Il vero amore? Dura per sempre. Ma anche no. Perché?

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Un tempo l’amore durava tutta la vita. Oggi la vita dura almeno due amori. Si divorzia sempre di più e ci si sposa sempre meno. Perché?

Un tempo la coppia durava tutta la vita. Sì, nel Medioevo. Quando quelli che superavano i 45 anni di età si potevano contare sulle dita di una mano, perché peste e malnutrizione impiegavano molto meno a uccidere. Quando a venti anni si era già adulti e ci si sposava presto e dopo altri vent’anni passati a sfornare figli si moriva. Quando non c’era il divorzio.

Oggi godiamo di un’aspettativa di vita di circa il doppio e siamo consapevoli che l’innamoramento è solo una fase e che l’amore non è detto che duri per sempre, anzi. Come qualsiasi altra cosa a questo mondo, anche l’amore nasce, cresce, si consuma, cambia, muore e si trasforma in qualcos’altro. Ormai sappiamo che gli innamorati che si sposano perché sono innamorati, se non c’è altro a unirli, divorzieranno non appena l’innamoramento sarà scemato. Attenzione, non voglio spaventarvi, né essere negativo…seguite il mio ragionamento e capirete perché vi dico queste cose.

Se è vero che un tempo l’amore durava tutta la vita, oggi una vita dura almeno un paio di amori. Esistono ovviamente quei rari casi in cui due anime — anche abbastanza giovani — si trovano, si mettono insieme e insieme restano fino alla morte. Coppie del genere sono esistite nel passato, esistono oggi e continueranno a esistere nel futuro. È quindi vero che uno su mille ce la fa, ma che ne è degli altri 999?

Prima di iniziare una relazione con qualcuno dovremmo analizzare e capire meglio che tipo di relazione abbiamo con la persona che ci guarda allo specchio tutte le mattine. Ma è inutile chiedere a lui. Lo specchio, si sa, non parla. E se lo fa, mente. In realtà, niente ci parla meglio di noi stessi di quanto sappiano farlo le relazioni che abbiamo con il prossimo, in particolare con i nostri partner. Più ci relazioniamo con gli altri, più condividiamo la nostra esistenza con i nostri fidanzat*/mariti/mogli, più impariamo a conoscere meglio noi stessi. Se abbiamo la maturità e la voglia di farlo, ovviamente. 

Spesso ci limitiamo a troncare una relazione perché l’altr* non ci soddisfa abbastanza, la convivenza non è come immaginavamo che sarebbe stata e l’idea di passare il resto della vita insieme a lui/lei ci deprime anziché esaltarci. Ma è sempre colpa dell’altr*? Forse è anche colpa nostra? O forse non è colpa proprio di nessuno, siamo solo sfortunati e il nostro destino è morire zitelle, sfregiate e divorate dai gatti?

Molto probabilmente, tra i diversi fattori che contribuiscono a far fallire le relazioni di noi popolo LGBT+ c’è anche l’omofobia che abbiamo iniziato a interiorizzare ancor prima di capire di non essere eterosessuali. In età adulta, questa omofobia interiorizzata da bambini ci crea non pochi problemi relazionali.

Siccome il tempo non sana tutte le ferite, meno che mai quelle del passato di cui abbiamo poca o nessuna memoria, ci serve un aiuto. Un valido professionista può essere la soluzione, ma non uno qualunque. Noi gay abbiamo bisogno di qualcuno che sappia che c’è una bella differenza tra l’infanzia e l’adolescenza di un eterosessuale e quelle di un non eterosessuale. Qualcuno che ci faccia capire dov’è che sbagliamo, ma soprattutto perché.

È così che scopriamo tante cose che ignoravamo. Ma ci arriviamo solo in un secondo momento, quando forse è troppo tardi. O forse no. Magari siamo ancora in tempo. Dipende dal cuore di ciascun*. Se ha smesso di battere, non c’è niente da fare se non passare al prossim*. Se invece ancora pulsa, se da ambo le parti ancora c’è voglia di riprovarci e andare avanti, di ricostruire e di condividere, di attraversare e superare, allora… cosa stiamo aspettando?

Alessandro Cozzolino, life coach

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