Le ginocchia possono salvarti.

A volte deve essere bello fare il pendolare.
Godersi il tempo del viaggio di rientro a casa rilassandosi sul sedile (quando non si è stipati come nei carri bestiame lo so) e fantasticare sulla cena che non si farà come nel sogno perché la stanchezza causerà uno svenimento immediato sotto le coperte.

Sì, può sembrare quasi bello.

Questo, credo, pensasse anche quella ragazza seduta sul sedile in ecopelle del vagone illuminato dai neon del regionale che qualche settimana fa la stava riportando a casa.

Il vagone semideserto, fatta eccezione per lei ed un ragazzo qualche posto in là, apparentemente immersi nei propri pensieri come possono esserlo due sconosciuti.
Qualche sguardo distratto, ma nulla di più.

Forse.

Gli occhi dello sconosciuto si posano molto più spesso del consueto sulle ginocchia scoperte della ragazza, attirare da chissà quale magnetismo.

Non proprio in modo così discreto.

Un leggero disagio si impadronisce della giovane donna che dissimula indifferenza, provando a concentrarsi su appunti da studiare che in realtà non legge davvero.

Le stazioni si succedono avvicinandola alla meta che le porterà sicurezza, ma quell’ambiente sembra farsi sempre più piccolo. Insopportabile.

La voce registrata annuncia il nome della cittadina che le interessa.

Rimette le sue cose nella borsa abbandonata sul sedile accanto al suo e si appresta a scendere da quella che stava diventando una cella angusta che le toglieva l’aria.

Lo sconosciuto non si muove, resta al suo posto, probabilmente prosegue fortunatamente.

Il treno rallenta, si ferma, vengono aperte le porte.
È libera.

È quasi buio, la fregatura delle giornate invernali.

Si copre, l’aria è fresca, e sicura ormai fa per raggiungere l’uscita della stazione per avviarsi verso casa.

No.

Una presa improvvisa e forte sul polso, una spinta, e si ritrova con le spalle al muro e l’alito dello sconosciuto sul viso, mentre viene schiacciata dal peso del corpo del ragazzo contro la parete di cemento all sue spalle.

Nessuna parola.

Solo un verso sofferente mentre il ragazzo si piega su se stesso.

Lei corre, è buio.
Corre via, ha paura, ma è salva.

Lo sconosciuto non dimenticherà facilmente quelle ginocchia scoperte.
Il dolore lancinante ai testicoli gliene lascerà una ricordo perenne.

Forse, un’altra volta, il ricordo di quelle ginocchia contro i suoi testicoli, lo farà desistere e mettere a tacere quell’istinto violento che fa di lui un criminale.

 

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