Oscar 2019, trionfa l’inclusività

La 91esima edizione degli Academy Awards, tenutasi ieri 24 febbraio, è stata la più inclusiva dall’istituzione della cerimonia, con la vittoria di numerosi titoli all’insegna della rappresentazione delle minoranze.

L’atmosfera della cerimonia è stata incapsulata dalla performance di apertura dei Queen con Adam Lambert, come anche da alcuni outfit di spicco sul red carpet, tra cui l’abito di Billy Porter, star di Pose, uno smoking classico con ampia gonna, e l’apparizione per la prima volta nella storia degli oscar di un’attore in drag, di Shangela, attrice di A Star Is Born.

I premi per miglior film, miglior sceneggiatura e miglior attore non protagonista vanno a Green Book, la storia dell’amicizia tra Don Shirley, un pianista jazz nero e gay e il suo autista razzista italoamericano negli USA degli anni 60, e a Mahershala Ali. Il film aveva già vinto al Toronto Film Festival e ai Golden Globe.

Un altro importante premio, quello per migliore attrice, è andato a Olivia Colman per il suo ruolo in La Favorita, la storia di due donne che si contendono i favori della regina Anna durante i suoi 12 anni di regno. L’attrice si è complimentata anche con gli altri contendenti ed ha voluto ringraziare le sue costar, Emma Stone e Rachel Weisz, per essere “due delle donne più incantevoli al mondo con cui lavorare”.

Sono andati invece a Bohemian Rhapsody i premi per miglior attore, miglior sonoro, miglior montaggio e miglior montaggio sonoro, che ha così vinto in 4 delle cinque categorie in cui era stato proposto.

“Abbiamo raccontato la ricerca di un’identità, un uomo gay immigrato che ha vissuto la sua vita essendo semplicemente se stesso; anch’io sono figlio di immigrati egiziani.  Il fatto che stia celebrando lui e questa storia con voi questa sera è la prova che desideriamo storie come questa” ha commentato Rami Malek nel suo discorso per la vittoria per miglior attore.

Degna di nota anche la vittoria per miglior canzone originale di Shallow di Lady Gaga per il film A Star Is Born e la performance sul palco del Dolby Theater con Bradley Cooper.

Importanti anche le vittorie di altre minoranze, sempre più presenti nella stagione dei premi, tra cui quella di Roma di Alfonso Cuarón per miglior film straniero (il primo Oscar di sempre per il Messico), miglior regia e miglior fotografia e quella di Regina King come miglior attrice non protagonista per Se La Strada Potesse Parlare, il film di Barry Jenkins (Moonlight) basato su un romanzo di James Baldwin.

La serata però non è stata priva di controversie, legate principalmente alla vittoria di due titoli, Green Book e Bohemian Rhapsody, che hanno visto una lunga serie di critiche, più o meno fondate, e che a detta di alcuni non avrebbero dovuto ottenere la nomination.

Bohemian Rhapsody ha visto un boicottaggio sin dal primo giorno a causa del primo regista, Bryan Singer, accusato di violenze sessuali e pedofilia: nonostante la regia sia poi passata a Dexter Fletcher, Singer risulta ancora essere il regista, molte delle scene da lui girate sono rimaste nel prodotto finale e guadagna ancora attraverso il film. La pellicola è stata anche criticata per la cattiva rappresentazione della bisessualità di Freddie Mercury e per aver rilegato la relazione con Jim Hutton agli ultimi minuti.

Green Book invece ha aperto la stagione con una lunga serie di recensioni positive, ma tutto è cambiato dopo che la famiglia di Don Shirley ha dichiarato che non soltanto il film non era veritiero, che l’amicizia rappresentata non fosse mai esistita e che la relazione di Shirley con la sua famiglia fosse falsata ma che Shirley non avesse dato il permesso per la biografia e che la famiglia non fosse stata contattata a riguardo. Inoltre, Viggo Mortersen, attore del personaggio de facto protagonista, è stato fortemente criticato per una serie di dichiarazioni razziste.

Nel complesso gli Oscar hanno dimostrato di sapersi adattare ai tempi con una maggiore inclusività sia delle nominations sia dei vincitori, segno dei tempi che cambiano.

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