Categoria: HPolitik

Terminato il secondo giro di consultazioni: ancora fumata nera.

Si è concluso oggi il secondo giro di consultazioni voluto dal Presidente della Repubblica. Tuttavia, Mattarella ha fatto sapere che il confronto tra le forze politiche ancora non ha fatto progressi e che prenderà ancora qualche giorno prima di esprimersi in merito alla formazione del nuovo Governo, di cui l’Italia ha assolutamente bisogno, soprattutto nell’attuale clima di incertezza che sta caratterizzando la scena internazionale.

Dopo aver ascoltato il Presidente della Camera, Roberto Fico, la Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, nonché il Presidente della Repubblica emerito, Giorgio Napolitano, il Presidente Mattarella ha dichiarato di non aver ottenuto, dal secondo giro di consultazioni, i risultati attesi.

Acquista forza, a questo punto, l’ipotesi secondo cui il Presidente della Repubblica potrebbe decidere di conferire un mandato esplorativo a un esponente del centrodestra per studiare meglio la situazione.

Ciò che è emerso con chiarezza da questa giornata è stata la volontà di Mattarella di nominare un Presidente del Consiglio in grado di formare un Governo stabile, ma nessuno sembra in grado di poter gestire la complessa situazione politica italiana. Questo è dovuto soprattutto alla chiusura da parte di Lega, da un lato, e Movimento 5 Stelle, dall’altro, che non sono disposti a cedere. Entrambi i leader si dicono pronti a governare e in grado di costituire il Governo giusto, dando vita a un tira-e-molla che certamente non sta premiando il nostro Paese. Avere questo clima di instabilità politica interna non è una situazione favorevole e non è da escludere che il Presidente Mattarella, mostratosi in più di un’occasione deluso dai risultati ottenuti ma intenzionato a risolvere la situazione, decida di ricorrere addirittura ad un Governo tecnico, conferendo l’incarico ad una personalità che possa accontentare sia Lega che Movimento 5 Stelle.

É stato proprio Matteo Salvini, leader della Lega, a sottolineare l’importanza di un accordo tra il centrodestra e il M5S:

«L’unica strada è accordo centrodestra e M5S, altre strade non ce ne sono, altrimenti meglio andare a votare. Io chiedo a tutti di essere responsabili. Se continua così, se continuano a bisticciare, si stuferanno gli italiani, mi stuferò io e tra un mese si tornerà alle urne, quindi: o la smettono o si vota».

Svezia: lo Stato risarcirà le persone transessuali

Martedì 20 marzo il Parlamento svedese ha preso una decisione storica: le persone transessuali, costrette a subire – tra il 1972 e il 2013 – un intervento chirurgico per ottenere il cambiamento di genere, potranno ricevere un risarcimento perché forzatamente sterilizzate.
Si tratta del primo provvedimento di questo tipo al mondo ed è il risultato ottenuto a seguito delle numerose battaglie condotte da attivisti per i diritti delle persone transessuali. Una battaglia che, in realtà,  era iniziata proprio con l’intento di vedere abolito il requisito che le persone transessuali dovessero essere sterilizzate al fine di ottenere il riconoscimento del genere.

La Svezia ha fermato questa violazione dei diritti umani cinque anni fa, ma gli attivisti hanno continuato la loro battaglia per far sentire la voce di tutti coloro che, negli anni precedenti, avevano subito quella violazione. Si è quindi affermata l’istanza di procedere a un risarcimento dei danni subiti dalle persone transessuali e, nel mese di aprile 2016, il Governo svedese ha annunciato la possibilità di adottare tale provvedimento.

Certo, non sarà il denaro ad annullare il danno di perdere le proprie capacità riproduttive, ma con questa decisione, lo Stato ha ammesso di aver posto in essere un abuso e cercherà di rimediare.

Attualmente la Svezia si trova al 12° posto nella classifica di Rainbow Europe; l’Italia, invece, si colloca al 32° posto.

Una nuova Italia delle larghe intese? I possibili scenari post-voto

I seggi sono chiusi ormai da qualche ora e, nonostante dovremo attendere ancora per essere certi dei risultati, è possibile attenersi alle proiezioni ufficiali e analizzare la situazione politica italiana post-voto.

La vittoria del Movimento 5 Stelle è evidente e non ammetterlo equivarrebbe a non riconoscere la risposta che gli elettori hanno voluto dare alle ultime legislature a guida centrodestra e centrosinistra. Ad emergere, infatti, è proprio il voto in favore del partito antisistema per eccellenza. Di contro, va registrato il crollo totale dei grandi nomi di quella che può ormai essere considerata la vecchia sinistra, tra cui +Europa, guidata da Emma Bonino che sembra aver mancato l’obiettivo del 3%. Poco al di sopra della soglia di sbarramento si è collocato, invece, Liberi e Uguali, che raccoglieva i fuoriusciti di Partito Democratico Sinistra Ecologia e Libertà, primi fra tutti i Presidenti di Camera e Senato, Grasso Boldrini. Un risultato deludente anche per la lista Insieme, che univa gli ulivisti e i Verdi. Il Partito Comunista non si è neanche lontanamente avvicinato a risultati soddisfacenti.

Seppur limitato, rappresenta un buon risultato quello ottenuto da Potere al Popolo! , che nonostante sia di formazione recentissima (è nato solo 3 mesi fa), ha superato liste guidate da grandi nomi, come Civica Popolare della Lorenzin. Sorprende anche la poca differenza tra i voti ottenuti dalla lista di Emma BoninoPotere al Popolo!, segno che i pochi sostenitori della sinistra più estrema non si sono sentiti rappresentati dalla lista nata dalle ceneri del Partito Radicale.

Quale futuro dopo il voto?

Il risultato delle elezioni però non offre una maggioranza parlamentare in grado di produrre un Governo stabile. Sia la coalizione più votata (centrodestra con il 37%) che la lista più votata (Movimento 5 Stelle con il 32%) non hanno numeri sufficienti per governare da soli. La scelta di Mattarella ricadrà quasi certamente su colui che sarà in grado di presentare alle Camere un Governo che riesca a contare sul sostegno di forze politiche necessariamente di colore diverso.
Se tutte le formazioni politiche rispettassero quanto promesso nel corso della campagna elettorale, nè i membri della coalizione di centrodestra nè quelli della coalizione di centrosinistra dovrebbero offrire sostegno al Movimento 5 Stelle. Da qui, vista l’esigenza di assicurare una certa stabilità al Paese, il centrosinistra (praticamente ridotto al Partito Democratico, essendo l’unica lista ad aver superato la soglia di sbarramento) potrebbe ricambiare il favore al centrodestra e sostenere un eventuale Governo a guida Salvini (Lega). Infatti fu proprio il centrodestra ad offrire sostegno al centrosinistra dopo le scorse elezioni che, come in questo caso, non avevano offerto una maggioranza in grado di governare.

La seconda possibile soluzione è l’alleanza tra la lista più votata e quella che, all’interno della coalizione di centrodestra, ha ottenuto il maggior numero di consensi. Si tratterebbe, in sostanza, di un Governo composto da parte del Movimento 5 Stelle e parte della Lega. Tuttavia, viste le posizioni ben decise delle due forze politiche, questa soluzione sembra molto difficile da realizzare, a meno che una delle due ceda. Il Movimento 5 Stelle si è sempre detto contrario a qualsiasi alleanza post-voto che preveda scambi di poltrone: alla vigilia delle elezioni aveva addirittura presentato una lista di Ministri, impegnandosi con gli elettori a non modificarla per interessi di governo. Ciò premesso, la Lega dovrebbe staccarsi dalla coalizione di centrodestra (che potrebbe guidare, essendo la lista più votata al suo interno) impegnarsi a condividere il programma del Movimento 5 Stelle (eventualità ben probabile, visti i numerosi punti in comune), ma rinunciare a cariche istituzionali. Sinceramente appare molto difficile che questa possibilità di concretizzi.

La terza soluzione può essere determinata da una crisi extraparlamentare: potrebbe realizzarsi – al di fuori del Parlamento – una spaccatura all’interno di una delle coalizioni o all’interno delle stesse singole forze politiche. Questo porterebbe una rivoluzione delle carte in gioco, con la creazione di nuovi gruppi parlamentari non corrispondenti alle liste, oppure molti eletti potrebbero confluire nel gruppo misto. Proprio qust’ultimo potrebbe offrire il suo sostegno al Governo nominato e risolvere una situazione di stallo. Da un punto di vista economico, quest’ultima soluzione sarebbe quella più devastante perchè raggiunta dopo uno scontro piuttosto serrato.

Giallo: Movimento 5 Stelle
Blu: coalizione di centrodestra
Rosso: coalizione di centrosinistra

 

I risultati alla Camera dei Deputati

Coalizione di centrodestra   37% + 89 seggi

Lega   17,56%

Forza Italia   14,08%

Fratelli d’Italia   4,36%

Noi con l’Italia   1,31%


Movimento 5 Stelle   32,59% + 72 seggi


Coalizione di centrosinistra   22,92% + 20 seggi

Partito Democratico   18,74%

+Europa   2,55%

Italia Europa Insieme   0,58%

Civica Popolare   0,53%


Liberi e Uguali   3,37%


Potere al Popolo!   1,12%


Casapound   0,94%


Il popolo della famiglia   0,66%


Italia agli Italiani (Forza Nuova + Fiamma Tricolore)   0,38%


Partito comunista   0,32%


Partito Valore Umano   0,14%


10 Volte meglio   0,11%


Per una Sinistra Rivoluzionaria   0,08%


Partito Repubblicano Italiano-ALA   0,06%


Grande Nord      0,06%


Autodeterminatzione      0,05%


Lista del Popolo per la Costituzione   0,02%


Patto per l’Autonomia   0,02%


Blocco Nazionale per le Libertà   0,01%


Siamo   0%


Rinascimento MIR   0%


I risultati al Senato della Repubblica

Coalizione di centrodestra  37,52% + 45 seggi

Lega   17,75%

Forza Italia   14,47%

Fratelli d’Italia   4,26%

Noi con l’Italia   1,19%


Movimento 5 Stelle   32,59% + 64 seggi


Coalizione di centrosinistra  32,03% + 10 seggi

Partito Democratico   19,16%

+Europa   2,37%

Italia Europa Insieme   0,54%

Civica Popolare   0,52%

SVP – PATT   0,43%


Liberi e Uguali  3,28%


Potere al Popolo!   1,05%


Casapound   0,85%


Il popolo della famiglia   0,70%


Italia agli Italiani (Forza Nuova + Fiamma Tricolore)   0,49%


Partito comunista   0,33%


Partito Valore Umano   0,12%


Per una Sinistra Rivoluzionaria   0,10%


Partito Repubblicano Italiano-ALA   0,09%


Autodeterminatzione      0,05%


Grande Nord      0,05%


Lista del Popolo per la Costituzione   0,03%


Destre Unite – Forconi   0,02%


Democrazia Cristiana   0,01%


Patto per l’Autonomia   0,01%


Siamo   0%


SMS – Stato Moderno Solidale   0%


Speciale Elezioni 2018: il programma del Movimento 5 Stelle

Manca ormai davvero pochissimo alle votazioni del 4 marzo e siamo giunti all’ultimo appuntamento con gli speciali dedicati alle elezioni.

È il turno del programma dello schieramento che i sondaggi danno in ascesa: il Movimento 5 Stelle. Nonostante le critiche ricevute, le accuse di “predicare bene e razzolare male”, questo movimento proclamatosi antisistema continua a raccogliere consensi. Si tratta del vero terzo pilastro politico italiano, che ha praticamente sostituito il centro, a sua volta sfaldatosi e confluito, in parte, nella coalizione di centrodestra e, in parte, in quella del centrosinistra.

Il Movimento 5 Stelle ha sempre chiarito la propria estraneità ad eventuali accordi d governo post-voto, ribadendo la volontà di considerare il sostegno soltanto da parte degli schieramenti che accetteranno il programma di governo grillino.

Tasse

Il programma relativo alle tasse presenta alcuni punti in comune a quello della coalizione di centrodestra e quella di centrosinistra. Luigi Di Maio, che ha presentato il programma della sua lista, ha proposto una riduzione dell’IRPEF, che avverrà espandendo l’attuale sistema del bonus da 80 euro, e dell’IRAP, pagata dalle imprese, nonché del cuneo contributivo. Vi state chiedendo perché il Movimento 5 Stelle proponga di conservare il bonus degli 80 euro nonostante lo abbia molto criticato, vero?

Come il centrodestra, il Movimento 5 Stelle propone di ammorbidire le misure di lotta all’evasione fiscale, eliminando Equitalia e riformando il contenzioso tributario. Perplessi? Forse sì, visto che il Movimento 5 Stelle faceva proprio della lotta agli evasori il proprio cavallo di battaglia. Ma si sa, in odore di elezioni ogni vuoto è buono e allora giù a fare incetta di consensi.

Accoglienza e sicurezza

Sulla questione immigrazione, il Movimento 5 Stelle non assume una posizione netta. Come la coalizione di centrodestra, il Movimento 5 Stelle propone di semplificare le procedure di rimpatrio di tutti gli immigrati che risiedono illegalmente in Italia, stipulando accordi mirati con i Paesi di origine. Sempre per rendere i meccanismi più celeri, si propone l’assunzione di 10 mila nuovi impiegati.

Anche per incrementare la sicurezza si propone l’assunzione di 10 mila nuovi poliziotti e carabinieri. La preoccupazione che più affligge il Movimento 5 Stelle non sono i reati che colpiscono direttamente i cittadini (rapine, furti…), ma i reati dei cd. colletti bianchi, ovvero i reati finanziari che gravano sui conti della Pubblica Amministrazione. Ampio spazio nel programma è dato anche alla lotta alla corruzione e al crimine organizzato.

Politica estera

È ormai noto a tutti che la posizione del Movimento 5 Stelle è euroscettica. Tuttavia, nei punti del programma non vi sono riferimenti a temi riguardanti l’Unione Europea. In realtà non si tratta di una novità: negli ultimi anni, infatti, la necessità di riformare il funzionamento dell’Unione Europea è lentamente scomparsa, così come quella di portare l’Italia fuori dalla Zona Euro. Temi lasciati cadere in campagna elettorale, ma sui quali il Movimento 5 Stelle ha raccolto ampio consenso tra gli elettori. Se la posizione è confusa, quale sarà il futuro dell’Italia a 5 Stelle in Unione Europea?

Previdenza e assistenza sociale

L’assistenza sociale è il tema sul quale il Movimento 5 Stelle propone l’intervento (apparentemente) più dirompente. Si tratta del cd. reddito di cittadinanza che altro non è che un reddito minimo garantito che ricorda un’attuale misura di contrasto alla povertà: il Reddito di Inclusione. La proposta del Movimento 5 Stelle è volta a garantire un sussidio di circa 1.000 euro a persona a chi non ha un lavoro, ma dimostri di essere impegnato attivamente nella ricerca di un’occupazione. L’erogazione del sussidio sarà vincolata, infatti, a percorsi di formazione e all’accettazione delle proposte di lavoro dei centri per l’impiego.

Il Movimento 5 Stelle promette, inoltre, di incrementare l’importo delle pensioni minime, portandole da 500 a 780 euro. Tuttavia, le proposte del Movimento 5 Stelle in materia di pensioni sono piuttosto limitate. I pensionati, infatti, solitamente si orientano verso il centrodestra o il centrosinistra e forse il Movimento 5 Stelle non punta a frammentare ulteriormente questo ceto.

Istruzione

La posizione del Movimento 5 Stelle in tema di istruzione resta un mistero. Nel programma di 20 punti non compare alcun riferimento a scuola e università. Strano per un partito che vuole premiare la meritocrazia, no?

 

Speciale Elezioni 2018: il programma del centrosinistra

Il centrosinistra, così come il centrodestra, parteciperà alle prossime elezioni politiche in coalizione. Accanto al Partito Democratico di Matteo Renzi ci saranno +Europa, di Emma Bonino, Civica Popolare Lorenzin (centristi ed ex Alternativa Popolare), di Beatrice Lorenzin, attuale Ministro della salute, e Italia Europa Insieme (Verdi, Socialisti e Civici), di Giulio Santagata. Ciascuna lista ha presentato un proprio programma elettorale.

Partito Democratico

Tra le proposte del Partito Democratico ci sono l’introduzione di nuove detrazioni in favore delle famiglie con figli e la riduzione delle tasse sul reddito delle piccole e grandi imprese.
Oltre a queste misure in materia economica, si propone di intervenire sul lavoro, prevedendo una decontribuzione per chi assume lavoratori a tempo indeterminato e mirando a ridurre il costo del lavoro di un punto percentuale ogni anno, per i prossimi cinque anni.
Accanto a queste proposte, il Partito Democratico prevede un piano per il welfare con l’assegnazione degli €80 a ogni figlio a carico e alle partite Iva sotto i 26.000 euro di reddito annuo. Si propone anche l’erogazione di un bonus di €400 al mese per ogni figlio, fino al compimento dei 3 anni. Il Partito Democratico assicura riforme anche in materia sanitaria con l’introduzione della possibilità di scegliere tra un assegno di cura e un budget di cura.
Oltre ad una riforma del Piano Buona Scuola e alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, il Partito Democratico si impegna a difendere il piano di vaccinazione.
Si propongono, inoltre, piani di politica estera, come la creazione degli Stati Uniti d’Europa, l’istituzione di un’assicurazione contro la disoccupazione, un piano per il Servizio Civile europeo e lo stanziamento di maggiori risorse per il programma Erasmus.

Italia Europa Insieme

Presentato come il nuovo (?) centrosinistra e sostenuto da nomi importanti come Romano Prodi, Insieme è una lista di ispirazione ulivista. Punto centrale di questa rinnovata veste è la costruzione di un nuovo centrosinistra, che sia in grado di contrapporsi a chi intende rifugiarsi nel voto di protesta.
Insieme propone di introdurre un nuovo piano di investimenti su temi come il lavoro e l’ambiente e, quindi, riportare l’attenzione alla problematica dei cambiamenti climatici e del degrado del territorio e dell’ambiente. Molto sentita è anche la questione degli investimenti sui talenti nazionali, troppo spesso ritenuta di secondaria importanza. Alla base del programma elettorale della lista Insieme c’è l’obiettivo di combattere squilibri e disuguaglianze. Sostanzialmente il programma di Insieme non si allontana molto da quello del Partito Democratico, con cui condivide tra l’altro la proposta di introdurre l’elezione diretta del Presidente della Commissione europea.
Le proposte presentate da Insieme che si distinguono da quelle delle altre liste della coalizione sono relative al miglioramento del coordinamento, all’interno dell’Unione Europea, dei sistemi di identificazione degli immigrati e della gestione delle richieste d’asilo. Insieme propone, inoltre, un maggiore coordinamento dell’intelligence a livello europeo.

+Europa

Punto centrale del programma di +Europa è l’introduzione di politiche ambientali che perseguano l’obiettivo di costruire un nuovo modello di sviluppo sostenibile nel lungo periodo, che rispetti l’ambiente e assicuri una migliore qualità della vita. Gli obiettivi ambientali più urgenti sono la riduzione delle emissioni-serra, responsabili dei cambiamenti climatici, e la riduzione dell’inquinamento dell’aria, che – soprattutto nei centri urbani – è responsabile di elevati costi umani e sanitari.
Anche +Europa propone l’elezione diretta del Presidente della Commissione europea, politiche volte a favorire le esportazioni dei prodotti italiani e la creazione di gli Stati Uniti d’Europa. Quanto alla politica nazionale, oltre agli interventi in materia ambientale, si propone di incrementare le risorse destinate alla ricerca scientifica e la creazione di un’agenzia per il rispetto dei diritti fondamentali.
Lo so, vi starete chiedendo cosa ci faccia Emma Bonino in una coalizione di catto-centrosinistra. A questo non so rispondere neanche io.

Civica Popolare Lorenzin

Nata su iniziativa dell’attuale Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, Civica Popolare rappresenta parte del Centro italiano che si è fatta carico di assicurare all’Italia una maggioranza in grado di sostenere un Governo per 5 anni. Si tratta di movimento ispirato alla tradizione del cattolicesimo democratico e stupisce non poco ritrovarlo in coalizione con i partiti legati a una tradizione ben diversa. Il riferimento è soprattutto a +Europa, guidato da Emma Bonino, da sempre impegnata in lotte che poco hanno in comune con la tradizione cattolica. Oltre ai punti condivisi con le altre liste della coalizione, Civica Popolare propone un ruolo più decisivo dell’Italia nella nuova economia mondiale al fine di garantire maggiore sicurezza e occupazione. A livello nazionale, infine, si propone di prestare una maggiore attenzione alle comunità locali.

Speciale Elezioni 2018: il programma del centrodestra

Pochi giorni ci dividono ormai dalle elezioni politiche del 4 marzo, ma molte sono ancora le indecisioni e le incertezze riguardanti la scelta da effettuare nelle urne, soprattutto a causa della confusione in merito ai programmi presentati dai vari schieramenti politici. Cercheremo insieme di fare chiarezza, accompagnandovi nella lettura dei programmi.

Il momento delle elezioni è particolarmente delicato soprattutto in un clima di incertezza economica come quello attuale ed è quindi essenziale che ciascuna delle persone chiamate a decidere la futura rotta del nostro paese possa contare su un’idea costruita in maniera critica e indipendente.

Il primo invito è certamente quello di recarsi alle urne e esprimere il proprio voto, qualunque esso sia. Ciascun voto è importante e determinante, comprese le forme di non-voto, ovvero le schede nulle e le schede bianche.  Al contrario non è espressione di voto l’astensionismo, che finirebbe per premiare i partiti maggiori.  Per assicurare un dibattito parlamentare, invece, può essere importante votare i piccoli partiti che potrebbero servire da freno per la maggioranza.

In tre appuntamenti cercheremo di analizzare i programmi dei tre schieramenti concentrandosi sui punti comuni affinché si possa avere un confronto reale, ricordando che saremo chiamati a votare per l’elezione dei membri del Parlamento e non il Presidente del Consiglio dei Ministri (per approfondire la questione relativa alla nomina del presidente del consiglio di ministri si veda l’ultimo paragrafo).

Il programma del centrodestra.

I principali partiti di centrodestra:
Forza Italia, guidato da Silvio Berlusconi;
Lega, guidato da Matteo Salvini;
Fratelli d’Italia, guidato da Giorgia Meloni;
Noi con l’Italia, guidato da Raffaele Fitto,
hanno deciso di presentarsi in coalizione. Pur senza indicare il nome del futuro capo del gruppo parlamentare che andrà a concorrere per la nomina del Presidente del Consiglio dei Ministri, i partiti hanno firmato un programma comune i cui punti principali sono l’abbassamento delle tasse, una minore dipendenza dalle decisioni dell’Unione Europea e una maggiore attenzione alla sicurezza. Si può prevedere che il leader della coalizione sarà quello del partito della coalizione che avrà ottenuto il maggior numero di preferenze.

Riformare il sistema tributario: flat tax per rendere più equa la contribuzione.

Il primo punto del programma della coalizione di centrodestra è la riforma del sistema tributario.  Ciò che si propone è l’introduzione di un’aliquota unica fiscale (c.d. flat tax ) per famiglie e imprese. Si prevede, inoltre, l’introduzione di una no tax area per i redditi più bassi, al fine di assicurare una progressività della pressione fiscale.  Si propone anche l’eliminazione delle imposte sulle donazioni, sulle successioni, sulla prima casa, sul bollo della prima auto e le tasse sui risparmi, in particolar modo per quanto riguarda i soggetti che si trovino in condizioni di povertà.

A queste si aggiunge la proposta di rendere più rapido il processo di pagamento dei debiti che la Pubblica Amministrazione ha nei confronti dei contribuenti e delle imprese, introducendo un nuovo strumento, ovvero i Titoli di Stato di piccolo taglio.  In sostanza, poiché la Pubblica Amministrazione ha spesso difficoltà a pagare i propri debiti, si vuole introdurre questo strumento per attribuire al cittadino o all’impresa creditrice un Titolo di Stato.  In questo modo matureranno degli interessi sulla somma dovuta.  Si tratta di un punto che potrebbe suscitare qualche perplessità perché questo sistema creerebbe uno slittamento nel tempo dei pagamenti, quindi non si tratterebbe propriamente di un metodo per rendere immediato i pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione.

Ridurre la burocrazia: “Meno Stato invadente, più Stato efficiente, più società”.

Il secondo punto del programma riguarda la limitazione del l’ingerenza dello Stato.  Oltre a proporre i consueti tagli alla spesa pubblica, si mira a riorganizzare la Pubblica Amministrazione, rendendola a misura del cittadino, anche consentendo a quest’ultimo di presentare un’autocertificazione delle iniziative che possono essere avviate in ambito privato che ora sono sottoposte a autorizzazione e alla verifica ispettiva al termine della realizzazione delle opere. Si intende anche abolire il limite all’uso del contante, chiudere definitivamente Equitalia, lasciando agli enti locali la facoltà di decidere in che modo riscuotere le risorse. Si propone, inoltre, un piano straordinario per le zone terremotate e uno per il Sud, volto a sviluppare l’industria e le infrastrutture del Mezzogiorno. Insomma, come promettere tutto e niente.

Resta, infatti, aperta la questione relativa alla riscossione dei tributi. Il fatto che non sia previsto, a livello nazionale, un ente avente le stesse funzioni di Equitalia, ma che sia lasciata agli enti locali la facoltà di decidere liberamente in che modo riscuotere i tributi, non vieta che questi ricorrano ad organismi esterni alla Pubblica Amministrazione, con il rischio non solo di creare confusione ma anche di creare una disparità di trattamento legata alla Regione o al Comune in cui il contribuente risiede.

Ridurre la presenza della mano europea.

Il terzo punto prevede, invece, una limitazione dell’ingerenza dell’Unione Europea.  Si propone una maggiore tutela del made in Italy, nonché la rinegoziazione dei trattati, anche per affermare la prevalenza della Costituzione Italiana sul diritto dell’Unione Europea.  È curioso che sia presentata tale proposta, visto che sono gli stessi Trattati ad assicurare il rispetto dei diritti fondamentali di ciascun ordinamento giuridico. Più volte sia la giurisprudenza Nazionale che quella dell’Unione Europea hanno ribadito come la normativa europea non possa in alcun modo limitare l’applicazione dei principi costituzionali di ciascuno Stato membro.  Nei casi più delicati, nei quali cioè si trovino a confronto previsioni costituzionali e regole poste dalla normativa europea, la stessa Corte di Giustizia ha in più di un’occasione lasciato agli Stati la libertà di scegliere.  Non è un caso che spesso, per regolare le questioni più spinose, lo strumento giuridico utilizzato sia la direttiva, ovvero lo strumento di diritto europeo che pone un fine comune che tutti gli Stati membri dell’Unione Europea devono perseguire, lasciando tuttavia allo Stato la determinazione delle modalità con cui raggiungerlo. Piuttosto sarebbe opportuno che i rappresentanti italiani presenti nel Parlamento Europeo facciano valere in quella sede i principi su cui si fonda la Repubblica Italiana, anche osteggiando l’approvazione dei provvedimenti che male si coniugano con questi.

Incrementare la sicurezza nazionale.

Il quarto punto riguarda l’introduzione di misure volte ad assicurare maggiore sicurezza, inasprendo le misure di lotta al terrorismo, prevedendo anche un maggiore controllo dei confini, il blocco degli sbarchi e attraverso respingimenti assistiti, la stipula di trattati con i Paesi di origine dei migranti economici, nonché rimpatrio di tutti i clandestini. Si intende introdurre anche il principio secondo cui la difesa è sempre legittima, rafforzare il programma “Strade Sicure”, introducendo la figura del Poliziotto o del Carabiniere di quartiere, e rivedere la legge sulla tortura. Ricordiamo che  i partiti che oggi si presentano in coalizione per il centrodestra sono gli stessi che hanno votato contro l’approvazione della legge che ha introdotto il reato di tortura di cui possono essere accusati coloro che cagionino sofferenze fisiche o psichiche a una persona privata della libertà personale o che sia loro affidata, o che si trovi in condizioni di minorata difesa, mediante violenze o minacce gravi;  il reato di tortura prevede, inoltre, un’aggravante qualora il fatto sia commesso mediante più condotte o se comporti un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona.  Anche alla luce delle sentenze emesse dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha condannato l’Italia proprio per l’assenza di una legge contro la tortura, è legittimo chiedersi entro quali termini il centrodestra ritenga opportuno riformarla.

“Portare la famiglia al centro della società”. Sì, ma quale famiglia?

L’ultimo punto, certamente non per importanza, è quello relativo alla famiglia. La coalizione di centrodestra propone di riportare la famiglia al suo ruolo di “primo e fondamentale nucleo della società”. Si propone, dunque, l’adozione di un piano straordinario per la natalità, che preveda asili nido gratuito e assegni familiari, nonché la tutela del lavoro delle giovani madri e la difesa delle pari opportunità.

È legittimo, se non d’obbligo, chiedersi di quali famiglie si stia parlando. Poiché in più occasioni i leader dei partiti che hanno dato vita a questa coalizione si sono schierati contro la legge Cirinnà, che ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano le unioni civili e i patti di convivenza appare quindi più che lecito pensare che tutte queste proposte siano rivolte esclusivamente alle famiglie costituite da coppie unite in matrimonio e non anche per quelle che abbiano costituito civile o sottoscritto un patto di convivenza, nonché tutte coloro che,  pur esistendo, non abbiano fatto ricorso a tali istituti giuridici.

Sembra, quindi, riaffermarsi un’idea tipica del centrodestra non ispirata ai principi di piena integrazione e uguaglianza, ma volta ad assicurare maggiori diritti solo ad alcune fasce della popolazione, proponendo l’abrogazione di quelle tutele che sono state conquistate a seguito di vere lotte sociali.

Non sempre la proposta di più diritti può essere premiata soprattutto se questo incremento delle tutele come contrappeso una riduzione di tute le altrui. L’invito, quindi, è quello di tenere a mente, quando sarete nelle urne, i diritti di cui siete titolari, i valori che ritenete essenziali e quelle tutele alle quali non sareste disposti a rinunciare; chiedetevi, allora, se il partito per il quale state votando sia impegnato nella lotta per la garanzia di questi a ciascuna delle persone presenti sul territorio nazionale.


La nomina del Presidente del Consiglio dei Ministri

Il 4 marzo 2018 siamo chiamati a votare per eleggere i membri del Parlamento e non il Presidente del Consiglio dei Ministri. Concluse le elezioni e definita la composizione del Parlamento, il Presidente della Repubblica avvia la fase delle consultazioni. Non vi sono regole da seguire in questa, ma solitamente il Presente della Repubblica convoca i capi dei gruppi parlamentari, ne ascolta i programmi di governo e sceglie, tra questi, quello che potenzialmente può ottenere il maggior sostegno da parte del Parlamento.  È facile che la scelta ricada sul leader gruppo parlamentare più corposo, ma non è detto che sia così.

È possibile che prima di conferire l’incarico di governo, il Presidente della Repubblica decida di conferire un mandato esplorativo per osservare se il potenziale Presidente del Consiglio sia in grado di raccogliere il sostegno del Parlamento.

Una volta conferito e accettato l’incarico di governo si procede alla nomina, quindi al giuramento di fedeltà. Entro 10 giorni dall’adozione del decreto di nomina, il nuovo Governo è tenuto a presentarsi davanti a ciascuna Camera, per ottenere il voto di fiducia. Tale voto deve essere motivato e deve avvenire per appello nominale, al fine di impegnare le i parlamentari di fronte all’elettorato.

Elezioni politiche 2018: cosa prevede la nuova legge elettorale

Tra un mese saremo chiamati ad esercitare il diritto di voto per eleggere i membri del nuovo Parlamento. Per la prima volta troverà applicazione la nuova legge elettorale, ufficialmente legge 3 novembre 2017, n. 165 (c.d. Rosatellum, anche se sarebbe più corretto riferirsi ad esso con il nome di Rosatellum-bis trattandosi della seconda proposta di legge formulata da Ettore Rosato). Approvata nel mese di ottobre 2017, sostituisce le precedenti leggi in materia elettorale ( c.d. Italicum, per la Camera dei Deputati; c.d. legge Calderoli per il Senato della Repubblica). Le due leggi precedenti, difatti, sono state dichiarate parzialmente incostituzionali dalla Corte Costituzionale.

Quello introdotto nel 2017 è un sistema elettorale misto a separazione completa. Questo significa che, in base a quanto previsto, una parte dei seggi sarà attribuita con sistema proporzionale e una parte con sistema maggioritario. Si tratta di un sistema a separazione completa in quando non sono previsti sistemi di compensazione tra le due modalità di attribuzione dei seggi.

Modalità di espressione del voto.

Il tema che interessa più da vicino i cittadini è sicuramente quello relativo alle modalità di espressione del voto. Va innanzitutto chiarito che non è ammessa la possibilità di assegnare il voto disgiunto. Pena l’annullamento della scheda, l’elettore non potrà votare per un candidato di un collegio e per una lista a lui non collegata.

La nuova scheda elettorale

Il voto potrà essere espresso in tre modi. Il primo modo è quello più semplice: l’elettore potrà tracciare un segno sul simbolo della lista A. In questo modo il voto sarà attribuito al candidato del collegio uninominale (importante per l’assegnazione dei seggi secondo il sistema maggioritario) e alla lista che lo sostiene (importante per l’assegnazione dei seggi secondo il sistema proporzionale).

Nella seconda modalità di voto, l’elettore potrà tracciare un segno sul simbolo della lista A e sul nome del candidato del collegio uninominale sostenuto dalla lista A. Anche in questo modo, il voto sarà attribuito al candidato del collegio uninominale e alla lista che lo sostiene.

L’ultima modalità di voto è quella più articolata. L’elettore potrà tracciare un segno solo sul nome del candidato del collegio uninominale, senza esprimere preferenze tra le liste. In questo caso il voto, oltre a valere per il candidato scelto, si estenderà anche alla lista che lo sostiene. Qualora si tratti, invece, di un candidato sostenuto da una coalizione, il voto sarà diviso proporzionalmente diviso tra queste, in base ai voti che ciascuna di esse ha ottenuto nel singolo collegio.

Attribuzione dei seggi.

Secondo quanto previsto dal Rosatellum, la maggior parte dei seggi, 386 seggi alla Camera dei Deputati e 196 al Senato della Repubblica sarà ripartito secondo il sistema proporzionale tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le soglie di sbarramento nazionali previste. Tale ripartizione avverrà a livello nazionale, per la Camera dei Deputati, e a livello regionale, per il Senato della Repubblica, preservando dunque il carattere di stretta rappresentanza territoriale del secondo. Per l’attribuzione di questi seggi sono istituiti collegi plurinominali e saranno presenti liste bloccate di candidati.
In questo modo, il 61% dei seggi sarà attribuito in modo proporzionale alle liste che abbiano superato le soglie di sbarramento previste.

Diversamente, 232 seggi alla Camera dei Deputati e 116 al Senato della Repubblica saranno assegnati in base al sistema maggioritario a turno unico, in collegi uninominali. In ciascun collegio sarà eletto, quindi, il candidato che avrà ottenuto il maggior numero di preferenze e, in caso di parità, sarà eletto il più giovane per età.

Alle preferenze espresse dagli italiani residenti all’estero sarà affidato il compito di assegnare, secondo sistema proporzionale, il 2% dei seggi (12 alla Camera dei Deputati e 6 al Senato della Repubblica).