/COSMOTRONIC DI COSMO: anche l’Italia finalmente può ballare.
Cosmotronic di Cosmo

COSMOTRONIC DI COSMO: anche l’Italia finalmente può ballare.

Come suonerebbe Franco Battiato con qualche anno di meno e dopo una pasticchetta di MD? Probabilmente come Cosmo, o meglio, come Cosmotronic di Cosmo. Il disco doppio disco del cantante, autore e produttore piemontese, uscito a gennaio 2018, è infatti un mix perfetto di synth pop, elettronica e testi degni del miglior cantautorato italiano.

Su Cosmotronic si può fare tutto ciò che si vuole. Si può ballare spensierati, fottendosene altamente dei testi, oppure ci si può fermare e ascoltare, cogliendo magari i neanche troppo vaghi riferimenti alla morte di Tutto Bene, le meditazioni catartiche di L’Amore, le riflessioni sulla quotidianità Ho Vinto, le dichiarazioni poetiche di Bentornato, il doppio piano di lettura di La Mia Città. Si cazzeggia anche sui testi di Cosmo eh, dopotutto non potrebbe essere altrimenti, date le produzioni, e così ecco che per dichiarazione stessa dell’artista Turbo nasce per sbattersi in discoteca, mentre Trista Zarra, con le sue citazioni da Paola&Chiara, nasce sotto l’effetto di erba. Animali, poi, è un inno al sesso libero, sano e sfrenato che io farei studiare a scuola.

Ma vogliamo parlare delle produzioni? Cosmotronic è praticamente un dj set perfettamente calato nei trend del 2018, prodotto alla perfezione. I BPM si sprecano, così come i bassi e i campionamenti, insieme anche alle distorsioni elettroniche, ai cori e alle eco dubstep. Poetico nei testi, poetico nelle basi: la seconda metà di Cosmotronic – da Ivrea Bangkok in poi – è solo e soltanto musica, che definire semplicemente elettronica è decisamente riduttivo. Si spazia dall’oriente soleggiato di Ivrea Bangkok alla cupa oscurità di La Notte Farà Il Resto, passando in mezzo a tutta una sfumatura di colori, suoni ed evocazioni frutto del talento di un padre di famiglia ex insegnante di storia e filosofia.

Figlio di Madreh e di Padreh nonché fratello di Sisteronzola (tralascio gli avi altrimenti facciamo notte!) nacqui dopo 22 ore di travaglio sulla bella costiera Sorrentina in una sera di TOT anni fa. Eterno giovane, sognatore e passionale vorrebbe citare in giudizio Marcello Cesena perché per il suo personaggio di Jean Claude si è ispirato a lui e al rapporto di Madreh Halfblood, ma perché immensamente buono d’animo non lo fa.