Masterpiece Cakeshop ed il caso della torta nuziale

Negli ultimi giorni i social media sono stati infiammati dalla discussione sul verdetto del caso Masterpiece Cakeshop vs Colorado Civil Rights Commission, che avrebbe dovuto determinare la direzione della Corte Suprema sulla questione della libertà di religione come motivazione per non servire determinati clienti.

Il caso cominciò nel 2012 quando una coppia gay chiese alla pasticceria una torta per il proprio matrimonio: al rifiuto del pasticcere i due intentarono una causa: dopo aver ottenuto tre vittorie e subito tre ricorsi la questione è giunta alla Corte Suprema.

Il pasticcere sostiene che le sue torte siano opere d’arte, dunque esenti dal Civil Rights Act del 1964 per cui se si apre un’attività bisogna servire tutti i clienti, senza discriminazione; secondo la sua linea di difesa costringerlo a creare un’opera d’arte in celebrazione di “un atto che il suo credo religioso condanna” andrebbe contro la sua libertà di parola. Al contempo la coppia sostiene di essere stata vittima di discriminazione.

 

Contemporaneamente, però, stava nascendo un dibattito su una questione simile, ma con una fondamentale differenza: il caso di William Jack, fanatico religioso evangelista il cui ordine di una torta con scritte omofobe è stata rifiutata. Sempre in  Colorado, a Denver, probabilmente uno stunt per influenzare il verdetto del caso Masterpiece Cakeshop, nel 2014 William Jack ha ordinato a tre pasticcerie diverse una torta a forma di Bibbia con citazioni tratte dal libro sacro contro l’omosessualità e l’immagine di due uomini che si tengono la mano guardando la croce con un divieto disegnato sopra: quando l’ordine è stato rifiutato l’uomo ha fatto causa. Pur avendola persa perché senza basi ha creato un importante precedente per la Colorado Civil Rights Commission che non poteva essere ignorato.

 

Infatti, questo caso è stato utilizzato contro la Colorado Civil Rights Commission quando si sono pronunciati a favore della coppia, e su ciò è stato improntato il caso alla Corte Suprema: non sulla libertà di religione, ma sulla “discriminazione” attuata dalla CCRC nei confronti di Phillips, anche a causa dei commenti di due dei sette membri della commissione (“Se un uomo d’affari vuole aprire un’attività nello stato e non è d’accordo con l’impatto delle leggi sul suo sistema di valori, dovrebbe imparare a venire a compromessi”, “la religione è stata usata per qualsiasi tipo di discriminazione nella storia” e “La religione è uno dei più odiosi mezzi retorici che si possono utilizzare per ferire gli altri”).

 

La vittoria di Phillips, dunque, non è un giudizio sulla questione a sé, ma sullo specifico caso, infatti non potrà essere utilizzata come modello per futuri casi simili: all’annuncio della decisione da parte del giudice Anthony Kennedy, autore della legalizzazione del matrimonio egualitario del 2015, è seguito un discorso sulla discriminazione della comunità LGBT+ e sul fatto che sia sbagliata e vietata dalle leggi statunitensi.

 

Il verdetto è stato ampiamente criticato, soprattutto sui social media, spesso con attacchi diretti al giudice Kennedy, che fin ad ora era stato un personaggio cardine della lotta per i diritti LGBT+ negli USA; anche molti dei suoi colleghi si sono opposti, ad esempio Ruth Bader Ginsburg e Sonia Sotomayer, due giudici che hanno fatto notare che il verdetto sia illogico dato che i commenti erano solo di due dei sette membri di solo uno dei quattro enti che si sono espressi sulla questione e che i pasticceri del caso Jack non hanno violato la legge in quanto non hanno discriminato Jack a causa della sua religione, ma avrebbero agito ugualmente nei confronti di qualsiasi cliente mentre Phillips si è rifiutato di preparare la torta unicamente a causa della sessualità dei clienti.

 

L’obiettivo della destra religiosa è probabilmente quello di revocare la decisione del 1990 per cui non c’è esenzione per motivi religiosi da leggi neutre di applicazione generale (ad esempio, il Civil Rights Act). Il caso, comunque, non potrà essere utilizzato a questo fine, nè per quello opposto: essenzialmente rimane una decisione neutra che non trova soluzione ad un dibattito aperto da decenni.

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