Celebrato Pride per la prima volta in Macedonia del Nord e Nepal

Durante l’ultimo weekend del Pride Month, a cinquant’anni dai moti di Stonewall che hanno dato inizio al movimento moderno per i diritti della comunità LGBT+, in due Paesi dove la comunità non ha alcun diritto, nonostante l’omosessualità non sia illegale, due città sono scese in piazza a marciare orgogliose per la prima volta nella loro storia: Skopke nella Macedonia del Nord e Kathmandu, in Nepal.

A Kathmandu, in realtà, si teneva già una sorta di manifestazione dai caratteri simili al Pride sin dal 2002, ma si teneva tra agosto e settembre, in celebrazione della Gai Jatra, una festa nazionale in onore dei defunti con una parata in cui ci si veste con abiti e trucchi stravaganti; alcune organizzazioni LGBT+ locali, Queer Youth Group e Queer Rights Collective, però, hanno preferito organizzare un evento apposito di protesta per richiedere i diritti ancora non concessi, che si è tenuto sabato scorso con la presenza di oltre trecento persone in un clima di festa e leggerezza, ma anche ansia per possibili ripercussioni.

“Il Nepal è sempre stato idealizzato come uno dei Paesi più tolleranti in Asia; tuttavia, la realtà di base è molto diversa. Le leggi non sono effettivamente implementate, il che rende più difficile far parte della nostra comunità” ha spiegato Rukshana Kapali, membro del QYG e attivista transgender; in Nepal infatti alla comunità sono riconosciuti solo pochissimi diritti: la possibilità di entrare nelle forze armate, di cambiare genere e le leggi antidiscriminazione.

La parata è stata portata avanti senza problemi, ma è stato necessario prendere numerose precauzioni, tra cui l’impossibilità di portare le bandiere arcobaleno al di fuori dell’area designata.

In Macedonia, invece, la comunità LGBT+ non gode di nessun diritto se non quello di poter entrare nell’esercito, al punto che non sono presenti neanche leggi antidiscriminazione sul posto del lavoro, e l’obbiettivo della marcia è stato proprio quello di ribellarsi contro il silenzio del governo a riguardo. Nonostante ciò la marcia ha ricevuto il sostegno del presidente Stevo Pendarovski e del premier Zoran Zaev (probabilmente in un tentativo di dimostrare all’UE, di cui vorrebbero far parte, i miglioramenti nel campo dei diritti umani), oltre che di numerosi altri politici e della polizia che ha protetto il corteo e ne ha assicurato lo svolgimento senza problemi. Ha anche ricevuto il supporto di Paesi vicini e non, con la presenza di associazioni LGBT+ della Grecia, della Bulgaria, della Serbia, della Croazia e della Gran Bretagna.

Contemporaneamente al corteo di diverse centinaia di persone si è tenuta una contromanifestazione organizzata da preti e rappresentanti della chiesa ortodossa, romana e della comunità musulmana, a favore della cosiddetta “famiglia tradizionale” e dei “valori dati da Dio”, ma la parata è riuscita a procedere senza problemi.

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