Categoria: di tutto un pò

Lo scienziato cacciatore va in vacanza

Quasi agosto, tempo di andarsene in vacanza e di staccare un po’ la spina da tutto lo stress accumulato durante l’anno. Poi a settembre si ricomincerà a stare dietro al lavoro, agli impegni, alla palestra. Nel frattempo anche Dedalus si prende una pausa dal blog e coglie l’occasione per fare il bilancio di un anno di Punto H. Sit back, relax and enjoy your flight.

Nell’arco di questi mesi abbiamo affrontato diversi argomenti e nelle maniere più disparate. Sotto molti sondaggi ci sono state discussioni anche accanite, ma questo dimostra che esistono tematiche che le persone hanno a cuore. Una su tutte la prevenzione dalle MTS, reale cruccio di tutta la comunità LGBT. Mi sono ritrovato a parlare con persone dubbiose, spaventate, incazzate ma anche combattive, positive e propositive. Le malattie trasmissibili sessualmente, l’HIV e la PrEP interessano tutti direttamente e indirettamente e in questo periodo abbiamo ben constatato che in certi casi manca l’informazione minima, in altri manca l’informazione di cui avremmo bisogno.

Le interviste ci hanno permesso di conoscere da vicino realtà diverse dalla nostra, come nel caso del cuckold. Se ve lo state chiedendo lui e il suo compagno sono ancora innamorati e si danno ancora alla pazza gioia. Abbiamo anche conosciuto le storie di Luka (per inciso, Salvini ancora non l’ha censito) e Aaron Green (che espande il verbo dei puppies in ogni dove). Si è discusso anche di fat-shaming, slut-shaming e penis-shaming con Emilio e abbiamo capito quanto possano essere diverse le proprie percezioni e come ci si possa accorgere di commettere degli errori pur essendo in buona fede.

Ancora, si è parlato di un progetto [LOBBIES ndr] che ha raggiunto l’obiettivo su Kickstarter e i ragazzi, dopo tanti sacrifici, ne sono entusiasti. Anch’io da parte mia sono contento che ci siano riusciti; come vi dicevo le buone idee vanno sostenute.

In questi mesi però la soddisfazione più grande è stata quella di ricevere molti messaggi, soprattutto su Twitter, di persone che hanno letto i miei articoli e si sono sentite in qualche modo arricchite. Un ragazzo ha confessato al suo migliore amico di essere sieropositivo, un altro si è convinto a prenotare un aereo per partecipare al Folsom a settembre. Qualcuno mi ha fatto i complimenti per aver dato spazio a diverse realtà e a diversi modi di pensare, altri mi hanno insultato perché non la pensavano come me. In ogni caso mi ha fatto piacere leggere e leggervi.

Ora mi prendo una pausa dal blogging, ma resterò a rompere i coglioni su Twitter. Best regards!

Dedalus

Il Punto Seriale – American Horror Story Apocalypse

Il Punto Seriale se ne va in vacanza!

Ma ovviamente non posso lasciarvi senza acquolina in bocca. Stanno arrivando, infatti, le prime anticipazioni sulla prossima stagione di American Horror Story.

Come tradizione, ho sempre iniziato la nuova stagione della mia rubrica con la recensione della prima puntata di AHS: Hotel, Roanoke e Cult. E così farò anche con la prossima, che si intitolerà Apocalypse.

Durante il Comic – con di San Diego sono stati svelati alcuni dettagli, oltre al titolo e alla locandina ufficiale. Anzitutto si tratterà di un crossover tra le stagioni 1 e 3, rispettivamente Murder House e Coven. Ovvero una storia nuova di zecca in cui ci saranno alcuni personaggi delle serie precedenti.

Ricordate? Nella prima, ci trovavamo in una casa stregata e con una vicina molto ambigua e misteriosa. Nella terza, invece, eravamo in un concilio di streghe, impegnate a sopravvivere e a cercare la prossima leader: la Suprema. La locandina di Apocalypse ritrae un bambino accarezzato da una mano demoniaca, secondo molti internauti potrebbe trattarsi dell’Anticristo Michael, figlio di Vivian e dello spettro di Tate.

Annunciato anche il cast: oltre agli storici Evan Peters, Sarah Paulson e Kathy Bates, ecco riconfermate Emma Roberts, Billie Lourd e Leslie Grossman. Sensazionale new entry sarà la leggendaria Joan Collins mentre, si bisbiglia, le trattative sono in corso anche con la storica Morticia Addams, Anjelica Huston. Nulla da fare per il ritorno di Jessica Lange, bramato ogni anno dai fans, quest’anno ancora di più, dal momento che era la protagonista sia di Murder House che di Coven.

Questo è tutto: bocche cucite come da tradizione! Solo una foto rubata sul set, in cui si vede Evan Peters con i capelli biondissimi.

La scelta di un crossover sembra molto piaciona. E’ infatti risaputo che, utilizzando personaggi già conosciuti, il pubblico si affeziona prima alla storia e ne decreta il successo. Cosa che serve disperatamente al clan Murphy – Falchuck, dopo l’enorme passo falso di Cult.

Non ci resta, quindi, che aspettare il 12 settembre, quando il canale FX manderà in onda la prima puntata di Apocalypse!

Sciaouz!

Tracio

Israele introduce la maternità surrogata, ma non per le coppie same-sex

Questa estate in Israele, già nell’occhio del ciclone per la cosiddetta “Legge degli ebrei per gli ebrei” di questi giorni, c’è un altro tema caldo: la maternità surrogata. Nel Knesset [il parlamento monocamerale di Israele NDR], infatti, è in discussione una proposta di legge per introdurre nel Paese la maternità surrogata. In questo modo Israele si allineerebbe agli Stati Uniti e ad una manciata di Paesi europei.

Amir Ohana, parlamentare del Likud [il partito di destra liberale] aveva proposto un emendamento per includere le coppie dello stesso sesso nella proposta di legge, cosa che ha incontrato la dura opposizione degli esponenti religiosi e del Parlamento stesso, oltre che del Comitato per il lavoro, il welfare e la salute afferente al Knesset. Ohana ha quindi lamentato la disparità esistente nel disegno di legge, che includerebbe le madri single ma non i padri single.

Anche il Primo Ministro, Benjamin Netanyahu, ha supportato Ohana schierandosi a favore dell’inclusione dei padri single. Da parte loro i partiti di maggioranza e quelli religiosi temono che l’inserimento favorirà comunque l’accesso delle coppie gay alla maternità surrogata.

Attualmente la legge prevede che una donna possa dichiararsi favorevole ad assumere il ruolo di portatrice per una coppia (o per una madre single) che desidera un figlio. La coppia in questione deve essere specificamente formata da un uomo e da una donna regolarmente sposati. Inizialmente era previsto un limite di due bambini e un limite di età di 38 anni, mentre un nuovo emendamento estende a cinque il numero massimo di gravidanze e a 39 anni il limite di età.

L’estensione della maternità surrogata anche alle coppie gay, o quantomeno ai padri single, consentirebbe a molti israeliani di evitare il “turismo da GPA” che obbliga le famiglie a spendere centinaia di migliaia di dollari e sperare che la procedura sia priva di intoppi. Le associazioni LGBT sono scese in strada per protestare contro l’esclusione delle coppie same-sex e la battaglia si preannuncia molto dura, dato che i partiti religiosi hanno molta influenza all’interno del Knesset.

Il Punto Seriale – Riverdale

Negli anni 80, andava in onda un cartone animato intitolato ‘Zero in condotta’: raccontava le storie di un gruppo di amici alle prese con la scuola e i primi amori. Nulla di che. Il tutto era ambientato a Riverdale, una cittadina piccola e accogliente. Ebbene, più di 30 anni dopo, qualcuno ha pensato di prendere quel soggetto e trasformarlo radicalmente.

Bentornati, quindi, a Riverdale! Ma dimenticate le prime cotte, marachelle e botte in testa. Questa magnetica serie, infatti, si apre con una morte. Quella di Jason Blossom, bellissimo rampollo di una ricca famiglia e star della squadra di football del liceo. Durante una gita in barca con la gemella Cheryl, il ragazzo muore annegato. Inutili i tentativi di recuperare il corpo, almeno fino a quando questi non risale in superficie con un colpo di pistola dritto in fronte.

La tragedia si abbatte su tutti gli abitanti della cittadina, in primis la perfida Cheryl Blossom, spietata e con una gran sete di vendetta. Sua nemesi è la dolce Betty Cooper, apparentemente inerme, ma con un gran fiuto per il giornalismo e un amore non corrisposto per il suo migliore amico Archie Andrews. Tanto per sparigliare un po’ le carte in tavola, ecco in città una nuova studentessa direttamente da New York: Veronica Lodge, la quale diventerà subito amica di Betty e Archie. Ovviamente il mistero su chi abbia ucciso Jason tiene banco, ma questo non impedisce ai protagonisti di portare avanti le proprie vite per nulla innocenti.

Un teen – drama in piena regola con protagonisti giovani, belli e tutti stereotipati: c’è la cattiva, l’idealista, l’eroe, il gay, il tenebroso e l’alternativa. Oltre che, ovviamente, madri perfide e padri succubi. Non può non far sorridere la sottile ironia che c’è in ‘Riverdale’. Gli schemi narrativi sono elementari e fumettosi, soprattutto quando vediamo la malvagia famiglia Blossom: tutti con i capelli rossi, simbolo di una cattiveria dai richiami manzoniani, o nelle loro gelide e maestose scene di gruppo, in cui sembrano usciti da ‘Twilight’.

Relativamente esordiente il cast, eccezion fatta per Cole Sprouse (uno dei due protagonisti della saga dei gemelli Zack & Cody), nei panni del misterioso Jughead e voce narrante di questa serie. Ross Butler, apparso in ‘Thirteen reasons why‘, e il Dylan di ‘Beverly Hills 90210’, Luke Perry, qui nel ruolo del padre di Archie.

Nulla di nuovo, sia chiaro: ‘Rivedrale’ sta a galla grazie alle tante citazioni e rimandi (o scopiazzature?) a serie precedenti. Ci sono le due amiche per la pelle che si chiamano tra loro con l’iniziale del nome (‘Gossip Girl’), c’è lo sciame di perfide sciacquette con la loro ape regina (Scream Queens), c’è il triangolo amoroso (‘Vampire Diaries’), il bullismo (’13’) e una relazione studente – insegnante (‘Dawson’s Creek’). In definitiva, ‘Riverdale’ è un prodotto dignitoso ma innocuo, perfetto per questa estate. Non vi aspettate la crudezza di ’13 reasons why’ o i colpi di scena di ‘How to get away with murder’. Qui è tutto presentato più in salsa pop, alla ‘Pretty Lilttle Liars’. Forse meno cruento, ma non per questo meno godibile.

Ecco il trailer.

Sciaouz!

Tracio

Il Punto Seriale – Modern Family

La famiglia allargata più famosa e divertente della tv, saluterà definitivamente tutti noi nel 2019: ‘Modern Family’ chiude i battenti con la stagione numero 10. Un traguardo eccezionale di questi tempi, in cui molte serie nascono e muoiono nel giro di tre anni.

Settembre 2009. Netflix non era ancora la potenza che è oggi e il mondo delle serie tv, dopo le chiusure di ‘Friends’ e di ‘Will & Grace’, contava solo due colossi delle commedie: ‘The Big Bang Theory’ e ‘How I Met Your Mother’. Entrambi raccontavano le avventure di nuclei di amici. C’era, quindi, uno spazio libero nel cuore del pubblico: ci voleva una famiglia. Ma qualcosa di nuovo. Non una tipo ‘La casa nella prateria’, ‘Otto sotto un tetto’ o ‘I Robinson’. Le famiglie allargate erano già una realtà, bisognava rappresentarle.

Ecco che, allora, Steven Levitan e Christopher Lloyd decidono di raccontare, per il canale ABC, la storia di un uomo: Jay Pritchett. Jay ha superato la mezza età, è un burbero e facoltoso imprenditore di armadi e si è appena risposato con Gloria Delgado, una bellissima donna colombiana, molto più giovane del marito. Con lei c’è anche il figlio Manny, un bambino molto saggio e posato, tendente al nerd.

Ma non è finita qui. Jay ha due figli adulti. Claire è la primogenita, nevrotica e totalmente dedita alla famiglia. Il marito Phil Dunphy è un agente immobiliare con un passato da cheerleader, sognatore e con un carattere entusiata e genuino, perfetto contraltare della moglie.

La coppia ha tre figli: Haley, vanitosa e frivola. Alex, secchiona e saputella. E il piccolo Luke, sagace e molto molto tonto. L’altro figlio di Jay è Mitchell, avvocato ambientalista omosessuale tanto sicuro sul lavoro, quanto imbranato nella vita privata. Vive con il compagno Cameron, eccentrico e teatrale con una propensione al dramma. I due hanno appena adottato la piccola orfana vietnamita Lily, che diventa immediatamente la mascotte del clan. Et voilà: eccovi servita la famiglia moderna!

Con l’originale narrazione stile ‘mockumentary’ (ovvero in cui i protagonisti rilasciano delle interviste alternate alle loro avventure) parte, così, una delle commedie più di successo del decennio. ‘Modern Family’ ha portato con gioia, nelle nostre case, le storie di tutti noi. Perchè è davvero impossibile non riconoscersi nei caratteri di almeno uno dei protagonisti, se non un po’ in tutti.

Chi non è un po’ un orso dal cuore d’oro come Jay? Chi non si è mai sentito sensibile e incompreso come Manny? Chi non ha mai pensato di essere troppo maniaco del controllo come Claire? Potrei andare avanti per ore, perchè ogni personaggio di ‘Modern Family’ è studiato nei minimi dettagli. E gli interpreti sono uno più bravo dell’altro nel raccontare le avventure di questa strampalata famiglia! Innumerevoli premi di pubblico e critica e cachet stellari hanno trasformato i protagonisti in vere e proprie star. In primis la splendida Sofia Vergara (Gloria) e l’esilarante Eric Stonestreet (Cameron).

Grazie alla moltitudine di personaggi, le storie raccontate sono sempre nuove e mai banali. E le risate sono assicurate a volontà! Ma il vero pilastro di questo clan allargato è solo uno: l’amore. Nonostante le diversità, queste persone si vogliono davvero bene e si sostengono sempre e comunque. Spesso e volentieri muovendosi ‘in branco’, come per seguire una gara di scherma di Manny, piuttosto che il diploma di Alex o per festeggiare la rimozione dei calcoli renali di Phil.

Un concentrato di allegria che, dopo 9 trionfali stagioni, inizia inevitabilmente a rallentare. Così gli autori hanno deciso di chiudere in bellezza e ancora sulla cresta dell’onda. E questo è indice di grande intelligenza. Perchè, onestamente, non c’è cosa più triste di una commedia che, dopo anni di sfolgorante successo, non fa più ridere.

Onore, quindi, a ‘Modern Family’, che ha insegnato a tutti noi quanto sia importante l’amore per la famiglia. Di qualunque tipo essa sia.

Ancora non li conoscete? Ecco un assaggio dell’esplosiva Gloria!

Sciaouz!

Tracio

LOBBIES: il gioco che dobbiamo assolutamente supportare

Vorrei parlarvi di un progetto che a mio parere è assolutamente fantastico. I ragazzi de La Gilda del Cassero di Bologna hanno ideato Lobbies, un gioco di carte a tema LGBTQ che dalle premesse non potrà non far innamorare tutti i nerdini che si nascondono in noi. Messi da parte per una volta i draghi, gli elfi, i cavalieri e le streghe i protagonisti saremo proprio noi e la nostra comunità. Oggi ho intervistato per voi Pietro Guermandi, referente e uno dei fondatori de La Gilda, che si occupa della logistica e delle PR del gioco. Sit back, relax and enjoy your flight.

Che cos’è LOBBIES?

LOBBIES è un gioco di carte prodotto da volontari de La Gilda, un laboratorio ludico che si svolge al Cassero. È un gioco a tematica LGBTQI che fa ironia sulle presunte lobby della comunità (le regole le trovate nel video qui). Da un lato abbiamo deciso di usare, appunto, la sempreverde ironia per prenderci in giro in tutte le nostre sfaccettature e dall’altro abbiamo deciso di utilizzare i nostri valori di volontari (soprattutto del Cassero) attraverso tutto il gioco. Quindi abbiamo cercato di inserire le nostre idee di inclusione e rispetto verso tutti e tutte tentando di non ripetere mai gli stessi sessi, gli stessi generi e gli stessi orientamenti ma dando uno spettro più ampio possibile anche soltanto per essere più inclusivi possibile.

Come e quando nasce il progetto?

L’idea di voler creare qualcosa è sempre stata un pallino di tutta La Gilda perché abbiamo un sacco di risorse intese come fumettisti, gente che sta davvero dietro al mondo delle carte e dei giochi da tavolo. Abbiamo sempre detto: “Cavolo, avremmo gli strumenti”. Dall’altro lato c’era anche questa forte voglia di iniziare a creare contenuti, dato che siamo un gruppo che si affaccia al mondo nerd che, nonostante si creda il contrario, è un modo molto omofobo e sessista che ci ha dato non pochi problemi negli anni. Avevamo quindi questa volontà di creare qualcosa che iniziasse a girare nelle reti che ci eravamo creati.

Un anno fa uno di noi (Andrea Porati, Madlen) se n’è venuto fuori con un gioco di cui non aveva in mente il nome e né le carte, ma aveva l’idea. Quell’idea ci è piaciuta tantissimo e da un anno a questa parte ci abbiamo lavorato perdendoci tempo, anima, soldi, sangue e qualsiasi cosa possibile e immaginabile. Mese dopo mese l’abbiamo cambiata, migliorata, stampata, fino ad arrivare alla versione che abbiamo lanciato adesso su Kickstarter. È stato un percorso molto travagliato, anche perché siamo andati in fiere (soprattutto a Modena) e abbiamo ricevuto delle pesanti critiche.

Quindi il gioco è molto cambiato, ha preso spunto da tutti i consigli che ci arrivavano e alla fine è diventato un ottimo prodotto direi, con molta poca modestia. Siamo riusciti a creare un prodotto dalle meccaniche divertenti, un gioco di carte con un livello di strategia richiesto non banale, che speriamo possa piacere alla comunità in quanto gioco a tematica, ma anche al mondo nerd non LGBT in quanto gioco ben fatto. Quindi speravamo di muoverci su questi fronti anche per riuscire a rompere la dinamica del “non esistono giochi LGBT di carte o da tavolo”.

Se un qualsiasi membro della comunità si mette a giocare se la ride, perché è costruito su un immaginario quotidiano e le carte sono costruite in modi che siamo abituati a conoscere e ci fanno sicuramente ridere. Per esempio possono esserci degli eventi, come una combinazione di carte per giocarsi una discoteca e potenziarla mettendo una dark room e facendo un sex party. Sono quelle cose super sceme che siamo abituati a vedere e che quando giochi ti strappano una risata. D’altro canto la differenza fondamentale è che se togliessimo il nome delle carte, le immagini e la parte di “storia” comunque rimane un buon gioco. Quando lo giocavamo senza tutta la parte di produzione artistica e immaginazione comunque ci coinvolgeva. E questo è un grande punto a favore.

Come attrarresti il pubblico LGBT non nerd? E il pubblico etero nerd?

Al pubblico etero nerd spiegherei sicuramente le meccaniche, quindi l’idea di dover mentire, farsi amici, votare in segreto. Tutte cose che in un gioco attirano molto. Se dovessi convincere una persona LGBT non nerd il punto è proprio che il fatto che questo gioco possa anche solo essere prodotto è importante non soltanto per noi, ma per tutta la comunità. Questo perché anche se sembra una sottocategoria minoritaria e non importante, il mondo nerd è troppo ignorato dal resto delle persone e nessuno si è mai posto queste questioni e questi problemi. E LOBBIES vuole aprire una porta: far sapere che è possibile avere giochi LGBT e trattare questioni di genere. Ma abbiamo bisogno di più gente possibile. Per questo abbiamo messo il progetto su Kickstarter, perché non avevamo più fondi.

 

MOMENTO SERIO: non faccio quasi mai appelli del genere, soprattutto perché nella maggior parte dei casi non credo sia compito mio. Ora, però, mi piacerebbe che tutti noi (LGBT certo, ma anche gli amici etero) aiutassimo questi ragazzi a realizzare il loro progetto. Non solo perché viene dal Cassero, che per l’integrazione e l’inclusione ha fatto molto di più di molte associazioni, ma anche perché a parer mio le buone idee vanno premiate. Anche se uno non è così ricco da potersi permettere di tirare fuori il libretto degli assegni e farlo in due giorni. Anche se uno non è così famoso da ottenere in qualche ora l’audience necessaria per avere pubblicità. Non permettiamo che tutto il lavoro fatto fino ad ora vada in fumo.

Ringrazio tantissimo Pietro per l’intervista. Io ho appena donato per sostenere il progetto. Se vi ho convinti potete fare come me andando qui: https://www.kickstarter.com/projects/1955533818/lobbies-lgbtqi-card-game?ref=509783&token=154462de

Dedalus