Leggere sotto l’ombrellone – Che Morte non vi Separi

Passato Ferragosto, c’è chi dice che l’estate volge già al termine! Ma noi non ci crediamo: ci sono persone per cui l’estate non è mai nemmeno iniziata (il nostro Raffa docet!). Eccoci così al secondo appuntamento con i consigli di lettura de ilPuntoH, perché se aveste già finito tutti i libri che avete preso, se vi foste scocciati dei grandi classici che vi siete portati per darvi un tono oppure se i vostri compagni di vacanze vi avessero fregato la vostra lettura, ma anche nulla di tutto questo, noi abbiamo sempre qualche proposta interessante per voi.

Oggi ci occupiamo di un romanzo breve: Che Morte non vi Separi di Christian G. Moretti (qui la sua pagina).

La copertina del libro.
La copertina del libro.

È un’opera prima, talvolta ancora un po’ ruvida ma scorre agevolmente, e narra la storia d’amore tra due ragazzi all’ultimo anno di liceo, Cesare e Tor, quest’ultimo svedese e da pochi anni in Italia. Non un amore gay, beninteso, perché l’amore non ha bisogno di etichette. Ma nello specifico un primo amore, che è così speciale perché segna il passaggio dalla fantasia alla realtà e che forse per gli omosessuali (donne e uomini) è ancora un po’ più speciale, in quanto tappa fondamentale del proprio cammino verso una felicità consapevole.

Il tono generale del libro è onirico, proprio come si addice al primo amore, ma non distaccato dalla realtà, come evidenziato anche dal sottotitolo dell’opera, Fuoco sulla mia Carne, con Fuoco e Carne che inoltre sono le due parti in cui è diviso il libro. Perché con la Carne, con la cruda realtà, prima o poi bisogna fare i conti, Tor e Cesare come tutti noi non possono vivere di solo Fuoco, di amore e passione.

Nel libro ritroviamo le varie fasi di riconoscimento e accettazione della propria omosessualità, il bullismo, i primi coming out e un modo di conoscersi diverso da quello di oggi, quando col cellulare al massimo ci si chiamava e ci si mandava messaggi (siamo nel 1999).

Temi familiari al pubblico omosessuale ma sicuramente non così conosciuti, e non così a fondo, da tutte le persone, a cui principalmente vuole rivolgersi l’Autore.

Benché sia il primo dell’Autore questo romanzo è completo: non solo svolge una funzione di intrattenimento – raccontare una bella storia – ma spinge il lettore a riflettere sulla vita e sulla propria in particolare, riconoscendosi come essere umano con gioie e dolori analoghi.

E proprio alcuni spunti presenti nella storia mi hanno fatto ripensare agli ultimi anni del liceo, anche per me il classico: il rituale mattutino prima della scuola, il perenne ritardo, le versioni di greco, le Spice Girls, l’accento buffo del mio primo fidanzato (francese, però!), l’impacciato coming out con mia mamma

Ma ora mettiamo via i fazzoletti prima che Maria entri e mandi sullo screen “l’ errevvùemme“, e vediamo di conoscere meglio Christian, che ha accettato di rispondere ad alcune domande.

Moretti

H: Innanzitutto, la componente autobiografica è evidente. Quanto avevi bisogno di scrivere questa storia per te e quanto invece pensi che possa avere utilità sociale?

C: Che Morte non Vi Separi non é assolutamente autobiografico; certo, ci sono riferimenti personali ma essi sono come dei flash, dei fermi immagine su alcune esperienze che ho vissuto in prima persona, o che ho vissuto di riflesso e che hanno lasciato un segno nella mia mente, o che mi hanno particolarmente colpito. Come tutti gli scrittori, mi piace attingere ad esperienze passate altrui o mie, e rimodellarle secondo un canone non preciso. Non ho vissuto il processo di scrittura come un lavoro terapeutico, ho sentito il bisogno di scriverlo per attirare l’attenzione su tematiche che per me sono molto importanti quali il bullismo, la discriminazione, la violenza e l’omofobia. Ho cercato di immedesimarmi il più possibile con Cesare e Tor, ho cercato di capire che cosa potesse passare per la mente di due ragazzi appena diciottenni, come potessero affrontare la violenza, la cattiveria, l’ignoranza e la separazione. Ho voluto scrivere la storia di un amore bello e puro; ho voluto raccontare i sentimenti in tutta la loro genuinità, ovvero privi di orgoglio e di repressione e credo che questo sia importante da un punto di vista sociale. Occorre che si parli di bullismo e omofobia, non ci si deve nascondere perché questo genera odio e violenza. Credo, e spero, che il mio romanzo possa contribuire in qualche modo a sfatare determinati miti negativi e scorretti sull’amore “omosessuale”; in fondo la letteratura, quella buona e impegnata, ha un ruolo rivoluzionario.
H: Nella recensione ho dato la mia personale interpretazione a Carne e Fuoco, cosa rappresentano per te?
C: Il fuoco rappresenta il calore che solo l’amore può dare. Nel romanzo esso rappresenta una sorta di risveglio per Cesare che scopre l’amore con Tor. Questo sentimento si traduce in una sorta di trasfigurazione del personaggio che vive l’amore non solo nel suo cuore e nella sua anima ma anche sul suo corpo. Fuoco-amore e carne-corpo diventano quindi un tutt’uno, trascendono le barriere fisiche e si manifestano come entità unica nella coppia Cesare-Tor.
H: Inserite nel romanzo troviamo alcune poesie a sottolineare alcuni punti chiave della vicenda, qual è la loro storia?
C: Le poesie sono state scritte molto prima che Che Morte non Vi Separi prendesse forma in quanto storia. Ci sono molto legato e rappresentano, forse, la parte più personale di me. Ho voluto inserirle in punti ben precisi per definire ancora di più l’intimità di Cesare; esse  rappresentano una specie di monologo interiore che il protagonista ha con sé stesso, sono una sorta di riflessione che mette a nudo Cesare dinanzi agli occhi del lettore, con i versi egli si mostra in tutta la sua fragilità.
H: La dedica recita: «Dedicato a coloro a cui viene proibito amare nelle sue forme più pure e naturali». Qualcosa secondo te è cambiato dal 1999 (anno in cui è ambientato il romanzo) ad oggi rispetto all’accettazione delle persone e poi delle coppie e delle famiglie LGBT?
C: Sicuramente. Rispetto a quasi vent’anni fa si parla molto più spesso di omosessualità e sempre più in maniera sana e positiva. Si condanna sempre di più l’omofobia e ci sono stati passi avanti in moltissime nazioni in quanto a diritti. Credo, inoltre, che l’opinione pubblica generale sia cambiata. Ci sono sempre più personaggi che riconoscono pubblicamente la loro omosessualità e diventano modelli per i giovani ragazzi. Questo non può che essere positivo. Certo, ci sono però ancora moltissimi cambiamenti da fare, soprattutto in Italia. Manca una legge anti-omofobia, manca una legge sui matrimoni e sui pari diritti. La legge sulle coppie di fatto, a mio avviso, è un buon inizio ma non è di certo un arrivo. Anche se si dovessero approvare, tali unioni sarebbero sicuramente riconosciute legalmente ma rimarrebbero comunque diverse dalla definizione di matrimonio. Il punto di arrivo di ogni società dovrebbe essere la parità assoluta dei propri cittadini in tutto e per tutto: tasse, doveri e diritti.
H: Di professione sei accademico e studioso di letteratura, come ci si trova a stare dall’altra parte della “barricata”?
C: Ti posso dire che è molto affascinante ma allo stesso tempo difficile stare con un piede in due scarpe, se così posso dire. Mi è sempre piaciuto leggere, analizzare, capire; mi sono sempre posto domande e non ho mai accettato come oro colato quello che qualcun altro mi diceva, dovevo capire da solo. Il mondo accademico è molto selettivo e in molti aspetti molto snob. In questo mondo un accademico può solo fare l’accademico, non può scrivere narrativa e se lo fa, molto raramente viene preso sul serio. Questo problema lo ebbe persino il grandissimo (per me é davvero un grandissimo!) Asor Rosa che dopo decenni di ricerche decise di imbattersi nella scrittura della sua autobiografia e riscontrò un leggero pessimismo nei confronti della sua produzione letteraria. Purtroppo molti accademici non vedono di buon occhio la scelta di approdare alla scrittura creativa; io però continuo la mia attivitá di scrittura critica assieme a quella di produzione di narrativa. Sono due passioni a cui ho dedicato moltissimi anni.

H: Perciò tornerai a scrivere narrativa in futuro? Magari rivedremo qualcuno dei personaggi di Che Morte non vi Separi?
C: Sicuramente, anzi, ti posso dire che sto lavorando al mio secondo romanzo ed è in fase molto avanzata. Sarà un po’ un’inversione di marcia rispetto a Che Morte non vi Separi ma vi saranno sempre temi a me molto cari. Non intendo dare un seguito a Che Morte non vi Separi, è una storia che si narra da sola, che dà spazio a moltissimi altri scenari ma che non mi sembra giusto affrontare. Voglio lasciare ai lettori la libertà di immaginare un possibile seguito.
H: Sai che a noi de ilPuntoH piace chiudere le nostre interviste in maniera diversa: c’è una domanda alla quale muori dalla voglia di rispondere ma che nessuno ti ha mai fatto?
C: La domanda che vorrei che qualcuno mi facesse è: ‘Che rapporto hai con il tuo romanzo?’. Vorrei che qualcuno me la chiedesse perchè molte volte gli scrittori hanno dei rapporti conflittuali con le loro opere. Io guardo a ‘Che Morte non Vi Separi’ come una storia di vita e non un insieme di pagine, una sorta di diario di due ragazzi di cui mi sono innamorato durante la scrittura. Man mano che andavo avanti i loro volti e le loro menti si delineavano sempre di più nella mia testa e per me ora Cesare e Tor sono i miei due bambini. Diciamo che mi sento un pó un papà (però ATTENZIONE: non sono ancora così vecchio)

H: Insomma, grazie a Christian e buona lettura a voi!

C: Grazie a voi ragazzi!

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