Brasile, Tribunale Supremo Federale vota per rendere illegale omofobia e transfobia

Il Tribunale Supremo Federale brasiliano ha votato per rendere illegale l’omotransfobia, che sarebbe punita attraverso la legge contro il razzismo, finché non sarà scritta una legge ad hoc, con pene detentive dai tre ai cinque anni e il pagamento di una multa.

Solo sei giudici su undici hanno votato la nuova legislazione, tutti a favore, ottenendo così la maggioranza, gli altri cinque voteranno invece il 5 giugno: non si sa ancora quale versione della legge passerà, con un’alta probabilità che vengano inserite delle esenzioni religiose, data la forte presenza della Chiesa cattolica e del movimento evangelico nel Paese e la loro fortissima opposizione a qualsiasi tipo di concessione di diritti alla comunità. La misura avrà effetto a seguito del voto di tutti i giudici.

La legge si è ottenuta grazie all’attivismo dei gruppi Associação Brasiliera de Lésbicas, Gays, Bissexuais, Travestis, Transexuais e Intersexos (ABGLT) e del Grupo de Advogados pela Diversidade Sexual e de Gênero (GADVS), che si sono battuti per far sì che il Tribunale riconoscesse come incostituzionale il rifiuto da parte del Congresso di criminalizzare la violenza nei confronti della comunità LGBT+.

“Quando una persona è minacciata per il fatto stesso di esistere, quella persona non vive un’esistenza completa ma una resistenza giornaliera. Sono necessarie leggi per garantire i diritti di queste persone” ha commentato la presidente del Mothers for Diversity, Majú Giorgi.

“La sentenza arriva in un ottimo momento, in cui abbiamo un capo di stato LGBT-fobico. Il Tribunale Supremo Federale si è assunto la responsabilità di proteggerci” ha commentato Bruna Benevides, presidente dell’ONG Grupo Diversidade Niteroi.

Nonostante il matrimonio egualitario sia ormai legale dal 2013, l’implementazione di tale legge è importantissima in un Paese che presenta uno dei tassi più alti di omicidi di persone LGBT+ al mondo (con un totale di 141 contati solo fino a metà maggio del 2019), uno dei tassi più alti di omotransfobia tanto nella società stessa quanto in politica, soprattutto dall’elezione di Jair Bolsonaro, presidente “orgogliosamente omofobo” e dall’uccisione dell’attivista e assessora Marielle Franco. Una tale decisione, infatti, potrebbe essere considerata una vera e propria opposizione ad un presidente che ha basato molte delle sue politiche a livello sociale sull’omotransfobia, arrivando perfino a minacciare violenza.

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