Categoria: Rocco a Pois

Click di un viaggio

Le emozioni che soltanto un viaggio può e sa regalare meritano d’essere trattenute il più possibile, meritano d’incidersi nel solco di una memoria che spesso appare labile, meritano d’imprimersi nell’intimità dell’animo che, proprio da quel viaggio, esce rinnovaclick di un viaggio 1to. Il desiderio di fermare ogni emozione ed ogni sensazione ricevuta si scontra, non di rado, con le difficoltà di un’azione narrativa che sia il più fedele possibile; epperò anche soltanto lo sforzo di procedere ad un’operazione del genere appaga. Questo mio vuol essere semplicemente un tentativo, che spero soltanto non sia del tutto vano, di riuscire a trasmettere, a tutti coloro che vorranno avere la pazienza di leggermi e la clemenza di scusarmi, la bellezza devastante di un tempo trascorso a fotografare, non soltanto con la digitale e con l’iphone ma anche con il cuore, tutto ciò che, come per incanto e materializzandosi direttamente dal sogno, mi è apparso davanti, intrepido e fugace, nel corso di un viaggio, appunto. Un racconto tra il sognante e il visionario ma che non rinuncia mai a farsi, appunto, fotografia di una realtà che ha toccato la mia carne ed i miei sensi.

La mia gioia sarà quella di chi si emoziona anche nel condividere un racconto, un click.click di un viaggio 2

Dall’alto la nostra campagna, la campagna di questa ultima porzione di Salento prima che i due mari si abbraccino, si manifesta in tutta la sua spavalda bellezza mostrando un sé fin troppo sicuro, perfino aggredendo anche il più timido osservatore. La sua tavolozza evoca la terra, il cielo, il mare, la pietra, tutti i colori di una natura talora ancora molto primitiva e nella quale non è sempre facile scorgere i segni dell’uomo. L’attraverso seduto su una poltrona scelta a caso al piano superiore di un pullman gran turismo che, riluttante e lento, continua a macinar chilometri di una terra giá rovente ed arsa. Sitibonda. E’ un incedere ebbro di aspettative, anche il suo, quasi a voler sincronizzare il suo ritmo con il mio, i suoi palpiti con i miei; ed è una sensazione strana, indicibile. Alla mia destra il caro Alessandro; silente, a momenti sonnacchioso, assorto in quel suo singolare caleidoscopio che erompe dal silenzio dei suoi occhi, tacitamente elabora, immagina e studia il percorso ideale di quello che sta per essere il nostro viaggio, di quello che giá é il mio sogno. Da sempre. Alessandro legge, appassionato di antichitá e di umanità perdute, sollecito al culto di un passato che talora l’uomo moderno sembra voler rimuovere, cultore di un Bello che spesso la modernità ignora, trascura, rovina; il suo libro ha il colore del gotico, della bruma scura che avvolge la cattedrale di Chartres in un giorno di pioggia in cui il sole, ritroso, non si concede; quel suo libro è una vetrata superba che si nega alla luce. Alla mia sinistra quello che sembrava un illimitato susseguirsi di ulivi, maestosi ed alteri in tutta la loro fierezza, ora lascia il posto ad un contesto piú antropizzato; quei maestosi giganti della natura resistono, quasi a voler imporre la loro supremazia e ricordando ai distratti che questa é terra di campagne, di fatiche silenziose e di copiosi sudori. Questa è terra di contrasti, di bellezze ruvide e di antichi sapori.

E intanto un monotono e ossessionante nastro d’asfalto mi conduce,  inesorabile,  alla meta che,  via via,  si avvicina.

Oltre quel finestrino un mondo che guardo dall’alto. Una coppia di timidi cipressi pare voglia ritagliarsi il suo spazio in un contesto che, iclick di un viaggio 3n tutta evidenza, non le appartiene; la loro è una specie di tacita rivendicazione che, però, stride con un primato che non lascia spazio ad invasioni, che mal tollera le intrusioni, che non gradisce l’interruzione di un continuum che dura da secoli. Da millenni. Gli ulivi non ammettono intrusioni, sono superbi ed un po’ snob anche in questo. Queste le loro campagne, questo il loro mondo, questo non é il mondo dei cipressi; eppure questi, in quella loro diafana e lieve timidezza, annunciano e difendono con forza il loro esserci. E la loro diversitá cerca una felice coniugio con quei tronchi ritorti e rugosi che pare quasi vogliano sottometterli. I cipressi, in fondo, vorrebbero abbracciarli quegli ulivi. E sarebbe un abbraccio benedicente.

Per chi parte da Santa Maria di Leuca qualsiasi viaggio é emblematico di una risalita; lasciarsi alle spalle il voluttuoso e languido abbraccio dei due mari per guadagnare uno Stivale che s’allarga costringe ad uno strappo, di certo non definitivo ma che non puó restar ignorato. Un incessante e progressivo cambiamento invita lo sguardo ad adeguarsi, a scegliere di posarsi su prospettive sempre mutevoli e transeunti, a selezionare tra una molteplicità di vedute. Tutto cambia.

Tutto s’abella!

A sinistra ulivi, ancora. A destra Alessandro, il dotto.  L’amico.

ABRACADABRA E… OPS, TOUR EIFFEL NON CI SEI PIU’!

Mentre scrivo mancano poco meno di ventiquattr’ore all’importante referendum che potrebbe decidere i destini della vicina Grecia, segnando peraltro in maniera non indifferente le sorti del nostro Paese e, più in generale, dell’intera Europa.

Piramide LOuvreMentre scrivo negli uffici e nelle stanze di Strasburgo si preparano i dossier per una questione che se non fosse paradossale sarebbe quasi kafkiana.

Mentre scrivo centinaia di migliaia di persone, forse milioni, con in mano il loro smartphone dotato di potentissima videocamera oppure con una superaccessoriata reflex, in ogni angolo d’Europa e del mondo sono intenti a fotografare ed immortalare monumenti ed edifici pubblici, scorci di architettura ed ingegneria degni d’essere ripresi e riportati sui personali album dei ricordi e delle immagini.

Che dire? Tutto ciò potrebbe non essere più possibile con buona pace di chi, come me, ama girare e fermare la Bellezza negli scatti per poterne godere in qualsiasi momento della vita. Già, proprio così, le nostre attività di fotografi amatoriali potrebbero subire una grave ed irrevocabile battuta d’arresto a detrimento dell’appagamento dei nostri sensi. E, nel caso davvero finisse così, potremmo mai farcene una ragione?

Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

La prossima seduta plenaria del Parlamento Europeo prevista per il nove luglio si occuperà, tra le altre cose, del cosiddetto “Freedom of PaPalazzo reale Belgionorama”, Libertà di Panorama, cioè la possibilità di pubblicare fotografie che ritraggono edifici pubblici ed opere d’arte senza dover chiedere il consenso a nessuno: attualmente questa singolarissima forma di libertà è concessa solo in alcuni Paesi dell’Unione (Spagna, Portogallo e Germania) mentre in quasi tutti gli altri (Italia, Francia, Belgio, Lussemburgo, Grecia) vigono delle norme che la proibiscono o la delimitano fortemente. La vicenda nasce dalla proposta di un eurodeputato tedesco che ha chiesto di estendere e sancire la Libertà di Panorama in tutti gli Stati membri, proposta che, però, ha trovato la chiara ostilità di un collega francese che –da par suo- ha presentato un emendamento col quale si richiede (!!) il consenso o l’autorizzazione del titolare dei diritti d’autore in caso di utilizzo commerciale della riproduzione fotografica. Ed il guaio serio è che la controproposta francese ha già incassato il sostegno dei tre più grandi gruppi politici dell’Europarlamento e, cioè, dei Socialisti, dei Popolari e dei Liberali.

In Italia il Codice Urbani impone delle particolari autorizzazioni sulla pubblicazione di foto che ritraggono edifici culturali storici, in Francia addirittura è vietato fotografare la Tour Eiffel di notte. Proviamo ora ad immaginare di pubblicare una foto dei Padiglioni di Expo su Facebook, su Twitter, su Instagram o su qualsiasi altra piattaforma social (cosa che, ad onor del vero, avviene puntualmente e quotidianamente dal Primo Maggio, giorno della sua inaugurazione!): se dovessimo attenerci alle norme occorrerebbe il consenso autorizzato di almeno una dozzina di architetti. E se volessimo pubblicare una fotografia dell’Atomium di Bruxelles o del Palazzo reale dei sovrani del Belgio? Dovremmo forse scrivere al re Alberto e alla regina Paola? E vi pare davvero la cosa possa dirsi ragionevole e sostenibile?

Possibile che, oggi, nell’era del digitale e della globalizzazione delle immagini che viaggiano nella rete in tempo reale ci si debba ancora occupare di una questione, la riproduzione di opere d’arte, che sa di anni Cinquanta, di cinema e di riviste? E, soprattuAtomiumtto, possibile la si debba affrontare ragionando in termini decisamente inattuali e, oserei dire, quasi ridicoli? Siamo proprio sicuri che al Parlamento Europeo non dovrebbero forse occuparsi di vicende un filino più serie ed importanti?

Peraltro, l’emendamento dell’eurodeputato francese parla di “utilizzo commerciale dell’immagine”, e a meno non si voglia fare dell’inutile sofismo ciò implicherebbe necessariamente qualcuno che venda e qualcuno che compri: e chi di noi che pubblica di continuo immagini di edifici pubblici o di opere d’arte ha mai pensato di farne oggetto di commercio? Suvvia, siamo seri! Strasburgo, sveglia!

Sta per essere votata una norma decisamente antistorica che va contro l’evoluzione della società che, qualcuno dovrebbe ricordarsene, è fatta anche d’immagini e di riproduzione delle stesse.

Riuscite ad immaginare cosa accadrebbe se, all’improvviso, il mondo intero smettesse di pubblicare le foto delle grandi opere di Renzo Piano, di Richard Rogers e di tanti altri straordinari e famosissimi architetti e ingegneri? Io no, proprio non ce la faccio, così come non riesco ad immaginare di dover smettere di fotografare il Colosseo o la Piramide del Louvre.

E voi che ne pensate? Credete che l’Europarlamento deciderà di restringere, se non addirittura abbattere, una delle nostre più grandi e globali passioni? Scrivetemi, come sempre, a rocco@ilpuntoh.com, sarò felicissimo di leggervi.

Ciauz!

Microcosmi

Tra i rituali più banali ma forse anche potenzialmente più immaginifici che a molti di noi toccano quotidianamente, afferrare la piccola cMicrocosmi 1hiave della buca lettere ed aprire quella cassetta del mistero è uno di quelli che mi riserva quasi sempre la maggior carica di trepidazione; ed è una pratica che, almeno in casa mia, spetta a me.

A volte quel gesto sempre uguale a sé stesso riserva la medesima stanca noia di dovermi ritrovare in mano il solito ciarpame costituito pressoché del consueto volantinaggio pubblicitario caparbiamente riproposto da negozi e centri commerciali d’ogni genere nel disperato tentativo di suscitare nella gente – lei sì, davvero, sempre più disperata- la voglia di spendere magari accattivata dalla facile malìa di offerte stracciate e continui (quanto sospetti) svuotamenti e rinnovi dei locali.

Altre volte, generalmente con uno scadenzario prevedibile e quasi mai sconvolgente se non, talora, negli importi richiesti, si tratta di recuperare le dovute bollette del gas, della luce, dell’acqua e del telefono; nessuno slancio, nessun trasporto. Soltanto sbuffi.

Qualche volta quella misteriosa cassetta può consegnarmi l’annuncio di un matrimonio quasi sempre unito all’invito alla relativa cerimonia.Microcosmi 3

Poi, però, ci sono le volte che quella stessa cassetta, da anonimo, freddo, irregolare, incerto e discreto parallelepipedo di un materiale che non sono mai riuscito a capire cosa sia, si trasforma in una specie di scrigno della Stupore che mi affida, talora nascondendoli tra il ciarpame di cui sopra talaltra facendomeli risaltare subito alla vista, dei meravigliosi microcosmi di umanità che sono già miei prim’ancora d’arrivare nelle mie mani: le cartoline.

Oggi non bollette, non annunci di matrimonio, non volantini pubblicitari; oggi due cartoline.

Soltanto due cartoline.

Eh, già, perché c’è ancora chi scrive e manda le cartoline, gesto che peraltro compio io stesso ogni volta con uno slancio ed una partecipazione emotiva al limite di un’euforia quasi mistica.

Un uomo elegante e raffinato, dallo sguardo trasognato e velato di una struggente malinconia, seduto su una sedia in maniera apparentemente scomposta e villana, si tiene le mani che, così unite, servono pure a fermare le ginocchia celando la trepidazione che pure si avverte; il capo leggermente rivolto a destra osserva il fondo dell’ambiente. Sta aspettando qualcuno, non v’è dubbio, ma non è detto che qualcuno arrivi. Non in quel momento. Eppure qualcuno c’è. E lui lo sa.

E’ Renoir, Pierre-Auguste Renoir ritratto da Frédéric Bazille.

All’uomo elegante e raffinato dico: ”Non sia vana la tua attesa, mai. Non lo sarà nemmeno questa”.

Wadi Rum, altrimenti detto Valle della Luna, uno dei deserti più affascinanti e forse più impraticabili ed ardui da percorrere al mondo. Giordania, luogo di bellezze primordiali ed ancestrali.

Poco più di due rMicrocosmi 2ettangolini di carta con entrambi un paio d’angoli offesi dall’indelicatezza di chi non ha familiarità con la bellezza.

Poco più di due rettangolini di carta che sono stati nelle mani di chi me li ha mandati.

Poco più di due rettangolini di carta che chi me li ha mandati è andato a cercare per me e che, per i pochi attimi necessari a vergarli, sono stati il più efficace vincolo tra me e lui.

Vincolo di felicità.

Vincolo per l’eternità, per quell’eternità che non spaventa ma consola ed abbraccia.

E i legami hanno senso perché si fanno palpito comune nell’immensità di un Infinito di cui siamo parti neccessarie.

E voi le scrivete ancora le cartoline? E ne ricevete? Raccontatemelo scrivendomi a rocco@ilpuntoh.com

Tra Fauves ed emozioni.

Decidere di andare a visitare una mostra è sempre il preludio ad un beneficio spirituale ed emotivo che spesso non siamo in grado di quantifMatisse 1icare o percepire nell’immediato ma che, di sicuro, torna a farsi sentire anche a distanza di tanto tempo; questa, probabilmente, la potenza comunicativa dell’arte che sa farsi linfa vitale per chiunque abbia voglia di scoprire, di conoscere, di lasciarsi inebriare dalla bellezza.

Di recente, e per una ben determinata volontà, mi è capitato di recarmi alle Scuderie del Quirinale, superbo complesso di fronte al Palazzo che fu residenza dei Papi e che ora ospita la Presidenza della Repubblica nonché location meravigliosa, per godere –ancora una volta- dell’accattivante abilità pittorica del grande Henri Matisse, il genio francese che, con Georges Braque, probabilmente più e meglio ha incarnato lo spirito del rinnovamento del linguaggio pittorico moderno.

Arabesque il titolo dell’interessante mostra allestita nelle sale delle Scuderie, un percorso sognante, forse perfino visionario e leggiadro, che prende per mano il visitatore sin dall’ingresso per rapirlo e condurlo nel magico mondo di Matisse e per fargli scoprire tutte le implicazioni e gli influssi sociali e culturali che lo portarono ad innovare profondamente lo stile di una pittura che aveva necessità di cambiare e di adeguarsi ai tempi moderni.

La violenza espressiva del “Fauve”, della “bestia selvaggia”, della “fiera”, si presenta agli occhi attenti di chi si mette davanti a quei capolavori con tutta la sua dirompente carica comunicativa ed offre la visione d’immagini che non si prestano a derubricazioni: Matisse spara la sua arte con una (pre)potenza cromatica che, però, non presta mai il fianco alla volgarità di tratti buttati a casaccio. La stesura del colore, l’uso del pennello, la consistenza delle pennellate, la scelta del soggetto da raffiguraMatisse 2re… tutto ha un senso e si lega indissolubilmente a quella che resta una delle personalità più affascinanti della pittura moderna.

Una tavolozza mai anonima e la scelta di riprodurre gli oggetti tenendo quasi mai conto dei loro colori naturali, una vera e propria mistificazione immaginifica che rende i quadri di Matisse delle interessanti astrazioni o, magari, delle significative divagazioni capaci di catturare anche gli sguardi più distratti e meno inclini alla bellezza dell’arte pittorica, una full immersion in un mondo cangiante e policromatico, caleidoscopico e mutevole, una passeggiata in ambienti e contesti di matrice orientale che consegnano ai suoi lavori un fascino del tutto singolare e perfettamente riconoscibile.

La novantina di opere esposte alla mostra concedono l’opportunità di scoprire un universo particolarissimo costruito su un amplissimo ventaglio di fattori e continuamente alimentato da uno spirito avido di conoscenza e di novità e sempre spinto dalla curiosità di addentrarsi nell’ignoto.

Amici, io davvero vi consiglio di fare un salto a Roma per non perdere quest’occasione che durerà ancora fino al 21 giugno prossimo e, sMatisse 3oprattutto, per farvi un regalo, quello di lasciarvi raggiungere dall’irresistibilità di una pittura che ha impresso al Novecento un nuovo corso.

Non esitate ad andarci e, se proprio non potrete o non vorrete andare alle Scuderie del Quirinale, magari fate un giro su internet alla scoperta del meraviglioso mondo di Matisse… e poi scrivetemi a rocco@ilpuntoh,com e ditemi che impressioni ne avrete ricevuto.

Ciauz!

Un calcio a pois

Mi accalcio 1cingo a scrivere mentre l’ansia da finale Champions League è già a livelli insostenibili, in ogni angolo d’Italia (ma anche fuori dai confini nazionali) si trepida e, con tutte le dovute cautela scaramantiche, ci si prepara a festeggiare il ritorno in Patria della Coppa più ambita da tutte le squadre del calcio europeo. Scrivo sotto una finestra pienamente inondata dalla luce accecante di una caldissima giornata di inizio giugno e mentre le spiagge già brulicano di bagnanti ansiosi di abbronzatura e di conquiste. Quando leggerete questo pezzo le sorti saranno già decise, ci saranno gli ubriachi da vittoria e i delusi da sconfitta. E’ sempre così, c’è chi vince e c’è chi perde.

Oggi il vostro Rocco preferito ha deciso di abbandonare per un attimo i suoi amati pois per parlarvi (udite, udite!) di calcio; già, proprio di calcio. Lo faccio con la ragionevole consapevolezza che questo sport, tanto bistrattato e offeso da un mercimonio immondo che sempre più spesso caratterizza tutto il suo complicatissimo mondo, costituisca – ovviamente insieme a tanto altro- un po’ la cifra stilistica del nostro Paese: un Paese, appunto, fatto di artisti, presidenti, scrittori ed appassionati di calcio, quando non anche di calciatori. E di calciatori che sposano veline!

E’ talmente coinvolgente e dilagante tutto ciò che ruota intorno ad una palla calciata che, sin dai suoi albori, questa pratica è in calcio 2grado di riunire intorno a sé e di far appassionare gente di qualsiasi estrazione sociale; un vero e proprio abbattitore di limiti e barriere in grado di catalizzare attenzioni ed energie e, soprattutto, in grado di fungere da meravigliosa occasione per la socializzazione. Già, perché proprio il calcio, e checché ne vogliano dire snob e detrattori, funziona come eccellente facilitatore dei rapporti sociali garantendo peraltro una sorta di meravigliosa valvola di sfogo cui orientare stress ed affanni di una quotidianità fin troppo asfissiante e costringente.

Certo, ho anche sempre immaginato che le antiche civiltà pre-cristiane giapponesi e cinesi presso cui si ritrovano le prime tracce di questo avvincente gioco non avrebbero mai potuto immaginare quale sarebbe stata l’evoluzione di quel loro gioco, e sono pure sicuro che se avessero potuto vedere ciò che ora è diventato avrebbero stentato a riconoscerlo. E non oso immaginare, inoltre, cosa avrebbero pensato alla corte medicea della Firenze rinascimentale se avessero visto, per esempio, lo scandalo di questi giorni che ha portato alle dimissioni di Blatter dalla presidenza della Fifa perché coinvolto in numerose indagini riguardanti reati penali e finanziari molto gravi che, ovviamente, ruotano intorno al calcio.

Quello che nasce come momento di evasione e come attività di svago per consentire alla gente di distrarsi magari approfittandone per fare anche un po’ di movimento – che non guasta mai! -, schiacciato dal peso del denaro e degli affari ma, soprattutto, involgarito dall’avidità di interessi personali e societari, è finito col diventare un mondo irriconoscibile ed animato unicamente dalla bramosia di potere e dal desiderio sfrenato e immondo di controllare enormi flussi di denaro.

Il calcio, qucalcio 3el calcio che è stato anche la cifra romantica di un Paese che aveva voglia di riscattarsi dalle difficoltà e dalle brutture di due guerre mondiali e dalle conseguenti crisi economiche e sociali, quel calcio che ha fatto sognare intere generazioni e milioni d’italiani cresciuti con i miti di Riva, di Scirea, di Rivera, di Zoff, di Cabrini e di tanti altri… quel calcio non esiste più. Ed il dato più sconfortante di tutto ciò è che le nuove generazioni non potranno mai dire di aver avuto quei riferimenti che, prim’ancora che calcistici e sportivi, sono stati dei riferimenti umani.

Ho avuto la fortuna di crescere probabilmente durante gli anni più belli del calcio italiano, quelli in cui grandi società e squadre si fronteggiavano in un campionato sano e realmente competitivo; non che ora non ci siano più quelle grandi società e quelle grandi squadre, anzi… ma vai a spiegare ad un sedicenne di oggi, incollato alla tv a vedere partite per tutta la settimana, che quando io andavo al Liceo aspettavo la domenica per guardare o commentare con gli amici i risultati dei match calcistici non avendo altri appuntamenti infrasettimanali che me ne facessero perdere la poesia ed il gusto. Ed ancora, vai a spiegare a quel sedicenne di oggi che, una volta, i calciatori si distinguevano per le loro doti sportive ma anche per la loro profondissima sensibilità civile e per le loro encomiabili azioni a sostegno della socialità e della crescita umana; vai a spiegargli che una volta i calciatori erano famosi perché bravi non già perché sposavano le veline e le starlet del jet-set o perché si sfondavano di droghe ed alcool nelle discoteche di tutto il mondo.

Vi lascio con qualche domanda: credete potrà mai tornare quel calcio o anche voi, un po’ come tutti, pensate che la crisi sia irreversibile ed auto demolitrice? Cosa dovrebbe fare il calcio, inteso in ogni sua interazione ed implicazione, per correggere sé stesso e per purificarsi? In ultimo, pensate che il calcio sia ancora un’ottima occasione per unire le persone o sia, piuttosto, il pretesto per liberare paranoie e sfogare istinti repressi e violenti?

Non esitate a scrivermi, come sempre, a rocco@ilpuntoh.com. Aspetto trepidante i vostri commenti!

Ciauz!

Un’estate al mare, forse!

Ormai possiamo un'0estate al mare 1ben dire che la stagione balneare 2015 è ufficialmente aperta, e tutti siamo pronti per un’estate al mare: lidi e stabilimenti hanno pressoché ultimato di rifinire e mettere a punto le loro location, offrendo ai clienti servizi sempre più raffinati e coccole sempre più irrinunciabili; riaprono i battenti le discoteche ed i locali estivi ed il grande popolo dell’estate è ormai pronto a mettersi in movimento per animare matineé, pomeriggi e serate in tutta Italia.

Non so a voi ma a me tutta questa storia, il dinamismo sfrenato e talora perfino schizofrenico che si muove intorno all’industria dello svacco e del divertimento estivo, tutte le fregole dalle quali si fanno prendere eserciti di uomini e donne impazziti ed in ansia da prestazione trasmettono un disagio non indifferente; a volte, e non sono poche, mi sento quasi come un marziano appena sceso dalla propria astronave in un mondo che non conosce ma che lo incuriosisce tanto.

Una delle prime preoccupazioni, che in verità inizia a farsi sentire in maniera imponente già dopo le feste natalizie, è la cosiddetta “prova costume”, quella mannaia che sfiora il collo di tutti e che, con niente, rischia di far saltare teste ma soprattutto nervi anche alle persone più pacate e meno prepotentemente coinvolte dal fastidioso problema. Chi di noi non avrà sentito pronunciare -almeno una volta- dalla fidanzata, dall’amica, dalla sorella le seguenti espressioni? “Ci entrerò nel bikini quest’anno?”, “Quanto potrò sembrare azzardata se decido di passare dal costume intero al due pezzi?”, “Vorrei tanto provare il topless ma ho paura di sentirmi troppo osservata”; e chi di noi, ancora, non ha mai sentito pronunciare –almeno una volta- dal proprio fidanzato, da un amico o dal cugino le seguenti espressioni? “Quest’anno ho deciso, farò la ceretta perché dopo un’intensa e massacrante attività di body-building i peli sul corpo mortificherebbero la prestanza dei miei muscoli” oppure “Vorrei tanto mettere gli slip invece dei boxer ma se poi mi segnano eccessivamente il giro vita esaltando in maniera sguaiata la pancia?”, o ancora “Quest’anno proverò l’olio di jojoba per un’abbronzatura senza se e senza ma”, e via dicendo con amenità simili.

E’ proprioun'estate al mare 2 davanti a questi discorsi che sento tutta la mia inadeguatezza a confrontarmi con questi competitors agguerriti e fighissimi, capaci di catalizzare in spiaggia gli sguardi di chiunque graviti in loro prossimità fino a decine e decine di metri di distanza.

E già, perché lo avrete notato anche voi, le nostre spiagge non sono più il luogo in cui andare a rigenerarsi sotto un ombrellone magari rinfrescandosi di tanto in tanto con un bel bagno nell’acqua cristallina ma sono ormai diventate una specie di gigantesca passerella su cui ancheggiano e sfilano migliaia di ragazze e ragazzi bellissimi spesso ignari della vera motivazione per cui uno dovrebbe andare al mare ma unicamente mossi dal desiderio di farsi notare e di conquistare. Ormai in spiaggia ci si va per fare fitness, per partecipare ai convegni, per ballare, per mangiare, per fare acquisti (ed anche i più improponibili e farlocchi!), per farsi tatuare, per fare una seduta col proprio psicoterapeuta… insomma, alzi la mano chi va al mare semplicemente per farsi un bagno!

Ed è proprio intorno a questo fantasmagorico mondo che ruota la macchina di un colossale business del divertimento capace di trasformare ogni più piccolo desiderio in una concreta realtà ed in grado di raggiungere e soddisfare le esigenze di chiunque abbia voglia un'estate al mare 3di sentirsi protagonista di un tempo in cui apparire è forse la sola cosa che conti per sentirsi vivo, almeno per chi si concede a queste dinamiche.

E voi? Cosa mi raccontate in proposito? Come avete deciso di muovervi e di organizzarvi per l’incipiente stagione estiva? Cedete anche voi all’ultimo modello del bikini di Hermés o, in linea con una tendenza sempre più forte, siete del partito “Boicottiamo PincoPalla”? Costume Armani o H&M?

Raccontatemi come pensate di vivere la vostra estate, dove avete programmato di andare, quali spiagge e quali località fashion frequenterete, quale sarà il dress-code al quale vi atterrete; ditemi di voi ché sono curioso di scoprire e conoscervi. Scrivetemi, come sempre, a rocco@ilpunto.com

Ciauz!