/Cambiamento di sesso senza intervento chirurgico: ancora una sentenza favorevole

Cambiamento di sesso senza intervento chirurgico: ancora una sentenza favorevole

Proseguendo sul percorso già tracciato in più di un’occasione dalla giurisprudenza italiana, la prima sezione civile del Tribunale di Palermo ha accolto la richiesta di un transessuale che chiedeva di poter cambiare – prima di subire un intervento – i dati riportati sui documenti di identità, nonché quelli risultanti all’anagrafe.  Il giovane, infatti, pur essendo già stato autorizzato a sottoporsi all’intervento per il cambiamento del sesso biologico, era ancora in attesa di tale trattamento.

Non è questo il primo caso, ma è importante tenerne conto perché si tratta di una delle prime applicazioni in Italia di un principio riconosciuto soltanto nel 2015 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e, successivamente, a livello nazionale dalla Corte di Cassazione e dalla Corte Costituzionale.  Prima di questa fase positiva, i giudici, accertati il percorso di transizione psico-sessuale e la piena consapevolezza e volontà della scelta del soggetto, potevano autorizzare l’operazione per il cambiamento del sesso biologico e, una volta eseguito l’intervento, ordinavano la rettificazione dei dati anagrafici.

Soltanto dopo gli interventi giurisprudenziali (ma, a livello nazionale, anche legislativi) è stato mutato l’orientamento dei giudici. Essersi sottoposti all’intervento chirurgico, quindi, non è più considerato un requisito essenziale per procedere alla rettificazione dei dati anagrafici, ma risponde esclusivamente alla esigenza di consentire alla persona di raggiungere uno stabile equilibrio psicofisico.

Nel caso di specie, Alessio, pur essendo ancora biologicamente donna, non si è mai sentito una donna e, secondo quanto stabilito dai giudici, ha il diritto di vedere corrispondere la propria identità formale con quella apparente e sostanziale, anche per evitare i possibili disagi che potrebbero derivargli in caso contrario dalla vita di relazione. Non pochi sono i disagi derivanti da una discordanza tra l’identità apparente e quella formale. Continuare ad avere documenti di identità riportanti dati anagrafici femminili, a fronte di un aspetto esteriore e di una personalità interiore vissuti da sempre come maschili avrebbe comportato una lesione della dignità di Alessio.