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Andrai al Pride quest’anno?

Maggio. Manca un mesetto all’inizio dell’Onda Pride e in Italia siamo quasi all’apice del nostro sport nazionale: la polemica. Il Gay Pride, inoltre, per tradizione raccoglie un calderone di frustrazioni da hipster dell’ultima ora: la data, la gente, il vestito, gli addobbi, il mood. Sit back, relax and enjoy your flight.

Forse è ancora un po’ presto, d’altronde l’Eurovision è imminente [e non dimenticatevi di twittare con gli hashtag #ESC2018 e #Titina18] e il GF15 impegna le bacheche di tutti i social. Ma tra poco, quando sarà il momento, vedrete uscire dalle loro tane tutta una serie di personaggi che ogni anno vomitano tutto il loro odio per il Pride e decidono di farcelo sapere. Perché ci interessa.

Sì ok, sputare su tutto e tutti fa molto figo ma ho notato con piacere che negli ultimi anni questi esseri perennemente impegnati a demonizzare le manifestazioni che avvengono ogni anno in tutto il mondo sembrano essere un po’ diminuiti. Anche se restano più fastidiosi delle piattole. Gli evergreen sono sostanzialmente tre:

  1. IL PRIDE È UNA CARNEVALATA! Tralasciando il fatto che detto da gente che passa la giornata a condividere gif di Tina Cipollari e Ru Paul fa ridere, va detto che non si capisce mai cosa si chieda di fare esattamente. In sostanza, secondo queste persone, la gente dovrebbe camminare in silenzio, vestita in giacca e cravatta, monocromatica e attenta a non disturbare sciura Maria che fa il riposino pomeridiano. A parte che sfido chiunque ad andare in giro in giacca e cravatta a giugno a meno che non sia obbligato o che non viva in Norvegia, ma non vedo il motivo per cui uno non possa indossare  un boa o degli shorts di pelle se lo desidera. D’altronde siamo la generazione del no shaming e dunque non vedo perché siamo così attenti a non criticare le persone per il peso, i comportamenti, le attitudini ma al contempo riteniamo lecito criticare l’espressione di persone che non fanno niente di male se non vestirsi come si sentono a loro agio. Che poi non capisco perché il Pride debba essere triste e grigio come una processione di CL. Al contrario ritengo che il bello di questa manifestazione sia proprio questo: i colori, la varietà, l’atmosfera festosa, le risate, lo stoicismo con cui si macinano chilometri anche sotto il sole a 40 gradi. Ma poi che cazzo di problema avete col carnevale?
  2. AL PRIDE CI ANDATE SOLO PER RIMORCHIARE! Qua si percepisce tutto il retaggio da comari di paese che passano la giornata a criticare tutta la rubrica del cellulare dalla A alla Z. Sì, c’è chi va al Pride e rimorchia. E quindi? No adesso ditemi quale sarebbe il problema. Se due si vedono e si piacciono, per di più grazie al cielo senza l’ausilio di Grindr o simili, non dovrebbe essere una cosa bella? Non dovremmo celebrare l’amore, la libertà, la spontaneità? E inoltre: non si può interagire con un ragazzo e contemporaneamente partecipare ad una manifestazione?
  3. IL PRIDE NON RAPPRESENTA I GAY/NON SERVE A NIENTE. Di solito questa viene sempre da gente che non ci è mai stata e quindi parla a sproposito. Insomma, capisco che un Pride non sia il prologo della Rivoluzione francese, ma esattamente cosa si dovrebbe fare per far sì che “serva”? Non si può intervenire direttamente e per forza di cose i diritti civili devono seguire il corso della politica che piaccia o non piaccia. Ma la caratteristica più importante è la visibilità. Le donne non hanno ottenuto i diritti standosene dentro casa a cucinare la cena per i mariti, ma li hanno ottenuti scendendo in piazza e bruciando i reggiseni. E alla fine ne hanno beneficiato anche quelle che le insultavano dal balcone. Per quanto riguarda la rappresentanza: ad ogni Pride ci sono centinaia di migliaia di persone e decine e decine di gruppi. Partiti politici (più che altro di sinistra), i gay di destra, i sindacati, le discoteche, varie aziende (che sponsorizzano o partecipano), gli/le escort, i genitori gay, i genitori dei gay, i genitori che hanno avuto figli da relazioni etero, i figli dei gay, le famiglie arcobaleno, i gay cattolici, le lesbiche agresti (anche se quella è una chicca international), la soka gakkai, i gay musulmani, l’avvocatura LGBT. Eccetera eccetera. Adesso mi chiedo: tra tutta questa gente possibile che uno sia così unico da non essere rappresentato da nessuno? Ovviamente no, non è possibile.

In un’Italia che per ogni passo avanti ne fa tre indietro io credo che sia essenziale partecipare al Gay Pride. Per esserci, per far sentire la nostra voce, per far capire che ci siamo. Per dire no all’omofobia, per rimarcare il concetto che anche se ci prendono in giro e anche se ci picchiano noi continueremo a camminare sotto la luce del sole senza vergogna.