Le dieci volte in cui la scuola è stata omofoba

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Primo nucleo di aggregazione che non sia strettamente familiare, la Scuola ha il compito, o almeno dovrebbe, di educare alla vita e al buon senso del vivere civile, e non soltanto date di eventi storici e grammatica italiana. Ma spesso la Scuola, anziché educare, non fa altro che confondere ulteriormente le idee di una giovane mente, che si lascia plasmare come argilla tra le mani di docenti e normative che non tengono conto delle esigenze dei tempi che cambiano.

Lo sanno bene ad advocate.com, dove hanno analizzato le volte in cui la scuola, statunitense questa volta, è stata omofoba. Ecco un decalogo di ciò che anche gli omologhi italiani farebbero bene ad evitare:

Divieto di esibire simboli alla lotta anti-gay: nell’Idio almeno una dozzina di scuole hanno ordinato agli studenti di non esibire simboli alla lotta contro la discriminazione, e di non poter indossare spillini, magliette o altro a supporto anti-gay.

  1. Non punire gli studenti per lo “Straight Pride”. Gli omosessuali, e una parte di eterosessuali colta, lo sanno bene: il (Gay) Pride nasce come manifestazione per la difesa dei propri diritti, e pertanto quell’“orgoglio” non vuole essere ostentazione del proprio orientamento sessuale, ma libertà di poter essere ciò che si sente.
  2. In Tennessee invece gli studenti non vengono puniti per l’organizzazione di uno “Straight Pride”, letteralmente “orgoglio etero”, organizzato per protestare contro l’alleanza di alcuni gruppi studenteschi eterosessuali con quelli omosessuali.

  1. Se in “Mean Girls” il mercoledì si vestono di rosa, in una scuola della Pennsylvania avevano un “Giovedì NO Gay”, giorno in cui, come in una sorta di nepotismo accademico, si era liberi di molestare gli omosessuali.

  1. Nel Suth Carolina una ragazza è stata espulsa per aver indossato una t-shirt con scritto “Nessuno sa che sono lesbica” finché non avesse smesso di indossarla.

  1. Una scuola media della California ha proibito ad un ragazzo di indossare il costume della Principessa Elsa del cartoon Frozen, anche se ufficialmente incoraggiava gli studenti a indossare costumi dei film Disney durante un ballo.

  1. Una scuola cattolica privata di San Diego non ha ammesso una ragazza nel proprio istituto poiché aveva due mamme, ed ha espulso la bambina di appena cinque anni.

  1. A Nashville invece un’altra scuola cattolica ha rifiutato un bambino poiché appartenente ad un nucleo familiare composto da due papà, ritenendo sessualmente immorale lo stile di vita in cui era educato il piccolo.

  1. Un liceo in Arkansas invece ha rifiutato di pubblicare all’interno del proprio annuario la foto di un proprio studente dichiaratamente omosessuale, sostenendo che la sua pubblicazione poteva comportare atti di bullismo.

  1. Una scuola in Mississippi invece ha addirittura annullato il tradizionale ballo di fine anno piuttosto che permettere a Constance McMillen di prendervi parte con la propria fidanzata. La storia ha attirato l’attenzione dei media nazionali, e Constance si è vista risarcire con 35.000 dollari oltre che delle spese per il procedimento legale.

  1. Quando uno studente dell’Arkansas aveva espresso il desiderio di parlare pubblicamente del proprio coming-out a casa, la scuola ha cancellato l’intero programma dei discorsi degli studenti, benché, in un secondo momento, si fosse deciso che non si sarebbe affrontato il tema omosessualità, ma, forse temendo in una sorpresa dell’ultimo minuto, la scuola ha ritenuto che fosse meglio non aprirsi al dialogo.
Anonimogay

Anonimo Gay, la voce di tutti e nessuno. Dopo aver attraversato le cinque fasi del lutto omosessuale, dalla negazione alla piena accettazione, ritorno a nuova vita in seguito ad un decoroso periodo di vedovanza, tra velette scure e abiti neri. Non conta dove sono nato e, soprattutto, non conta quando: d’altronde, si sa, la vanità è donna. O forse no?

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