Categoria: cazzate

che nome dai al tuo pene?

Chiamalo col “suo” nome

Ma tu il tuo pene, come lo chiami?

L’ho sempre detto che non devo rimanere sveglio fino a tardi, né mangiare pesante la sera…. ma quando poi ti trovi a parlare con i tuoi amici su whatsapp (maledetti gruppi di sole checche ahah!) e sparare minchiate e cazzate varie una dopo l’altra facendoti venire una paresi facciale per le risate… è più forte di te… rimani sveglio e pensi alle cose più impensabili!

Per essere chiari… mentre parlavamo di rotture varie (in senso figurato ovviamente), uno degli interlocutori viene fuori dicendo qualcosa tipo “rottura di pirulo“! Pirulo? Oh santagnoccamartire! Certo non è la prima volta che sento sto nome, ma mai e dico MMMMAI associato alla rottura di ca….volo!

Questa conversazione ha stimolato il mio unico neurone ancora vivo e mi son venute in mente varie cose!

Tipo che del Pene si conoscono vari nomi, è chiamato in maniere diverse, ovviamente in base al contesto in cui viene citato! Facciamo qualche esempio:

Quando siamo incazzati lo chiamiamo : Cacchio, cavolo, caspita, e via discorrendo, se vogliamo mantenere un certo contegno non volgare…se poi ci lasciamo andarem, viene fuori anche “minchia” ma in certi casi, quelli più “incazzosi”- diciamo” un bel

Lo scienziato cacciatore va in vacanza

Quasi agosto, tempo di andarsene in vacanza e di staccare un po’ la spina da tutto lo stress accumulato durante l’anno. Poi a settembre si ricomincerà a stare dietro al lavoro, agli impegni, alla palestra. Nel frattempo anche Dedalus si prende una pausa dal blog e coglie l’occasione per fare il bilancio di un anno di Punto H. Sit back, relax and enjoy your flight.

Nell’arco di questi mesi abbiamo affrontato diversi argomenti e nelle maniere più disparate. Sotto molti sondaggi ci sono state discussioni anche accanite, ma questo dimostra che esistono tematiche che le persone hanno a cuore. Una su tutte la prevenzione dalle MTS, reale cruccio di tutta la comunità LGBT. Mi sono ritrovato a parlare con persone dubbiose, spaventate, incazzate ma anche combattive, positive e propositive. Le malattie trasmissibili sessualmente, l’HIV e la PrEP interessano tutti direttamente e indirettamente e in questo periodo abbiamo ben constatato che in certi casi manca l’informazione minima, in altri manca l’informazione di cui avremmo bisogno.

Le interviste ci hanno permesso di conoscere da vicino realtà diverse dalla nostra, come nel caso del cuckold. Se ve lo state chiedendo lui e il suo compagno sono ancora innamorati e si danno ancora alla pazza gioia. Abbiamo anche conosciuto le storie di Luka (per inciso, Salvini ancora non l’ha censito) e Aaron Green (che espande il verbo dei puppies in ogni dove). Si è discusso anche di fat-shaming, slut-shaming e penis-shaming con Emilio e abbiamo capito quanto possano essere diverse le proprie percezioni e come ci si possa accorgere di commettere degli errori pur essendo in buona fede.

Ancora, si è parlato di un progetto [LOBBIES ndr] che ha raggiunto l’obiettivo su Kickstarter e i ragazzi, dopo tanti sacrifici, ne sono entusiasti. Anch’io da parte mia sono contento che ci siano riusciti; come vi dicevo le buone idee vanno sostenute.

In questi mesi però la soddisfazione più grande è stata quella di ricevere molti messaggi, soprattutto su Twitter, di persone che hanno letto i miei articoli e si sono sentite in qualche modo arricchite. Un ragazzo ha confessato al suo migliore amico di essere sieropositivo, un altro si è convinto a prenotare un aereo per partecipare al Folsom a settembre. Qualcuno mi ha fatto i complimenti per aver dato spazio a diverse realtà e a diversi modi di pensare, altri mi hanno insultato perché non la pensavano come me. In ogni caso mi ha fatto piacere leggere e leggervi.

Ora mi prendo una pausa dal blogging, ma resterò a rompere i coglioni su Twitter. Best regards!

Dedalus

Il Punto Seriale – Lucifer sbarca su Netflix

Ormai funziona così: se un’amatissima serie tv viene cancellata, il popolo web si indigna e crea sommosse per non far chiudere il proprio show preferito.

Il primo caso eclatante è stato quello di Scream Queens, poi è toccato a Sense8. E ora è il turno di Lucifer.

La serie cult con Tom Ellis nei panni di Satana, prodotta da Warner Bros Television, è stata salvata dalla chiusura da Netflix, che ha già annunciato una travolgente quarta stagione!

Ormai è il popolo a decidere, sempre di più! Ma certo cast e team creativo non si sono risparmiati, creando l’hashtag #savelucifer, diventato virale in un battibaleno tanto da convincere il colosso statunitense ad accaparrarsi le avventure del demone più sexy della tv.

Io ve ne avevo già parlato agli esordi. Per chi volesse buttarsi tra le braccia di Lucifer Morningstar, ecco un recap per arrivare pronti alla quarta stagione!

Il Diavolo si annoia a comandare gli Inferi e decide di farsi un giretto a Los Angeles. Porta con sè la diabolica sterminatrice Maze e apre un night club alla moda di nome Lux. Un’aspirante cantante gli vende l’anima e diventa una star, ma viene uccisa e la polizia brancola nel buio. Serve un aiuto demoniaco per risolvere il caso…

Trasposizione televisiva dell’omonimo fumetto della Vertigo, scritto da Mike Carey, Lucifer è una serie televisiva statunitense creata nel 2016 per il canale Fox con protagonista il personaggio di Lucifero, comprimario nel fumetto Sandman di Neil Gaiman.

Ed è proprio Belzebù in carne e ossa la star assoluta di questa serie. Ma al posto di corna, forcone e zolfo, ci sono abiti all’ultima moda, sguardo magnetico e un accento inglese che lo rendono assolutamente irresistibile!

Sordo alle richieste dell’angelo Amenadiel, che lo prega di tornare all’Inferno e salire di nuovo sul suo trono, Lucifer decide di aiutare nelle indagini la bella detective Chloe Decker, tanto determinata quanto poco considerata dai colleghi, tra cui l’ex marito.

Nonostante la riluttanza di lei, l’improbabile squadra riesce ad acciuffare il vero colpevole. E Lucifer prende talmente tanto gusto nel fare la parte del buono, che decide di fare coppia fissa con Chloe, le cui proteste sono inutili. Il bello è che lui non fa nulla per nascondere la propria identità, ma ovviamente nessuno lo prende sul serio. Nemmeno la psicologa repressa Linda Martin la quale, interpellata per un caso, stringe un patto con il protagonista: lei lo psicanalizza gratis, lui in cambio paga con sessioni interminabili di sesso.

Lucifer ha il potere di far dire alle persone la verità chiedendo loro che cosa desiderino maggiormente. E funziona con tutti, tranne che con la bella Chloe che, nonostante tutto, dovrà riconoscere nel Signore degli inferi un prezioso alleato. Al contrario Trixie, la figlia della donna, si affeziona subito a Lucifer, nonostante lui la tratti con apparente distacco: ad esempio lanciando le sue bambole aspettandosi che lei gliele riporti come si fa con i cani.

Lucifer è una serie sagace, spudorata e divertente. Il protagonista Tom Ellis, già apparso nel telefilm Rush, sembra nato per questo ruolo: un Satana alla moda, sfacciato, sexy e tremendamente ironico!

Ecco una carrellata dei momenti migliori.

Non perdetelo!

Sciaouz!

Tracio

Il magico mondo dei puppies, i cani umani

Avevo già parlato dei puppies nel mio primo articolo su Il Punto H. Da fenomeno largamente di nicchia, il travestimento da cane si sta espandendo nella comunità fetish italiana, nonostante il ritardo rispetto ad altri Paesi europei e soprattutto rispetto agli americani. Per spiegarvi cosa sono i puppies oggi ho il piacere di intervistare Aaron Green, un adorabile cagnolino umano. Sit back, relax and enjoy your flight.

Cosa vuol dire essere un puppy?

Ti dico la mia interpretazione di cos’è e cosa vuol dire essere un puppy. Ovviamente non è una legge universale e ci sono molte sfumature. Per me Aaron è un alter ego e rappresenta alcuni aspetti del mio carattere rimasti nascosti per molto tempo e che con la maschera hanno trovato modo di esprimersi. Quindi Aaron è una seconda parte di me stesso.

Quando hai scoperto il mondo dei puppy? E quando hai iniziato?

L’ho scoperto l’anno scorso per caso su Facebook, quando erano comparse le foto del Pride di Milano. Per la prima volta ho visto un puppy in Italia [il primo Mister Puppy, Zaush ndr]. Avevo già visto queste figure canine su Tumblr ma se ne sapeva poco in Italia. Inoltre non frequentavo l’ambiente leather o la comunità fetish, quindi vedere Zaush è stata una scoperta. L’ho vista come una cosa molto giocosa, niente di sessuale, e gli occhi di Zaush erano molto espressivi, indice di una persona serena che si stava divertendo. Questa ovviamente è una peculiarità di tutte le maschere: esaltano tantissimo gli occhi.

Dopodiché avevo visto che un ragazzo che conosco aveva delle foto con Zaush e gli avevo detto che ero interessato a scoprire questo mondo. Lui mi aveva consigliato di scrivere direttamente a lui ed ero un po’ in soggezione, dato che ho sempre visto “i Mister qualcosa” come figure di spicco all’interno di una comunità. Essendo abbastanza fuori dal giro, anche gay, non credevo che mi avrebbe risposto. Invece abbiamo parlato e gli ho chiesto molte informazioni sul mondo dei puppies. Poi ci siamo visti e ho provato la prima maschera a casa sua. Quella maschera la porto tuttora, è una cosa in cui ti identifichi.

Com’è stato vestire i panni del puppy la prima volta?

Mi guardavo e c’era un’altra parte di me, più sicura e sfrontata, che prima non riuscivo a vedere. Ciò che caratterizza il puppy è la maschera, non c’è un dress-code. Si può essere amanti del leather, del rubber, dello sportswear. Questo differenzia molto la comunità dal resto dei fetishmen, perché non siamo uniti dalla passione per un materiale o uno stile di abbigliamento, a parte la maschera. Indossarla è come avere un’armatura, mi dà una sensazione di sicurezza. Allo stesso modo è come se l’altra parte di te fosse protetta. Ovviamente tutto questo è soggettivo e vale per me. Per scoprire cosa vuol dire bisognerebbe provarlo.

Parlaci della differenza tra dogslave e puppy.

Per quanto siano simili (e soprattutto in Italia passa ancora l’immagine del puppy = slave) in realtà sono due figure differenti. Intanto il dogslave solitamente lo diventa perché il suo master decide di trattarlo come se fosse un cane e rientra nei giochi di ruolo sessuali, di dominazione/umiliazione. Il puppy invece non si pone ad un livello inferiore del suo handler [chi accompagna il puppy ndr] o dell’owner [il proprietario, che può essere per esempio il compagno ndr]. Verosimilmente possono esistere anche due puppy che sono l’uno il proprietario dell’altro, per farti capire che questo prescinde dai ruoli di master e slave. Dopodiché se uno ha dentro di sé desideri di sottomissione allora può essere allo stesso tempo un dogslave, ma non è necessario che questo avvenga. Inoltre un puppy può essere attivo e dominante e c’è una classificazione interna ad indicarlo [puppy alfa, puppy beta e puppy omega che definiscono la gerarchia del “branco”, non legate a ruoli sessuali ndr].

In Italia ci sono una manciata di puppies. Com’è il rapporto col resto della comunità gay?

Beh c’è sempre una sorta di stigma, se sei un puppy allora sei un pervertito. Il leather è un po’ più sdoganato ma diciamo che tutta la comunità fetish viene grossomodo derisa dal resto dei gay. C’è sempre un po’ di timore a presentarsi come puppy, e posso dirti che nella maggior parte dei casi di guardano come se fossi fuori di cervello. Come se tu “rovinassi” tutto il lavoro degli attivisti per bene. Non c’è informazione nemmeno da parte della comunità fetish, che resta abbastanza chiusa. Molti non vedono il motivo di dover spiegare o giustificarsi col resto dei gay per i propri gusti. Della serie “io sto bene con me stesso, loro la pensano così. Cazzi loro”. Ed effettivamente hanno ragione, anche se a volte può essere un limite.

Tu hai scritto un tweet a proposito dello stigma, poco prima del Pride di Roma. Quei giorni in effetti è stata diffusa una foto del Folsom che ritraeva dei puppies spacciata una foto del Pride. La foto in questione è stata pesantemente strumentalizzata. Come ti sei trovato ad interagire?

Sì, quella foto ha suscitato commenti da eterosessuali, omofobi e omosessuali stessi. Ad un paio di persone con cui mi sono confrontato ho detto che uno può anche non condividerla, ma è in ogni caso un’espressione di se stessi. Quello che mi dà fastidio è che per attaccare la comunità LGBT si vanno sempre a prendere immagini di leather o fetishmen. In queste situazioni ci si scontra da una parte con persone che vedono del marcio anche dove non c’è e dall’altra delle forme di esuberanza a volte esagerata. Per quanto mi riguarda ad una manifestazione uno può camminare come vuole nel limite del senso civico.

Il problema è che il limite del senso civico e del pudore sono soggettivi. Ognuno ha la sua visione.

Esatto. Il limite della legge credo sia la nudità, ma poi non c’è una regola che definisca il vestiario. Un conto è entrare in una chiesa, ma nel Pride il limite lo decide la persona, non si può deciderlo a priori. Purtroppo ad ogni Pride ci esponiamo al pubblico, facciamo vedere che esistiamo, però nel momento in cui ti esponi è possibile che qualcuno ti critichi. Dipende anche che messaggio vuoi mandare. In ogni caso, per quanto riguarda il puppy, viene percepito sempre come volgare perché le persone non sono abituate, è sempre visto come un qualcosa di perverso o di sessuale. Ma questo vale per tutto. Anche una foto di nudo per qualcuno può essere volgare e per altri erotica o artistica.

Ringrazio Aaron per aver parlato con me per più di un’ora. Ci vediamo al Pride!

P.S.

Se siete interessati a conoscere meglio il mondo leather/fetish/puppy potete far riferimento all’associazione LFM Milano e relative associazioni in altre città.

Averlo piccolo è come essere grassi

La scorsa settimana ho pubblicato questo articolo e c’è stato un dibattito tra chi ha ammesso di aver mollato un ragazzo per le dimensioni del suo pene e chi considerava questa scelta sbagliata. In particolare Emilio l’ha considerata una vera e propria discriminazione, paragonabile a quando le persone grasse vengono messe da parte. Oggi ne parliamo. Sit back, relax and enjoy your flight.

Le parole di Emilio erano davvero sentite, a partire da questo tweet

e proprio per questo ho deciso di intervistarlo, per esporre un ulteriore punto di vista al dibattito. Lo so, discutere delle dimensioni del pene potrà sembrare ridondante e superficiale. Ma è davvero così? Non è forse vero che siamo una società fallocentrica e che questo è ulteriormente vero in coppie che si articolano tra due maschi?

Ti sei scaldato per alcune risposte all’articolo paragonando l’interruzione di una frequentazione a causa delle dimensioni al fat shaming.

Penso che essenzialmente siano la stessa cosa. Se a me dà fastidio che sui social una persona si senta in diritto di escludere i grassi, perché non dà altrettanto fastidio se si escludono le persone col pene piccolo? Non capisco questo ragionamento.

Certo, però uno potrebbe risponderti che i suoi gusti sono così. Possono non piacergli le persone grasse o quelle col pisello piccolo. Quindi qual è la differenza? 

La differenza è che tu ti senti autorizzato a dire “ce l’hai piccolo quindi smettiamo di vederci” ma se sai che uno su Grindr rifiuta i grassi allora fai una crociata perché si fa body shaming e si sta discriminando.

È anche vero che esistono molte persone grasse che si espongono direttamente contro il fat shaming ma non c’è un gruppo unito di “uomini fieri con l’uccello piccolo” contro le discriminazioni. 

È questo il problema, è che sanno di essere socialmente emarginati. Da sempre sempre l’uomo col cazzo grosso è più forte, più potente, più importante, più ambito. È insito nel genere umano.

Perché allora non ci liberiamo dalla visione fallocentrica?

Non ci ho mai pensato in realtà, ma credo che bisognerebbe imporsi come comunità. Come i bear, che un giorno hanno detto: “Non siamo più solo grassi o solo pelosi, siamo orsi e siamo un gruppo”. Magari si tratta solo di normalizzare. Ma come si possono sradicare secoli e secoli di cazzogrossismo? Mi sono accaldato così tanto perché molti in passato hanno fatto la guerra contro quelli che “no grassi, no effeminati” e poi hanno fatto la stessa cosa sotto al tuo sondaggio.

Ti farò una domanda scomoda: tu hai pubblicato Monkeys** e hai disegnato i modelli belli e col pacco prominente. Perché?

Mi aspettavo questa domanda. Beh, tutta l’operazione Monkeys parte da una base di idealizzazione. Avendo io una base di fumetti e manga posso dire che è tutto basato su immagini e stereotipi. Col mio lavoro devo attrarre l’occhio e un pacco grosso è attraente, come le tettone. A molti ho chiesto come volessero il pacco e nel 60-70% dei casi mi hanno chiesto di aumentare il volume. Negli ultimi però mi sono anche ridimensionato, perché mi sono accorto che quelli meno recenti erano esagerati. Ma in ogni caso il mio è un lavoro di idealizzazione e sì, ci metto anche del mio. Però a livello umano non ho mai fatto distinzioni di quel tipo. A pensarci magari sembra anche ipocrita da parte mia, ma credo siano due cose diverse. Io non rappresento la realtà.

Ribadisco che non sono contro i gusti personali, dico solo che sono scelte e non credo che sia il caso di demonizzare chi invece ha canoni diversi. Ma se mi parli di rapporti umani non sono molto d’accordo. Se ti piace tantissimo una persona e ti cade l’interesse perché ce l’ha piccolo lo trovo discutibile. Parlo proprio di discriminazione che sfocia in altri ambiti.

E secondo te perché uno sente il bisogno di comunicare al mondo cosa non vuole? Cioè, a me per esempio non piace il tipo orientale, ma su Grindr non sento il bisogno di scrivere “no asians”. 

Ma infatti, almeno non dirlo! Uno vuole togliersi dall’impiccio di dire “no guarda, non mi piaci”. Cerco di mettermi nei loro panni ma non trovo il senso. Di fatto non costerebbe niente rispondere, ma è proprio per evitare totalmente di interagire. O forse è per autoannunciarsi. Del tipo “li voglio muscolosi perché lo sono anch’io e devono far parte della mia élite”, un po’ come ls cultura del trofeo. Se vado al letto con uno che ce l’ha piccolo i miei amici mi ridono dietro. O al contrario, se mi rimorchio uno che ce l’ha grosso mi invidiano. Potremmo chiamare questa cosa “il trofeismo spinto”.

Ridiamo.

Ringrazio tantissimo Emilio per questa chiacchierata e per essersi reso disponibile all’intervista.

** Monkeys è il progetto a cui Emilio ha lavorato per almeno due anni. Come dice Amazon “è un viaggio alla scoperta dei corpi, della bellezza insita nella loro unicità, nelle storie che questi corpi si portano dietro e che li hanno resi tali”. Per realizzare quest’opera Emilio ha ritratto decine di modelli (twitteri e non) tra cui il sottoscritto. Vi allego l’immagine qui sotto, l’unico caso nella mia vita in cui mi vedrete con gli addominali. Se siete curiosi e volete supportare questo progetto e quelli futuri potete acquistare Monkeys qui.

Dedalus

L’ho mollato perché ce l’ha piccolo

Qualche giorno fa stavo parlando con un amico, uno di quelli che vede il cassiere all’Esselunga e si innamora. Poi passa quello della security e si innamora di nuovo e così via. Scusa ama, ma fai proprio così!

Fatto sta che in palestra ha attaccato bottone con quello che lavora all’accoglienza, si sono scambiati il numero e si sono bevuti una birra per conoscersi un po’. Lui in brodo di giuggiole, innamorato perso e in procinto di scegliere i nomi dei figli. Senonché un paio di giorni dopo lo invita a casa, dove fanno sesso. Al momento di togliergli le mutande il mio amico l’ha presa benissimo

Esatto, avete capito bene. Il tipo in questione aveva il pisello piccolo e alla fine il mio amico ha perso l’interesse. Non giudicatelo male, anche se vi viene spontaneo. Lui dice sempre che “essendo stato abituato per 4 anni col mio ex che aveva un baobab in mezzo alla gambe non posso accontentarmi delle misure small. Neanche lo sento!”.

Non possiamo negarlo, il sesso è il nodo centrale della coppia. Va bene la complicità, l’affetto, l’amore eccetera, ma l’intesa sessuale è il cardine e il fulcro del 99% dei rapporti occasionali o meno. Quindi cosa fai se il ragazzo che ti piace non soddisfa le tue aspettative?

Le opinioni su Twitter sono state contrastanti. C’è chi ha accusato la maggioranza di mentire

E c’è chi in effetti ammette di averlo fatto senza remore

Al contrario, c’è chi percepisce questa possibilità come il fumo negli occhi

Nonostante la maggior parte delle persone che ha risposto al sondaggio abbia dichiarato di non aver mai interrotto una frequentazione per le dimensioni del pene del partner, in realtà un nutrito gruppo ha ammesso di averlo fatto oppure che lo farebbe.

Diciamola tutta, siamo sempre pronti a fare discorsi filosofici sulla bellezza interiore ma poi a conti fatti quanto diamo importanza a dettagli più superficiali? Quanto siamo disposti a sacrificare affinché chi frequentiamo risponda a certi canoni estetici più o meno opinabili?

E soprattutto: viviamo in una società troppo fallocentrica? E ci nascondiamo dietro un dito pur di non ammettere di essere meno profondi di quanto pensiamo?

Dedalus

Streghe comandan l’età

Il reboot di ‘Streghe’ era nell’aria da tempo e, dopo anni di voci incontrollate, finalmente è arrivato.

Quello che vi avevo preannunciato tempo fa su queste pagine, è diventato realtà: il marchio ‘Charmed’ è tornato, ma con tre protagoniste nuove di zecca. Sempre sorelle, con più o meno gli stessi poteri delle loro antesignane, Libro delle ombre, angeli bianchi, demoni, pozioni e tutto il resto.

Delusione oceanica dei fans della serie originale per la mancanza delle sue storiche attrici: Shannen Doherty, Holly Marie Combs, Alyssa Milano e Rose McGowan. La motivazione della loro assenza, fornita dal regista del reboot, Brad Silberling, è questa:

Per diversi anni si è provato a realizzare una ri-messa in scena dell’originale con il cast originale, ma purtroppo nessun acquirente o finanziatore c’ha voluto investire. Indipendentemente da questo reboot. Questa è la dura realtà di questo settore.

Apriti cielo! Tanto è bastato a far infuriare Holly Marie Combs, interprete di Piper Halliwell e a far partire un battibecco via Twitter senza esclusione di colpi!

Secondo la Combs, Silberling mente e lo esorta a dire la verità. La risposta non si fa attendere…

Capito? Il regista controbatte a Holly, chiedendole il vero motivo per cui le protagoniste non si sono mai incontrate dopo la chiusura dello show. E lei, per tutta risposta, lo manda a fanculo.

La Combs chiarisce in seguito la sua posizione con un lungo tweet in cui dice che è ovviamente felice per i posti di lavoro che offre questa serie. Ma che c’è davvero poco di femminista in un team che giudica le originarie attrici ‘troppo vecchie’.

Insomma, la polemica non accenna a placarsi e questo reboot sembra partire già malissimo. Riusciranno le nuove streghette a far dimenticare in un abracadabra le illustri Prescelte?

Certo, farebbe un po’ strano vedere Shannen e co. correre su e giù a caccia di demoni. Non saranno decrepite, ma nemmeno più le ragazzine di un tempo, no?

Pillole stregate! Gli indizi per cui le Halliwell originali sono troppo vecchie per fare le streghe.

1 – Quando devono correre in soffitta per consultare il Libro delle ombre, usano un montacarichi per anziani comprato in una televendita di Cesare Cadeo.
2 – La formula magica più importante del Libro delle ombre diventa quella per eliminare la ricrescita bianca dei capelli e le vene varicose.
3 – Vengono eliminate dal demone Castagna, perchè l’alzheimer fa dimenticare loro gli incantesimi.
4 – Pheobe non può più volare perchè, l’ultima volta che ci aveva provato, la labirintite l’aveva fatta finire in Guatemala, vomitando ininterrottamente nel tragitto.
5 – Quando lanciano un incantesimo, falliscono miseramente. Una legge la formula e le altre due, invece che ripetere, gridano : ‘Eh??’

Quale sarà il prossimo attacco? Non ci resta che sederci e aspettare..

Intanto, ecco il tanto discusso trailer del reboot con le nuove protagoniste. E voi che ne pensate??

Sciaouz!

Tracio