Esposito sui tweet omofobi: “Non ero io, era il mio alter ego”

“Non ero io, era il mio alter ego” è la risposta finale di Enrico Esposito, vicecapo dell’ufficio legislativo dello Sviluppo Economico allo scandalo dei tweet offensivi ed indecenti pubblicati tra il 2014 ed il 2016 e fatti emergere giovedì scorso dall’Espresso.

“Oggi ho provato sulla mia pelle cosa significa finire nel vortice della macchina del fango e pagarne il prezzo delle conseguenze. Chi mi conosce sa benissimo che nella mia vita ho sempre avuto la passione per la satira e per il black humor. Infatti, proprio nel periodo di quei tweet riportati dall’Espresso avevo creato un personaggio radiofonico, chiamato “Gianni il Riccone”, che impersonava il mio alter ego razzista, omofobo, sessista e addirittura antimeridionale (proprio io, che sono napoletano!). All’epoca, utilizzavamo twitter per promuovere il nostro programma radiofonico satirico, ma i giornalisti dell’Espresso si sono ben guardati dal riportare le foto di “Gianni Il Riccone”, che pure erano visibili in bacheca, e hanno subito lanciato una campagna diffamatoria nei miei confronti, decontestualizzando quelle frasi”. Questa la dichiarazione rilasciata, che manca però di spiegare il motivo dell’improvvisa decisione di oscurare il proprio profilo twitter o il perché mancasse nei tweet un qualsiasi contesto che potesse collegarli al personaggio (o il motivo dell’esistenza di tale personaggio in primo luogo) e preferisce invece spostare la colpa sulle “fake news” e sulla stampa ‘cattiva’.

A prova della mancata veridicità della scusa anche i suoi commenti su un altro social network, Facebook, in cui mantiene lo stesso tono e lo stesso livello di misoginia.

Intanto l’ex compagno di università ed attuale Ministro del lavoro, Luigi di Maio, mantiene il silenzio stampa sulla questione, continuando a pagarlo 65 mila euro all’anno, mentre l’indignazione online cresce.

Ma i problemi non terminano con il backlash online, infatti Michela Biancofiore, deputata di Forza Italia attaccata in uno dei tweet, ha querelato Esposito: “Non faccio infrangere la mia onorabilità da un piccolo uomo che fa dell’insulto il suo vivere quotidiano dimostrando odio e livore nei confronti del prossimo” ha dichiarato. A sostenerla anche Maria Elena Boschi, anche lei attaccata in un tweet, che ha postato sul social “Caro #DiMaio non hai niente da dire sul tuo caro amico e collaboratore Enrico #Esposito che offende in modo ignobile donne e omosessuali? Altro che pari opportunità, qui manca anche il rispetto umano. Chi dice cose simili non è degno di lavorare per il governo italiano. #vergogna”.

Arriva la risposta anche da Vladimir Luxuria al tweet che sosteneva che “In un Paese serio va in galera, non in Parlamento”: “Io in galera? Non ho rubato, non ho corrotto, quale reato mi contesta? Divieto di trans-ito?”.

In un altro tweet ha invece detto “Un paese normale è quello in cui insultare donne, gay e trans non fa curriculum”.

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