Categoria: interviste

LOBBIES: il gioco che dobbiamo assolutamente supportare

Vorrei parlarvi di un progetto che a mio parere è assolutamente fantastico. I ragazzi de La Gilda del Cassero di Bologna hanno ideato Lobbies, un gioco di carte a tema LGBTQ che dalle premesse non potrà non far innamorare tutti i nerdini che si nascondono in noi. Messi da parte per una volta i draghi, gli elfi, i cavalieri e le streghe i protagonisti saremo proprio noi e la nostra comunità. Oggi ho intervistato per voi Pietro Guermandi, referente e uno dei fondatori de La Gilda, che si occupa della logistica e delle PR del gioco. Sit back, relax and enjoy your flight.

Che cos’è LOBBIES?

LOBBIES è un gioco di carte prodotto da volontari de La Gilda, un laboratorio ludico che si svolge al Cassero. È un gioco a tematica LGBTQI che fa ironia sulle presunte lobby della comunità (le regole le trovate nel video qui). Da un lato abbiamo deciso di usare, appunto, la sempreverde ironia per prenderci in giro in tutte le nostre sfaccettature e dall’altro abbiamo deciso di utilizzare i nostri valori di volontari (soprattutto del Cassero) attraverso tutto il gioco. Quindi abbiamo cercato di inserire le nostre idee di inclusione e rispetto verso tutti e tutte tentando di non ripetere mai gli stessi sessi, gli stessi generi e gli stessi orientamenti ma dando uno spettro più ampio possibile anche soltanto per essere più inclusivi possibile.

Come e quando nasce il progetto?

L’idea di voler creare qualcosa è sempre stata un pallino di tutta La Gilda perché abbiamo un sacco di risorse intese come fumettisti, gente che sta davvero dietro al mondo delle carte e dei giochi da tavolo. Abbiamo sempre detto: “Cavolo, avremmo gli strumenti”. Dall’altro lato c’era anche questa forte voglia di iniziare a creare contenuti, dato che siamo un gruppo che si affaccia al mondo nerd che, nonostante si creda il contrario, è un modo molto omofobo e sessista che ci ha dato non pochi problemi negli anni. Avevamo quindi questa volontà di creare qualcosa che iniziasse a girare nelle reti che ci eravamo creati.

Un anno fa uno di noi (Andrea Porati, Madlen) se n’è venuto fuori con un gioco di cui non aveva in mente il nome e né le carte, ma aveva l’idea. Quell’idea ci è piaciuta tantissimo e da un anno a questa parte ci abbiamo lavorato perdendoci tempo, anima, soldi, sangue e qualsiasi cosa possibile e immaginabile. Mese dopo mese l’abbiamo cambiata, migliorata, stampata, fino ad arrivare alla versione che abbiamo lanciato adesso su Kickstarter. È stato un percorso molto travagliato, anche perché siamo andati in fiere (soprattutto a Modena) e abbiamo ricevuto delle pesanti critiche.

Quindi il gioco è molto cambiato, ha preso spunto da tutti i consigli che ci arrivavano e alla fine è diventato un ottimo prodotto direi, con molta poca modestia. Siamo riusciti a creare un prodotto dalle meccaniche divertenti, un gioco di carte con un livello di strategia richiesto non banale, che speriamo possa piacere alla comunità in quanto gioco a tematica, ma anche al mondo nerd non LGBT in quanto gioco ben fatto. Quindi speravamo di muoverci su questi fronti anche per riuscire a rompere la dinamica del “non esistono giochi LGBT di carte o da tavolo”.

Se un qualsiasi membro della comunità si mette a giocare se la ride, perché è costruito su un immaginario quotidiano e le carte sono costruite in modi che siamo abituati a conoscere e ci fanno sicuramente ridere. Per esempio possono esserci degli eventi, come una combinazione di carte per giocarsi una discoteca e potenziarla mettendo una dark room e facendo un sex party. Sono quelle cose super sceme che siamo abituati a vedere e che quando giochi ti strappano una risata. D’altro canto la differenza fondamentale è che se togliessimo il nome delle carte, le immagini e la parte di “storia” comunque rimane un buon gioco. Quando lo giocavamo senza tutta la parte di produzione artistica e immaginazione comunque ci coinvolgeva. E questo è un grande punto a favore.

Come attrarresti il pubblico LGBT non nerd? E il pubblico etero nerd?

Al pubblico etero nerd spiegherei sicuramente le meccaniche, quindi l’idea di dover mentire, farsi amici, votare in segreto. Tutte cose che in un gioco attirano molto. Se dovessi convincere una persona LGBT non nerd il punto è proprio che il fatto che questo gioco possa anche solo essere prodotto è importante non soltanto per noi, ma per tutta la comunità. Questo perché anche se sembra una sottocategoria minoritaria e non importante, il mondo nerd è troppo ignorato dal resto delle persone e nessuno si è mai posto queste questioni e questi problemi. E LOBBIES vuole aprire una porta: far sapere che è possibile avere giochi LGBT e trattare questioni di genere. Ma abbiamo bisogno di più gente possibile. Per questo abbiamo messo il progetto su Kickstarter, perché non avevamo più fondi.

 

MOMENTO SERIO: non faccio quasi mai appelli del genere, soprattutto perché nella maggior parte dei casi non credo sia compito mio. Ora, però, mi piacerebbe che tutti noi (LGBT certo, ma anche gli amici etero) aiutassimo questi ragazzi a realizzare il loro progetto. Non solo perché viene dal Cassero, che per l’integrazione e l’inclusione ha fatto molto di più di molte associazioni, ma anche perché a parer mio le buone idee vanno premiate. Anche se uno non è così ricco da potersi permettere di tirare fuori il libretto degli assegni e farlo in due giorni. Anche se uno non è così famoso da ottenere in qualche ora l’audience necessaria per avere pubblicità. Non permettiamo che tutto il lavoro fatto fino ad ora vada in fumo.

Ringrazio tantissimo Pietro per l’intervista. Io ho appena donato per sostenere il progetto. Se vi ho convinti potete fare come me andando qui: https://www.kickstarter.com/projects/1955533818/lobbies-lgbtqi-card-game?ref=509783&token=154462de

Dedalus

 

A Tu Per You Con Sem E Stenn

Abbiamo fatto una chiacchierata con Sem&Sténn, il famoso duo che ad XFactor ci ha fatto vivere non solo dei bellissimi momenti di spettacolo in tv ma ci hanno fatto anche far parte della loro vita e della loro storia per qualche settimana.
foto by Silva Tofani
Dopo XFactor non si sono fermati, ma hanno ingranato la marcia e messo in cantiere nuovi progetti, proprio come Offbeat, il loro primo Lp di cui parleremo anche in questa pagina. Una chiacchierata con Sem e Sténn e ci siamo fatti raccontare, il passato, il presente e il futuro (quello prossimo ovviamente) di questo duo che farà parlare tanto di se.
1- Buongiorno ragazzi, è un piacere avervi qui con noi sulle pagine de ilPuntoH, vi abbiamo seguito ad Xfactor e ora vi ritroviamo in una veste che sembra quasi del tutto nuova, è una nostra impressione o con OFFBEAT avete intrapreso una rotta differente da quella a cui ci avevate abituati con XFactor?
Grazie a voi. Xfactor ci ha dato molta visibilità e in quel contesto segui un meccanismo preciso, che è televisivo. Con Offbeat abbiamo la massima libertà di esprimere le nostre idee, di mostrare le nostre capacità come autori e performer. Fuori dal programma devi dimostrare il tuo vero valore.
2-  Ci parlate un pò di più di OFFBEAT e del progetto che avete intrapreso? Qual’è il concept di questo primo lavoro discografico?
È il nostro primo Lp e quindi parla di noi. Si basa sulla consapevolezza di essere fuori dagli schemi, fuori dalle convenzioni musicali e di costume. Ma non è una critica al sistema, è un album pop che non segue i riferimenti del pop all’italiana, e per questo richiederà più tempo per essere apprezzato ma la cosa non ci spaventa, chi spiana la strada ha sempre molte difficoltà in più di chi scalda la solita minestra.
3- É bello vedere che degli artisti così giovani, specialmente in Italia, sperimentino qualcosa di nuovo e investano con così tanta caparbietà sulla propria carriera, ma la domanda ora è di rito: cosa portate con voi della partecipazione ad Xfactor? Con quali dei concorrenti e dei coach avete mantenuto contatti e siete rimasti amici?
Ci portiamo una grande bella esperienza, un rapporto splendido con il nostro giudice  Manuel e tanti nuovi fan. Siamo rimasti in buoni rapporti con tutti, o in alcuni casi abbiamo cercato di mantenere un buon ricordo.
4-L’Italia si sta muovendo molto lentamente, ma almeno qualcosa si sta muovendo in materia di diritti LGBT+, e noi che siamo attivissimi su questo fronte, ci domandiamo se e quanto sia stato difficile fare accettare  il vostro duo che oltre ad essere artistico è un duo nella vita, siete una coppia, sia in un programma come quello di Xfactor che nello showbiz?
foto by Silva Tofani

Far parte apertamente di questa comunità è faticoso perché sei sempre bersaglio facilmente attaccabile. Ma “farsi accettare” non è la soluzione. Noi siamo ciò che siamo e può non piacere, ma agli omofobi non piaceremo mai a prescindere da ciò che facciamo. La nostra è una identità musicale, personale e artistica che non si possono separare tra loro. Il prezzo di questa scelta di campo è alto, riceviamo ancora oggi insulti di ogni genere, e forse è per questo che molti nostri colleghi decidono di rimanere nell’ombra.

5- Siete mai stati vittima di episodi di omofobia di qualsiasi genere? Come avete reagito? Cosa vi sentireste di dire o come vi sentireste di commentare gli ultimi vergognosi atti di omofobia in Italia? 
Si, molte volte, e abbiamo sempre reagito chiudendoci in noi stessi perché ci siamo sentiti soli.
Ed è una sensazione che vorremmo evitare alle nuove generazioni lgbt+ : il nostro dovere è combattere l’odio e promuovere il valore della diversità. non dobbiamo permettere a nessuno di dirci come dobbiamo vestirci o per chi dobbiamo provare sentimenti.
6- Come vi siete conosciuti? Sognate un matrimonio? Una famiglia? Ci pare di capire che siate stati “il primo” l’uno per l’altro.
Online, sogniamo un matrimonio ma molto opulento quindi dobbiamo aspettare di avere tanti soldi. Si, abbiamo condiviso tante prime volte insieme, è il nostro segreto di successo.
7- Molti dei nostri lettori purtroppo non hanno ancora fatto il proprio coming out con la famiglia, volete per paura o per altro, vi andrebbe di raccontarci come avete fatto coming out alle vostre famiglie e come hanno reagito? Cosa vi sentireste di dire ai nostri lettori che ancora non hanno avuto il coraggio di fare coming out?
Chi vi ama lo farà ad ogni condizione, rosso verde giallo poco importa. È così che si ama. Dovrete cambiare ruolo, non sarete più figli ma genitori, insegnerete loro qualcosa in più del mondo. E armatevi di tanta pazienza.
Foto by Silva Tofani

8- torniamo subito al vostro nuovo progetto discografico: com’è stato girare il video di baby Run con Manuel Agnelli? Che rapporto c’è con il vostro ex coach?

Bellissimo. Con Manuel siamo finiti a nozze.
9- Avete anche iniziato un tour in tutta Italia, come stanno andando le date? Dove potremo vedervi prossimamente? Invitate noi HPunters al concerto di Milano anche nel back stage? 😉
Abbiamo toccato molte zone d’Italia e la vita in tour è tanto bella quanto disorientante. È sempre bellissimo ricevere così tante energie positive dal palco. I prossimi appuntamenti sono: 18 maggio a Brescia (Latteria Molloy) 19 maggio a Milano (Ohibò). E proprio per questa data milanese con ilPuntoH ci sono a disposizione 2 biglietti per chi lascerà il commento più simpatico sotto quest’intervista, e lascia il tuo indirizzo mail per farti contattare.
10- Quali sono stati fino ad oggi i messaggi o i gesti ricevuti dai vostri fan che vi hanno fatto battere forte il cuore?
foto by Silvia Tofani

Regali in camerino, illustrazioni, quadri, magliette, ma anche cose non materiali. Ad ogni fine concerto ci prendiamo del tempo per parlare con i fan ed è un momento prezioso per noi.

11- E in ultimo, concludiamo con una delle domande che ci piace fare quando intervistiamo: c’è una domanda che non vi abbiamo fatto ma alla quale morite dalla voglia di rispondere? Lo sappiamo che ce l’avete, siamo curiosi
🙂 
Qual è il vostro segreto di bellezza?
Non ve lo diremo mai!

Eurovision 2018: l’inviato speciale di #Titina18 al gran finale

Cristian, l’inviato speciale di #Titina18 per questo Eurovision 2018, ha assistito al gran finale per noi direttamene dall’Arena a Lisbona.

Cosa avremo visto di differente noi da casa e loro sotto al palco di Esc2018?

Grande invasione spagnola per la finale: bandiere gialle e rosse in ogni angolo dell’Arena e grandi cori per la loro canzone che, a quanto pare, non è piaciuta altrettanto né alle giurie nazionali né al pubblico a casa.

Lo spettacolo non ha deluso le attese. Le canzoni ormai le conoscevamo ampiamente, nulla di nuovo da segnalare. Grande entusiasmo per l’inglese Surie, e non solo per l’extra show.

Ma cosa è successo? In sostanza, un tizio ha scavalcato la transenna per salire sulla passerella davanti al palco. A un certo punto ce lo siamo visti passare davanti, velocissimo nella sua corsa contro il tempo, passare il ponte laterale e buttarsi letteralmente contro la povera Surie.

Per fortuna, le ha “solo” strappato il microfono per biascicare qualcosa di incomprensibile e, mentre quella gran signora di Surie si allontanava con nonchalance, lo staff si è catapultato sul palco per placcare il povero imbecille e trascinarlo via.
Surie ha gestito benissimo il momento, ha usato le mani per invitare il pubblico a cantare il ritornello sulla base al posto suo e, per finire, ha recuperato il microfono e ha ripreso come se nulla fosse.
Poco dopo una schiera di guardie è stata schierata davanti alle transenne: pensarci prima, memori dell’invasione di Kiev, no eh?

L’Italia è passata quasi inosservata: silenzio quasi tombale tra il pubblico, il testo era davvero troppo complicato per essere cantato da un pubblico internazionale.

Alla fine Netta e Eleni Foureira si sono confermate le vere queen, reggendo bene il voto delle giurie nazionali che come ogni anno è stato fantasioso, e sbancando poi il televoto insieme – incredibile a dirsi – proprio alla coppia Meta e Moro.

Salvador Sobral ha dovuto consegnare il premio proprio alla canzone che ha pubblicamente definito orribile pochi giorni prima: grazie karma.

Gerusalemme 2019, quindi? Netta lo ha annunciato con sicurezza, anche se la speranza rimane Tel Aviv 2019. A voi immaginare il perché.

Alla prossima!

Nudismo outdoor: se vuoi provare, fallo. Non vergognarti!

Aloha! È passato un po’ dal mio ultimo post, ma perdonatemi perché sono in piena sessione di laurea e vorrei strangolarmi con uno spago a crudo in questo momento. Ho deciso di ricominciare la rubrica con un argomento estivo: il nudismo. Tanto ormai è metà marzo, che è praticamente vicino a ferragosto. Sit back, relax and enjoy your flight.

C’è chi non oserebbe mai togliersi i vestiti in pubblico e chi invece non compra neanche più i costumi. Il nudismo, o naturismo, divide le opinioni e suscita curiosità.

Come potete vedere la maggior parte dei votanti ha detto che no, non è un nudista. Va detto però che nel sondaggio successivo, riservato ai non nudisti, solo il 18% non ha espresso la volontà di provare l’esperienza in futuro. Tutti gli altri lo proveranno se capiterà, oppure vorrebbero provare ma si vergognano.

La vergogna è il punto cruciale della discussione che si è creata su Twitter. La stragrande maggioranza delle persone ha detto che sì, come idea la reputa interessante, ma non oserebbe spogliarsi in pubblico. C’è chi si vergogna del fisico (pancia soprattutto) o chi teme di avere il pisello piccolo. In ogni caso questo sondaggio rileva un dato interessante, vale a dire quanto spesso ci facciamo condizionare da quello che pensano o che potrebbero pensare gli altri.

Ve lo dico molto serenamente, avendo frequentato una miriade di luoghi naturisti. Nessuno vi guarda. O almeno, l’occhio sugli altri astanti lo buttano tutti ma tendenzialmente la voglia di stare le ore a giudicare chiunque passa in fretta. Per quello che ho potuto vedere tutti si fanno un po’ i fatti loro. Anche perché se sono tutti nudi è normale che presunti difetti fisici passino molto in secondo piano nel complesso. Quindi ascoltate Lollo vostro: meno menate e più nudismo!

Dopodiché è nata una piccola discussione su chi non farebbe nudismo perché si vergogna del proprio corpo ma sui social sta sempre nudo o comunque poco vestito. Da parte mia ritengo che una persona disinibita, che si mostra spesso in mutande o molto svestita sui social, è improbabile che sia davvero insicura. Magari solo un po’ attention whore.

Non so se ne siete al corrente, ma il naturismo è un vero e proprio mondo a sé. Esistono gruppi internazionali, community online e offline, eventi sportivi, cene, perfino parate. Un ragazzo mi ha addirittura detto perfino che da piccolo i suoi genitori lo portavano dallo zio in una villa a Cap D’Agde. Che sarebbe una delle isole più belle e più costose della Francia, sede di un villaggio naturista richiestissimo. Da parte mia, che sono un poveraccio, mi accontento di cene e spiagge per fare del sano nudismo.

Quindi, quello che posso consigliarvi è: se non ve ne frega niente continuate così; se invece volete provare l’ebbrezza di prendere il sole nudi fregatevene! L’imbarazzo durerà solo qualche istante e subito dopo vi sentirete liberi come non mai. Perché nudo è naturale e nudo è bello. Non ve ne pentirete.

P.S.

Tra tutti ha vinto lui

Ma tu come lo tieni il pisello nelle mutande?

Buongiorno e buon anno! Spero abbiate passato le feste circondati da cibo e da uomini. Se così non fosse attrezzatevi per il resto dell’anno. Oggi inauguriamo il mio primo articolo del 2018 (millenovescento e disciotto) parlando di un problema che affligge milioni di uomini e di una domanda che si fanno milioni di donne: ma tu come lo tieni il pisello nelle mutande? Gli argomenti controversi li lasciamo per le prossime settimane. Sit back, relax and enjoy your flight.

I maschietti lo sanno bene, il loro migliore amico (quello migliore migliore) ha bisogno di comfort. Generalmente con i boxer si anima di vita propria, cambia posizione. Con gli slip sta un po’ più fermo, ma capita più volte durante la giornata di doverselo sistemare. Non importa particolarmente la dimensione, il problema è lo stesso per tutti: che sia grande o piccolo è necessario che stia comodo. Quindi, cosa ne pensano i twitteri della posizione?

Con uno schiacciante 47% il popolo ha parlato: la maggior parte dei twitteri che ha votato, il pisello lo tiene verso l’alto e direzionato a destra o a sinistra. Permettetemi un’osservazione del tutto personale. Io non capisco proprio come facciate! Già trovo scomodo averlo puntato al cielo, figuriamoci poi contro il fianco. Se l’avessi in questo modo passerei ore a ravanare per sistemarmelo (e probabilmente verrei denunciato per atti osceni in luogo pubblico in quanto sospetto maniaco).

C’è stata inoltre una discussione, dato che io e qualche altro twittero abbiamo dichiarato di preferire la posizione numero 5, ovvero quella che segue la legge di gravità. L’obiezione, anche sensata devo dire, riguardava l’ingombro dello scroto. Secondo loro infatti il pene curvato in basso premerebbe sulle palle e darebbe un fastidio costante. Ora, senza voler scadere nell’autoreferenzialità, personalmente non ho uno scroto poco ingombrante. Per di più è anche dotato di piercing, ma mai nella vita mi ha dato fastidio né ha compromesso gesti molto maschi tipo accavallare le gambe.

Comunque, va detto che sondaggi come questo provocano sempre un sacco di chiacchiere. E ci si danno consigli a vicenda. Roba che neanche quando mi sono messo a spiegare la PrEP hanno interagito così tanto. YOU’VE BEEN A VERY BAD GIRL. A. VERY VERY BAD BAD GIRL TWITTER! [Scusate].

In ogni caso le opinioni erano molto contrastanti. Il tenore era tipo questo:

Solo una cosa non capisco: ma i 4-6 come cavolo fanno a tenere la cappella che sporge fuori dalle mutande e a stare comodi, FOR GOD’S SAKE? 

Come ultima cosa vorrei aggiungere che stavolta ho portato il sondaggio ad un livello superiore, ovvero l’ho chiesto anche ad alcuni membri della redazione de “Il Punto H”. In via del tutto eccezionale vi svelo le identità dei votanti: Danywolfy e Tracio sono entrambi un 2, il nostro boss Halfblood è un 3 e Moreno resta un mistero. Io sempre fedele al mio 5.

Dedalus

 

Intervista al cuckold. Mi piace quando mi tradisci!

Qualche giorno fa sono stato contattato da un follower, che mi ha proposto di parlare del cuckold. Questo termine, Wikipedia dixit, indica “il comportamento per cui una persona, consapevolmente e volontariamente, induce la propria compagna o il proprio compagno a vivere esperienze sessuali con altre persone, allo scopo di riceverne gratificazione sessuale”. In italiano viene tradotto come “triolagnia”, e data la cacofonia totale del termine continuerò ad usare l’inglese. Sit back, relax and enjoy your flight.

Come possiamo chiamarti?

Chiamami Marco!

Mi hai contattato perché volevi parlarmi del cuckold. Parlamene.

In Italia non è molto conosciuto ed è una pratica più che altro incentrata sugli etero, nonostante negli ultimi tre anni io e il mio compagno ci siamo resi conto che molte coppie lo fanno senza rendersene conto. Consiste più che altro nella fantasia di vedere il proprio partner che fa sesso con altri, cosa ben diversa ad esempio dal farlo in tre.

Da quanto state insieme?

Dieci anni tondi.

Come avete iniziato? E quali sono i vostri ruoli?

Circa quattro anni fa il mio compagno mi chiese se ci fosse qualcuno con cui mi sarebbe piaciuto fare sesso e da lì iniziai un po’ a fantasticare, ma la cosa finì lì. A distanza di un anno venne a trovarci un suo amico e mentre loro parlavano sul divano mi eccitai solo guardando quella scena. La sera ne parlammo e gli chiesi se gli sarebbe piaciuto provare a farlo in tre.

Così abbiamo creato un profilo su Planetromeo e abbiamo incontrato un ragazzo con cui abbiamo fatto un threesome lungo tutta la giornata. La sera però ero abbastanza insoddisfatto, perché non era quella la fantasia che avevo. I momenti in cui avevo provato una fortissima eccitazione comprendevano sempre me che lasciavo soli loro. Allora ho capito che ciò che mi piaceva era godermi il momento in cui il mio compagno faceva sesso con un altro.

Da lì mi sono imbattuto in una serie di forum americani e pian piano mi sono addentrato in questa “parentesi sessuale”. Alla base di tutto ciò, almeno per quanto riguarda noi, c’è un profondo legame e una grossa complicità. E questo ci ha portato ad automatizzare questo processo, per cui ad esempio sono io che cerco il bull [viene definito “bull” il terzo uomo NDR].

Con quale frequenza coinvolgete un terzo?

In questi tre anni abbiamo visto 6-7 persone e qualcuno più di una volta quando ci siamo trovati particolarmente bene. Con uno in particolare avevo instaurato un certo feeling ed era solito mandarmi messaggi in cui esprimeva la propria voglia di scopare con il mio uomo. In questo senso il cuckold gode anche ad essere umiliato, fino ad un certo punto.

Il tuo compagno incontra uomini anche da solo?

È successo che il ragazzo di cui parlavo poco fa mi chiedesse di mandargli il mio fidanzato da solo. Nonostante avesse già fatto sesso tornò a casa eccitatissimo e anche io e lui facemmo una gran scopata. Bestiale! Però è capitato soltanto quella volta di mandarlo solo e il mio compagno tiene al fatto che io partecipi e che non sia solo uno che gli procura ragazzi.

E come partecipi?

Dipende anche dalle richieste del bull. Qualcuno mi fa assistere, altri mi fanno stare ad ascoltare dietro la porta, altri ancora mi fanno cucinare la cena o mi mandano a comprarla. In questo senso mi piace anche assecondare il terzo, soprattutto se ci vado d’accordo. E si capisce quando dall’altra parte eccita l’idea di farsi il ragazzo dell’altro e non la scopata in sé.

Il vostro giro di amici è al corrente delle vostre “parentesi sessuali”?

No, ma semplicemente perché la vedo come una dinamica interna di coppia. Poi credo che qualcuno l’abbia capito perché mi è capitato di fare qualche battuta, ma non mi preoccupa perché chi ci conosce sa come siamo e chi siamo noi.

Tu hai un profilo Twitter. Lo usi solo per chiacchierare con chi condivide la stessa passione o per conoscere gente?

Per entrambe le cose. Tramite quel profilo ho conosciuto coppie dislocate in varie parti dell’Italia che condividono la stessa passione e è capitato anche di conoscere un ragazzo che abbiamo ospitato e con cui abbiamo passato un bel week end insieme.

Nel passaggio dal virtuale al reale quand’è che decidi di esporti?

Diciamo che ho imparato a distinguere chi è davvero interessato da chi è semplicemente curioso o vuole fare il pettegolo. Con le persone con cui mi sono esposto generalmente si è creato un bel rapporto di fiducia reciproca, anche se poi non sempre ci siamo incontrati. Comunque non ci piace tenere tutto solo sul virtuale e soprattutto il mio compagno è più un tipo che ama più fare che chiacchierare.

Avete mai avuto problemi o fraintendimenti?

Fino ad ora no, soprattutto perché come ti dicevo siamo una coppia legatissima e con una grossa complicità. Nessuno dei due vive i nostri incontri come una costrizione e tra noi continuiamo ad essere sessualmente attivi. Il fatto è che bisogna vivere qualunque situazione come un’esperienza condivisa e non come tappo per problemi che poi emergeranno in futuro. Conosciamo anche altre coppie che ad esempio la vivono meno serenamente, che hanno profili separati sui social e non si presentano come due persone che stanno insieme. Noi da parte nostra cerchiamo di evitare qualunque tipo di situazione che possa mettere a rischio il nostro equilibrio.

Dedalus

stealthing ilPuntoH

Lo chiamano stealthing ma è qualcos’altro: uno stupro

Un paio di giorni fa mi stavo masturbando divertendo a guardare alcuni video su Pornhub. Facendo un po’ di zapping ne è capitato uno dal titolo “Stealthing a Grindr guy”. Ho avuto un déjà vu. Il termine mi era familiare. Ma sì, ne avevano parlato per un po’ di giorni praticamente tutti, con i giornali che riportavano casi su casi e dati allarmanti all’inverosimile. Poi era finita a tarallucci e vino come al solito, ma nel momento in cui ho ricordato cosa significasse quel termine ho realizzato anche che nel video che avevo davanti una persona stava commettendo un reato. Sit back, relax and enjoy your flight.

Come al solito sono partito da una domanda semplice da fare ai miei follower. Perché prima di fare domande specifiche voglio sempre accertarmi che ci sia la conoscenza dell’argomento di cui si sta parlando.

Lo stealthing è una pratica sessuale tutto sommato recente (o quantomeno diventata pop nell’ultimo periodo) che consiste nello sfilarsi volontariamente il preservativo durante un rapporto sessuale e continuarlo bareback. Allo stesso modo il termine può essere esteso all’atto di bucare il condom con lo scopo di romperlo durante il rapporto (se a farlo è un uomo etero o gay), oppure con l’intenzione di ricevere un’eiaculazione (se uomo gay o donna etero). Inutile (inutilissimo) dire che ciascuna di queste azioni viene compiuta all’insaputa del partner.

Nel mio viaggio di ricerca ho scoperto anche l’esistenza di forum, per lo più americani, in cui gli uomini si danno consigli sulle migliori tecniche per non farsi scoprire dopo aver compiuto il fattaccio. Allo stesso modo c’è un nutrito gruppo di donne, sebbene meno numeroso, che elargisce perle sul modo migliore per praticare dei fori sul condom che siano sufficientemente grandi da far fluire lo sperma ma sufficientemente piccoli da passare inosservati al marito/fidanzato/scopamico/tizio a caso.

Ma quindi, perché uno dovrebbe praticare lo stealthing? Tralasciando il fatto che chiedere il perché di un fetish è una domanda esattamente inutile quanto “perché piove sempre a pasquetta? ” o “ti piacciono le mie nuove espadrillas?”, per quello che ho potuto capire i motivi principali sono i seguenti: 1) rimediare alla scomodità del profilattico; 2) spargere il proprio seme; 3) farsi mettere incinta; 4) farsi eiaculare nell’ano; 5) esercitare un controllo sul partner; 6) eccitarsi per aver fatto qualcosa di proibito.

Chiariamo ora questo punto importantissimo. Probabilmente il 16% dei votanti di questo sondaggio pensa che lo stupro consista solo nella penetrazione effettuata con violenza, magari con qualche cinghiata. Ecco: NO. Uno stupro è qualsiasi atto eseguito senza il consenso del partner. Qualunque pratica che faccia sentire la persona che avete davanti violata, umiliata, pesantemente a disagio, annullata, priva di difese, shockata. Quindi lo stealthing, che vi piaccia o no, è inequivocabilmente un vero e proprio stupro.

A chi ancora non è convinto dico: come vi sentireste se realizzaste che la persona con cui avete fatto sesso vi è venuta dentro senza che voi foste d’accordo? E come vi sentireste se il vostro partner avesse bucato il condom quando non era vostra intenzione farlo non protetto? E in ultimo, come vi sentireste nell’eventualità di aver contratto una MTS pur avendo preso precauzioni? Ecco, ragionateci.

Ovviamente nelle risposte a questa domanda l’incazzo regnava sovrano. Ve ne incollo alcune:

L’ultimo screenshot rappresenta esattamente tutto ciò che dovete fare: 1) se non siete sicuri dello stato di salute del tipo in questione dovete recarvi presso un pronto soccorso per una terapia post-espositiva (la PEP appunto); 2) denunciare l’evento alle autorità; 3) corcarlo di mazzate se possibile, ché tanto lui la galera non se la farà mai ma almeno vi sarete presi la soddisfazione di picchiarlo.

L’unico problema è che per fare tutto ciò bisogna accorgersene. Più di un twittero, infatti, mi ha chiesto come sia possibile non capire che uno si è sfilato il condom. Me lo sono chiesto anche io, e mi sono documentato: 1) il lubrificante falsa la percezione tattile a livello anale; 2) durante il rapporto sessuale non sei con i radar puntati e puoi non fare caso allo sfilamento; 3) se sei girato di schiena non hai la coscienza di quello che accade dietro di te; 4) puoi non scoprire un foro a meno che non gonfi con la bocca il profilattico; 5) potresti nutrire della fiducia verso il partner che non ti porta a sospettare atti del genere; 6) uno può essere particolarmente bravo a dissimulare.

Quindi cosa si può fare per proteggersi? Direi che innanzitutto è auspicabile utilizzare i propri preservativi e non quelli degli altri. Ma questo non vale solo per lo stealthing. Quando ne prendete uno non sapete se la conservazione è stata fatta in maniera ottimale o se il tipo si diverte a lasciarli sul termosifone o a immergerli nella candeggina. Pertanto è sempre una buona regola comprarseli. Se in quel momento siete attivi di tanto in tanto sfilate il pene e tirate leggermente il condom con le mani. Questo serve per verificarne l’integrità in generale, dato che nel caso in cui si fosse rotto potreste vedervi il glande. Se invece in quel momento siete passivi ma non avete accesso visivo (per esempio siete girati) banalmente mettete una mano tra il suo pene e il vostro ano per sentire la presenza del condom. Se lui fa di tutto per sviarvi o è molto dominante o c’è qualcosa che non va, quindi siate pronti ad interrompere il rapporto. Ne avete tutto il diritto.

Dedalus