Categoria: Amici

Lo scienziato cacciatore va in vacanza

Quasi agosto, tempo di andarsene in vacanza e di staccare un po’ la spina da tutto lo stress accumulato durante l’anno. Poi a settembre si ricomincerà a stare dietro al lavoro, agli impegni, alla palestra. Nel frattempo anche Dedalus si prende una pausa dal blog e coglie l’occasione per fare il bilancio di un anno di Punto H. Sit back, relax and enjoy your flight.

Nell’arco di questi mesi abbiamo affrontato diversi argomenti e nelle maniere più disparate. Sotto molti sondaggi ci sono state discussioni anche accanite, ma questo dimostra che esistono tematiche che le persone hanno a cuore. Una su tutte la prevenzione dalle MTS, reale cruccio di tutta la comunità LGBT. Mi sono ritrovato a parlare con persone dubbiose, spaventate, incazzate ma anche combattive, positive e propositive. Le malattie trasmissibili sessualmente, l’HIV e la PrEP interessano tutti direttamente e indirettamente e in questo periodo abbiamo ben constatato che in certi casi manca l’informazione minima, in altri manca l’informazione di cui avremmo bisogno.

Le interviste ci hanno permesso di conoscere da vicino realtà diverse dalla nostra, come nel caso del cuckold. Se ve lo state chiedendo lui e il suo compagno sono ancora innamorati e si danno ancora alla pazza gioia. Abbiamo anche conosciuto le storie di Luka (per inciso, Salvini ancora non l’ha censito) e Aaron Green (che espande il verbo dei puppies in ogni dove). Si è discusso anche di fat-shaming, slut-shaming e penis-shaming con Emilio e abbiamo capito quanto possano essere diverse le proprie percezioni e come ci si possa accorgere di commettere degli errori pur essendo in buona fede.

Ancora, si è parlato di un progetto [LOBBIES ndr] che ha raggiunto l’obiettivo su Kickstarter e i ragazzi, dopo tanti sacrifici, ne sono entusiasti. Anch’io da parte mia sono contento che ci siano riusciti; come vi dicevo le buone idee vanno sostenute.

In questi mesi però la soddisfazione più grande è stata quella di ricevere molti messaggi, soprattutto su Twitter, di persone che hanno letto i miei articoli e si sono sentite in qualche modo arricchite. Un ragazzo ha confessato al suo migliore amico di essere sieropositivo, un altro si è convinto a prenotare un aereo per partecipare al Folsom a settembre. Qualcuno mi ha fatto i complimenti per aver dato spazio a diverse realtà e a diversi modi di pensare, altri mi hanno insultato perché non la pensavano come me. In ogni caso mi ha fatto piacere leggere e leggervi.

Ora mi prendo una pausa dal blogging, ma resterò a rompere i coglioni su Twitter. Best regards!

Dedalus

LOBBIES: il gioco che dobbiamo assolutamente supportare

Vorrei parlarvi di un progetto che a mio parere è assolutamente fantastico. I ragazzi de La Gilda del Cassero di Bologna hanno ideato Lobbies, un gioco di carte a tema LGBTQ che dalle premesse non potrà non far innamorare tutti i nerdini che si nascondono in noi. Messi da parte per una volta i draghi, gli elfi, i cavalieri e le streghe i protagonisti saremo proprio noi e la nostra comunità. Oggi ho intervistato per voi Pietro Guermandi, referente e uno dei fondatori de La Gilda, che si occupa della logistica e delle PR del gioco. Sit back, relax and enjoy your flight.

Che cos’è LOBBIES?

LOBBIES è un gioco di carte prodotto da volontari de La Gilda, un laboratorio ludico che si svolge al Cassero. È un gioco a tematica LGBTQI che fa ironia sulle presunte lobby della comunità (le regole le trovate nel video qui). Da un lato abbiamo deciso di usare, appunto, la sempreverde ironia per prenderci in giro in tutte le nostre sfaccettature e dall’altro abbiamo deciso di utilizzare i nostri valori di volontari (soprattutto del Cassero) attraverso tutto il gioco. Quindi abbiamo cercato di inserire le nostre idee di inclusione e rispetto verso tutti e tutte tentando di non ripetere mai gli stessi sessi, gli stessi generi e gli stessi orientamenti ma dando uno spettro più ampio possibile anche soltanto per essere più inclusivi possibile.

Come e quando nasce il progetto?

L’idea di voler creare qualcosa è sempre stata un pallino di tutta La Gilda perché abbiamo un sacco di risorse intese come fumettisti, gente che sta davvero dietro al mondo delle carte e dei giochi da tavolo. Abbiamo sempre detto: “Cavolo, avremmo gli strumenti”. Dall’altro lato c’era anche questa forte voglia di iniziare a creare contenuti, dato che siamo un gruppo che si affaccia al mondo nerd che, nonostante si creda il contrario, è un modo molto omofobo e sessista che ci ha dato non pochi problemi negli anni. Avevamo quindi questa volontà di creare qualcosa che iniziasse a girare nelle reti che ci eravamo creati.

Un anno fa uno di noi (Andrea Porati, Madlen) se n’è venuto fuori con un gioco di cui non aveva in mente il nome e né le carte, ma aveva l’idea. Quell’idea ci è piaciuta tantissimo e da un anno a questa parte ci abbiamo lavorato perdendoci tempo, anima, soldi, sangue e qualsiasi cosa possibile e immaginabile. Mese dopo mese l’abbiamo cambiata, migliorata, stampata, fino ad arrivare alla versione che abbiamo lanciato adesso su Kickstarter. È stato un percorso molto travagliato, anche perché siamo andati in fiere (soprattutto a Modena) e abbiamo ricevuto delle pesanti critiche.

Quindi il gioco è molto cambiato, ha preso spunto da tutti i consigli che ci arrivavano e alla fine è diventato un ottimo prodotto direi, con molta poca modestia. Siamo riusciti a creare un prodotto dalle meccaniche divertenti, un gioco di carte con un livello di strategia richiesto non banale, che speriamo possa piacere alla comunità in quanto gioco a tematica, ma anche al mondo nerd non LGBT in quanto gioco ben fatto. Quindi speravamo di muoverci su questi fronti anche per riuscire a rompere la dinamica del “non esistono giochi LGBT di carte o da tavolo”.

Se un qualsiasi membro della comunità si mette a giocare se la ride, perché è costruito su un immaginario quotidiano e le carte sono costruite in modi che siamo abituati a conoscere e ci fanno sicuramente ridere. Per esempio possono esserci degli eventi, come una combinazione di carte per giocarsi una discoteca e potenziarla mettendo una dark room e facendo un sex party. Sono quelle cose super sceme che siamo abituati a vedere e che quando giochi ti strappano una risata. D’altro canto la differenza fondamentale è che se togliessimo il nome delle carte, le immagini e la parte di “storia” comunque rimane un buon gioco. Quando lo giocavamo senza tutta la parte di produzione artistica e immaginazione comunque ci coinvolgeva. E questo è un grande punto a favore.

Come attrarresti il pubblico LGBT non nerd? E il pubblico etero nerd?

Al pubblico etero nerd spiegherei sicuramente le meccaniche, quindi l’idea di dover mentire, farsi amici, votare in segreto. Tutte cose che in un gioco attirano molto. Se dovessi convincere una persona LGBT non nerd il punto è proprio che il fatto che questo gioco possa anche solo essere prodotto è importante non soltanto per noi, ma per tutta la comunità. Questo perché anche se sembra una sottocategoria minoritaria e non importante, il mondo nerd è troppo ignorato dal resto delle persone e nessuno si è mai posto queste questioni e questi problemi. E LOBBIES vuole aprire una porta: far sapere che è possibile avere giochi LGBT e trattare questioni di genere. Ma abbiamo bisogno di più gente possibile. Per questo abbiamo messo il progetto su Kickstarter, perché non avevamo più fondi.

 

MOMENTO SERIO: non faccio quasi mai appelli del genere, soprattutto perché nella maggior parte dei casi non credo sia compito mio. Ora, però, mi piacerebbe che tutti noi (LGBT certo, ma anche gli amici etero) aiutassimo questi ragazzi a realizzare il loro progetto. Non solo perché viene dal Cassero, che per l’integrazione e l’inclusione ha fatto molto di più di molte associazioni, ma anche perché a parer mio le buone idee vanno premiate. Anche se uno non è così ricco da potersi permettere di tirare fuori il libretto degli assegni e farlo in due giorni. Anche se uno non è così famoso da ottenere in qualche ora l’audience necessaria per avere pubblicità. Non permettiamo che tutto il lavoro fatto fino ad ora vada in fumo.

Ringrazio tantissimo Pietro per l’intervista. Io ho appena donato per sostenere il progetto. Se vi ho convinti potete fare come me andando qui: https://www.kickstarter.com/projects/1955533818/lobbies-lgbtqi-card-game?ref=509783&token=154462de

Dedalus

 

Milano Pride. Perché noi non siamo invisibili

Il punto H ha seguito per voi anche il Milano Pride. Questa volta il vostro scienziato cacciatore ha faticato moltissimo per trovare qualcuno disposto a farsi intervistare, ma niente paura. Invece della videointervista vedrete il Pride in tutto il suo splendore attraverso le foto.


 

Quest’anno Milano si è letteralmente riempita. Persone da tutta Italia sono venute nel capoluogo di una regione in cui è presente una giunta leghista e i cui comuni sono governati per lo più dalla destra.

 

Attualmente Milano è come se fosse un’isola rispetto al resto della Lombardia, con il Sindaco Sala che crede fortemente nei diritti civili e lo dimostra ogni giorno con parole e fatti. A differenza di molti altri [Virginia, can you hear me?] è stato in prima linea nella parata fino al discorso finale.

Mai come quest’anno la partecipazione è stata massiccia. I negozi, i passanti, i turisti, le persone sui balconi, le associazioni, le aziende. Siamo tutti diversi ma siamo tutti stanchi di essere trattati come se fossimo l’ultima ruota del carro, siamo tutti incazzati perché non vogliamo tornare indietro dopo aver fatto dei piccoli passi avanti.

Tanti colori, tanti costumi, tanta fantasia e tanto simbolismo. Perché noi, cari politici, ve lo vogliamo spiegare in tutti i modi che conosciamo che esistiamo e che meritiamo di essere trattati come tutti gli altri a livello sociale e legislativo.


 

Quest’ultima foto URLA, scuote, fa riflettere. E il Punto H ringrazia Nicola per aver acconsentito alla pubblicazione.

L’Onda Pride è quasi terminato. Tutti, dal primo all’ultimo, speriamo che negli anni a venire non ci sia più bisogno di essere così combattivi, che non importi più se due uomini o due donne si amano, che i figli arcobaleno siano tutelati, che le istituzioni collaborino con noi per ridurre le diversità e non per togliere diritti. Tutti noi ci speriamo. E quel giorno arriverà. Il vostro scienziato cacciatore vi saluta, ché è stata una giornata estenuante. #LoveIsLove

Dedalus

Averlo piccolo è come essere grassi

La scorsa settimana ho pubblicato questo articolo e c’è stato un dibattito tra chi ha ammesso di aver mollato un ragazzo per le dimensioni del suo pene e chi considerava questa scelta sbagliata. In particolare Emilio l’ha considerata una vera e propria discriminazione, paragonabile a quando le persone grasse vengono messe da parte. Oggi ne parliamo. Sit back, relax and enjoy your flight.

Le parole di Emilio erano davvero sentite, a partire da questo tweet

e proprio per questo ho deciso di intervistarlo, per esporre un ulteriore punto di vista al dibattito. Lo so, discutere delle dimensioni del pene potrà sembrare ridondante e superficiale. Ma è davvero così? Non è forse vero che siamo una società fallocentrica e che questo è ulteriormente vero in coppie che si articolano tra due maschi?

Ti sei scaldato per alcune risposte all’articolo paragonando l’interruzione di una frequentazione a causa delle dimensioni al fat shaming.

Penso che essenzialmente siano la stessa cosa. Se a me dà fastidio che sui social una persona si senta in diritto di escludere i grassi, perché non dà altrettanto fastidio se si escludono le persone col pene piccolo? Non capisco questo ragionamento.

Certo, però uno potrebbe risponderti che i suoi gusti sono così. Possono non piacergli le persone grasse o quelle col pisello piccolo. Quindi qual è la differenza? 

La differenza è che tu ti senti autorizzato a dire “ce l’hai piccolo quindi smettiamo di vederci” ma se sai che uno su Grindr rifiuta i grassi allora fai una crociata perché si fa body shaming e si sta discriminando.

È anche vero che esistono molte persone grasse che si espongono direttamente contro il fat shaming ma non c’è un gruppo unito di “uomini fieri con l’uccello piccolo” contro le discriminazioni. 

È questo il problema, è che sanno di essere socialmente emarginati. Da sempre sempre l’uomo col cazzo grosso è più forte, più potente, più importante, più ambito. È insito nel genere umano.

Perché allora non ci liberiamo dalla visione fallocentrica?

Non ci ho mai pensato in realtà, ma credo che bisognerebbe imporsi come comunità. Come i bear, che un giorno hanno detto: “Non siamo più solo grassi o solo pelosi, siamo orsi e siamo un gruppo”. Magari si tratta solo di normalizzare. Ma come si possono sradicare secoli e secoli di cazzogrossismo? Mi sono accaldato così tanto perché molti in passato hanno fatto la guerra contro quelli che “no grassi, no effeminati” e poi hanno fatto la stessa cosa sotto al tuo sondaggio.

Ti farò una domanda scomoda: tu hai pubblicato Monkeys** e hai disegnato i modelli belli e col pacco prominente. Perché?

Mi aspettavo questa domanda. Beh, tutta l’operazione Monkeys parte da una base di idealizzazione. Avendo io una base di fumetti e manga posso dire che è tutto basato su immagini e stereotipi. Col mio lavoro devo attrarre l’occhio e un pacco grosso è attraente, come le tettone. A molti ho chiesto come volessero il pacco e nel 60-70% dei casi mi hanno chiesto di aumentare il volume. Negli ultimi però mi sono anche ridimensionato, perché mi sono accorto che quelli meno recenti erano esagerati. Ma in ogni caso il mio è un lavoro di idealizzazione e sì, ci metto anche del mio. Però a livello umano non ho mai fatto distinzioni di quel tipo. A pensarci magari sembra anche ipocrita da parte mia, ma credo siano due cose diverse. Io non rappresento la realtà.

Ribadisco che non sono contro i gusti personali, dico solo che sono scelte e non credo che sia il caso di demonizzare chi invece ha canoni diversi. Ma se mi parli di rapporti umani non sono molto d’accordo. Se ti piace tantissimo una persona e ti cade l’interesse perché ce l’ha piccolo lo trovo discutibile. Parlo proprio di discriminazione che sfocia in altri ambiti.

E secondo te perché uno sente il bisogno di comunicare al mondo cosa non vuole? Cioè, a me per esempio non piace il tipo orientale, ma su Grindr non sento il bisogno di scrivere “no asians”. 

Ma infatti, almeno non dirlo! Uno vuole togliersi dall’impiccio di dire “no guarda, non mi piaci”. Cerco di mettermi nei loro panni ma non trovo il senso. Di fatto non costerebbe niente rispondere, ma è proprio per evitare totalmente di interagire. O forse è per autoannunciarsi. Del tipo “li voglio muscolosi perché lo sono anch’io e devono far parte della mia élite”, un po’ come ls cultura del trofeo. Se vado al letto con uno che ce l’ha piccolo i miei amici mi ridono dietro. O al contrario, se mi rimorchio uno che ce l’ha grosso mi invidiano. Potremmo chiamare questa cosa “il trofeismo spinto”.

Ridiamo.

Ringrazio tantissimo Emilio per questa chiacchierata e per essersi reso disponibile all’intervista.

** Monkeys è il progetto a cui Emilio ha lavorato per almeno due anni. Come dice Amazon “è un viaggio alla scoperta dei corpi, della bellezza insita nella loro unicità, nelle storie che questi corpi si portano dietro e che li hanno resi tali”. Per realizzare quest’opera Emilio ha ritratto decine di modelli (twitteri e non) tra cui il sottoscritto. Vi allego l’immagine qui sotto, l’unico caso nella mia vita in cui mi vedrete con gli addominali. Se siete curiosi e volete supportare questo progetto e quelli futuri potete acquistare Monkeys qui.

Dedalus

L’ho mollato perché ce l’ha piccolo

Qualche giorno fa stavo parlando con un amico, uno di quelli che vede il cassiere all’Esselunga e si innamora. Poi passa quello della security e si innamora di nuovo e così via. Scusa ama, ma fai proprio così!

Fatto sta che in palestra ha attaccato bottone con quello che lavora all’accoglienza, si sono scambiati il numero e si sono bevuti una birra per conoscersi un po’. Lui in brodo di giuggiole, innamorato perso e in procinto di scegliere i nomi dei figli. Senonché un paio di giorni dopo lo invita a casa, dove fanno sesso. Al momento di togliergli le mutande il mio amico l’ha presa benissimo

Esatto, avete capito bene. Il tipo in questione aveva il pisello piccolo e alla fine il mio amico ha perso l’interesse. Non giudicatelo male, anche se vi viene spontaneo. Lui dice sempre che “essendo stato abituato per 4 anni col mio ex che aveva un baobab in mezzo alla gambe non posso accontentarmi delle misure small. Neanche lo sento!”.

Non possiamo negarlo, il sesso è il nodo centrale della coppia. Va bene la complicità, l’affetto, l’amore eccetera, ma l’intesa sessuale è il cardine e il fulcro del 99% dei rapporti occasionali o meno. Quindi cosa fai se il ragazzo che ti piace non soddisfa le tue aspettative?

Le opinioni su Twitter sono state contrastanti. C’è chi ha accusato la maggioranza di mentire

E c’è chi in effetti ammette di averlo fatto senza remore

Al contrario, c’è chi percepisce questa possibilità come il fumo negli occhi

Nonostante la maggior parte delle persone che ha risposto al sondaggio abbia dichiarato di non aver mai interrotto una frequentazione per le dimensioni del pene del partner, in realtà un nutrito gruppo ha ammesso di averlo fatto oppure che lo farebbe.

Diciamola tutta, siamo sempre pronti a fare discorsi filosofici sulla bellezza interiore ma poi a conti fatti quanto diamo importanza a dettagli più superficiali? Quanto siamo disposti a sacrificare affinché chi frequentiamo risponda a certi canoni estetici più o meno opinabili?

E soprattutto: viviamo in una società troppo fallocentrica? E ci nascondiamo dietro un dito pur di non ammettere di essere meno profondi di quanto pensiamo?

Dedalus

Andrai al Pride quest’anno?

Maggio. Manca un mesetto all’inizio dell’Onda Pride e in Italia siamo quasi all’apice del nostro sport nazionale: la polemica. Il Gay Pride, inoltre, per tradizione raccoglie un calderone di frustrazioni da hipster dell’ultima ora: la data, la gente, il vestito, gli addobbi, il mood. Sit back, relax and enjoy your flight.

Forse è ancora un po’ presto, d’altronde l’Eurovision è imminente [e non dimenticatevi di twittare con gli hashtag #ESC2018 e #Titina18] e il GF15 impegna le bacheche di tutti i social. Ma tra poco, quando sarà il momento, vedrete uscire dalle loro tane tutta una serie di personaggi che ogni anno vomitano tutto il loro odio per il Pride e decidono di farcelo sapere. Perché ci interessa.

Sì ok, sputare su tutto e tutti fa molto figo ma ho notato con piacere che negli ultimi anni questi esseri perennemente impegnati a demonizzare le manifestazioni che avvengono ogni anno in tutto il mondo sembrano essere un po’ diminuiti. Anche se restano più fastidiosi delle piattole. Gli evergreen sono sostanzialmente tre:

  1. IL PRIDE È UNA CARNEVALATA! Tralasciando il fatto che detto da gente che passa la giornata a condividere gif di Tina Cipollari e Ru Paul fa ridere, va detto che non si capisce mai cosa si chieda di fare esattamente. In sostanza, secondo queste persone, la gente dovrebbe camminare in silenzio, vestita in giacca e cravatta, monocromatica e attenta a non disturbare sciura Maria che fa il riposino pomeridiano. A parte che sfido chiunque ad andare in giro in giacca e cravatta a giugno a meno che non sia obbligato o che non viva in Norvegia, ma non vedo il motivo per cui uno non possa indossare  un boa o degli shorts di pelle se lo desidera. D’altronde siamo la generazione del no shaming e dunque non vedo perché siamo così attenti a non criticare le persone per il peso, i comportamenti, le attitudini ma al contempo riteniamo lecito criticare l’espressione di persone che non fanno niente di male se non vestirsi come si sentono a loro agio. Che poi non capisco perché il Pride debba essere triste e grigio come una processione di CL. Al contrario ritengo che il bello di questa manifestazione sia proprio questo: i colori, la varietà, l’atmosfera festosa, le risate, lo stoicismo con cui si macinano chilometri anche sotto il sole a 40 gradi. Ma poi che cazzo di problema avete col carnevale?
  2. AL PRIDE CI ANDATE SOLO PER RIMORCHIARE! Qua si percepisce tutto il retaggio da comari di paese che passano la giornata a criticare tutta la rubrica del cellulare dalla A alla Z. Sì, c’è chi va al Pride e rimorchia. E quindi? No adesso ditemi quale sarebbe il problema. Se due si vedono e si piacciono, per di più grazie al cielo senza l’ausilio di Grindr o simili, non dovrebbe essere una cosa bella? Non dovremmo celebrare l’amore, la libertà, la spontaneità? E inoltre: non si può interagire con un ragazzo e contemporaneamente partecipare ad una manifestazione?
  3. IL PRIDE NON RAPPRESENTA I GAY/NON SERVE A NIENTE. Di solito questa viene sempre da gente che non ci è mai stata e quindi parla a sproposito. Insomma, capisco che un Pride non sia il prologo della Rivoluzione francese, ma esattamente cosa si dovrebbe fare per far sì che “serva”? Non si può intervenire direttamente e per forza di cose i diritti civili devono seguire il corso della politica che piaccia o non piaccia. Ma la caratteristica più importante è la visibilità. Le donne non hanno ottenuto i diritti standosene dentro casa a cucinare la cena per i mariti, ma li hanno ottenuti scendendo in piazza e bruciando i reggiseni. E alla fine ne hanno beneficiato anche quelle che le insultavano dal balcone. Per quanto riguarda la rappresentanza: ad ogni Pride ci sono centinaia di migliaia di persone e decine e decine di gruppi. Partiti politici (più che altro di sinistra), i gay di destra, i sindacati, le discoteche, varie aziende (che sponsorizzano o partecipano), gli/le escort, i genitori gay, i genitori dei gay, i genitori che hanno avuto figli da relazioni etero, i figli dei gay, le famiglie arcobaleno, i gay cattolici, le lesbiche agresti (anche se quella è una chicca international), la soka gakkai, i gay musulmani, l’avvocatura LGBT. Eccetera eccetera. Adesso mi chiedo: tra tutta questa gente possibile che uno sia così unico da non essere rappresentato da nessuno? Ovviamente no, non è possibile.

In un’Italia che per ogni passo avanti ne fa tre indietro io credo che sia essenziale partecipare al Gay Pride. Per esserci, per far sentire la nostra voce, per far capire che ci siamo. Per dire no all’omofobia, per rimarcare il concetto che anche se ci prendono in giro e anche se ci picchiano noi continueremo a camminare sotto la luce del sole senza vergogna.

Recensioni2.H: Va a finire che ti amo

never_trust_in_love_by_crisnanegab-d4i85fpOgni settimana la vita mi regala un nuovo spunto per cercare un film adatto e tirarci giù una recensione tutta per voi e anche questa volta mi butta in mezzo ad un argomento che mi ha toccato in primis: l’innamoramento, e non parliamo del classico lui & lei, lui & lui o lei & lei, ma del lei etero e lui gay (o lui etero e lei lesbica ogni formula vale). Tutti ci siamo passati e uscirne bene è sempre una sfida tipo campo minato perché non sappiamo mai come la controparte può esplodere, se in una sfuriata omofoba o in una cascata di glitter.

Tirate fuori i pop corn Dolcezze!popcorn


Va a finire che ti amo

IMG_8188Pellicola del 2015, titolo originale Naomi and Ely’s No Kiss List, diretto da Kristin Hanggi, meglio conosciuta come direttrice del musical Rock of Ages e per aver diretto la produzione iniziale che ha lanciato le Pussycat Dolls. Nel cast troviamo Victoria Justice, volto giovane della Nickelodeon che ha recitato assieme ad Ariana Grande nella serie Victorious e nel The Rocky Horror Picture Show: Let’s Do the Time Warp Again (remake del celebre musical del 1975); Monique Coleman, co-star in High School Musical.

Film presentato all’Outfest Film Festival (dedicato a tematiche lesbiche, gay, bisessuali e transgender) non transitato mai nelle sale italiane fino all’approdo sulla piattaforma di streaming on-demand Netflix (doppiato).

 

La Storia

Naomi e Ely son vicini di pianerottolo nella caotica Manhattan e migliori amici; passano tutto il tempo assieme tra serate nei locali e passeggiate al parco, lei bella, bugiarda ed etero, lui pragmatico, maturo e gay. Hanno un rapporto d’amicizia basato su due grandi bugie: a lei piace lui e a lui piace il suo ragazzo, insomma un triangolo amoroso che esplode quando tutto viene a galla riaprendo delle ferite che hanno sfasciato le loro famiglie.


Film un po’ denigrato dalla grande critica, ma che in fondo porta degli argomenti in modo così semplice che probabilmente li ha quasi fatto passare per superficiali: abbiamo il rapporto tra i due ragazzi con alle spalle delle famiglie che hanno subito un terremoto a causa di tradimenti: lei con la madre divorziata che vive in uno stato di nulla verso tutto, mentre lui con le sue due mamme che hanno un rapporto burrascoso proprio a causa del tradimento di una delle due con il padre di Naomi;

Il fattore omosessualità diventa un punto fondamentale quando lei (voce narrante in alcune scene) dice che non sopporta i gay, se non solo Ely perché ne è innamorata, questo porta a creare una sinergia che segue la storia fino alla fine senza sfociare mai in occasioni di attacchi omofobi verso la categoria;

Il coming out affrontato da un terzo personaggio che in poche battute riesce a farti venire la pelle d’oca.naomi_ely_still_h_15Una commedia per ragazzi all’americana che con uno stile scanzonato, ma deciso riesce a portare argomenti che riguardano la famiglia, gli amici e la propria persona, una pellicola adatta ad un sabato sera sotto le coperte con i popcorn e una dolce compagnia.