Indonesia, 10 donne arrestate perché “sospettate di essere lesbiche”

Continua in Indonesia la repressione della comunità LGBT+, che si mantiene imperterrita da ormai due anni e mezzo, con l’arresto il 4 novembre di 10 ‘sospettate di essere lesbiche’ per “motivi di sicurezza ed ordine pubblico”, denunciate alla polizia locale a causa di foto postate sui social in cui abbracciavano o baciavano sulla guancia delle altre donne.

Il caso avviene a Padang, sull’isola di Sumatra, dove le donne accusate di essere lesbiche sono costrette a seguire “programmi rieducativi” al fine di farle “meglio adattare alla società indonesiana”, pratica simile alla conversion therapy che si sta fortemente combattendo negli Stati Uniti.

“Su un account Facebook alcune delle foto pubblicate mostrano donne che si abbracciano e si baciano come uomini e donne” – ha spiegato PP Yardison, capo della polizia locale – “Da questa scoperta l’ufficiale ha finalmente condotto una ricerca ed è riuscito a scoprire l’identità e la posizione della persona che ha pubblicato le foto”.

Il corpo di polizia infatti, che ha successivamente pubblicato la notizia degli arresti sulla propria pagina Facebook, stava monitorando i social media delle donne dalle denunce, fenomeno che sta diventando sempre più frequente nel paese, arrivandone almeno una ogni giorno.

In Indonesia il sesso tra persone dello stesso sesso non è illegale, se non nella provincia di Aceh, in cui vige la Sharia dal 2005, e la città di Palembang, ma la legge potrebbe cambiare molto presto, con la proposta per un nuovo codice penale al momento in discussione nella Camera dei Deputati; questa legge però, secondo Arsul Sani, membro del Consiglio dei Rappresentanti del Popolo, non è discriminatoria, o almeno non sarà percepibile come tale. Il bando, che prevede fino a cinque anni in prigione, sarebbe dovuto entrare in vigore a febbraio scorso ma è stato posposto.

Questo un giorno dopo che a Lampung, sempre nell’isola di Sumatra, tre donne trans sono state violentemente colpite dal getto d’acqua di una manichetta in una strada pubblica a seguito di un raid in una spiaggia, l’azione giustificata come ghusl, una purificazione totale del corpo fatta dai musulmani adulti prima dei rituali sacri, ma anche al termine di un ciclo mestruale o di un rapporto.

“L’umiliazione di queste donne trans è spaventoso ed è da considerarsi un trattamento crudele e degradante che è assolutamente proibito dalle leggi internazionali” ha commentato Usman Hamid, direttore della sezione indonesiana di Amnesty International “Saccheggiare le persone ed usare un’autopompa per aggredirle in pubblico è completamente inaccettabile, come qualsiasi altro di violenza e discriminazione contro le donne transgender o altre persone LGBT.

Le foto dell’evento sono state anche in questo caso pubblicate sulla pagina Facebook della polizia locale e sono diventate virali sui social media attraendo lo sdegno della comunità internazionale.

Poche settimane fa, il 19 ottobre, sono stati arrestati altri due uomini per aver creato un gruppo Facebook dal nome “Facebook Gay Bandung Indonesia” accusandoli di aver “distribuito informazione elettronica che viola la decenza”, il primo caso del paese a criminalizzare la discussione online sull’omosessualità; a fine mese invece sono state arrestate due donne accusate di essere in una relazione, mentre ad inizio mese sono state arrestate sei persone sospettate di essere trans.

Nelle parole di Usman Hamid, “La polizia dovrebbe proteggere i cittadini di questo paese. Dovrebbero anche investigare gli ufficiali della Satpol PP (la polizia municipale) e portare i responsabili dinnanzi alla giustizia, altrimenti autorizzano un clima di impunità sempre più preoccupante.

“Alla Satpol dovrebbe essere ordinato di non commettere mai più azioni del genere. Tutti gli statuti, tra cui quello della Sumatra Occidentale, che discriminano contro la comunità LGBTI devono essere abrogati”.

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