Categoria: premi

Eurovision 2018: l’inviato speciale di #Titina18 al gran finale

Cristian, l’inviato speciale di #Titina18 per questo Eurovision 2018, ha assistito al gran finale per noi direttamene dall’Arena a Lisbona.

Cosa avremo visto di differente noi da casa e loro sotto al palco di Esc2018?

Grande invasione spagnola per la finale: bandiere gialle e rosse in ogni angolo dell’Arena e grandi cori per la loro canzone che, a quanto pare, non è piaciuta altrettanto né alle giurie nazionali né al pubblico a casa.

Lo spettacolo non ha deluso le attese. Le canzoni ormai le conoscevamo ampiamente, nulla di nuovo da segnalare. Grande entusiasmo per l’inglese Surie, e non solo per l’extra show.

Ma cosa è successo? In sostanza, un tizio ha scavalcato la transenna per salire sulla passerella davanti al palco. A un certo punto ce lo siamo visti passare davanti, velocissimo nella sua corsa contro il tempo, passare il ponte laterale e buttarsi letteralmente contro la povera Surie.

Per fortuna, le ha “solo” strappato il microfono per biascicare qualcosa di incomprensibile e, mentre quella gran signora di Surie si allontanava con nonchalance, lo staff si è catapultato sul palco per placcare il povero imbecille e trascinarlo via.
Surie ha gestito benissimo il momento, ha usato le mani per invitare il pubblico a cantare il ritornello sulla base al posto suo e, per finire, ha recuperato il microfono e ha ripreso come se nulla fosse.
Poco dopo una schiera di guardie è stata schierata davanti alle transenne: pensarci prima, memori dell’invasione di Kiev, no eh?

L’Italia è passata quasi inosservata: silenzio quasi tombale tra il pubblico, il testo era davvero troppo complicato per essere cantato da un pubblico internazionale.

Alla fine Netta e Eleni Foureira si sono confermate le vere queen, reggendo bene il voto delle giurie nazionali che come ogni anno è stato fantasioso, e sbancando poi il televoto insieme – incredibile a dirsi – proprio alla coppia Meta e Moro.

Salvador Sobral ha dovuto consegnare il premio proprio alla canzone che ha pubblicamente definito orribile pochi giorni prima: grazie karma.

Gerusalemme 2019, quindi? Netta lo ha annunciato con sicurezza, anche se la speranza rimane Tel Aviv 2019. A voi immaginare il perché.

Alla prossima!

Eurovision Song Contest 2018: the Grand Final

Buongiorno Titiners! Ieri all’Eurovision Song Contest 2018 abbiamo visto una finale col botto, che ci ha tenuto con il fiato sospeso fino all’ultimo. Il rischio che vincesse l’Austria (di nuovo) o la Svezia (per l’ottantesima volta) era alto, ma noi non abbiamo perso le speranze! Ripercorriamo insieme i momenti top della serata vissuti nella social room de Il Punto H.

Il gran finale è iniziato con parate di boni-con-bandiere accanto ai cantanti, per poi mostrare l’ordine di esibizione. Cantano Ucraina e Spagna, la noia. Poi parte la Slovenia che ripropone la scomparsa della musica

Diciamocelo, non era necessaria nemmeno in semi-finale!

Il Portogallo porta la mosceria suprema, ma tanto hanno vinto l’anno scorso e quest’anno gliene sbatteva poco o niente. L’hanno presa tutti bene comunque

Per fortuna la Serbia ha contribuito a tirare su l’ormonella del Twitter e del pubblico tutto

Anche l’Ungheria ha contribuito a creare emozioni nel pubblico. Qui una testimonianza delle reazioni

Subito dopo Netta ci regala un’altra meravigliosa performance che segna inequivocabilmente la sua ascesa. Meta-Moro cantano per ultimi e passano abbastanza in sordina rispetto al resto delle esibizioni.

Prima dei voti delle giurie nazionali abbiamo dovuto sorbirci di nuovo Sobral, che non ha mancato di evidenziare nuovamente la sua spocchia concludendo l’esibizione con: “THIS is real music”. Chiaro riferimento alla canzone di Netta Barzilai, di cui aveva criticato la musica e le parole.

Dopo un altro paio di siparietti, che pareva di stare a Sanremo, finalmente iniziano ad annunciare i punteggi delle giurie dei singoli Paesi. Anche qui tutti noi l’abbiamo presa benissimo

 

Al termine noi ci troviamo nella seconda colonna con appena 59 punti, Austria e Svezia conquistano rispettivamente il primo e il secondo posto e Israele si piazza solo terza.

La situazione sembrava disperata, ma noi de Il Punto H abbiamo continuato a sostenere la nostra big girl Netta

Finché capita l’inevitabile. Si parte con l’assegnazione dei punti del televoto ed accade IL RIBALTONE

La Svezia e l’Austria, tanto amate dalle giurie, si piazzano piuttosto basse nelle preferenze del pubblico. Noi, al contrario, risultiamo apprezzatissimi e schizziamo in quinta posizione. Momenti di panico negli ultimi minuti dell’assegnazione, quando arriva l’annuncio: “The winner is Israel!”

La nostra reazione è stata contenuta

Il momento TOP è stato la consegna del premio a Netta Barzilai da parte di Salvador Sobral. Ma soprattutto la sua faccia e la velocità con cui si è defilato. DON’T YOU DARE ANYMORE BITCH

Che dire, noi della redazione siamo soddisfattissimi e l’anno prossimo saremo ancora qui a goderci il trash e la musica europea. Grazie a tutti voi per aver twittato con noi e per averci fatto compagnia durante questo Eurovision Song Contest.

 

Baci stellari 

Katy Perry nel paese delle meraviglie

Katy Perry! Bella ragazza, di successo e sufficientemente baraccona per essere considerata icona gay.

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Da sempre apertamente schierata a favore dei diritti LGBT, di recente la nostra eroina ha dichiarato che la sua infanzia è stata all’insegna dell’omofobia.

La scorsa settimana, durante l’evento promosso dal The Human Rights Campaign, Katy ha ricevuto il National Equality Award. Nel discorso di ringraziamento, ecco la rivelazione:

Quando ero piccola, l’omosessualità era sinonimo di abominio e inferno. Nella mia adolescenza ho pregato che i gay “guarissero” e diventassero etero. Sono cresciuta in questo clima discriminatorio. Ma poi nel mezzo di tutto questo, in una torsione di eventi, ho trovato il mio dono e il mio dono mi ha presentato persone fuori dalla mia cerchia. Poi la mia bolla fatta di fanatismo è scoppiata. Ho incontrato molti gay nel mio lavoro e queste persone non erano quelle che mi avevano insegnato a temere. Erano le persone più libere, forti, gentili e inclusive che io avessi mai incontrato. Hanno stimolato la mia mente e hanno riempito il cuore di gioia. Non c’è altra comunità che ha fatto di più per farmi essere quella che sono oggi e non c’è altra comunità nella quale io creda di più.

Non ci credete? Ecco il video!

Insomma, una leghista in erba illuminata, poi, sulla via del tacco 12 dal popolo omosessuale che l’ha adottata, imbellettata e fatta diventare una star miliardaria. Perchè diciamoci la verità: la ragazza è carina e simpatica, ma non è che abbia questo talento spropositato da far gridare al miracolo. E’ risaputo che senza autotune, le sue performances sarebbero parecchio imbarazzanti.

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Infatti, dopo questa dichiarazione, le pettegole di mezzo mondo si sono divise. Da una parte chi dice ‘Brava, Katy! Solo gli idioti non cambiano mai idea!’. Dall’altra i più pragmatici: ‘E certo, stellina, senza gay a quest’ora eri a servire i caffè da Starbucks.’

A questo punto viene da chiedersi che tipo di infanzia abbia avuto la piccola Katheryn Elizabeth Hudson e a chissà quali altre fandonie aveva abboccato.

Pillole ingenue! A quali altre castronerie aveva creduto Katy Perry?

1 – La principessa sul pisello è una ragazza molto molto fortunata.

2 – La canzone ‘Piccola Katy’ dei Pooh è stata scritta per lei.

3 – Strega comanda color è in realtà Donatella Versace.

4  – Madonna canta sempre e solo dal vivo.

5 – La mamma di Bambi non è morta, ma è in coda sulla Salerno – Reggio Calabria.

Cara Katy, tieniti stretti i gay! Kylie Minogue insegna…

Sciaouz!

Tracio

Il contenuto del presente articolo riflette esclusivamente le opinioni personali dell’autore. Le affermazioni, descrizioni e conversazioni incluse nel presente sono frutto di pura immaginazione e della fertile fantasia dell’autore. In nessun caso si intende attribuire ai personaggi fittiziamente descritti alcuna opinione, idea e/o si intendono descrivere abitudini e/o consuetudini di personaggi celebri a fini dello sfruttamento della relativa immagine.

Il Punto Seriale – Feud

Le faide non nascono mai dall’odio.

Le faide nascono dal dolore.

Finalmente è arrivata.

La serie più attesa dai telefilm addicted: il grande ritorno della coppia Ryan Murphy – Jessica Lange. Coloro che, con American Horror Story, diedero un violento scossone al panorama televisivo mondiale, riportando in àuge il genere horror e dimostrando che una star del cinema non più giovane può trovare nuova e potente linfa vitale in un prodotto fuori dagli schemi tradizionali.

Feud è arrivato sui nostri schermi e la prima stagione, intitolata Bette and Joan, è la cronaca della spietata rivalità fra due leggendarie dive della storia del cinema: Joan Crawford e Bette Davis.

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La Lange interpreta la prima, un’attrice sull’orlo del lastrico, ben lontana dallo splendore del passato e surclassata da stelline più giovani, una su tutte: Marilyn Monroe. Alla disperata ricerca di un copione in grado di riportarla sulla cima di Hollywood, si imbatte nel romanzo di Henry Farrell ‘Che fine ha fatto Baby Jane?’. La storia di due sorelle e del cieco odio che provano l’una verso l’altra.

FEUD -- Pictured: (right) Jessica Lange as Joan Crawford. CR: Suzanne Tenner/FX

Il soggetto è perfetto, la protagonista pure, ma manca una nemesi alla sua altezza. Entra in scena, così, Bette Davis, altra ex star del cinema ora dedita a recitare parti secondarie a Broadway. Le due accantonano l’odio reciproco pur di tornare sulla cresta dell’onda, ma è chiaro fin da subito che la lavorazione del film sarà molto molto complicata.

La Davis ha il volto di Susan Sarandon, attrice di razza protagonista di autentici cult come ‘The Rocky Horror Picture Show’ e ‘Thelma & Louise’ e premio Oscar per ‘Dead man walking’.

Dopo ‘American Horror Story’ e ‘American Crime Story’, ‘Feud’ è la terza serie antologica del clan Murphy – Falchuck, ormai la coppia più potente della televisione mondiale. I loro prodotti sono da sempre sinonimo di qualità, eleganza e attenzione ai dettagli. E anche in questo caso il pilot spara altissimo, mostrando ambientazioni vintage ed eleganti e due protagoniste in stato di grazia: la Lange soavemente ambigua, la Sarandon genuinamente perfida. La sottile tensione che aleggia tra le due star è papabile fin dalle prime scene e, complice una colonna sonora gallery-1488757067-feud-102-ccm-011317quasi hitchcockiana nella cruda essenzialità, aleggia sulla storia e i suoi personaggi. Tutti quanti.

Strepitoso anche il resto del cast, e qui un’altra grande qualità delle produzioni Murphy: la cura nei dettagli, non solo scenici ma anche sulla scelta degli attori. E allora insieme alle due dive ecco i premi Oscar Kathy Bates (Joan Blondell) e Catherine Zeta-Jones (Olivia de Havilland). E ancora Stanley Tucci (‘Il Diavolo veste Prada’, ‘Il caso Spotlight’) nella parte del capo della Warner Bros, Jack L. Warner. Alfred Molina (‘Law & Order’) è il regista Robert Aldrich e Judy Davis (musa di Woody Allen) è l’attrice Hedda Hopper. Immancabile anche in questo caso, la straordinaria Sarah Paulson, nella parte di Geraldine Paige.

La seconda stagione di ‘Feud’ si intitolerà ‘Charles and Diana’ e arriverà nel 2018. Ma intanto mettetevi comodi e godetevi questa leggendaria guerra tra due icone del cinema mondiale!

Ecco il trailer, non perdetelo.

Sciaouz!

Tracio

Fate largo ad Arisa!

Tutto si può dire di Arisa, tranne che sia un’acqua cheta. I tempi di ‘Sincerità’ appartengono ormai alla preistoria. E la ragazza cicciotta e goffa con gli occhialoni ha lasciato il posto a un’artista di razza, elegante, intensa e mai banale.
Nelle sue molteplici esperienze lavorative, vale la pena ricordare due Festival di Sanremo vinti, uno condotto, la poltrona di giudice a X Factor e tante vip bellamente sfanculate senza problemi, come Simona Ventura e Mara Venier.
Rosalba Pippa da Pignola è ora tornata nuovamente dietro la scrivania del talent canoro Sky in compagnia di Alvaro Soler e dei bad boys Manuel Agnelli e Fedez (e non fatico a immaginare chi sarà la bulla tra i 4). Ma non smette di far parlare di sé anche grazie a dei post su Facebook che certo sono mirati a destare scalpore.

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Panico tra i fan: Arisa si paragona all’indimenticabile Mia Martini, scomparsa prematuramente e avvolta dalle voci che la descrivevano come una porta sfortuna. Con conseguenti isolamento e depressione.

Se per i Wind Music Awards non si conoscono esattamente i dati di vendita di ogni singolo ospite, per quanto riguarda l’Eurovision Song Contest c’è da dire che, purtroppo per Arisa, ai tempi delle sue vittorie sanremesi il regolamento non prevedeva in automatico la partecipazione anche alla rassegna internazionale.

Ma il punto che Rosalba Pippa affronta è un altro: è un personaggio ‘scomodo’, un’outsider difficilmente incasellabile. Non sorride a comando e non segue la moda, ma quando apre bocca, smuove pure i sassi. Ha vinto Sanremo e a momenti con il leoncino d’oro ci si grattava la schiena, ha sfidato la Regina Ventura in casa sua, uscendone comunque vincitrice. Tutti noi sappiamo che, per evitare di pensare, è meglio isolare il diverso piuttosto che celebrarlo. Questa sorte toccò a Mia Martini: nonostante lo smisurato talento, venne ostracizzata. Di malelingue e depressione, purtroppo, si può morire. Ma Arisa non ci sta. E la sua capa tosta è tornata alla ribalta: mi volete ghettizzare? Dovete solo provarci e vi farò vedere di che pasta sono fatta.

La speranza che abbia ragione, ovviamente, è totale. E poi, diciamocelo, al pubblico è sempre piaciuto chi è riuscito a risalire dal baratro.

Pillole di rivalsa! Come scrollarsi delle malelingue e dimostrare di essere una figa spaziale.

1 – Cantare l’inno nazionale al Super Bowl. Poi indossare casco e divisa e fare due touchdown da ferma. A sfregio.

2 – Farsi invitare come ospite al concerto di Adele per un super duetto. Solo per il gusto di dirle: ‘Ma tu, con ‘sta panza?’

3 – Accettare di farsi vestire da Giorgio Armani. E usare le sue creazioni per asciugare le infiltrazioni d’acqua per terra.

4 – Riempire lo stadio di San Siro per poi starsene fuori a mangiare salamelle al chioschetto.

5 – Diventare coach di The Voice of Italy solo per poter prendere a testate Dolcenera.

Sono sicuro che Arisa risalirà la china alla grande. L’ha già fatto, lo farà ancora.

Sciaouz!

Tracio

Il contenuto del presente articolo riflette esclusivamente le opinioni personali dell’autore. Le affermazioni, descrizioni e conversazioni incluse nel presente sono frutto di pura immaginazione e della fertile fantasia dell’autore. In nessun caso si intende attribuire ai personaggi fittiziamente descritti alcuna opinione, idea e/o si intendono descrivere abitudini e/o consuetudini di personaggi celebri a fini dello sfruttamento della relativa immagine. Le immagini riportate sono di pubblico dominio e non sono coperte da diritti di proprietà intellettuale.

FREAKEND – LA SETTIMANA DI SANREMO

Questa domenica non solo ha sancito l’inizio della festa degli innamorati del quale non mi va di parlare per ovvi conflitti di interesse che mi faranno finire con una confezione di haagen duz mentre ascolto Adele, ma è anche il giorno subito dopo la finalissima dell’evento che ha tenuto quasi l’intera Italia incollata agli schermi: parlo ovviamente di SANREMO.

Un’edizione che sicuramente verrà ricordata per tanti e tanti motivi che andremo a dividere in tre blocchi, ma prima cerchiamo di dare un corpo a questa kermesse.
La presentazione è stata affidata ad un austero Carlo Conti che pingue e tronfio degli ottimi risultati dell’anno scorso è stato riconfermato pure quest’anno, facendosi accompagnare da una solita modella ignota che viene pescata nel mare del nulla per queste 5 serate, tale Madalina Ghenea, da un improbabile Gabriel Garko – che per quanto mi riguarda potrebbe benissimo restare nell’immaginario collettivo per essere stato testimonia dell’intimo SLOGGI che ad oggi è il suo cavallo di battaglia in quella foresta proibita che è la sua carriera – e da un’invincibile Virginia Raffaele, stella reale di questo Festival.

E’ proprio una delle imitatrici più famose di questi ultimi anni che ha dato modo a questo Sanremo d’essere così chiacchierato e seguito. Tre stacchi per serata su cinque serate che l’hanno vista protagonista nei panni di Sabrina Ferilli, di Carla Fracci, di Donatella Versace, di Belen Rodriguez e infine nei panni di sé stessa.
Qualche volta la risata è stata grassa e di gusto, altre un po’ tirata, ma succede; si sa che l’Ariston non è proprio il luogo più adatto per la piena libertà di parola, c’è sempre un pubblico un po’ tradizionalista che ti applaude, un conduttore leonino che con rigore difende la rispettabile missione che gli è stata data e una trasmissione in eurovisione che mette un po’ d’ansia. Ma questo non è stato tuttavia un grosso scoglio da superare per la bella romana che ha avuto modo di lanciare qualche frecciatina, alle volte più goliardica, altre un po’ più seria mentre uno sguardo imbarazzato di Conti cercava un appiglio per poter andare avanti.
La Raffaele insomma era la ventata d’aria fresca che serviva a sciogliere il ghiaccio durante qualche momento di stasi che un evento così lungo può comportare. E in un mondo che ormai è così saturo di imitazioni, dove i protagonisti sono già di per sé una propria caricatura , ci vuole coraggio ad essere poliformi mantenendo però quel timbro personale caratterizzante.

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Altro motivo per il quale vale sicuramente la pena ricordare questa sessantaseiesima edizione è racchiuso nell’hashtag imperante su twitter: #SANREMOARCOBALENO
E’ partita infatti poche ora prima della messa in onda della prima puntata una campagna diffusa soprattutto da Andrea Pinna che invitava i cantanti in gara a portare sul palco un accessorio arcobaleno per sostenere il disegno di legge in discussione in questi giorni sulle Unioni Civili: il movimento virale è arrivato all’attenzione di Noemi e Arisa che hanno accettato di buon grado e sono riuscite a coinvolgere quasi la totalità della gente che calcava il palco; dai 17 big in gara su 20, alle nuove proposte, passando dal papillon di Vessicchio e gli occhiali di Garko o i nastrini della Ghenea sul braccio fino ad arrivare ai vari bracciali o adesivi di quasi tutti gli ospiti delle serate – da Hozier ad Elisa -. Insomma questa tinta arcobaleno che ha fatto sudare freddo il signor Conti ha avuto una risonanza altissima e un ancora più grande successo; si è capito insomma che la maggioranza degli italiani è pronta ad essere civile e credo che sia un validissimo motivo per ricordarsi di questa edizione, una delle più belle da anni.
Un Sanremo politico che fa ridacchiare al pensiero che non lo è stato per via della presenza di Carlo Conti, ma proprio PER la presenza di Carlo Conti che è stato vittima passiva del processo, roba che nessuno si sarebbe aspettato.

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Ultimo blocco dedicato ovviamente alla vera essenza del festival: la musica.
E qui non c’è molto da dire perché le dinamiche sono sempre le stesse, vince sempre (o quasi) chi non vorresti proprio. Quest’anno è toccata agli Stadio che hanno in pratica fatto una scorpacciata di premi manco fossero esposti al buffet di un matrimonio in note. Quello che davvero stupisce è l’innalzamento del talento di questa edizione, perché mai mi ero trovato prima ad essere totalmente indeciso su quale canzone preferire, se Noemi e la sua “La borsa di una donna” o Arisa con “Guardando il cielo” o ancora la superba Patty Pravo con “Cieli immensi” che alla fine avevo pure proclamato speranzosamente vincitrice salvo poi ritrovarmela al sesto posto sotto Lorenzo Fragola. Fortunatamente la critica ha saputo apprezzare il brano premiandola col suo premio Mia Martini.
Il vero punto resta comunque non tanto l’indignazione di molti che a fine partita ti fa chiedere più o meno questo:

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Il nocciolo della questione è piuttosto un altro: ma l’Italia è davvero un Paese per vecchi?
Per carità, gloria agli Stadio che sono stati un pezzo di storia della nostra cultura musicale, ma sul podio avevamo anche una giovane ventenne talentuosa, forse un po’ impacciata ma carica nella voce e con un buon brano sulle spalle. Avevamo la vetusta potenza della Pravo, unica canuta tinta che avrei accettato come vincitrice, avevamo un usignolo come Arisa, delle grintose Noemi e Dolcenera, ma allora perché non riusciamo a toglierci questo odore stantio di dosso? Perché anche tra gli artisti più freschi manca quel brio che riesce a smuoverti da dentro, quello che ci manca è la cultura Pop; Non riusciamo non tanto a sradicare le nostre origini perché mai sia, abbiamo Mina e ce la teniamo strettissima, ma piuttosto a guardare nuovi orizzonti; lo dimostra la vincita degli stadio.
La verità è che avremmo bisogno di una Lady Gaga made in Italy, perché me ne faccio pocco dei vari “I’m italian” della Germanotta o della Ciccone.
L’anno scorso Il Volo, quest’anno gli stadio: riusciremo mai a non mandare all’Eurovision Villa Felice mentre quelli ci sbattono in faccia sgualdrinelle prorompenti e donne con la barba?

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