Israele, un attacco omofobo ogni 10 ore secondo nuovo studio

Secondo uno studio pubblicato dall’associazione LGBT+ israeliana Aguda, in Israele ci sarebbe un attacco omofobo ogni 10 ore, con un totale di 821 riportato solo nell’ultimo anno, ed un post discriminatorio sui social media ogni 4 minuti, con un aumento del 54% degli episodi omotransfobici negli ultimi 12 mesi.

La più alta frequenza di casi si è riscontrata a Tel Aviv con il 33%, considerata la città più LGBT-friendly del Paese, seguita dal 15% di Gerusalemme. Un quarto degli episodi, inoltre, avviene in pubblico, il 13% a lavoro e il 7% a scuola, a dimostrazione di quanto ancora sia accettato dalla società israeliana questo tipo di comportamento e di discriminazione nei confronti della comunità LGBT+; il 15%, invece, si verifica in casa, il 5% nelle forze armate, il 5% nelle agenzie governative e ben il 22% online, per mano di utenti di sesso maschile nel 69% dei casi e diretti a persone trans nel 24% dei casi.

Vittime dei crimini d’dio nel 45% dei casi sono uomini e nel 38% persone transgender.

Secondo Han Arieli, presidente di Aguda, la mancanza di una reazione da parte del governo alla “propaganda omofoba da parte dei partiti più radicali” sarebbe una delle cause della situazione presentata dai preoccupanti risultati ed ha chiesto che Reuven Rivling, presidente del Paese, di intervenire, modificando in primo luogo “la legge che discrimina le persone gay, appoggiando indirettamente questa omofobia”. Infatti, secondo lo studio, l’8% di tutte le dichiarazioni omofobe sono fatte da figure pubbliche, di cui metà da personaggi famosi ed un terzo da rabbini. Ha anche sottolineato come il numero degli incidenti è soltanto una “goccia nell’oceano” rispetto a tutti gli incidenti che avvengono nel paese, essendo lo studio basato solo sugli attacchi denunciati ed ha invitato i suoi concittadini a supportare quei candidati che si sono espressi a favore della parità di diritti piuttosto che votare solo in base al partito di appartenenza.

“Ho ricevuto questo rapporto con trepidazione. Nonostante il fatto che la questione sia più discussa che in passato, dobbiamo assicurarci di pronunciarci contro ogni voce d’odio di questo tipo, di questo contesto, e dire ad alta voce che non abbiamo intenzione di accettarlo come società” ha risposto Rivlin, che ha incontrato gli attivisti che gli hanno presentato lo studio per il sesto anno di seguito.

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