National Coming Out Day 2019 – perché è importante farlo?

National Coming Out Day

In occasione del National Coming Out Day 2019 voglio condividere con voi storie e idee. Per questo ho decido di raccontarmi la mia storia, condividerla con voi, perché Out of The Closet si sta così tanto bene … e in fin dei conti anche Shrek lo diceva sempre “meglio fuori che dentro”!

Quando hai capito di essere gay?

Credo di averlo realizzato molto presto, da bambino, ma vivendo in una società che stigmatizzava l’omosessualità come una malattia gravissima (e negli anni 80 inizio 90 era ancora peggio), e ancora lo fa, ho sempre avuto paura di ciò che in realtà fossi, mi sono sempre nascosto.

Sin da ragazzino, dal momento in cui ho iniziato ad avere maggiori pulsioni sessuali ed una vita sessuale reale, cercavo di nascosto di assecondare il mio istinto, e nel momento in cui lo facevo stavo anche bene, ma poi mi assalivano i sensi di colpa, perché secondo la società “non era giusto” ciò che facevo, io dovevo crescere e sposarmi con una donna e metter su famiglia, dovevo essere uomo. Questa parola così pesante a volte il cui significato è troppo spesso distorto a seconda dell’interlocutore.

Allora ritornavo a nascondermi, a vietarmi di essere felice, a incolparmi perché no, i miei genitori, mia sorella, non “meritavano” di soffrire, di restare delusi da me e di dover sopportare la gogna dell’ignoranza della società, e allora ogni volta, tornavo nel mio angolo buio, a piangere, a farmi violenza psicologica e rinnegarmi… ma l’istinto, lo sapete, è innegabile, non lo puoi fermare, e prima o poi devi farci i conti. Fuggire e vivere in città diverse per studio, stare lontano dalla famiglia era solo un palliativo e non aiutava … peggiorava le cose.

Così a 20 anni, dopo anni tormentati ho deciso che dovevo accettarmi per ciò che ero, e smetterla di farmi del male. L’aiuto del mio migliore amico, Raffa, mi è stato fondamentale: due gay che si fanno forza a vicenda.

Chi è stata la prima persona a cui lo hai detto?

Una delle donne più importanti della mia vita: mia Sorella. Lei che è da sempre una parte di me e del mio vivere quotidiano (anche se ora viviamo lontani per vicissitudini lavorative e familiari), è stata la prima persona a cui ho detto di essere gay. Lei che a 14 anni lottava con la sua adolescenza (che è un periodo tanto bello quanto tormentato per tutti), si è vista “consegnare” questa grossa verità da tenere solo per sé stessa ed è stata la miglior confidente di sempre.

Come ha reagito? Immaginate una ragazzina di 14 anni che vede il fratello maggiore come “esempio di vita”, come possa essersi sentita in questo caso? Sotto shock, vero, ma è stata la persona che mi ha fatto capire che in me non c’era nulla di sbagliato, che dovevo solo vivere la mia vita spensieratamente ed il suo affetto incondizionato mi ha davvero fatto sempre stare meglio dopo averglielo detto. Poi parliamoci chiaro: la complicità di due fratelli che realmente si vogliono bene è un toccasana in queste situazioni.

Mia sorella mi ha preparato la strada al giorno in cui ho fatto coming out in famiglia, testando il terreno per me, aggiornandomi su come Mamma e Papà reagivano alle notizie di omofobia. Grazie sorellina!

Quando hai fatto coming out con la tua famiglia?

Mamma I love u

Tasto complicato… ci ho messo una vita e mi rimprovero tantissimo il fatto di non aver parlato direttamente con mio Padre che è capace di un amore smisurato. Mi spiego meglio. A 26 anni ho fatto coming out con mia Madre – l’esempio di Madre migliore che io e mia sorella potessimo mai avere – mentre era in visita a Milano da me …. com’è andata? Alla fine di queste domande trovate la storia che ho pubblicato subito dopo averle detto di me.

Con mio Papà è stato differente: avevo paura di non sapere affrontare il suo sguardo, la sua reazione, forse paura di non renderlo più orgoglioso di me, perché parliamoci chiaro: fino a quel momento non lo avevo detto a i miei perché non volevo che loro non fossero più orgogliosi di quel loro figlio che riusciva ad avere ottimi risultati in tutto quello che faceva, e perché fino a quel momento mi impegnavo al massimo perché loro potessero essere sempre orgogliosi di me, quasi come a voler scontare una “colpa” che non esisteva, quella di essere gay.

Papà l’ha saputo da Mamma che lo ha preparato alla cosa, e io come uno stupido non ne ho mai parlato apertamente con lui, anche se oggi con lui non ci sono problemi di nessun genere e parliamo del mio compagno e del mio prossimo matrimonio con lui in maniera disinvolta e normale (come è giusto che sia e come deve essere), ma il mio errore con Papà è stato non averglielo detto direttamente ed aver affrontato la cosa con lui per aiutarlo a capire meglio tutto ciò che questo mondo arcobaleno realmente significhi.

In fin dei conti un genitore non è mai preparato a fare il genitore e impara con i propri figli come essere padre o madre e come “affrontare” e sostenere le vite dei propri figli e proteggerli da una società ignorante.

Così un giorno Papone mio, accompagnandomi in aeroporto a Napoli mentre tornavo a Milano, guardandomi con gli occhi pieni di lacrime, prima di salutarmi e augurarmi buon viaggio mi dice: “Raffy, non è che non lo accetti, ma mettiti nei miei panni, ho bisogno di tempo per capirlo e poi andrà tutto bene!”….

Grazie Papone per essere il Papà migliore del mondo.

Come l’hanno presa?

Beh, dopo un normale smarrimento iniziale, e dopo aver capito che avrebbero dovuto affrontare i giudizi di persone molto ignoranti a cui però erano pronti, direi che l’hanno presa bene e mi hanno fatto capire che loro sarebbero stati sempre dalla mia parte e mi avrebbero sostenuto in qualsiasi momento. Sono davvero fortunato!

E ora com’è la situazione in famiglia?

Tutti i miei familiari sanno che sono gay, fidanzato felicemente e #QuasiMaritato con Fil, e nessuno ne fa un problema. Per loro è come la differenza tra una persona bionda e una bruna: è natura!

Ti nascondi ancora con qualcuno o ne parli senza problemi?

Ma anche no! Ho smesso di nascondermi con amici, colleghi, nel mio ambiente lavorativo e nella vita di tutti i giorni! Sono per caso un assassino? Uno stupratore? Faccio del male alle persone o ad altri esseri viventi? NO!!!
Se non gli vado bene o non gli va bene la mia omosessualità, allora che vadano a farsi un giro! La strada è lunga e larga e di sicuro di persone ottuse posso farne a meno!

Ora che vi ho raccontato la mia storia, devo ancora spiegarvi perché è importante fare Coming Out o preferite starvene a soffrire chiusi dentro al vostro angolo buio o nel famoso “armadio” degli scheletri?

Ed ecco quel giorno con mia mamma com’è andata…

Confessions on a White Bed … clicca qui e leggi la storia.

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