Che dici, è ora di fare coming out?

Da che mondo è mondo, nella maggior parte dei casi, ogni cucciolo di gay deve confrontarsi con l’annosa questione: faccio o non faccio coming out? Per chi è già dichiarato sembra quasi scontato e banale, per altri non è nemmeno concepibile. Sit back, relax and enjoy your flight.

Quando ho deciso che mi ero rotto le palle di fingere di essere etero avevo 16 anni ed era il 2007 (fate il conto di quanti ne ho ora e vi fustigo). Luxuria sedeva in Parlamento e si era appena rifatta le tette; per la prima volta in Italia si parlava concretamente di PACS [patti civili di solidarietà, poi declassati a DICO, poi declassati a CUS, poi sfanculati ndr]; Steve Jobs annunciava l’uscita dell’iPhone, ma nel nostro Paese non ce l’aveva nessuno; Tiziano Ferro era etero e “riservato”; il grinder serviva per tritare l’erba da fumare; Britney stava attraversando il suo anno più nero di sempre. Insomma, eoni fa.

Tutta questa menata per dirvi che, nonostante siano passati solo undici anni, era tutto diverso da ora. Non c’era tutta questa possibilità di confronto con altri gay se non conoscevi già qualcuno, e tendevi a sentirti largamente isolato, soprattutto se eri un adolescente senza la possibilità di mettersi al volante e andare dall’altra parte della città. Non c’erano le app, il mondo LGBT non era sdoganato come adesso (due anni prima era uscito “Brokeback Mountain” ed era stato uno scandalo) e i diritti civili erano un’utopia. Noi non eravamo fortunati come la generazione attuale, ma eravamo più fortunati della generazione precedente.

Quindi: perché ci sono ancora tante remore a dichiararsi? Voglio dire, ormai non importa praticamente più a nessuno se ti piace il cazzo. Giusto? Sbagliato. Purtroppo mi rendo conto di ragionare, talvolta, da persona strutturata, testarda e sicura e soprattutto da uno che nella vita ha vissuto solo a Roma e Milano. La realtà è ben diversa, soprattutto quella dei piccoli centri, soprattutto quella di determinate situazioni familiari o lavorative.

Già, il giudizio. Questo gap culturale purtroppo dobbiamo imparare a togliercelo dalla mente. Perché il resto del mondo giudicherà sempre e comunque, è la mente umana che biologicamente lavora sui pregiudizi. È un semplice riflesso dato dall’istinto di conservazione: si tende ad accettare una situazione già familiare e a scartarne una sconosciuta, perché non sapendo in che modo reagire il cervello la considera come potenzialmente pericolosa. Lo so che è facile dirlo e difficile metterlo in pratica, ma del giudizio bisogna fregarsene. Le persone ti giudicheranno per una miriade di cose nella vita. Tipo per quei jeans demmerda a tre quarti che sembra ti si sia allagata casa.

Queste sono cose che mi sciolgono il cuore. Perché penso che non tutti sono stati così fortunati da avere il supporto della propria famiglia. E purtroppo cose come il bigottismo, la non accettazione, le situazioni complicate, le aggressioni non ci abbandoneranno ancora per molto tempo.

Parlando delle coppie ho visto che un sacco di gente starebbe con un uomo non dichiarato. Io francamente no. Voglio sentirti libero di abbracciarlo o baciarlo ovunque io mi trovi, di organizzare una cena e invitare i nostri amici, di incontrare una vecchia conoscenza e dire: “Questo è X, il mio fidanzato”. I sotterfugi e i bigliettini nascosti nelle fessure del muro sono un po’ troppo Ozpetek per i miei gusti, e comunque mi mettono ansia! Cosa spinga qualcuno a farlo per me continua a rimanere un mistero.

DECEDUTO, RISORTO E RI-DECEDUTO!

Dedalus

 

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