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Goldfrapp Silver Eye Tour

Goldfrapp, il Silver Eye Tour a Milano: cronaca di un successo

Giovedì scorso ho assistito all’unica tappa italiana del Silver Eye Tour dei Goldfrapp, in un Fabrique ricco di una fauna umana a dir poco eterogenea.

Un live breve, un’ora e mezza circa, quello di Alison Goldfrapp e della sua band, ma assolutamente intenso. Un crescere di produzioni elettroniche decisamente più pompate delle versioni in studio a supporto di una potenza vocale impeccabile e di una presenza scenica inaspettatamente efficace. Provateci voi a coinvolgere un pubblico sofisticato per un’ora e mezza di musica elettronica senza uno straccio di corpo di ballo a supporto.

Dopo una intro, affidato all’evanescente Hairy Trees, Alison Goldfrapp e band entrano in scena sulle note di una ancora mistica Zodiac Black. Si inizia a ballare sul serio però solo con Anymore e Train, mentre con  Ocean e le sue luci psichedeliche capaci di rendere il palco anche completamente buio, torniamo a sentirci ancora in un sogno metafisico.

Con Koko e Slide In torniamo indietro di 12 anni. ai tempi dell’indimenticabile Supernature, mentre con le successive tracce l’atmosfera torna rarefatta e sognante, anche se meno claustrofobica rispetto a prima, sto parlando di Everything Is Never Enough e di Become The One.

Il Fabrique esplode fin dalle primissime note di Systemagic, un giovane classico che nulla ha da invidiare ad altre uptempo elettroniche iconiche del duo britannico. L’esplosione, tra l’altro, non è breve, perché a Systemagic seguono Number 1, Ride With A Horse e Ooh La La: il pubblico è in visibilio e Alison, compiaciuta, sembra rendersene conto.

Su Ooh La La Alison e band lasciano il palco, ma solo per qualche istante, perché ben presto rientreranno per intonare Utopia e Strict Machine che, aperta da una intro strumentale per aumentare in maniera spasmodica l’attesa per l’attacco della canzone, riesce a far provare sensazioni non troppo diverse da quelle dell’orgasmo non appena Alison inizia finalmente a intonare il pezzo.

 

Un palco, una band di 5 elementi, una cantante sul palco al top della sua condizione vocale e qualche effetto ottico ben piazzato: questo è quello che basta per rendere un concerto sulla carta banalotto uno dei migliori a cui sia mai stato. Certo, qualche backdrop visivo, due ballerini e qualche pezzo in più (magari da album completamente snobbati come Seventh Tree o Head First) non avrebbe fatto male, ma nell’economia complessiva questa tappa del Silver Eye Tour è stato un grandioso concerto di musica elettronica. Al prossimo appuntamento, Alison!