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Gay Pride – Dal Diario Di una Lesbica

So che non è bello iniziare un articolo con una domanda, ma voi cosa pensate del Gay Pride?

Perché per me è una cosa con cui ho sempre avuto un rapporto un po’ strano, difficile direi.

Perché ci sto pensando? Beh il 31 Marzo è venuto a mancare l’ideatore della nostra amata rainbow flag,gilbert Baker morto Gilbert Baker, un artista di San Francisco che nel 1978 creò per la prima volta una bandiera che rappresentasse la lotta LGBT. Pensate che inizialmente la bandiera aveva 8 colori, poi vennero ridotti a 7 e successivamente a 6 per motivi di budget.

Insomma in occasione di questa notizia, mi sono resa conto di essere molto ignorante riguardo alla simbologia LGBT e da lì ho cominciato a pensare ai Pride a cui ho partecipato ed ho cercato di ricordarmi tutte le bandiere che usiamo in queste occasioni.

A proposito..

Sapevate che la prima manifestazione LGBT in Italia è stato fatto nel 1972 a Sanremo?

Per protesta contro il “Congresso internazionale sulle devianze sessuali” organizzato dal Centro italiano di sessuologia ( ovviamente di matrice cattolica ).

Insomma al di là delle pillole di curiosità che potrete andarvi a leggere direttamente su Wikipedia ( qui la pagina che ho letto sulla simbologia LGBT e qui quella sul Pride in Italia ), ho riflettuto su quanto io ami il Gay Pride.

E la mia risposta era: per niente.

gay-pride-2011-parisEro l’unica che pensa fosse tutto troppo ostentato? L’unica che non si riconosceva nella divertente e folkloristica carnevalata gay?

Nessuno me ne voglia, davvero, ma secondo me non serviva allo scopo. Io non vado in giro in costume, non vado in giro ballando e non vado in giro ostentando la mia omosessualità. E’ affare mio chi sono e cosa faccio.

In molti mi dicevano, ad esempio, che l’accettazione deve essere a tutto tondo, che ognuno deve essere libero di esprimersi come meglio crede. Una festa della diversità e da biologa lo comprendevo anche. Ma è completamente fuori luogo e decontestualizzato. Qui siamo nella terra della sobrietà, del silenzio e delle cose ignorate…

Il mio Gay Pride oggi.

Non so cosa sia successo. Dopo aver passato molti anni senza partecipare, ho deciso di riandarci. Mi invita per andarci insieme un’amica che poi tarderà 2 ore perché non aveva calzini neri da indossare e doveva aspettare che si asciugassero ( no comment ). Quelle 2 ore di ritardo mi hanno fatto vivere il Pride in maniera differente.

In qualche modo mi sono sentita parte di un mondo allegro, compatto ( la verità è che riusciamo a scannarci anche tra di noi, ma non in quel giorno ) e fiero. Per me essere fieri è diverso dall’essere orgogliosi di se stessi. Insomma quel giorno io ho vissuto la parte del corteo che non mi sono mai goduta: la testa. Dove stanno i carri che parlano, che spiegano le nostre ragioni e che combattono mentre la coda balla. Da quel giorno le cose sono cambiate ed ho capito che vuol dire combattere insieme a chi è come te. E come io mi identifico nei carri in testa alla parata, altri si identificano nella coda più allegra e disinibita, e non c’è nulla di male a combattere con allegria.

E rischi pure di essere ascoltato.

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