Categoria: amore

Recensioni2.H: Tuo, Simon

Simon Spier è un diciassettenne con una famiglia molto unita e amici fantastici, ma in questo mondo idilliaco non trova il coraggio di fare coming out. Quando inizia un rapporto virtuale con il misterioso Blue la vita di Simon cambierà trovando il coraggio di amare in primis se stesso.
Tuo, Simon #Recensioni2.H

Lo scienziato cacciatore va in vacanza

Quasi agosto, tempo di andarsene in vacanza e di staccare un po’ la spina da tutto lo stress accumulato durante l’anno. Poi a settembre si ricomincerà a stare dietro al lavoro, agli impegni, alla palestra. Nel frattempo anche Dedalus si prende una pausa dal blog e coglie l’occasione per fare il bilancio di un anno di Punto H. Sit back, relax and enjoy your flight.

Nell’arco di questi mesi abbiamo affrontato diversi argomenti e nelle maniere più disparate. Sotto molti sondaggi ci sono state discussioni anche accanite, ma questo dimostra che esistono tematiche che le persone hanno a cuore. Una su tutte la prevenzione dalle MTS, reale cruccio di tutta la comunità LGBT. Mi sono ritrovato a parlare con persone dubbiose, spaventate, incazzate ma anche combattive, positive e propositive. Le malattie trasmissibili sessualmente, l’HIV e la PrEP interessano tutti direttamente e indirettamente e in questo periodo abbiamo ben constatato che in certi casi manca l’informazione minima, in altri manca l’informazione di cui avremmo bisogno.

Le interviste ci hanno permesso di conoscere da vicino realtà diverse dalla nostra, come nel caso del cuckold. Se ve lo state chiedendo lui e il suo compagno sono ancora innamorati e si danno ancora alla pazza gioia. Abbiamo anche conosciuto le storie di Luka (per inciso, Salvini ancora non l’ha censito) e Aaron Green (che espande il verbo dei puppies in ogni dove). Si è discusso anche di fat-shaming, slut-shaming e penis-shaming con Emilio e abbiamo capito quanto possano essere diverse le proprie percezioni e come ci si possa accorgere di commettere degli errori pur essendo in buona fede.

Ancora, si è parlato di un progetto [LOBBIES ndr] che ha raggiunto l’obiettivo su Kickstarter e i ragazzi, dopo tanti sacrifici, ne sono entusiasti. Anch’io da parte mia sono contento che ci siano riusciti; come vi dicevo le buone idee vanno sostenute.

In questi mesi però la soddisfazione più grande è stata quella di ricevere molti messaggi, soprattutto su Twitter, di persone che hanno letto i miei articoli e si sono sentite in qualche modo arricchite. Un ragazzo ha confessato al suo migliore amico di essere sieropositivo, un altro si è convinto a prenotare un aereo per partecipare al Folsom a settembre. Qualcuno mi ha fatto i complimenti per aver dato spazio a diverse realtà e a diversi modi di pensare, altri mi hanno insultato perché non la pensavano come me. In ogni caso mi ha fatto piacere leggere e leggervi.

Ora mi prendo una pausa dal blogging, ma resterò a rompere i coglioni su Twitter. Best regards!

Dedalus

Israele introduce la maternità surrogata, ma non per le coppie same-sex

Questa estate in Israele, già nell’occhio del ciclone per la cosiddetta “Legge degli ebrei per gli ebrei” di questi giorni, c’è un altro tema caldo: la maternità surrogata. Nel Knesset [il parlamento monocamerale di Israele NDR], infatti, è in discussione una proposta di legge per introdurre nel Paese la maternità surrogata. In questo modo Israele si allineerebbe agli Stati Uniti e ad una manciata di Paesi europei.

Amir Ohana, parlamentare del Likud [il partito di destra liberale] aveva proposto un emendamento per includere le coppie dello stesso sesso nella proposta di legge, cosa che ha incontrato la dura opposizione degli esponenti religiosi e del Parlamento stesso, oltre che del Comitato per il lavoro, il welfare e la salute afferente al Knesset. Ohana ha quindi lamentato la disparità esistente nel disegno di legge, che includerebbe le madri single ma non i padri single.

Anche il Primo Ministro, Benjamin Netanyahu, ha supportato Ohana schierandosi a favore dell’inclusione dei padri single. Da parte loro i partiti di maggioranza e quelli religiosi temono che l’inserimento favorirà comunque l’accesso delle coppie gay alla maternità surrogata.

Attualmente la legge prevede che una donna possa dichiararsi favorevole ad assumere il ruolo di portatrice per una coppia (o per una madre single) che desidera un figlio. La coppia in questione deve essere specificamente formata da un uomo e da una donna regolarmente sposati. Inizialmente era previsto un limite di due bambini e un limite di età di 38 anni, mentre un nuovo emendamento estende a cinque il numero massimo di gravidanze e a 39 anni il limite di età.

L’estensione della maternità surrogata anche alle coppie gay, o quantomeno ai padri single, consentirebbe a molti israeliani di evitare il “turismo da GPA” che obbliga le famiglie a spendere centinaia di migliaia di dollari e sperare che la procedura sia priva di intoppi. Le associazioni LGBT sono scese in strada per protestare contro l’esclusione delle coppie same-sex e la battaglia si preannuncia molto dura, dato che i partiti religiosi hanno molta influenza all’interno del Knesset.

Recensioni2.H: I Gusti sono Gusti

È sabato e IlPuntoH torna con una nuova recensione2.H fresca fresca che cavalca il clima politico che stiamo respirando; due i grandi argomenti: i gay e gli immigrati. Perché cosa c’è di peggio per Salveene che una coppia gay o di immigrati? una coppia mista omosessaule! Netflix, sempre sul pezzo ci “regala” un titolo europeo di pura attualità.

Tirate fuori i pop corn Dolcezze!

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I gusti sono gusti

Pellicola diretta da Myriam Aziza, fresca fresca di quest’anno (2018) dalla firma francese, prodotta e distribuita da Netflix. Titolo originale “Les goûts et les couleurs” che tradotto correttamente dovrebbe essere “Gusti e colori” e che come titolo, per come è girato il film, prende molto più significato.

La storia

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Simone (leggetelo alla francese) ha da tre anni una relazione con Claire, ma non l’ha ancora detto alla sua famiglia ebrea estremamente praticante, se non a suo fratello anche lui omosessuale che però si è dichiarato con la famiglia, che per quanto lo accetti considera l’omosessualità come una perversione. La famiglia è in procinto di festeggiare il matrimonio dell’unico figlio etero che in tutti i modi cerca di accasare Simone con un uomo.

Il delicato equilibrio della coppia e della vita della donna iniziano a crollare quando ha una sbandata con il cuoco senegalese del suo ristorante di fiducia.


Se siete stati in Francia, avrete notato come la popolazione è variegata: diverse etnie, diverse religioni, usi e costumi che colorano le grandi rue, tutte racchiuse in questo film che racconta la vita sbandata di una famiglia che come tutte vive i suoi drammi, che mette sul piatto l’amore, ma anche il razzismo, la famiglia e l’omofobia e ciliegina sulla torta il poliamore tanto per non farci mancare nulla.1858q3hpl6xad4Y9TAzGRC8VsW8La pellicola ruota attorno a diversi gruppi: una famiglia ebrea, una grande famiglia di cugini africani, lesbiche, gay, cristiani, buddisti, coppie miste e una cosa che accomuna tutto: il cibo, in tutte le sue sfumature e gusti; un film caleidoscopico adatto a far inferocite i turbo leghisti e le loro idee di integrazione.

Milano Pride. Perché noi non siamo invisibili

Il punto H ha seguito per voi anche il Milano Pride. Questa volta il vostro scienziato cacciatore ha faticato moltissimo per trovare qualcuno disposto a farsi intervistare, ma niente paura. Invece della videointervista vedrete il Pride in tutto il suo splendore attraverso le foto.


 

Quest’anno Milano si è letteralmente riempita. Persone da tutta Italia sono venute nel capoluogo di una regione in cui è presente una giunta leghista e i cui comuni sono governati per lo più dalla destra.

 

Attualmente Milano è come se fosse un’isola rispetto al resto della Lombardia, con il Sindaco Sala che crede fortemente nei diritti civili e lo dimostra ogni giorno con parole e fatti. A differenza di molti altri [Virginia, can you hear me?] è stato in prima linea nella parata fino al discorso finale.

Mai come quest’anno la partecipazione è stata massiccia. I negozi, i passanti, i turisti, le persone sui balconi, le associazioni, le aziende. Siamo tutti diversi ma siamo tutti stanchi di essere trattati come se fossimo l’ultima ruota del carro, siamo tutti incazzati perché non vogliamo tornare indietro dopo aver fatto dei piccoli passi avanti.

Tanti colori, tanti costumi, tanta fantasia e tanto simbolismo. Perché noi, cari politici, ve lo vogliamo spiegare in tutti i modi che conosciamo che esistiamo e che meritiamo di essere trattati come tutti gli altri a livello sociale e legislativo.


 

Quest’ultima foto URLA, scuote, fa riflettere. E il Punto H ringrazia Nicola per aver acconsentito alla pubblicazione.

L’Onda Pride è quasi terminato. Tutti, dal primo all’ultimo, speriamo che negli anni a venire non ci sia più bisogno di essere così combattivi, che non importi più se due uomini o due donne si amano, che i figli arcobaleno siano tutelati, che le istituzioni collaborino con noi per ridurre le diversità e non per togliere diritti. Tutti noi ci speriamo. E quel giorno arriverà. Il vostro scienziato cacciatore vi saluta, ché è stata una giornata estenuante. #LoveIsLove

Dedalus