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Domenica in Musica: Taylor Swift – 1989

La Domenica in Musica di questa settimana celebra la pubblicazione col botto di Reputation, nuovo disco di Taylor Swift, riascoltando 1989, la penultima fatica discografica della popstar statunitense, uscita alla fine del 2014.

1989 è il primo disco pop di Taylor, che prima del 2014 si era cimentata quasi esclusivamente su produzioni country. Il disco vede la prepotente presenza di Max Martin che, in collaborazione con Taylor Swift, è riuscito a inanellare una serie di tracce pop perfette, nella loro orecchiabilità e memorabilità, in un’atmosfera che è al contempo moderna e vintage, gioiosa e malinconica.

Il disco è aperto Welcome To New York, una bella uptempo pop che fa tanto colonna sonora del Diavolo Veste Prada. Il pezzo riassume alla perfezione tutto lo spirito e il sound del resto del disco, come confermano le tracce successive, una sfilza di capolavori pop che, a distanza di anni, continuano a farsi ascoltare con sconfinato piacere. Sto parlando di Blank Space, Style, Out Of The Woods e All You Had To Do Was Stay: praticamente impossibile decidere quale sia la migliore tra queste quattro mid-tempo pop, prodotte con sconfinata maestria nel loro mix perfetto di malinconia anni ’80  e spensieratezza. Il disco si potrebbe chiudere qui e sarebbe già un capolavoro.

Ma Taylor in 1989 non si è risparmiata e il disco continua alla grande con Shake It Off, primo memorabile singolo del progetto, una uptempo pop spensierata, una bomba di energia da cui difficilmente si esce incolumi. Lo stesso si dica per I Wish You Would, che stilisticamente ritorna al quartetto delle meraviglie descritto poco sopra. Bad Blood, per quanto godibile nei suoi sound R&B, non è all’altezza dei pezzi precedenti e, se non fosse stato per il tema che richiama gli interessi gossippari di chi vuole conoscere la faida con Katy Perry, difficilmente sarebbe diventata un singolo.

La prima vera ballata del disco arriva solo a questo punto, con Wildest Dreams e le sue atmsofere sognanti. How You Get The Girl è di nuovo un flashback di Out Of The Woods e compagnia, l’ennesimo pezzo a costituzione della colonna vertebrale del progetto. 1989 viene infine chiuso da un paio di ballate eteree e sognanti: I Know Places e Clean, scritta con Imogen Heap dei Frou Frou, a cui si interpone I Know Places, con le sue atmosfere claustrofobiche.

Che la si ami o la si odi, è innegabile che Taylor Swift con 1989 abbia posto una pietra miliare nel percorso della musica pop. E’ un disco di ricercata perfezione che, se da una parte eleva la popstar a icona musicale dei nostri tempi, dall’altra crea un termine di paragone che rende la vita dei prossimi dischi di Taylor perlomeno difficile.