Cacciato di casa perché gay, vive in un sottoscala con i topi

Succede a Monte di Procida (Napoli): un uomo, Sergio, è buttato fuori di casa dal fratello perché gay e costretto a vivere in un sottoscala con condizioni igieniche inaccettabili ed un’alimentazione non regolare fino ad essere ricoverato per un’emorragia dovuta a ripetuti morsi di topi.

Il 40enne all’inizio del mese è tornato a casa dopo una degenza ospedaliera ma non gli è stato permesso entrare in casa dal fratello, che ha buttato i suoi effetti personali dalla finestra del secondo piano, avendolo per anni attaccato a causa del suo orientamento sessuale: da quel momento Sergio è stato costretto a vivere in un sottoscala sporco, dovendosi lavare di notte in una fontana nelle vicinanze, vergognandosi di poter esser visto dai vicini durante il giorno e dovendo essenzialmente dipendere dalla gentilezza di assistenti sociali ed amici per il sostentamento, mettendo a rischio la sua salute già precaria, essendo 100% invalido a causa di un incidente sulla nave da carico su cui lavorava.

La notizia è stata comunicata dall’Arcigay di Napoli che, dopo aver verificato la veridicità delle numerose segnalazioni pervenute all’associazione negli ultimi giorni, ha denunciato la condizione dell’uomo, lo ha incontrato ed ha anche incontrato i servizi sociali del paesino:

“Ho incontrato il Sindaco ed i Servizi Sociali di Monte di Procida” – ha dichiarato Antonello Sannino, presidente dell’Arcigay di Napoli – “Mi hanno assicurato un rapido intervento. Queste situazioni di degrado che appartengono più al Medioevo che al 2018 sono inaccettabili. Ci auguriamo che l’Amministrazione intervenga fattivamente e che la comunità di Monte di Procida si indigni ridando dignità alla vita di Sergio. La tempestività e l’efficienza con cui le istituzioni e la società tutta daranno risposte concrete alla tragedia di Sergio saranno cartina di tornasole della civiltà e dell’umanità di una comunità che non può restare indifferente davanti a questa sconvolgente storia di violenza e omofobia”.

Ha commentato la vicenda anche il sindaco Giuseppe Pugliesi: “Io, e ritengo la maggior parte dei miei concittadini, non sapevamo nulla fino ad oggi degli orientamenti sessuali di Sergio, e non so fino a che punto il clamore sollevato dall’Arcigay possa giovare alla soluzione dei suoi problemi.

I servizi sociali del Comune lavoravano da tempo sul caso. Gli abbiamo erogato un contributo una tantum, gli abbiamo proposto ricoveri in strutture che lui però ha sempre rifiutato. Gli abbiamo inviato per alcune ore la settimana un operatore sociosanitario, abbiamo provato a erogargli il Rei, il reddito di inclusione, ma l’Inps glielo ha negato probabilmente perché risulta intestatario di quote di beni ricevute in eredità.

Insomma, era ed è un caso pienamente al centro dell’attenzione della comunità, parrocchia compresa.

Moltiplicheremo gli sforzi per cercare insieme a Sergio e alla sua famiglia una soluzione, perché è indegno che nel 2018 un uomo possa vivere in un seminterrato privo dei requisiti di abitabilità”.

YouMedia ha intervistato Sergio, che ha avuto modo di raccontare la sua vicenda in prima persona: “[Mio fratello] mi ha sempre detto che sono un gay, una puttana, perché non ti prostituisci così farai soldi, sei anche simpatico”; “Vorrei vedere se c’è un senso a tutto questo, vedere se c’è un senso alla mia vita… perché io mi sono scocciato di vivere”.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *