Categoria: interviste

stealthing ilPuntoH

Lo chiamano stealthing ma è qualcos’altro: uno stupro

Un paio di giorni fa mi stavo masturbando divertendo a guardare alcuni video su Pornhub. Facendo un po’ di zapping ne è capitato uno dal titolo “Stealthing a Grindr guy”. Ho avuto un déjà vu. Il termine mi era familiare. Ma sì, ne avevano parlato per un po’ di giorni praticamente tutti, con i giornali che riportavano casi su casi e dati allarmanti all’inverosimile. Poi era finita a tarallucci e vino come al solito, ma nel momento in cui ho ricordato cosa significasse quel termine ho realizzato anche che nel video che avevo davanti una persona stava commettendo un reato. Sit back, relax and enjoy your flight.

Come al solito sono partito da una domanda semplice da fare ai miei follower. Perché prima di fare domande specifiche voglio sempre accertarmi che ci sia la conoscenza dell’argomento di cui si sta parlando.

Lo stealthing è una pratica sessuale tutto sommato recente (o quantomeno diventata pop nell’ultimo periodo) che consiste nello sfilarsi volontariamente il preservativo durante un rapporto sessuale e continuarlo bareback. Allo stesso modo il termine può essere esteso all’atto di bucare il condom con lo scopo di romperlo durante il rapporto (se a farlo è un uomo etero o gay), oppure con l’intenzione di ricevere un’eiaculazione (se uomo gay o donna etero). Inutile (inutilissimo) dire che ciascuna di queste azioni viene compiuta all’insaputa del partner.

Nel mio viaggio di ricerca ho scoperto anche l’esistenza di forum, per lo più americani, in cui gli uomini si danno consigli sulle migliori tecniche per non farsi scoprire dopo aver compiuto il fattaccio. Allo stesso modo c’è un nutrito gruppo di donne, sebbene meno numeroso, che elargisce perle sul modo migliore per praticare dei fori sul condom che siano sufficientemente grandi da far fluire lo sperma ma sufficientemente piccoli da passare inosservati al marito/fidanzato/scopamico/tizio a caso.

Ma quindi, perché uno dovrebbe praticare lo stealthing? Tralasciando il fatto che chiedere il perché di un fetish è una domanda esattamente inutile quanto “perché piove sempre a pasquetta? ” o “ti piacciono le mie nuove espadrillas?”, per quello che ho potuto capire i motivi principali sono i seguenti: 1) rimediare alla scomodità del profilattico; 2) spargere il proprio seme; 3) farsi mettere incinta; 4) farsi eiaculare nell’ano; 5) esercitare un controllo sul partner; 6) eccitarsi per aver fatto qualcosa di proibito.

Chiariamo ora questo punto importantissimo. Probabilmente il 16% dei votanti di questo sondaggio pensa che lo stupro consista solo nella penetrazione effettuata con violenza, magari con qualche cinghiata. Ecco: NO. Uno stupro è qualsiasi atto eseguito senza il consenso del partner. Qualunque pratica che faccia sentire la persona che avete davanti violata, umiliata, pesantemente a disagio, annullata, priva di difese, shockata. Quindi lo stealthing, che vi piaccia o no, è inequivocabilmente un vero e proprio stupro.

A chi ancora non è convinto dico: come vi sentireste se realizzaste che la persona con cui avete fatto sesso vi è venuta dentro senza che voi foste d’accordo? E come vi sentireste se il vostro partner avesse bucato il condom quando non era vostra intenzione farlo non protetto? E in ultimo, come vi sentireste nell’eventualità di aver contratto una MTS pur avendo preso precauzioni? Ecco, ragionateci.

Ovviamente nelle risposte a questa domanda l’incazzo regnava sovrano. Ve ne incollo alcune:

L’ultimo screenshot rappresenta esattamente tutto ciò che dovete fare: 1) se non siete sicuri dello stato di salute del tipo in questione dovete recarvi presso un pronto soccorso per una terapia post-espositiva (la PEP appunto); 2) denunciare l’evento alle autorità; 3) corcarlo di mazzate se possibile, ché tanto lui la galera non se la farà mai ma almeno vi sarete presi la soddisfazione di picchiarlo.

L’unico problema è che per fare tutto ciò bisogna accorgersene. Più di un twittero, infatti, mi ha chiesto come sia possibile non capire che uno si è sfilato il condom. Me lo sono chiesto anche io, e mi sono documentato: 1) il lubrificante falsa la percezione tattile a livello anale; 2) durante il rapporto sessuale non sei con i radar puntati e puoi non fare caso allo sfilamento; 3) se sei girato di schiena non hai la coscienza di quello che accade dietro di te; 4) puoi non scoprire un foro a meno che non gonfi con la bocca il profilattico; 5) potresti nutrire della fiducia verso il partner che non ti porta a sospettare atti del genere; 6) uno può essere particolarmente bravo a dissimulare.

Quindi cosa si può fare per proteggersi? Direi che innanzitutto è auspicabile utilizzare i propri preservativi e non quelli degli altri. Ma questo non vale solo per lo stealthing. Quando ne prendete uno non sapete se la conservazione è stata fatta in maniera ottimale o se il tipo si diverte a lasciarli sul termosifone o a immergerli nella candeggina. Pertanto è sempre una buona regola comprarseli. Se in quel momento siete attivi di tanto in tanto sfilate il pene e tirate leggermente il condom con le mani. Questo serve per verificarne l’integrità in generale, dato che nel caso in cui si fosse rotto potreste vedervi il glande. Se invece in quel momento siete passivi ma non avete accesso visivo (per esempio siete girati) banalmente mettete una mano tra il suo pene e il vostro ano per sentire la presenza del condom. Se lui fa di tutto per sviarvi o è molto dominante o c’è qualcosa che non va, quindi siate pronti ad interrompere il rapporto. Ne avete tutto il diritto.

Dedalus

Sesso ma non per amore. E allora perché?

Una delle conquiste della rivoluzione sessuale è sicuramente lo sdoganamento del sesso fatto non per amore ma per altri motivi. È universalmente accettata l’eventualità che qualcuno possa fare sesso ad esempio per soldi, o come merce di scambio, o addirittura per noia. La cosa meno sdoganata, invece, è l’ammissione da parte della persona protagonista dell’atto. Sit back, relax and enojy your flight.

 

In questo post sono stati analizzati quattro motivi che posso definire “meno canonici” per andare al letto con qualcuno. Iniziamo:

Anni e anni di serie tv, telenovelas e di Brooke Logan ci hanno insegnato che per rispondere ad uno sgarro della tua migliore amica/sorella/compagna di banco/madre è sufficiente bombarsi il suo fidanzato. Ma vediamo il racconto di un’esperienza diretta del mio follower:

Caro follower, va detto che sai come preparare una vendetta. Cos’altro commentare se non

Il secondo sondaggio fa riferimento ad un’attività vecchia come il mondo. Utilizzare il sesso come merce di scambio, ma non per soldi.

Detto tra noi, sono propenso a credere che la disparità tra i due gruppi sia troppa, se non altro perché è pieno di gente che ha fatto sesso con altri per entrate gratis in discoteca, avere ospitalità in un’altra città, essere chiacchierata. Non palesemente, certo, ma sicuramente per tacito accordo. Ma, ehi, rispettiamo il risultato del sondaggio. Qui due follower hanno risposto che sono stati con un uomo per ricevere rispettivamente uno shoot fotografico e delle bottiglie di vodka. Così mi piacete guys!

Qui la disparità scende un pochino. Talvolta si fa sesso per beneficienza per far sentire meglio l’altro. Nel 99% dei casi tuttavia quelli che vogliamo far sentire meglio siamo noi. Semplicemente perché porsi in una posizione di vantaggio rispetto ad un’altra persona rafforza l’autostima e accresce l’ego. Ovvero: quel ragazzo si sente meglio perché IO ci ho scopato. È un pensiero di merda? Sì. Ma il mondo gira grazie all’egotismo e non alla brama altruistica.

Prendiamoci poco per il culo, tutti abbiamo il nostro Ugly Buddy. Quello che ti vergogni di presentare ai tuoi amici e portare in giro, l’evoluzione 2.0 del tizio o della tizia che in “Sex and the city” veniva portato/a nel ristorante cinese in culo al mondo in cui non sarebbe mai passato nessuno che conta. Viceversa, anche noi (o la maggior parte di noi) almeno una volta siamo stati o saremo l’Ugly Buddy di qualcuno. Non possiamo controllare le nostre pulsioni e nel sesso c’è molto molto altro oltre all’estetica.

Il motivo per cui il tizio in questione ci allupa come cagne è strettamente personale, anche se molti hanno ammesso che è solo uno: il pisello grosso. Che ci sta perfettamente. Un mio amico invece ha una teoria: devi fare sesso con le persone brutte e consapevoli di esserlo, perché avendo qualcosa da dimostrare si impegnano molto ed escono sempre fuori delle gran scopate.

E chi sono io per ribattere a tale logica ferrea?

Dedalus

HIV e prevenzione delle infezioni. Ti senti PrEP -arato?

Dopo una settimana rinchiuso in lab ho finalmente rimesso il naso fuori e ho trovato il tempo di dedicarmi ad attività che ritengo molto più stimolanti. No, non quello pervertiti! Intendevo scrivere. Oggi papà castoro vi parlerà del rapporto dei twitteri con la PrEP. Perciò sit back, relax and enjoy your flight.

 

La domanda fondamentale, per chi non fosse sul pezzo, è: cos’è la PrEP?

PrEP sta per Pre-Exposure Prophylaxis e fa riferimento all’utilizzo di farmaci anti-HIV non come cura ma come terapia preventiva. Che tradotto significa: il farmaco fa sì che un individuo sano non si infetti con il virus, se viene preso regolarmente. Sono stati eseguiti numerosi studi su coppie sierodiscordanti, transgender in terapia ormonale, uomini soliti praticare bareback, coppie eterosessuali e terapia in gravidanza (ancora in corso), i quali hanno rilevato non solo che il Truvada non inficia l’azione degli ormoni ma anche che previene il contagio con un’efficacia superiore al 90% se l’esposizione avviene tramite rapporti sessuali e di circa il 70% se avviene tramite droghe assunte endovena. Inoltre, cosa più importante, la PrEP si è dimostrata estremamente tollerabile in soggetti sieronegativi con funzionalità epatica e renale normale, con pochi e transitori effetti collaterali (come la nausea). Questo ovviamente a medio termine. A lungo termine ce lo dirà solo il tempo, man mano che gli studi proseguiranno ma per ora i risultati sembrano in linea con quanto atteso.

In ogni caso bisogna sempre tenere a mente che la PrEP non è una caramella ma un farmaco, e come tale può avere degli effetti indesiderati anche gravi o letali in soggetti particolarmente sensibili o predisposti. Per questo motivo prima di iniziare la terapia bisogna parlarne con il proprio medico ed effettuare tutte le analisi del caso. Va detto anche che attualmente la PrEP non viene venduta in Italia, nonostante abbia ricevuto l’approvazione dell’EMA (European Medicines Agency) nel luglio del 2016. Sono disponibili solo un paio di trial clinici con pochissimi soggetti che durano da un annetto e che non accettano ulteriori volontari. Il motivo del ritardo da parte dell’AIFA non è pervenuto ma in ogni caso prima o poi dovranno darsi una mossa.

Dunque, proprio a causa di questo ritardo, intenzionale o meno, si è creato un mercato parallelo di acquisto della PrEP dall’estero. I più ricchi (ma soprattutto i più svegli) la comprano dagli USA, se la fanno spedire a Londra e inviare in Italia, il tutto per qualche centinaio di Euro. I più temerari la acquistano da Paesi come l’India, dove i farmaci sono estremamente cheap perché non riconoscono i brevetti europei e americani. Certo, peccato che non siano nemmeno obbligati a dirti se quello che stai assumendo sia un farmaco, una goleador o una pasticca di viagra misto sapone per i piatti. Per non parlare del fatto che in Paesi sprovvisti di una regolamentazione univoca manchino quei due-tre accorgimenti che evitano che tu muoia come nel 1800, quando i farmaci te li preparavano direttamente i commessi delle farmacie e se il dosaggio era giusto ok, altrimenti boh. Sto parlando di cosette che in Occidente prendono il nome di Good Manifacture Practices, Safety and Quality control, Production and Process control eccetera. Sì, nella farmaceutica c’è un sacco di inglese.

Allora io mi chiedo: vale la pena? In fondo non stiamo parlando di pubblicizzare l’eroina nelle scuole, bensì di un farmaco che se preso correttamente può aiutare tantissimo nella prevenzione dell’HIV. Quindi non sarebbe meglio delegare la decisione ai medici curanti, che sono quelli che in teoria conoscono lo stato di salute, l’anamnesi e le abitudini dei propri pazienti? Per quanto mi riguarda non so se la assumerei, non so prendere una decisione ancora. Soprattutto non mi sento né di abbracciarla al 100% né di escluderla totalmente.

Per quello che mi è capitato di sentire e leggere, ci sono due grosse obiezioni alla PrEP. 1) L’uso libero farà sentire chiunque in dovere di praticare il bareback; 2) non è giusto che il farmaco gravi sul sistema sanitario nazionale. Allora, chiariamoci. Io credo ancora che la corretta informazione a tutti i livelli sia la strategia più efficace affinché si faccia un uso responsabile della PrEP. Tuttavia so che potrebbe non essere così e quello che mi viene da rispondere è: anche sticazzi. Come avevo detto in un precedente post sono contrario sia allo Stato babysitter che alle persone che pretendono di avere il controllo sulle altre. Per come la vedo io quelli che sono soliti praticare il bareback lo farebbero indipendentemente dal Truvada. Quelli che il condom lo utilizzavano prima continueranno ad usarlo, anche perché ricordiamo che il farmaco non offre alcun tipo di protezione contro altre MTS come sifilide, gonorrea, clamidia, papilloma virus ed epatite B e C. Qualcuno sarà sicuramente più tranquillo in caso di rottura del preservativo dopo un incontro di fuoco con Bananone84.

E veniamo ora al lato economico. Lo Stato italiano butta nel cesso un sacco di soldi per cose davvero inutili, soprattutto nella sanità. Salvo poi assumere lavoratori tramite cooperative, pagati da fame e con turni da 14 ore perché “Ao’ dovemo risparmià”. La prevenzione però non è mai un investimento a perdere, soprattutto perché la cittadinanza guadagna in benessere. Va detto inoltre che un sieropositivo è a tutti gli effetti un malato cronico a carico del SSN, proprio come un diabetico di tipo I o un soggetto SLA. Per ogni paziente sono necessari controlli regolari, farmaci, analisi, talvolta ospedalizzazioni, esenzioni varie. Tutto questo costa allo Stato molto di più rispetto ad un trattamento come la PrEP, che tra l’altro potrebbe migliorare la vita anche alle coppie sierodiscordati (dove uno è HIV+ e uno HIV-).

Ma capisco che per molti il lato economico sia semplicemente una scusa che maschera un certo perbenismo di chi pensa: “Eh però quelli se la vanno a cercare”. Bene, se dobbiamo fare questo ragionamento allora neghiamo cure e prevenzione anche ai fumatori che si fanno venire il cancro, agli obesi che si fanno venire il diabete di tipo II, a quelli che mangiano male e si fanno venire un infarto a 40 anni, a quelli che si spalmano contro un palo perché andavano a 100 km/h quando il limite era 60 e a quelli che si fanno saltare una mano a capodanno. Che poi diciamoci la verità: se lo Stato avesse dovuto spendere i soldi per curarvi solo quando “ve lo meritavate” e non le volte in cui avete fatto una cazzata (di qualunque tipo, sia essa alimentare, sessuale, di vita) sareste morti vent’anni fa. Il classismo non mi piace, soprattutto a livello clinico. NON esistono malati di serie A e malati di serie B, solo persone!

Ma veniamo al Twitter, infine. Gli utenti assumerebbero la PrEP se ne avessero l’occasione?

Come potete vedere non c’è una maggioranza netta e forse è bene che non ci sia. Vuol dire che qualcuno si fa delle domande.

Dedalus

Sesso, gay e MTS. Siamo davvero sul pezzo? Pt 2, l’HIV

Ciao bitches! Ci eravamo lasciati qualche giorno fa apprendendo che nonostante viviamo nell’era digitale in realtà ci sono ancora questioni che vengono poco approfondite, soprattutto le MTS e l’HIV. Comportamenti superficiali, leggende metropolitane, pura e semplice disinformazione possono minare l’approccio verso l’attività più bella di sempre: il sesso. Ma non indugiamo oltre. Se avete perso la prima parte cliccate qui per stare sul pezzo. E ora sit back, relax and enjoy your flight.

In questa seconda parte approfondiremo il rapporto dei twitteri non tanto con l’HIV, quanto con i sieropositivi. In prima battuta ho posto una domanda semplicissima, aspettandomi a grandi linee il risultato ottenuto.


Questo perché molto spesso su Twitter si discute a proposito dell’importanza del condom, per cui non immaginavo niente di meno. C’è però una sovrapposizione dei risultati. Circa 46 persone su 193 hanno asserito di praticare sesso non protetto e circa 21 di farlo ma di non dirlo in giro. Ho ragione di credere che una parte di quei 46 abbia cliccato sulla prima risposta senza aver letto la seconda, dato che non mi risulta tutto questo sdoganamento del bareback, almeno non su Twitter. Inoltre, conoscendo varie e variegate situazioni, posso affermare che parte di quei 21 non lo dica per poi sentirsi in dovere di fare il moralizzatore nei confronti del resto del mondo. Che poi già io non tollero chi pretende di dirti cosa dovresti fare secondo una non ben specificata morale comune, figuriamoci quando questi sono anche ipocriti. Il mio stomaco entra in autodigestione!

L’altra parte invece è composta da coloro che non lo dicono semplicemente perché non vogliono rotture di palle dalle persone di cui sopra. E hanno la mia solidarietà. Raga, intendiamoci, io mi trovo spesso a sottolineare l’importanza della prevenzione e degli screening. Tuttavia aborro totalmente l’idea di dover controllare gli altri. Il bareback è una scelta personale e, sebbene possiate non approvarla in alcun modo, non potete pensare di attaccare qualcuno per questo. Semplicemente: finché uno non rompe i coglioni direttamente a voi ignorate e passate avanti. La trovo un’ottima filosofia di vita.

La seconda domanda era molto politically correct, eppure gli animi si sono divisi


Tolto il 12% formato dai soliti manager in carriera a cui non interessa niente fuorché l’oscillazione del NASDAQ, dal sondaggio emerge che almeno 13 stronzi (ovvero i sì!) condividono il fatto che le persone sieropositive siano vittima di bullismo, emarginazione, isolamento sociale e diffidenza diffusa. Perché possiamo scrivere trattati e tesi di laurea asserendo che non c’è alcun motivo per cui chi ha contratto l’HIV debba portare addosso la lettera scarlatta; possiamo organizzare dei convegni dicendo a gran voce che non siamo più negli anni ’90 e l’AIDS non ti uccide nel giro di qualche mese; possiamo pubblicare articoli pieni di nozioni sui progressi della medicina. Eppure per alcuni il sieropositivo rappresenterà sempre lo schifo, l’untore di peste bubbonica del 2017, quello che “sì vabbè poverino però sicuramente se l’è cercata”.  Perché così è, il livello con cui abbiamo a che fare è pressappoco quello. Che è il motivo per cui ho amici a cui viene l’ansia che il loro stato sierologico possa diventare di dominio pubblico. Per quanto riguarda la risposta “Faccio finta di no ma sì” all’inizio ero abbastanza stupito. Ma poi un twittero, l’unico che ha avuto il coraggio di argomentare, mi ha spiegato cosa intendesse dire:

E là, francamente non mi sono sentito affatto di criticarlo. Perché capisco benissimo che dall’altra parte ci sia ancora una gran paura, sia dell’HIV che delle conseguenze che ne derivano. Ho invece apprezzato tantissimo il fatto che si sia spiegato, che in un certo senso si sia messo a nudo in pubblico per comunicare la sua difficoltà.

Ora vi propongo la penultima domanda. Perché va bene la teoria, ma poi come reagireste all’atto pratico?

Devo dire che non mi aspettavo il 42% di risposte negative. Raga ma svegliamoci eh! Fate sesso più o meno assiduamente (a seconda della fortuna e dell’intraprendenza) ma in ogni caso a quasi tutti capita di avere rapporti occasionali. Ve lo devo dire io o ci arrivate da soli facendo una statistica a spanne che per la legge dei grandi numeri vi siete fatti un numero più o meno consistente di sieropositivi? Per caso riuscite a fare lo screening al volo tipo macchina della TAC? Io non credo. Ma sì, capisco benissimo che la domanda era riferita all’intenzione piuttosto che all’eventualità.

Francamente non amo l’assolutismo, per questo vesto un momento i panni della zia e vi dico: mai dire mai. Perché è un attimo che vi rigirate il karma e incontrate l’uomo della vostra vita (o una scopata fantastica o un bono stratosferico) e col piffero che lo rifiutate solo perché ha l’HIV. E sì, per quanto strano vi possa sembrare basta usare il condom e magicamente il problema del contagio scompare. Come dicevo prima posso capire l’essere nervosi, posso capire l’aver paura. Ma ricevere una corretta informazione significa anche capire che farsi venire l’ansia pur essendosi protetti non ha senso. Coppie sierodiscordanti hanno vissuto una vita senza contagiarsi, nonostante non esistessero né la PrEP né gli undetectable.

E a proposito degli undetectable, l’argomento è uscito fuori praticamente subito tra una domanda e l’altra. Soprattutto è stata messa in discussione la mia affermazione quando ho fatto notare che chi ha la viremia azzerata non può trasmettere l’HIV durante un rapporto sessuale. Apriti cielo. Scandalo, panico e paura. Qualche insulto me lo sono preso anche in privato da gentiluomini laureati all’università della vita. Ma io sono stato una Signora e ho contenuto i vaffanculo (circa).

Vi illustro la situazione. Era già stata lanciata da mesi la campagna U=U (Undetectable = Untransmittable) e da un po’ si sapeva già che chi segue la terapia e ha i parametri a posto non contagia. Questo in base a studi su coppie sierodiscordanti, su uomini avvezzi al sesso bareback e meta-analisi varie. Tuttavia è di pochi giorni fa la notizia del comunicato ufficiale del CDC, che potete leggere qui, nel quale è stato confermato che “When [antiretroviral treatment] results in viral suppression, defined as less than 200 copies/ml or undetectable levels, it prevents sexual HIV transmission“. Più chiaro di così. Ma se non dovesse bastare vi allego anche un documento aggiornato periodicamente che raccoglie le dichiarazioni di vari scienziati e/o fonti governative che ripetono la stessa cosa.

So che questo non metterà a tacere quelli che sono convinti di saperne più del resto del mondo, ma per tutti gli altri dovrebbero bastare. Bisogna inoltre specificare, come se ce ne fosse bisogno, che nessuno ha dichiarato obsoleto il preservativo, che continua ad essere il vostro miglior alleato non solo contro l’HIV ma anche contro le altre MTS (che sono sempre lì, non ce le dimentichiamo).

L’ultima domanda, infine, è quella che ha fatto incazzare un sacco di gente. E sì, era volutamente provocatoria.

In molti mi hanno detto che mancava l’opzione “di entrambi”. Questa è stata volutamente omessa, dato che in quel caso tutti si sarebbero lavati la coscienza dicendo: “Ok, facciamo che condividiamo il 50% di responsabilità”. Nonostante questo sia parzialmente vero, volevo che le persone si schierassero in una sorta di aut aut. E la maggior parte ha effettivamente centrato il punto, come si evince anche da commenti come questo

Altri invece hanno espresso dei dubbi al riguardo, oppure hanno ammesso che effettivamente è una cosa a cui non avevano pensato. Ma l’apoteosi dell’assurdo si è raggiunta con questa risposta

Ora, chiariamoci un momento. Nessuno, e dico NESSUNO, ha il “sacrosanto diritto” di conoscere informazioni mediche personali. Con chi state andando al letto non lo saprete mai fino in fondo, soprattutto se sono i primi incontri. E questa mania di deresponsabilizzare se stessi e delegare agli altri il controllo della propria salute è 1) pericolosa e 2) da poveri idioti. Durante un rapporto sessuale il vostro dovere è indossare il condom, ma esiste il libero arbitrio e potete scegliere di non farlo. Questo è il nodo centrale della questione. Siete voi a decidere se esporvi ad un rischio potenziale o meno e la responsabilità è interamente personale. Nessuno vi obbliga a fare bareback e se questo è il caso allora quello che state subendo si chiama stupro! Vi ricordo inoltre che non esiste alcun vincolo legale per cui un sieropositivo debba informarvi, benché meno un dovere morale. Non finirò mai di ripeterlo: invece di affidarvi alle parole di uno sconosciuto che vi comunica di essere “sano e pulito”, utilizzate precauzioni e continuate a stare sereni.

Ho dovuto censurare il porcone per ovvi motivi, tuttavia questo twittero ha riassunto in sintesi il pensiero della maggior parte di quelli che stavano interagendo in quel momento. Così come quest’altro

In definitiva questa seconda parte è stata ben più lunga e pesante della prima. Tuttavia era importante parlarne ed era importante discuterne, se non altro perché non lo si fa mai abbastanza. Chiudo mandando un abbraccio virtuale a lui

Be foolish. Be con l’ansia! Ma fallo protetto! Bye!

Dedalus

Sesso, gay e MTS. Siamo davvero sul pezzo? Pt 1

Qualche settimana fa, prima di ricominciare a lavorare, avevo un po’ di tempo da perdere e stavo conversando con altri ragazzi/uomini in un gruppo Telegram, uno di quelli fondati con l’unico scopo di mandarsi #fotocazzo a vicenda. Tra una cosa e l’altra siamo finiti a parlare di MTS e prevenzione, argomento controverso e che spesso rende le discussioni parecchio accese. Bene, mi sono reso subito conto che molti di quei ragazzi ignoravano le nozioni più basilari. Gente che a 30 o a 40 anni suonati non aveva idea di come si contraessero certe malattie o che faceva passare anni prima di testarsi. Intendiamoci, non l’avrei tollerato nemmeno se fossero stati 18enni sbarbatelli, dato che la generazione attuale è molto più sgamata di quella precedente ed è perfettamente in grado di informarsi anche laddove le campagne di prevenzione dello Stato fossero carenti. Quindi mi sono detto: “Perché non approfondire questo argomento su Twitter? Sicuramente loro mi daranno più soddisfazione, giusto?”.  Sbagliato. Ma non dilunghiamoci troppo ed entriamo subito nel vivo. Sit back, relax and enjoy your flight.

Prima di lanciare i sondaggi che volevo proporre ho scritto un tweet di avviso ai miei follower, perché volevo che rispondesse più gente possibile, giusto per dare una parvenza di significatività statistica. Alcuni hanno apprezzato l’idea.

Altri invece non hanno gradito.

 

Ci sono rimasto molto male!

 

Ho deciso di cominciare con qualcosa di soft, tanto per rompere il ghiaccio e dare modo alle persone di tenere d’occhio il profilo. Ovviamente, se non ne foste al corrente, vi premetto che non ho modo di sapere chi ha risposto cosa, né di verificare se le risposte siano state date con cognizione di causa. Non lavoro all’ISTAT e non pretendo di conferire alcuna valenza ufficiale ai sondaggi.

Qui bene o male la maggioranza ha dimostrato di conoscere la terminologia, nonostante 52.5 persone non informate su 175 non siano poche. Ma non preoccupatevi, ci pensa Dedalus a istruirvi (?). Un sieronegativo è una persona che non ha contratto il virus HIV; un sieropositivo invece è quella persona che è risultata positiva al test e il termine in genere fa riferimento alla fase non sintomatica della malattia. Un undetectable è un paziente che assume regolarmente la terapia HAART e la cui carica virale (ovvero le particelle virali per ml di sangue) non viene più rilevata dai test diagnostici. Questo però non vuol dire che l’HIV è stato debellato: è ancora presente in alcuni tipi cellulari. Tuttavia la salute e la qualità della vita migliorano e la persona non è più contagiosa. FERMI! Non iniziate subito a triggerarvi. Ci arriviamo nel prossimo post, per cui vi chiedo solo un po’ di pazienza. Poi potrete iniziare a insultarmi e a mostrare i vostri studi clinici. Infine, l’AIDS conclamato rappresenta la manifestazione vera e propria della malattia. Il virus è presente in quantità elevate nel sangue e il numero dei linfociti T CD4+ (uno degli stipiti cellulari infettati da HIV) scende sotto i 200/mm³. I valori normali oscillano tra 500 e i 1200/mm³ e anche oltre, con differenze tra uomini e donne. Se pensate che non sia molto calcolate che un millimetro cubo equivale a 0.001 ml e moltiplicate per 5 litri di sangue. Qui vedrete la differenza (ovviamente a spanne eh). In ogni caso la malattia conclamata espone il paziente a tutta una serie di infezioni opportunistiche e ha esito fatale in un tempo che varia tra alcuni mesi e alcuni anni.

Breve stacchetto pubblicitario

Il secondo sondaggio non riguardava l’HIV, bensì le malattie trasmissibili sessualmente in generale

Ecco, qui per qualche minuto mi sono proprio incazzato. Ovviamente per quelli che hanno cliccato la terza risposta. Oh raga, sveglia! Stiamo parlando della vostra salute. In quale universo sarebbe accettabile manifestare i sintomi di una MTS e ignorarla? Perché sì, i sintomi potranno anche passare. Tuttavia le conseguenze possono essere devastanti (neurosifilide what?), per non parlare dell’alta probabilità di contagiare altre persone per motivi non ben specificati né spiegabili razionalmente. Se manifestate qualunque segno che non rientra nella normalità (per esempio un’ulcera sul glande, delle perdite dall’uretra o delle strane protuberanze carnose) ecco cosa dovete fare: rivolgervi ad un centro MTS tempestivamente. Anche se vi vergognate. Anche se temete il risultato. Lì ci sono persone addestrate e specializzate e avrete la possibilità di effettuare tutti i test del caso, oltre che un counseling pre- e post-risultati. A Roma il centro di riferimento è l’ospedale Spallanzani per l’HIV e il San Gallicano per le altre. A Milano c’è il centro antivenereo del policlinico, in Via Pace, dove ci si può testare per HIV, sifilide, epatite B e C e gonorrea (a richiesta). Tecnicamente esisterebbe anche il centro MTS di Viale Jenner, ma non ve lo consiglio ed evito di commentare oltre.

Parlando sempre di test diagnostici e MTS è venuto fuori che una certa percentuale di twitteri non si testa spesso.

 

Dove per “regolarmente” si intende almeno ogni sei mesi. Questo non è buono ragazzi, perché almeno 35 persone si testano sporadicamente e più di 40 non l’hanno mai fatto per una o più delle malattie che ho elencato. Tengo a ricordarvi che esistono delle infezioni latenti che vengono alla luce solamente nel momento del test. E che è importante recarsi presso i centri MTS per conoscere il proprio stato. Ancora una volta: si parla della vostra salute.

La seconda domanda era più indirizzata verso il pubblico dei masturbatori mentali tipo il sottoscritto, quelli che si vanno a leggere le specifiche dei test diagnostici quando entrano nel mercato. La mia pecca però è stata quella di fare due domande insieme, cosicché non posso sapere se il no sia riferito a “non so cosa sia il test rapido VIH” oppure a “non conosco la sua sensibilità diagnostica”. Questo test viene commercializzato da un annetto (se non erro) ed è il primo “da banco” autorizzato nell’Unione Europea per la diagnosi dell’HIV. Ovvero, esistono altri test rapidi (come quello della saliva) che però non sono commercializzati, ma sono disponibili per gli operatori sanitari. Questo in particolare funziona rilevando gli anticorpi presenti nel sangue dopo l’infezione da HIV-1 o HIV-2 e in base al loro studio su 503 persone ha dimostrato di avere una sensibilità del 100% (ovvero ha rilevato risultati veri positivi nel 100% dei casi e risultati falsi negativi nello 0% dei casi). La specificità invece è 99.8%, vale a dire che nella maggior parte dei casi ha rilevato risultati veri negativi e ha escluso risultati falsi positivi (ma non nel 100% dei casi). Questo lo rende comunque affidabilissimo e non c’è motivo di non fidarsi. Anche perché vi svelerò un segreto: nessun test diagnostico rasenta la perfezione.

C’è un ma, tuttavia. Poiché il test cerca gli anticorpi questo lo rende non affidabile nel rilevamento delle nuove infezioni, che invece possono essere confermate da un test ELISA di quarta generazione utilizzato in ambito clinico. Quindi se per i precedenti tre mesi non avete avuto comportamenti a rischio allora il risultato negativo è sicuro, in caso contrario non è sufficiente. Se mostrasse un risultato positivo, a questo sarebbe necessario affiancare un double check nel centro MTS. La stessa cosa si fa se il test ELISA risulta positivo, effettuando un Western Blot (che non vi sto a spiegare) ma dato che lo fanno di routine normalmente non ve ne accorgete.

La prima parte finisce qui, vi ringrazio se avete avuto la pazienza e la curiosità di leggere. Sono prolisso, lo so. Me lo dicono dalle elementari, ma posso commentare solo questo:

Ma torniamo a noi. Cosa pensate dei sondaggi e delle risposte? E del post di commento? Fatemelo sapere. Ci aggiorniamo a breve.

P.S.

Questo twittero ha riassunto il pensiero di molti su alcune delle risposte. I feel you Bro.

Dedalus

A Tu Per You – I ragazzi di ‘Ferretti cammina con me’.

Siamo nel pieno di quest’estate 2017 e già abbiamo le prime mode: il Fidget Spinner, Despacito, i fenicotteri gonfiabili da spiaggia e i cantanti che cadono rovinosamente sui palchi.

E il web? Risponde con la pagina Facebook più geniale, divertente e di successo del momento: Ferretti cammina con me.

Si tratta di un connubio di due serie cult estremamente agli antipodi tra loro: ‘I Segreti di Twin Peaks’ e ‘Boris’.

La prima non ha bisogno di presentazioni: si tratta del ritorno in grande stile del maestro David Lynch e della famigerata cittadina ripiena di demoni, incubi e sangue. Anche noi ce ne siamo occupati più volte.

La seconda è una serie comica italiana in cui viene raccontato il dietro le quinte di un melenso sceneggiato televisivo dal titolo ‘Gli occhi del cuore’. Il protagonista è un vulcanico regista che deve destreggiarsi tra attrici cagne, raccomandati vari, sceneggiatori cialtroni e una produzione senza soldi. Un successo silenzioso ma inesorabile, che ha permesso addirittura la realizzazione di un film per il cinema. Le citazioni di Boris infestano da anni le bacheche social di mezza Italia. Sembrava il massimo ottenibile, eppure tre ragazzi hanno pensato di smontare l’orrore lynchiano con le citazioni di Renè Ferretti & co. Il risultato? Più di 12.000 like registrati in un battibaleno e una condivisione a macchia d’olio che non accenna a fermarsi!

Ferretti-cammina-con-me-14E allora abbiamo stanato le menti diaboliche dietro questo imprevedibile successo e abbiamo cercato di capire come nasce un cult.

– Come vi è venuta l’idea di coniugare questi due telefilm così diversi tra loro?

L’idea è nata, banalmente, guardando e commentando i nuovi episodi di Twin Peaks tra amici. Sul divano davanti allo schermo c’era lo stesso gruppo di amici con cui anni prima avevamo guardato Boris e la visione di Boris è un’esperienza dalla quale non si torna indietro. È difficile, dopo averla vista, scrollarsi di dosso ed eliminare dal proprio vocabolario espressioni come “a cazzo di cane”, “dai dai dai”, “è coffèè break, signori”. Per cui è stato naturale, e per certi versi inevitabile, rileggere Twin Peaks alla luce di quel filtro. A farci ridere, in particolare, è ovviamente il contrasto che si viene a creare: prendere David Lynch, un maestro autorevole e indiscusso del cinema americano, immaginarlo alle prese con gli attori cani, i collaboratori svogliati e le piccole meschine difficoltà quotidiane del set e vederlo reagire con la delicatezza tutta romanesca di Renè Ferretti. In linea di massima noi comunque siamo grandi fan di entrambe le serie, per cui è stata anche un’occasione di mettere insieme due cose che amiamo e usarle per giocarci un po’.

– La vostra pagina si alimenta anche grazie ai contributi dei vostri fans. Vi aspettavate un riscontro così massiccio?5fb72d2c-43bd-4468-83a5-9d35b7700699_large

No, non ci aspettavamo i contributi e non ci aspettavamo questo successo. Quando abbiamo deciso di aprirla i nostri pronostici è che avremmo preso una decina di mipiace da amici e parenti, che saremmo durati tre giorni “e poi tutti a casa ad aggiornare il curriculum”. Il fatto che le cose siano andate diversamente ci ha colti davvero di sorpresa. In particolare non ci aspettavamo di trovarci la casella dei messaggi straripante di una pioggia di contributi, la maggior parte dei quali tra l’altro ottimi. Anzi, a questo punto ci piacerebbe approfittare biecamente de Il PuntoH e sfruttare questa intervista per ringraziare tutti i ragazzi e le ragazze che quotidianamente ci inviano contributi. È grazie a loro che FCCM sta in piedi.

– Avete già in mente una nuova accoppiata da mettere alla berlina?

Fino ai primi di Settembre siamo coperti perché c’è ancora Twin Peaks. Poi, se dobbiamo pensare a un futuro per la pagina (ammesso che sia destinata ad averlo, un futuro), ci piace pensare ad essa come un potenziale frullatore di cultura pop. Abbiamo già provato un po’ a variare la formula delle nostre gag, facendo reagire Boris e Twin Peaks non solo tra loro ma con altri materiali disparati: Berlusconi, Pippo Franco, Merkel & Putin, Paolo Villaggio, eccetera. Ecco, se dobbiamo pensare a cosa sarà FCCM nel futuro ce lo immaginiamo così, come un posto in cui Pippo Franco irrompe nel cinema di David Lynch o il dottor House è imparentato con Lino Banfi e lavora in una asl a Poggifiorito. O in alternativa, possiamo sempre immolarci al capitale e vendere la pagina per denaro al miglior offerente. Che a ripensarci non è niente male, come ipotesi.

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– Parlateci un po’ di voi, adesso! Chi siete, cosa fate…

Siamo Daniele Giovannone, Francesco Iervolino e Alberto Iannone: tre ragazzi, tutti studenti o post-studenti, che si conoscono da quasi quindici anni e che hanno passato una buona percentuale di questi insieme davanti a uno schermo.

– Avete avuto qualche riscontro dal team di Boris? 19554204_298635480547395_8962689855720853343_n

Purtroppo no, non direttamente. Abbiamo avuto un’ottima recensione dalla pagina Boris Italia, che però non è ufficiale anche se molto ben fatta. Certo, ovviamente sarebbe un sogno che si realizza ricevere una parola di apprezzamento o una lettera di diffida dal team di Boris. Certo, potendo scegliere magari preferiremmo la parola di apprezzamento, ma siamo gente che sa accontentarsi.

– C’è una domanda che nessuno vi ha mai fatto e alla quale morite dalla voglia di rispondere?

Una domanda che nessuno ci ha mai posto ma alla quale risponderemmo volentieri è: “Vi posso dare un sacco di soldi senza nessuna ragione?”

Ragazzi grazie infinite per la vostra disponibilità, ovviamente noi continueremo a seguirvi! Ma non possiamo lasciarvi andare senza chiedervi un saluto nel vostro stile…

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Sciaouz!

Tracio

A Tu Per You con Gerardina Trovato

Un giorno speciale in casa IlPuntoH!

Tra noi Halfloggers è arrivata Gerardina Trovato! Pronta a tornare sulle scene e comodamente a proprio agio, si fa una simpatica chiacchierata con IlPuntoH tra passato e progetti futuri!

  • Gerardina, anzitutto benvenuta su Il Punto H, sai che non perdiamo tempo e sappiamo che sei piena di impegni, quindi diritti al sodo! I nuovi talent show “sfornano” nuovi artisti quasi su base quotidiana. Molti di loro spariscono subito, altri dopo qualche anno e altri ancora invece si affermano come voci rivelazioni e si ritagliano una buona fetta di mercato e di pubblico: cosa pensi di questi talent e degli artisti che ne vengono fuori?

Sinceramente il meccanismo dei talent mi è parecchio sconosciuto ed estraneo, sicuramente sono usciti ed usciranno grandi artisti ed interpreti, uno su tutti, che mi piace moltissimo, è Marco Mengoni.
Per il resto che dire, il mondo si evolve e cambia, quella dei talent mi sembra essere il naturale cambiamento del mondo della musica leggera. Di fatto, come dici nella domanda, molti spariscono e pochi restano… Questo fatto mi sembra comunque identico a quello che sempre nel mondo della musica è successo… In tantissimi ci provano, pochi riescono.IMG_0016

  • Da cantante affermata, che ha fatto gavetta e che conosce le difficoltà di questo mondo, quale consiglio ti sentiresti di dare a chi viene fuori da talent show televisivi e a chi invece vuole intraprendere la carriera musicale?

Non sono la persona più adatta a dare consigli, ma gli direi con tutta la forza che ho di non mollare mai.

  • IMG_0012Sanremo è per tutti gli artisti una tappa fondamentale per la propria carriera: quali sono i ricordi che ti porti dentro delle tue partecipazioni alla kermesse?

Ovviamente sono i ricordi di un traguardo stupendo e di un inizio importante…tutte le volte è così…scendere quella scala è un’emozione gigantesca, checchè se ne voglia dire.

  • Calchi le scene da qualche anno, e abbiamo visto che come artista, anche tu hai attraversato fasi di cambiamento: quale consiglio ti sentiresti di dare alla Gerardina di “Ma non ho più la mia città”?

Le direi quello che mi sono sempre detta: avanti sempre e comunque

  • Ricordiamo la tua partecipazione a Sanremo con Gechi e Vampiri che celebrava la tua guarigione da una cattiva depressione. Sappiamo che è troppo spesso una malattia sottovalutata e quasi ignorata di cui molti hanno anche vergogna a parlarne. Tu che con coraggio ne hai parlato e l’hai affrontata, come ne sei uscita? Con l’aiuto di chi? Cosa consiglieresti a chi sta combattendo la propria guerra con la depressione?

In realtà con il Sanremo di Gechi e Vampiri celebravo il raggiungimento della libertà interiore ed esteriore, cantavo la gioia di non avere più Gechi (incubi) e Vampiri (persone negative)… In realtà non era proprio così, ma poco dopo lo è stato… La depressione è arrivata dopo, è una bruttissima malattia, un gigante con cui fare i conti ogni minuto della tua vita, un gigante che sembra schiacciarti sempre. Per quanto mi riguarda la difficoltà più grossa per uscirne è stata acquisire una grande volontà interiore, capire le persone giuste di cui circondarci e la conquista di una enorme fede nella consapevolezza di vincere… Ripeto… Non mollare mai.

  • Quanto ti ha aiutato la musica in questo percorso di guarigione?

Vivo la musica come anima e parte di me stessa, non posso immaginare nulla senza musica.

  • Come trovi cambiata l’industria discografica rispetto ai tuoi esordi nel 1993 e come riesci oggi a conciliare la tua integrità con le esigenze della discografia?

L’integrità non è una cosa da difendere, o la si ha o non la si ha, ovviamente parlo di quella morale, per quanto riguarda quella artistica, penso, dipenda moto dal riuscire a trasmettere emozioni o meno, logico che se un artista è in difficoltà si deve far aiutare da altri professionisti e magari ascoltare chi ti dice che va bene così anche se tu non lo pensi. Tutti hanno momenti bui, ma sono convinta che un artista debba sperimentare, debba ascoltare, debba provare, e non per questo rinuncia a se stesso… Sono prove in cui ci si cimenta, ma non credo ledano l’integrità artistica di nessuno… Per il resto trovo la discografia cambiata ed evoluta, ma non ne capisco a tal punto da esprimere più che opinioni personali.IMG_0004

  • Una delle caratteristiche della scuola cantautorale siciliana è che raccontate differenti storie mantenendo comunque una forte connotazione sonora fortemente legata alla vostra terra, oltre a te penso a Mario Venuti, Carmen Consoli e al maestro Franco Battiato: è incredibile come in ogni vostra canzone si percepiscano l’anima e il sangue. Pensi sia questa caratteristica la vostra arma vincente?

Chi viene dalla Sicilia viene da un mondo di sapori, odori, colori unici al mondo … nonostante tutti i problemi siamo campanilisti per eccellenza e la nostra Sicilia la mettiamo ovunque perché è parte integrante della nostra persona. Non so se sia vincente o meno, ma io, ad esempio, non sarei capace di farne a meno

  • Guardiamo ai tempi di oggi e alla situazione sociale italiana: come vedi l’attuale situazione dei diritti LGBT? Cosa ti senti di dire a coloro che ancora si oppongono all’avanzamento della società e alla conferma di diritti uguali per tutti?

Fai questa domanda ad una persona che è stata considerata un’icona di quel mondo pur non facendone parte…ma è una domanda alla quale non si può rispondere in poche righe. Sono una persona che aborrisce scontri ed estremismi di qualunque tipo e rifletto molto interiormente sulla vita e sul mondo. Per essere breve dico solo che la pace interiore, di anima e di coscienza, è una conquista molto difficile e di questi tempi sembra una battaglia impossibile…io mi auguro sempre il meglio per tutti…spero sempre che ciò accada, per questo dicono che sono una sognatrice…

  • Sappiamo che hai reso pubblica la tua situazione attuale, tra problemi di depressione e di incomprensioni con la tua ex casa discografica: come stai ora? Possiamo rassicurare i tuoi fan che ti vogliono bene e che ti aspettano?

Hai detto bene, incomprensioni…dal lato discografico ora è tutto a posto…con Caterina non era difficile…poi oggi ho trovato uno staff meraviglioso…che c’è di meglio? Sto uscendo dai miei problemi alla grande…per il resto giudicherete voi 😉

  • Nel panorama musicale moderno, con quale artista vorresti fare un duetto?

Sono moltissimi gli artisti che mi piacciono oggi, per duettare, se devo essere sincera, oggi tra tutti sceglierei Gigi D’Alessio per la sua dolcezza e solarità… Non avrei alcun dubbio

  • Un uccellino ci ha detto che in casa Trovato qualcosa di bello bolle in pentola: dacci qualche anticipazione, dai. Quali nuovi progetti ci sono per te? Tra quanto torneremo ad ascoltare la tua voce con brani inediti?

Un assaggio lo avrete prestissimo, per il resto dei programmi vedrete che Gianni Rodo vi informerà bene..

  • Sai che a noi de ilPuntoH piace concludere le nostre interviste con una domanda di rito, il nostro “marchio di fabbrica”: qual’è la domanda che nessuno ti ha mai fatto ma alla quale muori dalla voglia di rispondere?

Me ne hanno fatte tante di domande, forse troppe…mi hanno domandato di tutto…ma è vero, una domanda non me l’hanno mai fatta…ma io ho comunque risposto in un mio brano tanti anni fa…”Se ci sei

Grazie Gerardina, continua così, e a prestissimo!

Grazie a voi! Un saluto a tutti voi amici e lettori de ilPuntoH!