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Elezioni politiche 2018: cosa prevede la nuova legge elettorale

Tra un mese saremo chiamati ad esercitare il diritto di voto per eleggere i membri del nuovo Parlamento. Per la prima volta troverà applicazione la nuova legge elettorale, ufficialmente legge 3 novembre 2017, n. 165 (c.d. Rosatellum, anche se sarebbe più corretto riferirsi ad esso con il nome di Rosatellum-bis trattandosi della seconda proposta di legge formulata da Ettore Rosato). Approvata nel mese di ottobre 2017, sostituisce le precedenti leggi in materia elettorale ( c.d. Italicum, per la Camera dei Deputati; c.d. legge Calderoli per il Senato della Repubblica). Le due leggi precedenti, difatti, sono state dichiarate parzialmente incostituzionali dalla Corte Costituzionale.

Quello introdotto nel 2017 è un sistema elettorale misto a separazione completa. Questo significa che, in base a quanto previsto, una parte dei seggi sarà attribuita con sistema proporzionale e una parte con sistema maggioritario. Si tratta di un sistema a separazione completa in quando non sono previsti sistemi di compensazione tra le due modalità di attribuzione dei seggi.

Modalità di espressione del voto.

Il tema che interessa più da vicino i cittadini è sicuramente quello relativo alle modalità di espressione del voto. Va innanzitutto chiarito che non è ammessa la possibilità di assegnare il voto disgiunto. Pena l’annullamento della scheda, l’elettore non potrà votare per un candidato di un collegio e per una lista a lui non collegata.

La nuova scheda elettorale

Il voto potrà essere espresso in tre modi. Il primo modo è quello più semplice: l’elettore potrà tracciare un segno sul simbolo della lista A. In questo modo il voto sarà attribuito al candidato del collegio uninominale (importante per l’assegnazione dei seggi secondo il sistema maggioritario) e alla lista che lo sostiene (importante per l’assegnazione dei seggi secondo il sistema proporzionale).

Nella seconda modalità di voto, l’elettore potrà tracciare un segno sul simbolo della lista A e sul nome del candidato del collegio uninominale sostenuto dalla lista A. Anche in questo modo, il voto sarà attribuito al candidato del collegio uninominale e alla lista che lo sostiene.

L’ultima modalità di voto è quella più articolata. L’elettore potrà tracciare un segno solo sul nome del candidato del collegio uninominale, senza esprimere preferenze tra le liste. In questo caso il voto, oltre a valere per il candidato scelto, si estenderà anche alla lista che lo sostiene. Qualora si tratti, invece, di un candidato sostenuto da una coalizione, il voto sarà diviso proporzionalmente diviso tra queste, in base ai voti che ciascuna di esse ha ottenuto nel singolo collegio.

Attribuzione dei seggi.

Secondo quanto previsto dal Rosatellum, la maggior parte dei seggi, 386 seggi alla Camera dei Deputati e 196 al Senato della Repubblica sarà ripartito secondo il sistema proporzionale tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le soglie di sbarramento nazionali previste. Tale ripartizione avverrà a livello nazionale, per la Camera dei Deputati, e a livello regionale, per il Senato della Repubblica, preservando dunque il carattere di stretta rappresentanza territoriale del secondo. Per l’attribuzione di questi seggi sono istituiti collegi plurinominali e saranno presenti liste bloccate di candidati.
In questo modo, il 61% dei seggi sarà attribuito in modo proporzionale alle liste che abbiano superato le soglie di sbarramento previste.

Diversamente, 232 seggi alla Camera dei Deputati e 116 al Senato della Repubblica saranno assegnati in base al sistema maggioritario a turno unico, in collegi uninominali. In ciascun collegio sarà eletto, quindi, il candidato che avrà ottenuto il maggior numero di preferenze e, in caso di parità, sarà eletto il più giovane per età.

Alle preferenze espresse dagli italiani residenti all’estero sarà affidato il compito di assegnare, secondo sistema proporzionale, il 2% dei seggi (12 alla Camera dei Deputati e 6 al Senato della Repubblica).