H4FASHION SANREMO: L’alba del giorno dopo (con riflessione finale)

Completamente in hangover dopo la serata di ieri ricca di colpi di scena (credici), anche quest’anno il Festival di Sanremo ha chiuso i battenti e, con il televisore sintonizzato su Rai1 da martedì, mi accingo a fare un sunto di quello che sarà ricordato come il Sanremo dei record: ieri sera si è toccato persino il sessanta percento di share (alla faccia degli innamorati che erano fuori casa a festeggiare San Valentino e che “ke skifo sarremo!!11!!1”):

 

Grande merito al padrone di casa: Carlo Conti è riuscito a costruire una kermesse a dir poco perfetta, senza polemiche, tanti sforamenti di orario e ricadute trash (ahimè).

Massimiliano Giornetti per Salvatore Ferragamo è riuscito a confezionare per il padrone di casa Ariston, abiti super eleganti per ogni serata, classici e formali. 8

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Il più grande punto interrogativo di questo Festival è sicuramente Rocio Muñoz Moralez.

Manichino per valorizzare la moda italiana o valletta troppo timida? Certo è che a madame Bova non è stato dato molto spazio, le sue comparsate sapevano di costruito e non spontaneo; quello che l’ha fatta vincere sono stati sicuramente gli abiti che ha indossato: dai Giorgio Armani Privé della prima serata ai Roberto Cavalli e Alberta Ferretti delle ultime, la modella è risultata divina in tanti stili diversi. 8

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Il festival, si sa, riserva molte sorprese, ed Emma è stata una di queste: dalla timidezza della prima, alla scaltrezza e sicurezza delle altre puntate, è riuscita a far colpo su coloro che prima facevano fatica a digerire il suo modo di fare e la sua (apparente) altezzosità.

Anche nella scelta degli abiti è stata una piacevole sorpresa: ha parcheggiato il suo camion molto, molto lontano dall’Ariston, e ieri sera ce ne ha dato conferma sfoggiando due completi Gucci che ho apprezzato molto. 9

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Chi invece si è divertita a fare scivoloni (non solo dalle scale) è stata Arisa che con la scelta di mantenere come unico stilista il suo amico Daniele Carlotta per tutte e cinque le serate ha rischiato di cadere troppo sul banale e sul “l’ho già visto la sera prima”.

Gli unici completi che salvo sono quello rosso della prima (aveva o no il reggiseno? Via al televoto!) e quello nero della finale. 6

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Sguardo di sdegno invece per il primo outfit di ieri sera, che ha visto la collaborazione di Daniele Carlotta con Parah Tende da sole Tempotest.

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Ma parlando dei cantanti, i PROMOSSI in tutto e per tutto non sono stati molti:

 

Non mi esprimerò sul fatto che Chiara non è nemmeno salita sul podio e che al suo posto ha trionfato Il Volo con una canzone vecchia quanto loro; non ho mai nascosto il mio amore per lei sin dai tempi di XFactor e quest’anno tra canzone in gara e svolta sensuale nel guardaroba, la mia bella conterranea mi ha proprio rubato il cuore. Brava. 9

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Nina Zilli  ha fatto il botto finale: è partita in sordina con quell’abito-tributo al Ferrero Rocher per poi scendere le scale ieri sera con uno splendido Vivienne Westwood nero a sirena senza spalline. Se la canzone non ha avuto il successo desiderato, almeno le cinquantamila lacrime non le piangerà per il suo look.

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Unico rapper in gara, Moreno ci ha stupito per la scelta degli abiti, oltre che per la simpatica cover di Una Carezza In Un Pugno. Ieri sera avrei voluto rubargli la giacca colorata e vivace che indossava… da uno che non si prende troppo sul serio neanche a Sanremo, come il sopracitato. 7+

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Ma passiamo invece ai BOCCIATI  di questo Festival:

 

in primis Irene Grandi, che nonostante le continue critiche ai look da tutto il mondo, ha continuato imperterrita per la sua strada. Complimenti. Per il coraggio.

Ieri sera era vestita da cosplay di Strega Varana della Melevisione, ad esempio. 3

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Bianca Atzei (chiii?!?) nella scelta dello stilista è stata patriottica ed ha chiamato al suo capezzale il sardo Antonio Marras, che le ha praticamente messo lo stesso vestito tutte le sere.

In questo festival verrà ricordata per le sue mutande ascellari, che, suvvia, per creare polemica e far urlare al trash solo perché siamo a Sanremo, poteva anche non mettere. Deluso, 4

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Sarà forse la stessa Annalisa che ci potrà spiegare la proporzionalità indiretta tra la sua canzone e il suo look: bellissima la prima, illegale l’ultimo; ieri sera ha dato il meglio di sé con un caftano che neanche Romina Power o Marta Marzotto indosserebbero nei loro peggiori incubi. 3

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Il vincitore indiscusso della serata finale di ieri è stato assolutamente Giorgio Panariello nei panni di Renato Zero: ho gridato al capolavoro quando è uscito con il vestito ricoperto di cuori e glitter, con tanto di copricapo con putto alato che Anna Dello Russo levate proprio. Spero lo mettano all’asta come gli outfit piumati rosa shock di Antonellona Clerici del 2005, così mi vendo la casa per comprarlo e spakkare dibbrutto alla prossima serata.

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Detto questo chiudo il post pensando a quanti sonori chissenefrega sono volati durante la lettura (se mai siete arrivati fino alla fine), rifletto su questa grande bolla che è il Festival di Sanremo, capace di far amalgamare cosi tanti italiani in un solo format, in un solo orario, davanti ad un sola scatola magica che è la televisione.

Il festival unisce come poche occasioni all’anno: a Capodanno per sintonizzarsi con l’ora esatta e quando gioca la Nazionale (ma solo se vince, se prende troppi gol allora si cambia canale), ma Sanremo si guarda per criticarlo, si guarda per dire quanto si è anticonformisti e per prenderne le distanze, si guarda per guardarlo. Semplicemente.

Sanremo ferma per una settimana tutti i palinsesti della tv generazionale e per citare Pierluigi Battista del CorSera “unisce maschi, femmine, analfabeti e acculturati, pop e snob che improvvisamente sentono il bisogno di essere come tutti”.

Datemi della bionda platino livello deluxe, del superficiale a livelli esponenziali, ma il Festival di Sanremo è uno dei tanti motivi che mi fa sentire italiano senza se e senza ma.

Obrigado

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