicano l’alta probabilità che quest’anno superi i numeri record dell’anno scorso, 387 omicidi, che a loro volta avevano superato quelli dell’anno precedente, 343.

Il caso più discusso è stato quello dell’assassinio di Marielle Franco, consigliera lesbica di colore, nata nelle favelas e rappresentante di una nuova politica brasiliana critica degli abusi di potere della polizia e favorevole alla tutela dei diritti delle minoranze, sparata mentre era in macchina il 14 marzo di quest’anno. L’evento ha portato migliaia di persone in protesta nelle strade del paese, compresa la compagna della consigliera, Mônica Benício, che ha sin da subito confermato la matrice politica dell’attacco.

Questi dati sono rilasciati nel clima di tensione ed omofobia che sta vivendo il Brasile alla viglia delle elezioni presidenziali del 7 ottobre, che vedono a capo di tutti i sondaggi il candidato di estrema destra Jair Bolsonaro, 63enne nato nello stato di San Paolo da genitori di origine italiana ed ex capitano dell’esercito durante la dittatura. Dalla sua prima apparizione in politica nel 1988 Bolsonaro ha basato il suo messaggio politico sull’oppressione delle minoranze, sul ritorno alla dittatura militare e sul mercato libero.

Protesta contro l’assassinio di Marielle Franco di fronte al palazzo del Consiglio

In un’intervista per Playboy nel 2011 il candidato ha sostenuto di preferire un figlio morto ad un figlio gay, reiterando poi nel 2013 dicendo che “nessun padre potrebbe mai essere fiero di avere un figlio gay”. Parlando al TIME ha comparato l’omosessualità alla pedofilia: “Quindi rispettiamo il diritto di un pedofilo di fare sesso con un bambino di due anni? Questo unirebbe il Brasile?” – ha affermato, per poi continuare dicendo che se vedesse due uomini baciarsi per strada li prenderebbe a pugni “Perché affrontare la società? Perché portare ciò nelle scuole? Bambini piccoli di 6 o 7 anni che guardano due uomini che si baciano così come vuole il governo? È questa la democrazia?”.

Il candidato in realtà si è spesso mostrato in disaccordo con l’idea stessa di democrazia, lodando numerose volte la dittatura militare che ha coinvolto il paese sudamericano dal 1964 al 1985, al punto di affermare, in un’intervista per Câmera Aberta negli anni 90, che se mai fosse diventato presidente avrebbe sin da subito tentato di instaurare una dittatura: “Non ho dubbi – comincerei il golpe proprio il primo giorno! Sono sicuro che almeno il 90% delle persone mi commemorerebbero o mi applaudirebbero. Il Congresso oggi non è buono a nulla, votano solo a favore dei progetti del presidente. Se lui è la persona che prende le decisioni, che ha l’ultima parola, che ride del Congresso, allora si cominci il golpe e che diventi una dittatura!”. Sostiene che “la dittatura abbia portato ad un Brasile più sostenibile e prospero” ed a “20 anni di ordine e progresso” e che l’unico errore commesso è stato quello di “aver torturato ma non ucciso” i dissidenti politici.

Ha anche più volte espresso idee sessiste, soprattutto nel caso mediatico del 2015 in cui, in risposta alla deputata Maria do Rosário che lo ha chiamato “stupratore”, ha detto che la deputata “non è degna di essere stuprata”. Sostiene anche che uomini e donne non debbano avere lo stesso salario per lo stesso lavoro perché le donne “possono rimanere incinta” e che l’imposizione del congedo per maternità intralci la produttività lavorativa.

Con le elezioni alle porte, molte personalità internazionali si sono espresse contro il candidato, soprattutto attraverso l’hashtag #EleNão (“non lui” in italiano).

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