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Il Punto Seriale _ La Casa de las Flores

Mi chiamo Roberta Sanchez.

E vi racconterò la storia di una famiglia quasi normale.

Quanto ci piacciono le famiglie moderne e disfunzionali? E quanto ci piace il trash degli sceneggiati strappalacrime latineggianti??

Bene: mescolate il tutto, ovviamente in chiave moderna e argutamente dark, buttate in un calderone bollente chiamato Netflix e… Ecco a voi ‘La Casa de las Flores’, una sorprendente serie tv messicana che sta stregando il mondo!

che nome dai al tuo pene?

Chiamalo col “suo” nome

Ma tu il tuo pene, come lo chiami?

L’ho sempre detto che non devo rimanere sveglio fino a tardi, né mangiare pesante la sera…. ma quando poi ti trovi a parlare con i tuoi amici su whatsapp (maledetti gruppi di sole checche ahah!) e sparare minchiate e cazzate varie una dopo l’altra facendoti venire una paresi facciale per le risate… è più forte di te… rimani sveglio e pensi alle cose più impensabili!

Per essere chiari… mentre parlavamo di rotture varie (in senso figurato ovviamente), uno degli interlocutori viene fuori dicendo qualcosa tipo “rottura di pirulo“! Pirulo? Oh santagnoccamartire! Certo non è la prima volta che sento sto nome, ma mai e dico MMMMAI associato alla rottura di ca….volo!

Questa conversazione ha stimolato il mio unico neurone ancora vivo e mi son venute in mente varie cose!

Tipo che del Pene si conoscono vari nomi, è chiamato in maniere diverse, ovviamente in base al contesto in cui viene citato! Facciamo qualche esempio:

Quando siamo incazzati lo chiamiamo : Cacchio, cavolo, caspita, e via discorrendo, se vogliamo mantenere un certo contegno non volgare…se poi ci lasciamo andarem, viene fuori anche “minchia” ma in certi casi, quelli più “incazzosi”- diciamo” un bel

Nashley – Amerika

Il successo annunciato dell’estate 2018? Eccolo!

Da oggi in radio e su tutte le piattaforme digitali: “AMERIKA” , il nuovo singolo di NASHLEY, prodotto da Nardi, che anticipa l’uscita del suo album prevista per settembre e pieno zeppo di importanti collaborazioni.

AMERIKA è un pezzo dal sapore immediato e coinvolgente: una vera esplosione di rap e trap, innovativa e all’avanguardia!

“Volevo nascere in America. Il sogno di ogni ragazzo nato nell’ultimo ventennio. I grattacieli, i quartieri con le super ville nelle boulevard più benestanti di LA, le ragazze in costume a Miami Beach. L’America è sempre stata il desiderio proibito di tutti già dall’800, quando milioni di Italiani emigrarono negli States per inseguire il proprio a sogno, nella “Terra Della Libertà e Della Ricchezza”. Per questo nel brano sottolineo più volte il fatto che avrei voluto nascere in America, nella boulevard più ricca, dove non esistono i problemi economici e si vive la vita con grande leggerezza.”

Nashley Rodeghiero, nato a Vicenza nel 2000, inizia a incidere da giovanissimo i suoi primi pezzi assieme ad alcuni amici in uno studio homemade. Nel 2016 pubblica su Youtube i videoclip delle canzoni “Paranoia” e “Goodfellas”, ottenendo da subito ottimi riscontri a livello di pubblico e di passaggi televisivi. Nel 2017 fonda con il suo amico Mambolosco il collettivo Sugo Gang.
Con il compagno di Crew pubblica su Youtube e Spotify i singoli “Come se fosse normale” e “Me lo sento”, ottenendo milioni di riproduzioni e affermandosi tra le realtà più promettenti della scena Trap Italiana. Dopo pochi mesi si aggiungono alla crew Edo Fendy, Kerim e il producer Nardi.
La “Gang” nel suo insieme inizia a farsi conoscere attraverso diversi singoli che aprono la strada a una serie di live in tutto il Nord Italia, in apertura ad artisti già noti della scena.


Con la pubblicazione di “Bang”, “420” e “Piano Piano Way” Nashley raggiunge una popolarità tale da attirare l’attenzione del pubblico, di importanti artisti e delle più importanti realtà discografiche e operatori del settore, conquistando diverse playlist nelle principali piattaforme di streaming con relative copertine.

Allacciate le cinture!

Tracio

Il magico mondo dei puppies, i cani umani

Avevo già parlato dei puppies nel mio primo articolo su Il Punto H. Da fenomeno largamente di nicchia, il travestimento da cane si sta espandendo nella comunità fetish italiana, nonostante il ritardo rispetto ad altri Paesi europei e soprattutto rispetto agli americani. Per spiegarvi cosa sono i puppies oggi ho il piacere di intervistare Aaron Green, un adorabile cagnolino umano. Sit back, relax and enjoy your flight.

Cosa vuol dire essere un puppy?

Ti dico la mia interpretazione di cos’è e cosa vuol dire essere un puppy. Ovviamente non è una legge universale e ci sono molte sfumature. Per me Aaron è un alter ego e rappresenta alcuni aspetti del mio carattere rimasti nascosti per molto tempo e che con la maschera hanno trovato modo di esprimersi. Quindi Aaron è una seconda parte di me stesso.

Quando hai scoperto il mondo dei puppy? E quando hai iniziato?

L’ho scoperto l’anno scorso per caso su Facebook, quando erano comparse le foto del Pride di Milano. Per la prima volta ho visto un puppy in Italia [il primo Mister Puppy, Zaush ndr]. Avevo già visto queste figure canine su Tumblr ma se ne sapeva poco in Italia. Inoltre non frequentavo l’ambiente leather o la comunità fetish, quindi vedere Zaush è stata una scoperta. L’ho vista come una cosa molto giocosa, niente di sessuale, e gli occhi di Zaush erano molto espressivi, indice di una persona serena che si stava divertendo. Questa ovviamente è una peculiarità di tutte le maschere: esaltano tantissimo gli occhi.

Dopodiché avevo visto che un ragazzo che conosco aveva delle foto con Zaush e gli avevo detto che ero interessato a scoprire questo mondo. Lui mi aveva consigliato di scrivere direttamente a lui ed ero un po’ in soggezione, dato che ho sempre visto “i Mister qualcosa” come figure di spicco all’interno di una comunità. Essendo abbastanza fuori dal giro, anche gay, non credevo che mi avrebbe risposto. Invece abbiamo parlato e gli ho chiesto molte informazioni sul mondo dei puppies. Poi ci siamo visti e ho provato la prima maschera a casa sua. Quella maschera la porto tuttora, è una cosa in cui ti identifichi.

Com’è stato vestire i panni del puppy la prima volta?

Mi guardavo e c’era un’altra parte di me, più sicura e sfrontata, che prima non riuscivo a vedere. Ciò che caratterizza il puppy è la maschera, non c’è un dress-code. Si può essere amanti del leather, del rubber, dello sportswear. Questo differenzia molto la comunità dal resto dei fetishmen, perché non siamo uniti dalla passione per un materiale o uno stile di abbigliamento, a parte la maschera. Indossarla è come avere un’armatura, mi dà una sensazione di sicurezza. Allo stesso modo è come se l’altra parte di te fosse protetta. Ovviamente tutto questo è soggettivo e vale per me. Per scoprire cosa vuol dire bisognerebbe provarlo.

Parlaci della differenza tra dogslave e puppy.

Per quanto siano simili (e soprattutto in Italia passa ancora l’immagine del puppy = slave) in realtà sono due figure differenti. Intanto il dogslave solitamente lo diventa perché il suo master decide di trattarlo come se fosse un cane e rientra nei giochi di ruolo sessuali, di dominazione/umiliazione. Il puppy invece non si pone ad un livello inferiore del suo handler [chi accompagna il puppy ndr] o dell’owner [il proprietario, che può essere per esempio il compagno ndr]. Verosimilmente possono esistere anche due puppy che sono l’uno il proprietario dell’altro, per farti capire che questo prescinde dai ruoli di master e slave. Dopodiché se uno ha dentro di sé desideri di sottomissione allora può essere allo stesso tempo un dogslave, ma non è necessario che questo avvenga. Inoltre un puppy può essere attivo e dominante e c’è una classificazione interna ad indicarlo [puppy alfa, puppy beta e puppy omega che definiscono la gerarchia del “branco”, non legate a ruoli sessuali ndr].

In Italia ci sono una manciata di puppies. Com’è il rapporto col resto della comunità gay?

Beh c’è sempre una sorta di stigma, se sei un puppy allora sei un pervertito. Il leather è un po’ più sdoganato ma diciamo che tutta la comunità fetish viene grossomodo derisa dal resto dei gay. C’è sempre un po’ di timore a presentarsi come puppy, e posso dirti che nella maggior parte dei casi di guardano come se fossi fuori di cervello. Come se tu “rovinassi” tutto il lavoro degli attivisti per bene. Non c’è informazione nemmeno da parte della comunità fetish, che resta abbastanza chiusa. Molti non vedono il motivo di dover spiegare o giustificarsi col resto dei gay per i propri gusti. Della serie “io sto bene con me stesso, loro la pensano così. Cazzi loro”. Ed effettivamente hanno ragione, anche se a volte può essere un limite.

Tu hai scritto un tweet a proposito dello stigma, poco prima del Pride di Roma. Quei giorni in effetti è stata diffusa una foto del Folsom che ritraeva dei puppies spacciata una foto del Pride. La foto in questione è stata pesantemente strumentalizzata. Come ti sei trovato ad interagire?

Sì, quella foto ha suscitato commenti da eterosessuali, omofobi e omosessuali stessi. Ad un paio di persone con cui mi sono confrontato ho detto che uno può anche non condividerla, ma è in ogni caso un’espressione di se stessi. Quello che mi dà fastidio è che per attaccare la comunità LGBT si vanno sempre a prendere immagini di leather o fetishmen. In queste situazioni ci si scontra da una parte con persone che vedono del marcio anche dove non c’è e dall’altra delle forme di esuberanza a volte esagerata. Per quanto mi riguarda ad una manifestazione uno può camminare come vuole nel limite del senso civico.

Il problema è che il limite del senso civico e del pudore sono soggettivi. Ognuno ha la sua visione.

Esatto. Il limite della legge credo sia la nudità, ma poi non c’è una regola che definisca il vestiario. Un conto è entrare in una chiesa, ma nel Pride il limite lo decide la persona, non si può deciderlo a priori. Purtroppo ad ogni Pride ci esponiamo al pubblico, facciamo vedere che esistiamo, però nel momento in cui ti esponi è possibile che qualcuno ti critichi. Dipende anche che messaggio vuoi mandare. In ogni caso, per quanto riguarda il puppy, viene percepito sempre come volgare perché le persone non sono abituate, è sempre visto come un qualcosa di perverso o di sessuale. Ma questo vale per tutto. Anche una foto di nudo per qualcuno può essere volgare e per altri erotica o artistica.

Ringrazio Aaron per aver parlato con me per più di un’ora. Ci vediamo al Pride!

P.S.

Se siete interessati a conoscere meglio il mondo leather/fetish/puppy potete far riferimento all’associazione LFM Milano e relative associazioni in altre città.

Il Punto Seriale – Sense8

Finalmente ci siamo: la puntata conclusiva di Sense8, girata dietro sommossa oceanica via Internet dei fans sparsi in tutto il mondo, è pronta e sta per arrivare. L’attesa si fa sempre più spasmodica e le indiscrezioni stanno a zero: set blindatissimo e attori con le bocche sigillate.

Ma perchè tutto questo clamore? Semplicemente perchè Sense8 è una delle serie tv più geniali degli ultimi anni.

Se ancora non la conoscete, siete in tempo per spararvi le due stagioni e arrivare con noi a fare il countdown per il gran finale!

Ma di cosa si tratta?

8 persone sparse in giro per il pianeta e nate nello stesso identico istante, sviluppano una reciproca connessione telepatica sempre più potente. Questo fa sì che non solo comunichino, ma si incarnino gli uni negli altri. Sono dei sensate: esseri con un immenso potenziale empatico ristretto a una piccola cerchia. Questo potere fa gola a molti, specialmente al perfido Whispers, che dà loro la caccia usando la stessa abiltà. Il suo obiettivo è stanare tutte le cerchie di sensate e sterminarle.

Gli 8 protagonisti sono estremamente diversi tra loro, ma anche incredibilmente complementari: Riley Blue è una dj islandese malinconica e sognatrice. Will Gorsky è uno sbirro di Chicago idealista e coraggioso, Lito Rodriguez un famoso attore messicano omosessuale. Capheus “Van Damme” Onyango è un autista di bus a Nairobi, Nomi Marks una pericolosa hacker americana transessuale, Sun Bak è una donna d’affari coreana e abile guerriera. Wolfgang Bogdanow è un ombroso rapinatore tedesco, Kala Dandekar una chimica farmaceutica indiana e prossima a un matrimonio combinato.

Via via che le connessioni aumentano di potere e intensità, tutti e 8 si legheranno in maniera indissolubile tra di loro: aiutandosi nei tanti momenti di difficoltà ma anche innamorandosi oltre che, ovviamente, fare fronte comune contro Whispers e il suo esercito. Un esempio mozzafiato? Eccolo!

Una serie corale e senza respiro che ha stregato tutto il mondo grazie al sapiente mix di azione e vertiginosi picchi emotivi. Ma anche per la concentrazione sul mondo LGBT e per le scene di sesso di gruppo, eleganti e audaci. 

Il tema è la caccia al diverso, all’ignoto, all’essere speciale che viene condannato prima ancora di essere compreso. Soggetto e regia sono delle sorelle Wachowski, un tempo fratelli e soprattutto creatori della trilogia di Matrix. La fotografia è elegantissima e la colonna sonora davvero da urlo, in grado di passare da Beethoven a classici come Hallelujah e What’s up, fino ai più moderni dj set di tendenza.

Ma allora perchè l’avevano chiusa, direte voi? Semplicemente per gli esorbitanti costi di produzione. Infatti, un altro punto forte di Sense8 sono le ambientazioni: ogni personaggio è nel proprio paese e le scene girate in esterno sono moltissime.

Chicago, Nairobi, Seul, Mumbai, Berlino, Città del Messico, Reykjavik e perfino Positano. Al termine della seconda serie, conclusa con uno di quei finali che ti dicono ‘ci vediamo alla terza stagione’ e tu gridi ‘nooooooo’ davanti alla tele, Netflix ha dovuto annunciare a malincuore la chiusura dello show. Ebbene, un po’ come accadde a ‘Scream Queens‘, la protesta via web è stata di portata così grande, che la rete ha stretto la cinghia e ha ordinato uno speciale episodio finale di 2 ore.

Sense8 ha segnato in maniera indelebile la storia della televisione, portando sui nostri schermi argomenti tabù e a volte ostici, sempre con un’eleganza e intensità che quasi tutte le altre serie tv si sognano.

Ecco il trailer.

Sciaouz!

Tracio

Cristina D'Avena Duets - IlPuntoH

Cristina D’Avena capo del mondo

Tutti cantano Cristina.

Mai titolo fu più azzeccato. Perchè le canzoni di Cristina D’avena le abbiamo DAVVERO cantate tutti almeno una volta nella vita. E lo stesso vale per i big della musica italiana, che hanno fatto la fila pur di tornare bambini giusto per il tempo di una canzone.

Ecco, quindi, Duets: il nuovo album della Cristina nazionale e, con lei, i gotha di pop, rock e rap strategicamente variegati. Chi è cresciuto con Bim Bum Bam (Arisa, JAX), chi non era ancora nato (Bravi, Michielin, Benji & Fede) e chi c’era già da un po’ (Bertè, Elio).

Gli album di duetti mi sono sempre interessati molto. Perchè spesso e volentieri ascoltiamo degli artisti impegnati in generi diversi dai loro. A volte portano a casa il compitino, ma altre volte ci sorprendono. E, anche in questo caso, sono rimasto spesso a bocca aperta.

Rigorosamente in ordine cronologico,dalla più vecchia a quella più recente, ecco le 16 perle di questo album che sta già facendo sfracelli nelle classifiche.

Pollon combinaguai feat. JAX – Partenza con la sigla originale. E uno pensa ‘Che vecchiata’ ma ecco subito irrompere le serrate rime di JAX e un arrangiamento moderno vagamente reaggeton. Cristina canta con la sua inconfodibile voce e siamo tutti trasportati dalla cima dell’Olimpo a una spiaggia caraibica tra palme, cocktail, sole e… “Sembra talco ma non è, serve a darti l’allegria!

Nanà supergirl feat. Giusy Ferreri – La voce dolce di Cristina si alterna perfettamente a quella più grave e potente di Giusy Ferreri, insieme per cantare le avventure di Nanà che non ha età.

L’incantevole Creamy feat. Francesca Michielin – Uno scatenato arrangiamento dance con venature anni 70 creato ad hoc per dare nuova linfa a uno dei più amati successi di Cristina D’Avena. La Michielin dimostra di essere molto a proprio agio con l’elettronica e, nonostante l’anagrafe mi smentisca, sembra davvero cresciuta con le avventure di Liu e Creamy.

Occhi di gatto feat. Loredana Bertè – Uno dei duetti più inconsueti e attesi di questo album. La regina del rock che canta le gesta di Kelly, Sheila e Tati? La Bertè può. Eccome se può. Riuscendo a donare il suo inconfondibile graffio anche a questo pezzo all’apparenza innocente. L’impronta più timidamente rock rispetto all’arrangiamento originale, fa sentire Loredana perfettamente a proprio agio. E si sente.

Kiss me Licia feat. Baby K – La tigre del rap interpreta Licia, che confida al papà Marrabbio di voler sposare un famoso cantante rock. In controcanto, Cristina racconta del famoso giorno di pioggia in cui Andrea e Giuliano… Il tutto condito da un elegante beat moderno e sognante.

Magica, magica Emi feat. Arisa – L’intensa interprete di ‘La notte’, presta la sua potente a voce a una storica sigla con una freschezza e profondità tali, che quasi ti viene da credere che le magie di Emi siano davvero reali. Atmosfera sognante vagamente 60’s.

Mila e Shiro due cuori nella pallavolo feat. Annalisa – Per cantare le potenti schiacciate di Mila Hazuki, ci voleva la voce piena e potente di Annalisa. Sound elettronico e cori da stadio completano il tutto. Prossimo inno dei mondiali di calcio. Subito. Tanto noi manco ci saremo…

Jem feat. Emma – Una cantante bella e stravagante che balla il rock’n’roll. Chi meglio di Emma? E la bionda salentina sembra proprio quella che si diverte più di tutti a cantare con Cristina. Un arrangiamento serrato e pop rock rende questa canzone perfetta per far venire giù i club nella dimensione live.

I Puffi sanno feat. Michele Bravi – La flebile voce ammaliante di Michele Bravi si amalgama a quella più squillante di Cristina e ci riporta a Puffolandia. L’arrangiamento elettronico e favolistico, ma per nulla banale, dona un’atmosfera magica a tutto il pezzo. Siamo tutti immersi nel bosco con l’arcobaleno che splende dopo la pioggia.

Siamo fatti così feat. Elio – Un elegante arrangiamento ci fa imparare i segreti nascosti del corpo umano con questa sognante lezione di anatomia, raccontata dall’esimio professor Elio e dalla sua dolce assistente Cristina.

E’ quasi magia, Johnny feat. La Rua – Una samba elettronica con beat incalzante, perfetta per saltare senza sosta per le strade di Rio. Questa non è magia, ma i La Rua che portano Cristina e tutti noi al centro della movida.

Una spada per Lady Oscar feat. Noemi – Tutti alla corte di Francia, con fiati e tamburi d’ordinanza a mo’ di marcetta. Noemi dona il suo graffio per raccontare la coraggiosa Lady Oscar, dall’aspetto autorevole ma con l’arcobaleno negli occhi e il cuore pieno di passione.

Che campioni Holly e Benji feat. Benji & Fede – Un duetto un po’ telefonato, dall’arrangiamento non troppo dissimile dall’originale. Un beat elettronico e le voci ben amalgamate portano a casa una rivisitazione onesta, ma forse tra le meno esplosive dell’album.

Sailor Moon feat. Chiara – Chiara Galiazzo si fa quasi perdonare le malefatte combinate ai tempi della TIM insieme al pulcioso cagnino, volando in orbita con Sailor Moon e il suo ritmo dance completo di archi incalzanti e un solido tappeto elettronico.

Piccoli problemi di cuore feat. Ermal Meta – Ermal Meta riesce a donare a una semplice sigla di un cartone animato un’intensità da brivido. Un duetto meraviglioso degno di Sanremo. Ora è davvero chiaro quale sia la chiave del suo grande successo. Non sono (solo) le sue canzoni. E’ proprio lui. Se cantasse l’orario del tram, saremmo tutti lo stesso con la pelle d’oca.

All’arrembaggio! Feat. Alessio Bernabei – Non sono così tanto giovane e vi confesso che mi sono perso in blocco One Piece. Quindi ho ascoltato questo pezzo quasi come come un vero e proprio inedito. Essendo la sigla più recente, è quella che meno si discosta dall’originale. Rimane comunque un duetto incalzante corredato dai classici cori ‘oooh oh oh oh’ che fanno sempre colore e anche un po’ il Ricky Martin de ‘La Copa de la Vida’.

Insomma un album geniale e perfettamente riuscito. Cristina D’Avena è l’Highlander della musica. Altro che Madonna o Tina Turner: per lei sembra davvero che il tempo non passi mai. Non ha bisogno di adattarsi alle mode o a chi la circonda. Sono gli altri che seguono lei. Ascoltare per credere!

Cristina D’Avena è l’unica in grado di metterci d’accordo, perchè ci ha cresciuti tutti. E la sua voce è nel DNA di almeno 4 generazioni. Per il tempo di una canzone, torniamo tutti bambini spensierati, dimenticandoci problemi, ansie e scadenze. E questo è il regalo più grande che ci possa essere fatto.

La ciliegina sulla torta sarebbe un grande concerto insieme a tutti questi ospiti. Io sarei in prima fila e voi??

Sciaouz!

Tracio

Fonte immagini: Facebook

Audio: Spotify