Il Papa rifiuta i seminaristi gay

Il vero volto del Vaticano, dietro la recente maschera indossata da Francesco di accettazione della comunità LGBT+, è stato mostrato da alcuni commenti trapelati da un incontro privato tenutosi lunedì scorso a San Pietro in cui ordinava ai vescovi di non accettare come seminaristi chiunque “sembrasse” gay e, se in dubbio, per sicurezza eliminarli comunque, mantenendo inalterata la regola già riconfermata nel 2016.

Nonostante la pressione dei giornali, il Vaticano non ha commentato né confermato, allo stesso modo non ha ancora confermato la testimonianza di Juan Carlos Cruz, il quale sostiene che il Papa gli abbia detto: “Juan Carlos, che tu sia gay non importa, Dio ti ha fatto così e ti ama così e a me non importa.”

Ciò sarebbe un cambiamento di rotta per la Chiesa, che ha sempre mantenuto una posizione omofoba e che ha molto lamentato la perdita di trazione in paesi di tradizione cattolica.

In realtà papa Francesco si era già in precedenza espresso similmente sulla questione nel 2013, quando disse di non essere nessuno per poter giudicare una persona gay che cerca Dio, e nuovamente nel 2015, quando presenzió ad un incontro con membri della comunità LGBT+.

Nulla toglie, però, che si tratti solo di uno stunt pubblicitario per spostare l’attenzione dall’ennesimo caso di pedofilia, che questa volta ha coinvolto la comunità cattolica cilena, da cui sono stati cacciati alcuni preti dopo essere stati protetti per anni dalla chiesa.

Il problema della pedofilia nella Chiesa sussiste ormai da decenni e nonostante i numerosi casi che hanno colto l’attenzione internazionale la questione non sembra essere in alcun modo vicina ad una soluzione, in una chiesa che si mostra sempre più progressiva di facciata ma che mantiene le stesse posizioni conservatrici e punta unicamente a mantenere lo status quo.

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