Categoria: Domenica In Musica

Disco della Domenica: Justin Timberlake – FutureSex/LoveSounds

Domenica in Musica di oggi celebra il ritorno nei negozi di dischi di Justin Timberlake con Man Of The Woods riascoltando il suo più grande successo discografico: FutureSex/LoveSounds, un altro di quei dischi che ha forgiato la musica pop così come la conosciamo oggi.

Il disco è stato anticipato a fine estate 2006 dall’uptempo R&B/elettronico Sexyback, prodotto insieme Timbaland (aka Re Mida dei mid ’00s). Sexyback non è invecchiata di un giorno e non è inusuale riascoltarla ancora qui e là in discoteca. Ma Sexyback è solo una parte del buquet elettro-R&B di FutureSex/LoveSounds, intanto anche la title track d’apertura e Sexy Ladies fanno la loro dignitosissima figura.

I campanelli e il rap di una intro interminabile ci portano a My Love, secondo fortunatissimo singolo del progetto. Qui siamo nell’R&B duro e puro, quello che Timbaland produceva per Missy Elliott qualche anno prima. My Love è un’altro luminosissimo pezzo che non è in vecchiato di un giorno da quell’autunno di 12 anni. Cosa non fa il talento vero. Con LoveStoned/I Think She Knows, poi, abbiamo ancora a che fare con produzioni (questa volta pop) di massima qualità, tra beat box, cori e archi. L’energia è servita.

Tempo di ballads con un altro indimenticabile singolo dal progetto (266 milioni di visualizzazioni su YouTube): What Goes Around Comes Around. Timbaland e Timberlake mettono a tacere tanti degli strumenti finora utilizzati per lasciar esprimere a voce e archi tutta la rabbia di un amante ferito. Il romanticismo dura ben poco, perché con Chop Me Up e Damn Girl torniamo nei club R&B cupi e poco raccomandabili. Damn Girl, tra l’altro, anticipa non poco i sound di The 20/20 Experience. Summer Love cambia di nuovo le carte in tavola e ci riporta bruscamente a produzioni estremamente elettroniche ma allo stesso tempo romantiche. Sembra una contraddizione, eppure con Justin Timberlake in sala di registrazione è del tutto possibile.

Ultimo bruschissimo cambio di rotta: Untile The End Of Time è R&B così tradizionale da sembrare Whitney Houston, lo stesso per Loosing My Way e i suoi cori gospel e per (Another Song) All Over Again, che ha moltissimo di Christina Aguilera dei tempi d’oro.

Siamo quindi alla finedi un disco prodotto alla perfezione, così stracolmo di stimoli, ispirazioni, influenze e contaminazioni da poter risultare, almeno ai primi ascolti, indigesto. Ma che, in realtà, non è altro che una sintesi perfetta di tutta la musica che avremmo ascoltato dal 2006 al 2018, e probabilmente anche oltre.

Domenica in Musica: Elisa – Asile’s World

Asile’s World è il secondo disco di Elisa, quello che – almeno nella sua riedizione Sanremese del 2001 – ne ha segnato la consacrazione. Questa Domenica in Musica però, diversamente dal solito, non ricorda questo bellissimo disco per celebrare qualcosa, quanto piuttosto per dare un ultimo addio all’Elisa che abbiamo sempre conosciuto. Perché è ormai chiaro che, nonostante Yours To Keep/Ogni Istante ci avessero dato segni di speranza, con Sola (In The Night) la cantautrice triestina ha deciso, per usare toni neutri, di accomiatarsi definitivamente dalla vecchia sé.

Asile’s World è, per la sua impronta marcatamente indie/elettronica, bjorkiana, il mio disco preferito di Elisa. L’album è aperto, nell’edizione del 2001, da Luce (Tramonti a Nord Est), un classico della musica italiana che le ha meritatamente dato la medaglia d’oro al Sanremo di quell’anno ed in cui Elisa ha saputo magistralmente trovare il giusto compromesso tra la sua musica e quella di Sanremo. Ma la vera catarsi inizia con Gift, ipnotica, nel testo e nelle produzioni. Yodel e Björk a palate nella magnifica Chamaleon, che niente ha da invidiare a brani ben più noti in Ray Of Light, Impossible Princess o Vespertine.

Continuiamo a ballare in locali underground su Happiness Is Home, che richiama le produzioni trip-hop di Nothing Really Matters e che potrebbe essere ancora oggi spesa alla grande sui dancefloor. Continuiamo il nostro viaggio verso il Nirvana con la title track, Asile’s World, che potrebbe essere inserita nell’ultimo di Björk  e nessuno batterebbe un ciglio. Ben più oscure e sospirate le atmosfere di 7 Times, mentre Upside Down la giovane Elisa ci catapulta in un territorio quasi country.

La ballatona toffoliana arriva con la magnifica A Little Over Zero, in cui l’artista dimostra tutta la sua sconfinata delicatezza e sensibilità. Creature ci teletrasporta in atmosfere marcatamente mediorientali: una produzione unica. Un R&B essenziale caratterizza Just Some Order, mentre in Come And Sit ritroviamo l’Elisa che ha preso il meglio di Vespertine. Inaspettatamente arriva un remix ancora più pulsato di Happiness Is Home a cui seguono Tic Tac e Little Eye, che si sposta ancora un po’ più ad est rispetto a Creature. Siamo ipnotizzati come kobra che escono da vasi in vimini. A chiudere un disco che ha avuto il merito di mettere a nudo un’Elisa probabilmente ormai morta e sepolta ci pensano Come Speak To Me, versione inglese di Luce, e un remix di Asile’s World.

domenica-in-musica-di20are-francesca-michielin

Domenica in Musica: Francesca Michielin – Di20are

La prima Domenica in Musica del 2018 apre riascoltando la penultima fatica discografica di Francesca Michielin, Di20are, in occasione dell’uscita di 2640.

Di20are è il repack post-sanremo 2016 della giovane vincitrice di X Factor, arricchito, rispetto alla sua prima versione, Di20, da una manciata di canzoni tra cui Nessun Grado Di Separazione. Il bellissimo pezzo Sanremese di Francesca è anche il brano d’apertura del disco, a cui segue L’Amore Esiste, primo singolo assoluto del progetto discografico, una ballata tanto moderna quanto emozionante che ha fin da subito dimostrato tutte le potenzialità della giovane artista. A seguire Lontano, terzo singolo del progetto, una mid-tempo elettronica dai forti richiami alle produzioni di Lorde.

Amazing, brano parte della colonna sonora di The Amazing Spiderman, si fa ascoltare, ma non lascia granché, mentre con E’ Con Te ritroviamo la Michielin talentuosa ed emozionante, italiana e allo stesso tempo internazionale, che ci piace così tanto. Richiami Toffoliani permeano Almeno Tu, altra doccia di brividi. Tutto Questo Vento non lascia grandi segni mentre ci spazia Tutto E’ Magnifico, che altro non è se non Magnifico, il duetto con Fedez, cantato e riscritto esclusivamente da Francesca.  Ça va sans dire, preferisco questa versione.

Un Cuore In Due ci regala un’altra valanga di emozioni mentre Battito Di Ciglia ci riporta in contesti più elettronici, meno melodici, salvando il progetto dal rischio “noia”. Ma alla fine poco importa che Di20Are  sia una collezione di ballate più o meno tradizionali, se sono tutte della fattura di 25 Febbraio in cui un voce e piano creano un mix in grado di sciogliere anche i cuori più marmorei. Con Io e Te continuiamo a struggerci, ma con meno passione, dopo le note magiche di 25 Febbraio.

Atmosfere da album pop internazionale caratterizzano Sons and Daughters, mentre i beats dance di diVento ci sorprendono, e aggradano, non poco. Nice To Meet You chiude Di20are in maniera indie e alternativa.

Domenica in Musica: Britney Spears – Blackout

La Domenica in Musica di oggi celebra un altro capolavoro del pop che quest’anno ha compiuto 10 anni: sto parlando di Blackout di Britney Spears. Un disco che ha semplicemente ridefinito i confini del pop, riconsegnando al nostro genere musicale preferito un’identità e una dignità, sopratutto grazie al supporto della dance, dell’elettronica e dell’ibridazione con l’R&B, in un momento storico in cui a dominare era solo ed esclusivamente la black music.

Blackout è aperto da Gimme More, primo, iconico singolo del progetto. Un pezzo di pura elettropop in cui Britney gioca sui due piani di lettura del testo per parlare dei media che, ricordiamolo, nel 2007 non è che le fossero proprio alleati. Blackout procede con Piece Of Me, secondo singolo del progetto,  una down-tempo dance, iconica quasi quanto la precedente, in cui a fare da padrona è una distorsione magistrale della voce di Britney. Parliamo ancora di fama e media. Synth distorti e sonar militari dominano la produzione di Radar a cui Bloodshy & Avant sanno dare il loro inconfondibile tocco scandinavo.

Produzioni sempre rigorosamente elettroniche, questa volta segnate cori e toni drammatici, segnano Break The Ice, mentre con Heaven On Earth Britney ci catapulta indietro di trent’anni, ce lo suggeriscono le influence new wave ma sopratutto i richiami euro-disco anni 70 (per capirci, Donna Summer). Con Get Naked (I Got A Plan), Blackout torna negli Stati Uniti del 2007, siamo in pieno territorio R&B, di quello brutto e cattivo, in cui ogni singolo elemento della canzone trasuda sesso. Britney ci sguazza dentro con sconfinata disinvoltura.

Freakshow è, semplicemente, la canzone che ha portato il dubstep all’interno nella canzone pop. Prima di Freakshow nessuno, a parte gli appassionati di house, sapeva cosa fosse quel genere musicale, dopo Freakshow il dubstep è diventato la prassi. Detto questo, Freakshow resta uno dei momenti più alti di Blackout, così come  è Toy Soldier: una marcia militare a metà tra l’R&B e l’EDM,  in altre parole, le Destiny’s Child sotto MD.

Da questo punto Blackout si congeda definitivamente dalle produzioni dance, elettronice ed EDM, percorrendo un ultimo tratto di strada completamente R&B. Ce lo dice Hot As Ice, pezzo di cui forse avremmo anche fatto a meno, ce lo conferma  Ooh Ooh Baby, che ha il pregio di portare chitarre e atmosfere spagnoleggianti nel disco. Con Perfect Lover siamo difronte a I’m A Slave 4 U capitolo 2. A chiudere un disco che più che altro è una rivoluzione ci pensa Why Should I Be Sad, prodotta da Pharell: Britney la smettere di fare la cazzara e riflette per un po’ sulla sua vita. Non dice da nessuna parte che in fin dei conti è una figa, beh, glielo ricordiamo noi.

kylie-minogue-x-domenica-in-musica

Domenica in Musica: Kylie Minogue – X

Dieci anni fa usciva X, il decimo disco di Kylie Minogue, e la Domenica In Musica oggi è pronta per ricordare questo raro gioiellino di musica elettronica.

Pubblicato dopo il ritorno di Kylie sulle scene a seguito del cancro che l’aveva colpita nel 2015, il disco ha visto la partecipazione di innumerevoli produttori, che hanno creato per la fatina del pop più di centro tracce. Il prodotto finale testimonia perfettamente le tante mani che hanno contribuito a forgiarlo, rivelandosi una sorta di viaggio nelle più diverse sfaccettature dell’elettronica. Molti di questi pezzi, insieme a quelli contenuti in Blackout di Britney, uscito praticamente nello stesso periodo, segneranno il panorama pop degli anni a venire.

X si apre con 2 Hearts, primo singolo dal progetto, cover del duo britannico Kish Mauve,  un brano dai toni decisamente glam rock. Il successo del singolo è internazionale e il ritornello, in perfetto stile Kylie, divenne virale a poche settimane dalla pubblicazione. Il viaggio nell’elettropop di X continua con Like A Drug, prodotta da Cutfather (gli stessi di Get Outta My Way). Il pezzo è cupo e incisivo, una vera bomba valorizzata ulteriormente dalla performance dell’X Tour, in cui Kylie si presentava sul palco a cavallo di un teschio, simboleggiando la vittoria sulla morte.

Le atmosfere oscure di Like A Drug lasciano ben presto spazio all’energia e ai colori di In My Arms, prodotta da un ancora sconosciutissimo Calvin Harris. Il pezzo è un’altra hit internazionale per Kylie e sarebbe stato un perfetto primo singolo se solo un leakaggio anticipato del brano non avesse guastato le feste a tutti. Arpe e synth glaciali segnano l’elevetica Speakerphone, prodotta da Bloodshy & Avant. Il pezzo, altro modello impeccabile di produzioni elettroniche, è stato segnalato da Madonna come uno dei suoi brani preferiti, oltre a essere entrato nella Billboard Hot 100 senza esser mai divenuto singolo. Potenziale un filo sprecato.

Campionamenti e produzioni sensuali per Sensitized, che ci allontanta dal dancefloor per spostarci direttamente in camera da letto. Con Heart Beat Rock Kylie Minogue e Calvin Harris ci portano tra le ragazze pom-pom dei college americani. Il pezzo è probabilmente il più debole del disco ma la performance con cui l’ha portato in tour gli fa guadagnare una decina di punti. I Freemasons producono per X un pezzo che è, allo stesso tempo, un salto nell’elettronica made in UK anni ’80 e un viaggio intergalattico: impossibile non sognare con The One, con la sua musica e il suo testo.

Atmosfere in stile Ray Of Light per No More Rain, il pezzo con cui Greg Kurstin passa a Kylie il primo assist per cantare della sua rinascita dopo la malattia. Con All I See, invece, X cambia improvvisamente pelle, diventando un disco quasi R&B: Janet Jackson e centinaia di altre colleghe avevano messo gli occhi sul pezzo (by Cutfather) che alla fine è finito a Kylie, la quale era forse l’unica in grado di dare quel tocco glam in più a una traccia altrimenti non troppo diversa da tante produzioni in voga all’epoca. Con Stars si torna ad aleggiare in universi magici e sconfinati: siamo ancora davanti a una carica di energia e positività, un pezzo capace di dimostrare come anche la fredda musica elettronica, se fatta come si deve, è in grado di emozionare.

Ma basta prendersi sul serio, perché con WOW Kylie Minogue torna a fare il pop ultraleggero che le riesce meglio. Ennesima hit di X, WOW è divenuta in pochissimo tempo un marchio di fabbrica per Kylie, capace di far scatenare e divertire ogni fan, anche dopo 10 anni. Si cazzeggia ancora un po’ con Nu-Di-Ty, pezzo in cui Bloodshy & Avant trasformano Kylie in una geisha un po’ porca che non ha paura di esprimere le sue pulsioni più carnali. A chiudere questo capolavoro di X c’è Cosmic, una ballata che è una svolta a gomito totale del disco: quasi acustica, essenziale nella produzione ma carica di emotività per il messaggio di positività che porta.

X è probabilmente tra i migliori dischi di Kylie Minogue, accolto tiepidamente è infatti ben presto diventato un fan-favourite, sopratutto perché ha saputo segnare e influenzare molto del pop venuto dopo, in un periodo in cui tutti rincorrevano soltanto produttori R&B. Se anche voi, come me, amerete o amate questo disco alla follia, vi consiglio di ascoltare anche le milioni di b-side pubblicate da Kylie a corollario del progetto: su Spotify, spulciando tra i singoli di Kylie, è possibile trovarne un bel po’.

 

taylor-swift-1989-domenica-in-musica

Domenica in Musica: Taylor Swift – 1989

La Domenica in Musica di questa settimana celebra la pubblicazione col botto di Reputation, nuovo disco di Taylor Swift, riascoltando 1989, la penultima fatica discografica della popstar statunitense, uscita alla fine del 2014.

1989 è il primo disco pop di Taylor, che prima del 2014 si era cimentata quasi esclusivamente su produzioni country. Il disco vede la prepotente presenza di Max Martin che, in collaborazione con Taylor Swift, è riuscito a inanellare una serie di tracce pop perfette, nella loro orecchiabilità e memorabilità, in un’atmosfera che è al contempo moderna e vintage, gioiosa e malinconica.

Il disco è aperto Welcome To New York, una bella uptempo pop che fa tanto colonna sonora del Diavolo Veste Prada. Il pezzo riassume alla perfezione tutto lo spirito e il sound del resto del disco, come confermano le tracce successive, una sfilza di capolavori pop che, a distanza di anni, continuano a farsi ascoltare con sconfinato piacere. Sto parlando di Blank Space, Style, Out Of The Woods e All You Had To Do Was Stay: praticamente impossibile decidere quale sia la migliore tra queste quattro mid-tempo pop, prodotte con sconfinata maestria nel loro mix perfetto di malinconia anni ’80  e spensieratezza. Il disco si potrebbe chiudere qui e sarebbe già un capolavoro.

Ma Taylor in 1989 non si è risparmiata e il disco continua alla grande con Shake It Off, primo memorabile singolo del progetto, una uptempo pop spensierata, una bomba di energia da cui difficilmente si esce incolumi. Lo stesso si dica per I Wish You Would, che stilisticamente ritorna al quartetto delle meraviglie descritto poco sopra. Bad Blood, per quanto godibile nei suoi sound R&B, non è all’altezza dei pezzi precedenti e, se non fosse stato per il tema che richiama gli interessi gossippari di chi vuole conoscere la faida con Katy Perry, difficilmente sarebbe diventata un singolo.

La prima vera ballata del disco arriva solo a questo punto, con Wildest Dreams e le sue atmsofere sognanti. How You Get The Girl è di nuovo un flashback di Out Of The Woods e compagnia, l’ennesimo pezzo a costituzione della colonna vertebrale del progetto. 1989 viene infine chiuso da un paio di ballate eteree e sognanti: I Know Places e Clean, scritta con Imogen Heap dei Frou Frou, a cui si interpone I Know Places, con le sue atmosfere claustrofobiche.

Che la si ami o la si odi, è innegabile che Taylor Swift con 1989 abbia posto una pietra miliare nel percorso della musica pop. E’ un disco di ricercata perfezione che, se da una parte eleva la popstar a icona musicale dei nostri tempi, dall’altra crea un termine di paragone che rende la vita dei prossimi dischi di Taylor perlomeno difficile.

p!nk-funhouse-domenica-in-musica

Domenica in Musica: P!nk – Funhouse

La Domenica in Musica di oggi riascolta Funhouse di P!nk per celebrare il ritorno col botto della popstar in tutte le classifiche internazionali col suo ultimo disco, Beautiful Trauma.

Pubblicato nel 2008, Funhouse è uno dei migliori dischi di P!nk che, c’è da riconoscerlo,  è riuscita a pubblicare sempre dischi di altissimo pregio, ricchi di hits, ed è forse proprio questo il motivo per cui, nonostante una carriera quasi ventennale, riesce ancora a dominare alla grande la scena pop internazionale.

Lanciato e aperto dalla bomba rockeggiante So What, divenuta presto un must di tutti i fine serata del mondo, Funhouse si pregia però di un ottimo mix di ballad e uptempo in cui P!nk si muove sempre con incredibile disinvoltura. Ed infatti ecco che a So What segue Sober, mid-tempo dal sound ancora fortemente rock che è diventata ben presto un altro fan-favourite. Vai di ballatona emotiva con I Don’t Believe You, a dimostrazione del fatto che P!nk rende al massimo con qualsiasi produzione.

Dopo la dimenticabile One Foot Wrong gridiamo al capolavoro con Please Don’t Leave Me. Una canzone unica, per produzione, sound, ritornello, video, ispirato a Misery Non Deve Morire. Ci si scatena con Bad Influence e sopratutto con la title track, Funhouse, e il suo irresistibile countdown. Il tempo per riprendere fiato ce lo dà la ballad Crystall Ball, mentre Mean ci catapulta in atmosfere cprima che fosse mainstream.

Ancora energia con It’s All Your Fault, psichedelica, e Ave Mary A,  ma è con Glitter In The Air che, per l’ennesima volta in questo disco, gridiamo al capolavoro. Una di quelle canzoni da magone immediato che solo le grandi popstar sanno creare, una bomba di emozioni che hanno il potere di far diventare un po’ più morbidi e romantici anche i più duri tra noi.

A chiudere un disco che mixa in maniera perfetta tutte le diverse sfumature del pop-rock spetta ad altre due bombe di energia: This Is How It Goes Down e Why Did I Ever Like You. Se avevamo dubbi sul perché, dopo tanto tempo, P!nk riesca ancora a piacere così tanto, direi che con l’ascolto di Funhouse abbiamo risposto a tutte le nostre domande.