Il Punto Seriale – Élite

In seguito al crollo della loro scuola, a tre umili studenti viene data la possibilità di entrare nell‘esclusivo istituto Las Encinas, in cui viene forgiata la classe dirigente del futuro.

Samuel è un timido cameriere, con un fratello in carcere e una madre schiava della droga. Nadia è una studentessa musulmana, geniale e determinata a vincere una prestigiosa borsa di studio per poter fuggire da un padre vessatore. Christian è bello e stupido: i suoi unici interessi sono il sesso e il diventare famoso, non importa come.

E non importa neanche tutto quello che vi ho scritto: perchè al centro di ‘Élite’, nuovo teen drama in salsa iberica targato Netflix, c’è un omicidio. E sono tutti sospettati: ricchi, poveri, etero, gay, cristiani e musulmani perchè, come dice una delle protagoniste:

La morte non guarda il tuo conto in banca o il tuo stato sociale.

Dopo ‘La casa di carta’, Netflix Spagna batte il ferro finchè è caldo e sforna questo giallo pop altamente gay friendly. Sulla carta molto promettente, ma senza originalità o guizzi narrativi. Nel corso di interrogatori a tappeto da parte della polizia scopriamo, con l’ormai abusata narrazione tramite flashback, le difficoltà dei tre protagonisti ad ambientarsi nella nuova scuola e soprattutto a venire tollerati dal branco dominante. Ma come poi riescano, in maniere differenti, a far breccia in questo muro di gomma, con risvolti sicuramente affascinanti. Ma tu, spettatore, sai che ci sarà un cadavere, scoprirai subito chi è la vittima e sospetterai di tutti.

Diciamo che, se ‘La casa di carta’ giocava molto sull’effetto sorpresa di una trama ricca di colpi di scena, ‘Elite’ rimane sui binari di una prevedibilità abbastanza routinaria per una serie tv. Anche perchè già il soggetto è tutto meno che originale: c’è una scuola razzista (‘Heaters’, 13 reasons why), un omicidio raccontato attraverso i flashback e una serie di interrogatori a tappeto (‘Big little lies‘) e l’arma del delitto è un trofeo assegnato allo studente migliore (‘Le regole del delitto perfetto‘).

Ma, a onor del vero, ci sono anche diversi spunti più inediti e interessanti, come il personaggio di Omar: musulmano e omosessuale, diviso tra un padre – padrone e l’amore per il ricco figlio della preside: Ander. Originale anche il personaggio di Marina: studentessa modello, sieropositiva e scomoda. Tutto il resto è ben orchestrato e a tratti godibile, ma la sensazione di ‘già visto’ è palpabile.

Ma veniamo ai superstiti de ‘La casa di carta’: Rio e Denver, ovvero Miguel Herrán e Jaime Lorente, interpretano due personaggi che non si discostano molto dai fortunati predecessori. Herrán è un simpatico guascone con la passione per il brivido, Lorente è un tenebroso malvivente, ottuso ma determinato a fare soldi e fuggire via da tutto e tutti.

Marìa Pedraza era Alison Parker, ovvero l’ostaggio più prezioso nella Zecca di Madrid. Qui, invece, è la scheggia impazzita Marina Nunier Osuna. Questo mi fa pensare che i tre siano stati utilizzati un po’ come specchietto per le allodole per tutti i fans degli otto rapinatori in tuta rossa. Ma, anche in questo caso, un attore bravo o popolare non è sempre sinonimo di grande qualità.

Ecco il trailer

Sciaouz!

Tracio

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