Cuba: celebrato Pride “non autorizzato”, tre arresti

In protesta alla decisione del governo cubano di non permettere che quest’anno si tenesse il Pride, lo scorso sabato (11 maggio) oltre un centinaio di persone ha riempito le strade di Havana in una celebrazione spontanea della comunità LGBT+.

Il 9 maggio il CENESEX, il centro nazionale cubano per l’educazione sessuale, aveva annunciato su Facebook la cancellazione della dodicesima edizione della Conga contro l’omofobia, una manifestazione annuale corrispondente al Pride, a causa delle “nuove tensioni nel contesto internazionale e nazionale”; il particolare che aveva maggiormente colpito dell’annuncio era la decisione di permettere che si tenessero comunque altri eventi legati alla comunità LGBT+ quello stesso giorno.

Secondo molti attivisti, la cancellazione sarebbe infatti dovuta non tanto all’evento in sé quanto alla probabilità che si creasse una discussione sulle crescenti tensioni tra il governo cubano ed il presidente Trump, con rischio di discorsi di opposizione al governo, alcuni hanno però anche sottolineato come il paese negli ultimi anni abbia fatto molti passi indietro sulla questione, soprattutto per quanto riguarda l’aver reso nuovamente illegale il matrimonio egualitario.

Per questo tutti i più prominenti attivisti del Paese si sono attivati per l’organizzazione di un Pride improvvisato, proponendo l’idea per poco meno di una settimana prima che si tenesse, senza richiesta di permessi: grazie alla diffusione attraverso i social sono riusciti a raccogliere oltre cento persone e percorrere quasi un kilometro, dal Central Park di Havana al vasto viale alberato sul mare prima di essere fermati dalle forze di sicurezza.

Tre degli organizzatori sono stati arrestati, mentre il resto della folla è stata fatta disperdere da poliziotti in borghese.

La marcia è un unicum nella storia recente del Paese, caratterizzata dalla forte pressione del governo su qualsiasi tipo di organizzazione sociale ed utilizzo degli spazi pubblici, pressione a cui sfuggiva proprio quella manifestazione, la conga contro l’omofobia, fino a quest’anno. E gli attivisti non hanno preso alla leggera la perdita di un momento di congregazione di tale importanza.

Maykel Gonzalez Vivero, giornalista indipendente ed attivista LGBT+, commentando la vicenda, ha voluto sottolineare come la vicenda non sia soltanto un’importante pietra miliare nella storia dei diritti LGBT+ nel paese, ma anche per tutta la popolazione, come una delle più grandi proteste contro una decisione del governo in anni.

“Questo momento segna un prima e un dopo per la comunità LGBT, ma anche per la società civile cubana più in generale. I social media hanno giocato il loro ruolo e la società civile ha dimostrato di avere forza, e di sapersi riversare nelle strade se necessario, e da ora in poi il governo dovrà considerare questa possibilità”.

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