Categoria: Gay Pride

HOPaura ma sorrido - ilPuntoH

Ho paura, tanta. Ma sorrido.

Sì, ho tanta paura ma sorrido. No, non è un modo per richiamare l’attenzione su di noi, su di me, né tanto meno è un modo per essere negativo e lamentarmi della situazione attuale in cui la nostra società si trova e la direzione in cui sta andando, credo, più che altro, che sia un modo per dire davvero quello che sento, quello che provo, ciò che mi fa tremare dentro.

Così mentre dentro tremo, mi lascio prendere da un pò di ansie, fuori invece provo a mostrare calma, tanta calma e continuo a sorridere e camminare a testa alta.

Parliamoci chiaro e non nascondiamoci dietro i soliti falsi perbenismi a cui noi Italiani siamo più che abituati e che tanto ci fanno comodo: il clima di razzismo e odio umano che si respira in Italia da quando la destra populista è salita al governo, non è un scherzo, lo sperimentiamo

PARAGRAFO377-CORTE-SUPREMA-INDIANA-DEPENALIZZA-SESSO-GAY-ILPUNTOH

Sezione 377 – La corte Suprema Indiana depenalizza il sesso gay

Con la discussione della sezione 377, l’India depenalizza il sesso tra persone dello stesso sesso.

La Corte Suprema dell’India ha deciso di depenalizzare il sesso gay, in un verdetto storico e unanime emesso da un gruppo di cinque giudici che avrà un profondo impatto sia in India che in tutto il mondo.

L’aula di tribunale di Delhi era traboccante di attivisti LGBT + che hanno combattuto per 20 anni per questo momento, e l’esultanza è scoppiata quando è giunta voce che il sesso consensuale tra adulti di qualsiasi genere non è più considerato un crimine.

Fino ad ora, il sesso gay era punibile fino a 10 anni di carcere ai sensi dell’articolo 377 della costituzione indiana, una reliquia delle leggi dell’era vittoriana imposte dall’Impero britannico ha messo fuori legge le attività sessuali “contro l’ordine della natura” ed è stato interpretato dalla polizia e dai tribunali come riferito all’omosessualità (quando poi poteva anche solo trattarsi di sesso estremo con pratiche che definiremmo oggi sadomaso e/o feticiste).

Celebrando sotto un soffocante sole sui prati fuori dal tribunale, gli attivisti LGBT + hanno

Milano Pride. Perché noi non siamo invisibili

Il punto H ha seguito per voi anche il Milano Pride. Questa volta il vostro scienziato cacciatore ha faticato moltissimo per trovare qualcuno disposto a farsi intervistare, ma niente paura. Invece della videointervista vedrete il Pride in tutto il suo splendore attraverso le foto.


 

Quest’anno Milano si è letteralmente riempita. Persone da tutta Italia sono venute nel capoluogo di una regione in cui è presente una giunta leghista e i cui comuni sono governati per lo più dalla destra.

 

Attualmente Milano è come se fosse un’isola rispetto al resto della Lombardia, con il Sindaco Sala che crede fortemente nei diritti civili e lo dimostra ogni giorno con parole e fatti. A differenza di molti altri [Virginia, can you hear me?] è stato in prima linea nella parata fino al discorso finale.

Mai come quest’anno la partecipazione è stata massiccia. I negozi, i passanti, i turisti, le persone sui balconi, le associazioni, le aziende. Siamo tutti diversi ma siamo tutti stanchi di essere trattati come se fossimo l’ultima ruota del carro, siamo tutti incazzati perché non vogliamo tornare indietro dopo aver fatto dei piccoli passi avanti.

Tanti colori, tanti costumi, tanta fantasia e tanto simbolismo. Perché noi, cari politici, ve lo vogliamo spiegare in tutti i modi che conosciamo che esistiamo e che meritiamo di essere trattati come tutti gli altri a livello sociale e legislativo.


 

Quest’ultima foto URLA, scuote, fa riflettere. E il Punto H ringrazia Nicola per aver acconsentito alla pubblicazione.

L’Onda Pride è quasi terminato. Tutti, dal primo all’ultimo, speriamo che negli anni a venire non ci sia più bisogno di essere così combattivi, che non importi più se due uomini o due donne si amano, che i figli arcobaleno siano tutelati, che le istituzioni collaborino con noi per ridurre le diversità e non per togliere diritti. Tutti noi ci speriamo. E quel giorno arriverà. Il vostro scienziato cacciatore vi saluta, ché è stata una giornata estenuante. #LoveIsLove

Dedalus

idahot - ilpuntoh.com

IDAHOT – Matrimonio Etero di Massa: una singolare protesta della chiesa Ortodossa Georgiana

Mentre in Italia arrivano notizie interessanti e di un movimento di accettazione e non discriminazione da parte di alcuni esponenti importanti della Chiesa Cattolica, come potete leggere qui, la Chiesa Ortodossa Georgiana ha deciso invece di ribellarsi a questo giorno, IDAHOT, che celebra e incita all’accettazione delle diversità di ognuno di noi, con un Matrimonio di coppie Eterosessuali di Massa.

Giovedì (17 maggio) è la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia; La Chiesa ortodossa georgiana sta promuovendo il proprio “Family Purity Day” in segno di protesta a questo IDAHOT, con matrimoni di massa per coppie eterosessuali.

IDAHOT 2018 - ilpuntoh.com

La Chiesa ortodossa georgiana protesterà contro IDAHOT sposando 400 coppie di sesso opposto

La Chiesa ortodossa georgiana celebrerà (a modo suo) la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia (IDAHOT) con la propria dimostrazione di “purezza familiare”. La chiesa della Georgia mirerà così a tenere 400 matrimoni di sesso opposto in tutta la regione e a livello internazionale questo giovedì. Questa non è la prima volta che la Chiesa intraprende azioni in opposizione ad IDAHOT, che si svolge ogni anno il 17 maggio.

Nel 2013, un rally guidato dai sacerdoti si è scontrato con i manifestanti per i diritti LGBTI a Tblisi, la capitale dell’ex Repubblica Sovietica. L’anno seguente, la Chiesa decretò il 17 maggio “Giornata della purezza familiare” in Georgia. Da allora ha continuato a celebrare la sua posizione anti-gay ogni anno e sempre più prepotentemente.

La scorsa settimana, il leader del gruppo conservatore, il Chokhosnebi del Patriarcato, ha detto a Netgazeti (la loro gazzetta online) che 20 matrimoni erano già stati confermati a Tblisi. Zviad Sekhniashvili ha anche detto che fino a 400 matrimoni si sarebbero svolti in tutto il paese (popolazione di 4 milioni) nel suo complesso.

Gli omosessuali e tutto il popolo LGBT+ affrontano un’omofobia diffusa nella società georgiana, con la chiesa ortodossa che continua a esercitare una grande influenza sull’opinione pubblica e sui politici. Lo scorso fine settimana, la polizia ha fatto irruzione nei famosi club techno di Tblisi proprio come raid omofobo. Benché si dica che i radi siano serviti a mettere in carcere i truffatori, Beka Gabadadze dell’associazione LGBTQI Temida ha dichiarato che i locali erano spazi LGBTI-friendly.

Gli attivisti LGBTI e attivisti per i diritti umani nel paese celebreranno l’IDAHOT con la loro dimostrazione giovedì. “La Chiesa ortodossa rappresenta i valori conservatori e promuove la retorica filo-russa in Georgia”, ha detto Giorgi Tabagari del Movimento per l’uguaglianza.

“Ciò comprende la lotta contro la libertà di riunione, il controllo dell’istruzione e il coinvolgimento in questioni governative. Alla fine della giornata, questo facilita una crisi di laicità. ‘Quanto a noi, stiamo progettando di protestare a prescindere dai gruppi radicali che probabilmente ci attaccheranno. Terremo una protesta di fronte al palazzo del governo il 17 maggio “.

E tu, come celebrerai l’IDAHOT?

 

Andrai al Pride quest’anno?

Maggio. Manca un mesetto all’inizio dell’Onda Pride e in Italia siamo quasi all’apice del nostro sport nazionale: la polemica. Il Gay Pride, inoltre, per tradizione raccoglie un calderone di frustrazioni da hipster dell’ultima ora: la data, la gente, il vestito, gli addobbi, il mood. Sit back, relax and enjoy your flight.

Forse è ancora un po’ presto, d’altronde l’Eurovision è imminente [e non dimenticatevi di twittare con gli hashtag #ESC2018 e #Titina18] e il GF15 impegna le bacheche di tutti i social. Ma tra poco, quando sarà il momento, vedrete uscire dalle loro tane tutta una serie di personaggi che ogni anno vomitano tutto il loro odio per il Pride e decidono di farcelo sapere. Perché ci interessa.

Sì ok, sputare su tutto e tutti fa molto figo ma ho notato con piacere che negli ultimi anni questi esseri perennemente impegnati a demonizzare le manifestazioni che avvengono ogni anno in tutto il mondo sembrano essere un po’ diminuiti. Anche se restano più fastidiosi delle piattole. Gli evergreen sono sostanzialmente tre:

  1. IL PRIDE È UNA CARNEVALATA! Tralasciando il fatto che detto da gente che passa la giornata a condividere gif di Tina Cipollari e Ru Paul fa ridere, va detto che non si capisce mai cosa si chieda di fare esattamente. In sostanza, secondo queste persone, la gente dovrebbe camminare in silenzio, vestita in giacca e cravatta, monocromatica e attenta a non disturbare sciura Maria che fa il riposino pomeridiano. A parte che sfido chiunque ad andare in giro in giacca e cravatta a giugno a meno che non sia obbligato o che non viva in Norvegia, ma non vedo il motivo per cui uno non possa indossare  un boa o degli shorts di pelle se lo desidera. D’altronde siamo la generazione del no shaming e dunque non vedo perché siamo così attenti a non criticare le persone per il peso, i comportamenti, le attitudini ma al contempo riteniamo lecito criticare l’espressione di persone che non fanno niente di male se non vestirsi come si sentono a loro agio. Che poi non capisco perché il Pride debba essere triste e grigio come una processione di CL. Al contrario ritengo che il bello di questa manifestazione sia proprio questo: i colori, la varietà, l’atmosfera festosa, le risate, lo stoicismo con cui si macinano chilometri anche sotto il sole a 40 gradi. Ma poi che cazzo di problema avete col carnevale?
  2. AL PRIDE CI ANDATE SOLO PER RIMORCHIARE! Qua si percepisce tutto il retaggio da comari di paese che passano la giornata a criticare tutta la rubrica del cellulare dalla A alla Z. Sì, c’è chi va al Pride e rimorchia. E quindi? No adesso ditemi quale sarebbe il problema. Se due si vedono e si piacciono, per di più grazie al cielo senza l’ausilio di Grindr o simili, non dovrebbe essere una cosa bella? Non dovremmo celebrare l’amore, la libertà, la spontaneità? E inoltre: non si può interagire con un ragazzo e contemporaneamente partecipare ad una manifestazione?
  3. IL PRIDE NON RAPPRESENTA I GAY/NON SERVE A NIENTE. Di solito questa viene sempre da gente che non ci è mai stata e quindi parla a sproposito. Insomma, capisco che un Pride non sia il prologo della Rivoluzione francese, ma esattamente cosa si dovrebbe fare per far sì che “serva”? Non si può intervenire direttamente e per forza di cose i diritti civili devono seguire il corso della politica che piaccia o non piaccia. Ma la caratteristica più importante è la visibilità. Le donne non hanno ottenuto i diritti standosene dentro casa a cucinare la cena per i mariti, ma li hanno ottenuti scendendo in piazza e bruciando i reggiseni. E alla fine ne hanno beneficiato anche quelle che le insultavano dal balcone. Per quanto riguarda la rappresentanza: ad ogni Pride ci sono centinaia di migliaia di persone e decine e decine di gruppi. Partiti politici (più che altro di sinistra), i gay di destra, i sindacati, le discoteche, varie aziende (che sponsorizzano o partecipano), gli/le escort, i genitori gay, i genitori dei gay, i genitori che hanno avuto figli da relazioni etero, i figli dei gay, le famiglie arcobaleno, i gay cattolici, le lesbiche agresti (anche se quella è una chicca international), la soka gakkai, i gay musulmani, l’avvocatura LGBT. Eccetera eccetera. Adesso mi chiedo: tra tutta questa gente possibile che uno sia così unico da non essere rappresentato da nessuno? Ovviamente no, non è possibile.

In un’Italia che per ogni passo avanti ne fa tre indietro io credo che sia essenziale partecipare al Gay Pride. Per esserci, per far sentire la nostra voce, per far capire che ci siamo. Per dire no all’omofobia, per rimarcare il concetto che anche se ci prendono in giro e anche se ci picchiano noi continueremo a camminare sotto la luce del sole senza vergogna.

Recensioni2.H: Mala Mala

Signori, basta fare i perbenisti, per essere omosessuali ci vogliono i rudimenti come ci insegna Laura Bondrini e dopo ArciLesbica che spara a zero su tutto quello che non è donna naturale anche su Twitter (non mi faccio scappare nulla) non si ci risparmia per smerciare la propria ignoranza e tutto nel mese della Donna (quasi a farlo apposta!).

Il tweet che ha fatto tremare le tastiere faceva riferimento alla troppa foga che gli utenti cinguettanti mettono in determinate cose e tra queste (cito testualmente) “…alla gara di travestiti…” facendo riferimento al celebre programma Rupaul’s Drag Race.

TribecaFilmFestivalPortraitStudioYyUdlIx9dFuxE qui possiamo veramente scriverci tesi su tesi su cos’è un travestito; perché non si può definire una Drag queen; come una branca del travestitismo può essere diviso in fetish o semplicemente per un fattore più ludico (crossdresser) che prende anche la fascia eterosessuale; e distinguere i travestiti dai transgender o i transessuali. Ecco, minimizzare con “gara di travestiti” offende diverse categorie che si trovano a dover lottare anche contro una categoria che in verità dovrebbe sostenerle.

Ma è arrivato il momento della nostra recensione quindi

Tirate fuori i pop corn Dolcezze!
popcorn


Mala Mala

Docu-Film presentato al Tribeca Film Festival del 2014 dove si è aggiudicato il 2° posto “Premio del pubblico” per poi vincere una serie di premi in diversi festival sparsi per il mondo.

Girato interamente a Porto Rico si definisve un Transformative Documentary giocando in primis sulla tematica che prende la transessualità e in secondo luogo sull’idea di dar una voce e insegnare la diversità in tutte le sue sfaccettature.

 

Mala-Mala_poster_goldposter_com_2La pellicola segue le testimonianze di diversi volti che caratterizzano Porto Rico, come Ivana Fred che è riuscita a portare sui canali mediatici i diritti delle persone transgender e che lotta aiutando le donne, come Sandy, che si prostituiscono per portare a casa qualche soldo; o Soraya Santiago Solla che nata uomo, dopo la transizione ,non vuole essere chiamata transessuale in quanto lei è ora una donna come certificano i suoi documenti e definisce la transizione come disforia di genere cioè quando nasci con un corpo che non ti corrisponde. Le Drag Queen April Carrion, divenuta famosa grazie al programma Rupaul’s Drag Race (6° stagione) e che proprio nel documentario vediamo prepararsi al grande salto, Zahara Montiere (ritiratasi dalle scene alla fine del film per seguire il suo percorso lavorativo) e Queen Bee Ho che chissà, potremmo vederla in qualche prossima stagione di Drag Race e tutte portano in evidenza come il travestitismo sia una forma d’arte non per forza legata al concetto di genere in quanto una drag può sentirsi sia uomo che donna senza dover dar una definizione precisa. E molte altre storie…


FA-VO-LO-SO

e non lo dico soltanto perché ci son le Drag, ma perché oltre a portare una tematica così delicata e ancora tabù sotto certi aspetti, lo fa con una regia che trascende il classico documentario: fotografia, colonna sonora, stacchi e montaggi vanno a creare quello che in verità e a tutti gli effetti quasi un film.malamala_1130_430_90_s_c1Seppur all’inizio sembri privo di trama piano piano va a costruirsi una storia, naturalmente anche grazie al montaggio finale che quasi crea un dialogo tra le parti, fino ad incorporare anche la  vittoria della comunità LGBT con l’approvazione e la firma della legge 238-2014 (a Porto Rico), che impedisce la discriminazione in materia di occupazione basata sull’orientamento sessuale e / o sull’identità di genere.

Titolo che trovate comodamente su Netflix esclusivamente in Spagnolo, lingua originale, ma naturalmente sottotitolato Mala Mala vi porta in un viaggio esotico che ti cattura ad ogni inquadratura, dalle spiagge soleggiate ai fari dei club, un viaggio per i diritti di tutti di essere se stessi.

Milano Pride 2017

Milano Pride 2017: un’onda di colori arcobaleno perché non esistano più differenze. – IlPuntoH

Milano Pride 2017 all’insegna della rivendicazione della normalità: per avere gli stessi diritti delle coppie e persone eterosessuali.

Milano, 24 Giugno 2017 ore 14.00 o giù di lì, Piazza Duca D’Aosta (quella della stazione Centrale) inizia a riempirsi dei colori delle bandiere arcobaleno, fino a quando intorno alle 15.45, sotto un sole caldissimo, che non ha intimorito nessuno dei partecipanti e anzi ha reso il calore di questo Milano Pride 2017 ancora più speciale, ha preso il via il corteo dell’onda pride milanese.

Un Milano Pride 2017 che ha voluto portare alla luce come ancora oggi, nonostante la tanta strada percorsa, ancora tantissimo cammino ci sia da fare per i diritti LGBT e soprattutto perché tali diritti siano gli STESSI per tutti, persone e coppie etero o gay che siano.

Un corteo coloratissimo dove musica, sorrisi, famiglie arcobaleno e famiglie tradizionali con i loro bambini, persone di tutte le età, di qualsiasi credo religioso e dalle più diverse provenienze geografiche si sono uniti per creare un qualcosa di unico, di irripetibile (se non per renderlo migliore) e di divertente

Grandissima nota di merito va alle forze dell’ordine e a City Angels di Milano che hanno reso questo corteo del Milano Pride 2017 un posto sicuro per tutti dove non si è visto nemmeno uno quei fastidiosissimi venditori di bibite ambulanti che hanno sempre e solo disturbato il pride. Grazi di cuore ragazzi!

Un lungo corteo colorato e felice che sfilando per le strade della città di Milano ha avuto i sorrisi, gli applausi e l’appoggio di chi dalle proprie finestre – e con sguardo molto curioso – osservava il passaggio e ballava sulle musiche che i vari carri della parata passavano di volta in volta:  perché anche questo è un modo per dire che noi esistiamo e siamo normali, e in quanto tali non possiamo accettare che a noi vengano riservati gli stessi doveri di tutti ma diritti differenti o talvolta inesistenti.

La partecipazione politica a questo Milano Pride 2017 è stata forte, e oltre al Sindaco Sala che è sempre in prima linea per i diritti LGBT di questa città e della Lombardia, c’erano gli assessori alle Politiche sociali, Piefrancesco Majorino  che a Repubblica ha detto :”Questa è una meravigliosa cascata di grazia #loveislove”; alla Sicurezza Carmela Rozza e al Lavoro, Cristina Tajani: “Da tempo sappiamo che i diritti sociali e quelli civili devono camminare insieme per garantire coesione e sviluppo. Mai come quest’anno il lavoro preparatorio del Pride ha visto collaborare diversi settori dell’amministrazione coinvolgendo non solo gli organizzatori ma anche diverse attività commerciali dell’area dove si tiene la Pride Square”. La deputata e vicepresidente del Pd, Barbara Pollastrini aggiunge: ”Ho la consapevolezza che molto resta da fare nella cultura, nella mentalita’ e con provvedimenti come quelli sul contrasto all’omofobia, sul testamento biologico, sulla cittadinanza, sul reato di tortura. Rimango convinta che i diritti avanzano quando camminano insieme”.

E a chi ancora dice che il Pride non serve a nulla, che sia solo una carnevalata, io rispondo: è solo grazie al Pride se oggi possiamo avere dei diritti che solo fino anche a 5 anni fa erano un miraggio e che oggi invece sono realtà; è solo grazie al movimento del Pride su scala mondiale che oggi giorno possiamo continuare a dire a tutti che noi esistiamo, siamo esseri umani, persone che amano e vogliono poterlo fare alla luce del sole, che essere gay non è una malattia ma è uno dei tanti modi normali di essere ed amare di una persona.

E che cosa dire del concerto di Alexia cha cha chiuso il corteo, cantando l’inno di questo Milano Pride 2017 “La Cura per Me” e i suoi più grandi successi mentre una folla colorata cantava e ballava con lei e sopratutto una simpatica e allegra nonnina (foto tweet sopra) diventava la star di questo Milano Pride 2017!

Grazie a @Danywolfy che ha scattato tantissime (e coloratissime) fotografie a questo Milano Pride 2017  possiamo proporvi una bellissima galleria fotografica, perché le immagini – come vedrete – parlano di tanta gioia di vivere, di tanta normalità dell’essere e di amare, ma soprattutto della gioia e della voglia di vivere senza nascondersi.

Le foto ritraggono momenti del pride e alcune persone possono essere presenti al loro interno, capiamo che questo potrebbe non essere apprezzato da taluni soggetti, per tanto, in caso di presenza di una propria foto indesiderata in questa galleria, preghiamo gli interessati di contattarci cliccando QUI e comunicarci il desiderio dell’eliminazione della propria foto da questa raccolta fotografica. Apprezziamo la vostra cooperazione in questo caso.

Buon Pride a Tutti e che lo spirito del Pride sia sempre con noi!