Facebook blocca alcune pubblicità lgbt+ perchè “politiche”

Facebook ha bloccato alcuni annunci pubblicitari a tema LGBT+ a causa dei “contenuti politici”.

Vittima del nuovo algoritmo i contenuti più vari, da petizioni per i diritti trans* nelle Filippine, ad un cabaret di fiabe gay di Las Vegas, ad un gruppo per uomini latini gay, finanche a pagine ufficiali dei Pride di diverse città, programmi per la salute LGBT e persino un post di auguri per l’attrice bi Sara Ramirez (Callie Torres di Grey’s Anatomy).

Devon Kearns, portavoce della compagnia, ha giustificato sostenendo che i contenuti fossero stati rimossi incorrettamente dall’archivio e si è scusata per l’errore. “Non consideriamo tutte le pubblicità a tema LGBT+ con questo regolamento, ma solamente quelle che prendono una posizione politica, tra cui molte di queste.

La piattaforma, che oltre alla selezione attraverso l’algoritmo usufruisce anche di personale umano, ha modificato la propria posizione sui contenuti politici a seguito del presunto uso di inserzioni pubblicitarie da parte del governo russo per influenzare le elezioni presidenziali americane del 2016 e il voto per il Brexit.

Il nuovo sistema prevede un canale alternativo per i contenuti prettamente politici: bisogna registrarsi e lasciare dati personali tra cui anche un documento d’identità, il passaporto se ne si è in possesso, un indirizzo di casa e le ultime quattro cifre del social security number. In realtà, molti degli autori dei contenuti flaggati non erano neanche a conoscenza dell’opzione.

Il social network ha più volte dimostrato di non saper gestire come dovrebbe la presenza della comunità lgbt+, più recentemente questa settimana quando ha censurato una serie di video molto seguita intitolata “Naked Boys Reading”, in cui dei performer leggono nudi brani di libri, creando un’atmosfera di intimità; la pagina è stata cancellata senza preavviso e definitivamente, causando il disappunto sia dei gestori della pagina sia della fanbase che si erano costruiti in oltre sei anni di video.

Due mesi fa, invece, gli utenti lgbt+ sono stati il target di un altro errore dell’algoritmo, per cui erano la demografica che più spesso vedeva sul proprio feed pubblicità sulla terapia di conversione e, quando hanno chiesto spiegazioni, gli è stato risposto che quel tipo di pubblicità appariva perché avevano mostrato interesse per le “questioni di genere”. Anche allora Facebook denunciò un errore di algoritmo, si scusò e promise di cambiare l’algoritmo.

Molti attivisti si sono chiesti perché le pubblicità omofobe fossero state accettate in primo luogo.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *