Due arresti per l’omicidio di Marielle Franco: possibili legami con i Bolsonaro

Martedì 12 marzo le autorità brasiliane hanno arrestato due ex-poliziotti accusati di aver sparato ed ucciso la consigliera Marielle Franco ed il suo autista Anderson Gomez il 14 marzo dell’anno scorso.

Uno dei due accusati, Ronnie Lessa, avrebbe sparato 13 colpi verso la macchina in cui si trovava la vittima di ritorno da una marcia per i diritti delle donne di colore, di cui tre l’avrebbero colpita in testa, mentre l’altro guidava l’auto che ha inseguito quella di Franco.

Ciò che più preoccupa degli arresti, però, sono i palesi legami dei due con la famiglia Bolsonaro, e quindi al presidente orgogliosamente omofobo e conservatore, a cui il forte attivismo della consigliera bisessuale e di colore avrebbe potuto dare fastidio; l’uomo ha anche glorificato più volte in passato i tempi della dittatura militare (periodo in cui faceva parte dell’esercito), arrivando persino a lamentare il numero troppo basso di uccisioni.

I legami tra gli assassini ed il presidente sono numerosi: uno dei due uomini, infatti, Elcio Vieira de Queiroz, pubblicò su Facebook una foto con Bolsonaro che fu successivamente cancellata, mentre l’altro era suo vicino di casa quando soggiornava a Rio de Janeiro e una delle figlie aveva intrattenuto una relazione sentimentale con uno dei figli del presidente: la polizia ha dichiarato che si tratti semplicemente di coincidenze, e il pensiero è stato reiterato anche da Bolsonaro e dalla sua famiglia.

“L’omicidio della consigliera Marielle Franco non è dissimile ad altri omicidi in Brasile” ha commentato Eduardo Bolsonaro (PSL-SP), deputato federale e figlio del presidente, definendo “disperato” il tentativo di collegare l’omicidio al padre, “Non la conosceva nessuno prima dell’omicidio”.

La foto, nel frattempo, ha fatto il giro del web scatenando indignazione nel Paese che ha visto un improvviso aumento dei crimini d’odio, soprattutto nei confronti della comunità LGBT+, dalle ultime elezioni, al punto da raggiungere il più alto numero di vittime di crimini d’odio per il Paese.

Gli arresti sono il primo risvolto delle indagini ad un anno dagli avvenimenti, e sui mandanti ancora non si sa nulla.

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