Categoria: Libri

Recensioni2.H: Tuo, Simon

Simon Spier è un diciassettenne con una famiglia molto unita e amici fantastici, ma in questo mondo idilliaco non trova il coraggio di fare coming out. Quando inizia un rapporto virtuale con il misterioso Blue la vita di Simon cambierà trovando il coraggio di amare in primis se stesso.
Tuo, Simon #Recensioni2.H

Recensioni2.H: La vita di Adèle

Benvenuto Marzo, mese dedicato a tutte le donne, anche quelle immaginarie come Elsa, la regina che, oltre a portare un mucchio di soldini in casa Disney, è ora al centro della politica omofoba di Salvini che durante un comizio se n’è uscito con:

“Elsa lesbica in Frozen? Preparano un mondo al contrario. Voglio intervenire prima”

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perché a quanto pare è sbagliato insegnare ai bambini che l’amore non ha una direzione, o un colore, che bisogna superare la barriera dell’azzurro per i maschietti e il rosa per le femminucce, perché questo confonde i poveri bambini…ragazzi potremmo davvero scrivere pagine e pagine su come siamo cresciuti male, ma siam qui per raccontarvi una storia, tutta al femminile con delicate sfumature di azzurro.

Tirate fuori i pop corn Dolcezze!

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– Le bleu est une couleur chaude –

Film del 2013, diretto da Abdellatif Kechiche (classe 1960), che ha vinto la Palma d’Oro come miglior film al Festival di Cannes nello stesso anno. Diviso in due capitoli (per la messa in onda sul piccolo schermo) è la trasposizione cinematografica del fumetto “Le bleu est une couleur chaude“, letteralmente “Il blu è un colore caldo”, modificato in La vie d’Adèle il titolo tradotto nella versione italiana con La Vita di Adele, trasmesso in Italia da Cielo (canale 26) in prima serata nel 2015, stesso canale che non si fa problemi a trasmettere film di un certo spessore come I segreti di Brokeback Mountain.


La storia

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Adèle è una tranquilla ragazza francese che frequenta il quarto anno del liceo, come tutti gli adolescenti vive questo momento di transizione tra la scuola, gli amici è l’amore; tutto va alla grande, fin quando durante un appuntamento con un ragazzo non incrocia una ragazza con i capelli vistosamente azzurri, un colpo di fulmine istantaneo che inizia a smuoverle qualcosa dentro.
Una sera, in un locale gay, le due ragazze si ritrovano e finalmente Adèle conosce Emma, apertamente lesbica e di diversi anni più grande di lei che frequenta il quarto anni di Belle Arti; da lì a poco nasce un’amore che travolge completamente Adèle, ma qual è il lato oscuro di una cosa così bella?



Nessun mezzo termine, il film non è proprio un bicchiere d’acqua da mandar giù, forse più un bicchiere di vino bianco; saranno le quasi 3 ore di proiezione; le scene (6 minuti la prima) di sesso spinto (ho visto la famosa sforbiciata!)che, seppur non inquadrano le magiche labbra, son al limite della pornografia, roba che da gay mi ha messo un certo livello di imbarazzo per i vicini che potrebbero aver visto; o forse come viene presentata la storia cioè vera, nuda e cruda: l’amore e la scoperta sessuale, il coming out e l’outing, l’omofobia e la depressione; tutto così reale e incisivo, come le sequenze dei baci (e del sesso) che prendono violentemente posto nel film con i loro tempi e i loro silenzio.

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Paragonandolo al fumetto i due lavori trovano poche differenze: Adèle nella sua versione cartacea si chiama Clementine, per gli amici Clem e gli avvenimenti vengono raccontati attraverso un flashback scaturiti dal diario di Adèle (Clem), più diverse sfaccettature che vanno a toccare più la narrazione che l’insieme della storia.

Possiamo definirlo il “Chiamami col tuo nome” al femminile, ma se solo CMBYN fosse stato diretto nello stesso modo, scavando nella natura umana, molto probabilmente saremmo ancora in sala a piangere.

Recensioni2.H: Chiamami col tuo nome

Estate 2016, me ne stavo sotto l’ombrellone, ben lontano dal sole, a leggere un libricino azzurro, l’avevo trovato consultando un’infinita lista di romanzi e saggi LGBT e gentilmente la commessa della libreria di Riccione me l’aveva fatto arrivare in un paio di giorni (e parliamo della settimana di ferragosto!). Ora, prima di iniziare la lettura di questo articolo, vi consiglio di premere play sul video sottostante e leggere mentre ascoltate questa dolcissima musica, che è anche contenuta nel film.

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Il libro in questione è Chiamami col tuo nome, romanzo del 2007 scritto da André Aciman (Alessandria d’Egitto, 2 gennaio 1951) nato in una famiglia ebrea di origini turche, scappato nel 1965 in Italia a causa delle persecuzioni sugli ebrei nel suo Paese d’origine.

Lo scorso Novembre ne avevo già parlato in una recensione; ne era passata di acqua sotto i ponti, ma dovevo smaltire il livido che il romanzo mi aveva tatuato addosso e mentre cercavo informazioni, ecco comparire la notizia che da lì a poco sarebbe uscita la trasposizione cinematografica, e finalmente … eccoci qua.


Chiamami col tuo nome

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1983. Elio Perlman (Timothée Chalamet) è un diciassettenne che durante l’estate passa le sue giornate nella tenuta di famiglia vicino a Crema; ogni anno, il padre, docente universitario, ospita uno studente per aiutarlo nella sua tesi di post dottorato, e qui compare Oliver (Armie Hammer) un venticinquenne americano bello e colto che con i suoi modi da “movie star”, come lo etichettano le sciure del posto, si fa subito notare da tutti.

Da un primo rapporto distaccato i due iniziano a sopportarsi fino a capire che la tensione tra i loro sguardi è qualcosa di più e sotto il sole estivo, tra nuotate al fiume e un buon libro, i due ragazzi si scoprono lentamente, e a fondo.


Questa è la versione short della trama, perché altrimenti non si spiegano più di due ore di film, ma non vogliamo entrare nel dettaglio altrimenti ci chiameremmo “Wikipedia“, diciamo solo che la storia, seppur non fedelissima al libro, si articola e divincola in questo strano desiderio in modo egregio e senza scadere nella commedia gay.

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Il film è lento, come anche il libro e di questo non possiamo dargliene una colpa, in quanto la scelta sia dell’autore che del regista è quella di far maturare allo spettatore il desiderio che in primis Elio e Oliver provano, oltre a rappresentare la flemma delle giornate estive.

Le differenze con il libro

Il romanzo è strutturato come un ricordo di Elio che, ormai avanti con gli anni, fa da voce narrante alle vicende vissute con Oliver; di contro il film segue la linea temporale del presente, senza narratore che , a detta del regista, avrebbe solo distratto lo spettatore.

L’ambientazione da Bordighera, sulla Riviera ligure, si sposta nella campagna cremasca in Lombardia, cosa che, in lingua originale, da voce alle comari del posto.

Non saprei dire se è una differenza, o un dettaglio perché durante la lettura non è così marcato (probabilmente a causa della traduzione), ma la famiglia di Oliver parla diverse lingue, anche tra di loro: sentiamo i Perlman parlare con i domestici e la gente del posto in italiano che di contro rispondono anche in dialetto, dialogare fra loro in francese, inglese e italiano, con anche delle letture in tedesco tanto per non farci mancare nulla e per sottolineare anche l’immensa cultura che caratterizza le famiglie aristocratiche ebree.

Il film si chiude (non facciamo spoiler) diverse pagine prima del libro, che, seppur creando un finale ad hoc, omette una scena che avrebbe letteralmente ucciso ogni singolo spettatore, e non lo diciamo tanto per dire! Leggere per credere.


Tiriamo le somme

24callmeby-web2-master768Il regista Guadagnino è riuscito egregiamente a trasporre quella che non è una secca storia gay ricca di idillio e belle parole, ma ha messo su schermo la potenza di un desiderio che, come nella pellicola, cresce nello spettatore. Call Me By Your Name non vuole far bandiera contro i pregiudizi o qualsiasi pensiero aleggi contro o a favore dell’omosessualità, è semplicemente la storia che viviamo tutti noi: il dubbio, la scoperta, il desiderio e anche la tristezza, Guadagnino riesce a toccare corde che teniamo quasi sempre nascoste, ma che pizzicate nel modo giusto creano le più sincere note di sempre.

Recensioni2.H – Ragazzi che amano ragazzi

…questo libro non è stato scritto per gli omosessuali.[…]E’ destinato ai ragazzi tout court, e a chi ha a che fare con loro

Piergiorgio Paterlini

Anche IlPuntoH torna sui libri, l’estate è ormai un ricordo lontano e per questo andremo a proporre un titolo più “didattico”. Naturalmente non è un manuale o un testo psicologico da strizzacervelli, ma racconti di vita.


L’autore

Paterlini_5h-500x372Piergiorgio Paterlini, classe 1954, è uno scrittore, giornalista, attivo nel campo letterario dal 1991 con il suo primo prodotto Rubacuori e denari. 48 poesie d’amore seguito nello stesso anno da Ragazzi che amano ragazzi.

9788806220181_0_0_1623_75La produzione di Paterlini copre molto il tema della società o per meglio dire chi vive nella società, le categorie un po’ in disparte, parlando degli anni ’90/00, come I Brutti Anatroccoli (1994), Matrimoni Gay (2005) o Manuale di educazione sessuale per gay e etero (2003) andando a raccogliere testimonianze senza prendere posizioni inquisitorie qualunque sia il contenuto delle storie.


Ragazzi che amano ragazzi

9788807723209_quartaLa prima edizione del 1991 raccoglieva quindici storie di ragazzi dai 15 e i 20 anni di tutta Italia che spontaneamente raccontano la loro esperienza che va dal coming out al sesso, passando per la famiglia e le relazioni.

Nella nuova edizione  del 2008 (dopo una revisione nel 1998) Paterlini, oltre ad aggiunge nuove testimonianze, aggiunge lettere (anonime e non) ricevute dopo la prima stampa e qui troviamo professori che usano il testo come spunto di discussione nelle aule o ragazze lesbiche che riescono a identificarsi in queste storie senza sentirsi discriminate, prendi ed incassa ArciLesbica!


 

Testo, come già detto, adatto sia a una lettura spensierata che come materiale didattico, “Ragazzi che amano ragazzi” è uno specchio, che a distanza di anni racconta fatti di vita che ancora oggi possiamo trovare nelle nostre vicende; il mondo è un po’ più aperto, ma sempre nei suoi confini.