Paragrafo 175

La Shoah: un’orribile pagina di storia che per quanto vorremo poter cancellare, è bene che venga ricordata perché il genere umano tende a dimenticare in fretta, troppo in fretta e così facilmente che ripete ad oltranza errori orrori già compiuti (forse) senza rendersene conto. A volte per sbaglio si dimentica come ci ricorda Giorgio Giannini in Vittime Dimenticate:

Anche gli omosessuali sono vittime dimenticate del regime nazista. Quanti siano stati condannati e internati nei lager non è noto, sia per la distruzione di parte degli archivi, sia perché molti di loro come altre categorie di perseguitati dai nazisti, sono stati catturati dalla Gestapo e fatti sparire in base al decreto Nacht und Nabel (Notte e Nebbia) emanato da Hitler il 7 dicembre 1941, con lo scopo di eliminare i “soggetti pericolosi per il Reich”, senza lasciare traccia …

jude-nazism-ilpuntoHTralasciamo il fatto che la Germania già ad inizio del ‘900 fosse avanti anni luce in quanto a politiche di integrazione sociale con l’esistenza affermata di diversi movimenti attivisti per i diritti omosessuali, ma questo, purtroppo, non fu sufficiente a placare le ire di un imbianchino schizofrenico con manie xenofobe e di grandezza. Un personaggio ci fa da chiave di volta in questa storia: Ernst Röhm, un uomo che lo stesso Hitler vedeva come una possibile minaccia alla propria supremazia. Fu comandante della prima milizia nazista – Sturmabteilung – (conosciute soprattutto col nome di SA), e non nascose la propria omosessualità almeno fino al 1925. In quell’anno, infatti, il giornale del Partito Socialdemocratico Tedesco, con l’intenzione di gettare fango sul partito nazista, pubblicò una serie di lettere d’amore scritte da Röhm e da altri comandanti delle SA in modo da infangare la loro reputazione e renderli insopportabili all’opinione pubblica. Dopo il 1925, inspiegabilmente Röhm ebbe però la possibilità di esprimere più liberamente la propria sessualità e si iscrisse alla Lega dei Diritti Umani, la più grande organizzazione tedesca per i diritti dei gay operante in quegli anni. Ma purtroppo a lungo andare i tentativi di Hitler ebbero la meglio e intorno al 1933 la potenza mediatica di Röhm si indebolì, tanto che il partito diede subito via in pompa magna alla “pulizia” della capitale dai club di omosessuali e “omofili” nella notte che passerà alla storia come La Notte dei Lunghi Coltelli: mettendo fuorilegge qualsivoglia pubblicazione inerente ad argomenti sessuali e vietando l’attività a tutti i gruppi ed associazioni gay e lesbiche esistenti. (questo succedeva nel 1933… ma qualcosa mi ricorda gli avvenimenti omofobi di oggi!)

Il 6 maggio 1933 la gioventù hitleriana della “Deutsche Studentenschaft” compie un attacco organizzato all’Istituto per la ricerca sessuale – fondato nel 1919 da Hirscheld – e pochi giorni dopo, l’intera raccolta della propria biblioteca (35 anni di lavoro) e l’intero archivio vennero dati pubblicamente alle fiamme lungo le strade attorno all’Opernplatz: 20 mila tra libri e riviste e più di 5 mila immagini furono irrimediabilmente distrutte.  Lo stesso destino riservato poi ai libri della biblioteca della comunità Ebraica tedesca. Dalla distruzione delle fiamme vengono però salvate e sequestrate lunghe liste di nomi e indirizzi di veri o presunti omosessuali che erano conservate all’interno della biblioteca.

Dopo aver consolidato il suo potere ed essere diventato Cancelliere, Hitler incluse la categoria degli omosessuali tra coloro che dovevano essere inviati nei campi di concentramento durante la Shoah: venne così creata una sezione della Gestapo che aveva l’ordine di compilare speciali liste di individui omosessuali e poco dopo venne creato l’Ufficio centrale del Reich per la lotta all’omosessualità e all’aborto. I rapporti omosessuali erano considerati “sterili” e venivano visti come un tradimento alle politiche demografiche di potenziamento del popolo ariano non essendo i gay in grado di riprodursi per dar continuità a quella “razza” destinata ad essere padrona del mondo (per la stessa ragione anche la masturbazione venne considerata dannosa e questo mi ricorda così tanto alcune leggi dettate in Iran ancora OGGI).

Agli omosessuali venne imposto di fingersi eterosessuali e contrarre matrimoni riparatori, e per chiunque si rifiutasse, la pena era severa: almeno 100 mila sono stati i gay arrestati, interrogati e processati, e non meno di 50 mila condannati alla carcerazione; altre centinaia di uomini sono stati sottoposti a castrazione o sterilizzazione obbligatoria dietro ordine diretto dei tribunali del III Reich.

Hitler supponeva che l’omosessualità fosse un “comportamento degenerato” (detto poi da uno che era schiavo di almeno 80 tipi diversi di sostanze stupefacenti che si iniettava o assumeva ogni giorno…) e che rappresentasse una minaccia alla capacità demografica dello stato: i gay vennero denunciati come “nemici dello stato” ed accusati come “corruttori” della moralità pubblica che mettevano in pericolo il tasso di natalità della Germania Nazista. Più di un milione di gay furono vittime del regime nazista anche se da subito non fu loro riservato lo stesso trattamento degli ebrei; come componenti, seppur “deviati”, della “razza padrona” (almeno per quelli non di origine ebraica) si provò a convincerli ad adottare una “corretta” sessualità. I gay che rifiutarono di conformarsi e modificare il loro orientamento sessuale vennero deportati nei lager dove furono sterminati attraverso il duro lavoro imposto e le torture fisiche disumane.

La persecuzione nazista degli omosessuali venne portata a termine principalmente attraverso l’inasprimento delle leggi omofobiche: il tristemente conosciuto paragrafo 175, in nome del quale 100.000 gay vennero arrestati, 60.000 condannati a pene detentive e un numero sconosciuto, ma spaventosamente alto, internato in ospedali psichiatrici e deportato nei Lager di Sterminio Nazista.

Ai gay  nei campi di concentramento – causa gli atteggiamenti spaventosamente omofobi delle SS – oltre all’imposizione di dover portare bene in vista sulla divisa un triangolo rosa capovolto (differente da quello nero che venne imposto alle lesbiche deportate) fu, ahimè, riservato un trattamento particolarmente disumano. Alcuni morirono a seguito di feroci bastonature; sbranati dai cani delle milizie naziste o di sevizie fisiche: è ben conosciuto il modo in cui i caporali e soldati delle SS si divertissero a sfondare gli intestini e gli orifizi anali dei deportati gay. I medici nazisti utilizzarono spesso i gay in esperimenti “scientifici” per scoprire il “gene dell’omosessualità” e poter così guarire i futuri bambini ariani che fossero nati con la “malattia” dell’omossessualità. Particolarmente crudeli furono le sperimentazioni del medico delle SS Carl Vaernet: egli effettuò uno studio con un preparato a base di ormoni di sua stessa invenzione iniettandolo agli internati omosessuali nel campo di Buchenwald e circa l’80% dei deportati che vennero sottoposti a questa “cura miracolosa” a base di massicce dosi di testosterone non sopravvisse. Pensate solo che il tasso di mortalità tra gli internati omosessuali fu di circa il 60%, contro il 41% dei deportati politici e circa il 35% dei Testimoni di Geova: praticamente un tasso secondo solo a quello dei deportati Ebrei.

Anche le lesbiche però furono viste come un pericolo ai valori dello stato: la qualità di lesbica era considerata spesso un’aggravante rispetto all’asocialità (ecco il perché del triangolo nero) o ad altre imputazioni come l’essere ebree o ladre o ancora prostitute e adultere. Il loro destino fu triste assai: presso il campo di Flossenbürg era attivo un bordello, nel quale le lesbiche erano particolarmente ricercate per accontentare le voglie di sadismo e le perversioni disumane dei gerarchi delle SS.

Tutto questo ha un nome: OMOCAUSTO. Una parola, una ferita, che indissolubilmente si lega alla memoria dell’umanità, a quella dell’Olocausto e che entra a far parte di una più grande accezzione di questa pagina triste e disumana della nostra storia: HaShoah che in ebraico vuol dire “distruzione”, “catastrofe”, perché tale è stata.

Ora, non voglio dire che siamo vicini ad una nuova e mai ri-voluta Shoah, ma gli eventi degli ultimi tempi – dalla (così detta) civilizzata Europa, passando per il Medio Oriente e i Paesi problematici del califfato dell’odio, fino ad arrivare all’insanguinata Africa – sono eventi che gli occhi ce li tengono aperti e che pure sembrano passare troppe volte inosservati e presi alla leggera. Vi invito a riflettere, ma ancor di più a ricordare, perché come gay, ma soprattutto come essere umano io NON dimentico e provo a fare quel minimo possibile che un uomo solo può fare per apportare alla società il suo aiuto in materia di pace.

Shalom a tutti.

4 thoughts on “Paragrafo 175

  1. che pagina vergognosa della storia umana, ma hai ragione: non dobbiamo dimenticare e ognuno di noi deve fare del suo meglio per apportare pace e comprensione in questo mondo sgangherato.

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