Danze e dolci in una macabra celebrazione dove bruciano l’effige di una coppia gay con bambino.

Croazia - omofobia a carnevale

La celebrazione è stata condannata dal presidente croato Zoran Milanović

I carri di Carnevale sono sempre poco politically correct ma quando si esagera e si celebra a suon di razzismo e omofobia, allora è davvero troppo. 

É quello che è successo in Croazia dove alla fine di una sfilata di carnevale, un’effige di una coppia gay con bambino viene bruciata tra le urla esultanti della folla intorno. 

Durante il fine settimana, la città di Imotski ha sfoggiato un’effigie di una coppia gay, avvolta in una sciarpa arcobaleno, e con un bambino tra le braccia, nella sfilata carnevalesca che si è tenuta per le strade per poi darle fuoco come parte delle celebrazioni del carnevale.

Il bambino della coppia aveva il volto del deputato del Partito socialdemocratico di sinistra Nenad Stazić, che recentemente ha chiesto che le coppie dello stesso sesso potessero adottare e avere figli.

Prima che l’effigie venisse bruciata, il presentatore ha voluto dire la sua a tutti i cittadini accorsi per l’evento: “Mi gira la testa per questa cultura della morte … Quest’anno, diamo fuoco a questa grottesca famiglia con il bambino Nenad Stazić!”

Quello che fa tanta paura, a vedere anche il video, è che mentre l’effige bruciava, una folla di bambini esultava tutta intorno.

La Croazia vieta la discriminazione in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere, e le unioni civili tra persone dello stesso sesso sono permesse.

Nel 2013, con un referendum, il paese europeo si è pronunciato con un divieto al matrimonio tra persone dello stesso sesso con il 66% degli elettori a sostegno del disegno di legge.

Ferma condanna dal presidente croato per l’accaduto. In un post su Facebook ha dichiarato: “Il rogo simbolico della coppia omosessuale con un bambino a Imotski è disumano, spiacevole e totalmente inaccettabile durante le celebrazioni del carnevale. L’odio per gli altri, l’intolleranza e la disumanità non sono e non saranno mai una tradizione croata. Monitorerò la risposta delle nostre istituzioni pubbliche, soprattutto dal momento che i roghi ​​sono stati seguiti da molti bambini che hanno assistito alla diffusione di odio e d’istigazione alla violenza”.

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